Siamo a caccia di esperienze

Esperienza: è una parola bellissima, e che, negli ultimi anni, ha assunto anche sfaccettature diverse. E’ un’esperienza la navigazione on line, un’emozione, imparare qualcosa, un nuovo modo di vivere, di vendere, di fruire di un prodotto. Esperienza è uscire dalla tua zona di comfort.

E poi c’è il turismo esperienziale, che è un modo diverso di approcciarsi al viaggio. Non più come una pausa di relax dal lavoro, ma sperimentare luoghi, attività e persone in modo unico, irripetibile e non standardizzato. Il turista esperienziale è attratto dai luoghi meno conosciuti dalle masse. Cerca emozioni e possibilità di imparare qualcosa di nuovo, interagire con gli abitanti, sperimentare attività memorabili, desidera avvicinarsi il più possibile alla tradizione del Paese che lo ospita.

“Dove vuoi andare?” VS “Cosa vuoi fare?”

AirBnb, nato per aprire le case private e condividere spazi e culture, negli ultimi anni ha inaugurato una nuova sezione denominata proprio Experience.
Sul portale è possibile trovare i luoghi più ameni in cui dormire, come case sull’albero, baite con soffitti di cristallo per edere le stelle, fusoliere di vecchi aeroplani. E anche attività, tour o eventi stimolanti e particolari: dai corsi di cucina tradizionale agli shooting per Instagram.

Anche in questo caso è possibile trovare situazioni molto stravaganti. Mi ha colpito moltissimo, ad esempio, un annuncio sulla possibilità di portare a spasso un cagnolino per Tokio. Cioè, gente che paga per portare in giro il cagnolino di un altro. Prima sono rimasta basita, poi ho pensato “e perché no?”.

Ho provato in prima persona AirBnB Experience, proponendo io stessa un’esperienza, qualche mese fa. All’annuncio hanno aderito diverse tipologie di persone: ricordo con piacere una famiglia finlandese con la quale c’è stato uno scambio culturale particolarmente vivace, cercando di individuare, durante l’attività, i punti di contatto tra le nostre diverse culture.

L’esperienza è unica

Se lavori in campo ricettivo, il turismo esperienziale è qualcosa di cui devi tenere conto. Ad oggi, non basta più mantenere alti gli standard di qualità delle camere. Un frigobar fornito non è più importante della possibilità di forgiare negli ospiti un ricordo indimenticabile. Ne abbiamo parlato anche qui.

Anzi, a volte, il valore dell’esperienza è dato da altri fattori. Ciò che è importante tenere presente è che le esperienze non possono essere impacchettate e standardizzate. Bisogna far sì che siano create e vissute in modo memorabile e personalizzato.
Il turismo esperienziale è trasversale e non è legato al prezzo, quanto all’unicità dell’attività.

Ti lascio, in questo articolo, con un invito: dai un’occhiata al sito di Hans Brinker, ad Amsterdam. Si fregia di essere il peggior albergo del mondo. Perché anche questa può essere un’esperienza indimenticabile! 😉

Se ti è piaciuto questo articolo, potrebbe piacerti anche:

Quando il viaggio inizia su Internet

I viaggi, oggi, iniziano su Instagram

Esperienze creative e dove trovarle

Tre gradi di separazione

Ma come, non erano sei i gradi di separazione? 😉

Secondo la teoria sociologica, il mondo è così piccolo da permettere di arrivare da Tizio a Caio attraverso solo sei passaggi. Spiego meglio, aiutandomi con Wikipedia che lo racconta davvero bene. Negli anni Sessanta, lo psicologo americano Stanley Milgram volle mettere alla prova la teoria dei sei gradi di separazione con  un esperimento. Chiese ad gruppo di persone di spedire un pacchetto ad altrettante persone che abitavano a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva solo il nome del destinatario, il suo impiego e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso. Ognuno dei partecipanti inviò il pacchetto ad una persona di sua conoscenza che credeva potesse essere più vicina al destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via, fino a che il pacchetto non fosse stato consegnato al destinatario finale.

A dirla così, e considerando il periodo storico in cui questo esperimento si svolse, sembra davvero complicato riuscire a raggiungere il destinatario sconosciuto attraverso pochi contatti. Eppure, ogni pacchetto arrivò in cinque/sette passaggi. Da qui nacque l’espressione “sei gradi di separazione”.

I gradi di separazione di Facebook

Quindi, secondo la teoria dei sei gradi di separazione, ognuno di noi è collegato all’altro attraverso sei persone. Qualche anno fa, alcuni ricercatori italiani ripresero lo stesso esperimento su Facebook. Grazie al fatto che, sul social media, ci sono “amici” che non conosciamo direttamente, i passaggi si ridussero da sei a quattro.

Quando sono in aula, gioco sulla teoria dei quattro gradi di separazione dimostrando che l’ex Presidente Obama, su Facebook, non è poi così lontano.

Arriva a chi vuoi, tramite un amico in comune

Ricordi quando, a scuola, ti piaceva una persona? La prima cosa che facevi, era individuare l’amico in comune che potesse mettervi in contatto. Immaginiamo di poter fare lo stesso dal punto di vista professionale e lavorativo!

Le Pubbliche Relazioni si basano proprio su questo, e sulla capacità personale di ampliare sempre più la rete di contatti, non solo dal punto di vista digitale, ma anche e soprattutto umano. Una buona rete di relazioni, nella vita come nel lavoro, è come un edificio che si costruisce ogni giorno, e che necessita di capacità e competenze personali, empatia, ascolto attivo e istinto. Ma, soprattutto, generosità e disponibilità.

Naturalmente, costruire una buona rete di relazioni non è qualcosa che si fa in un giorno. Ma, con tempo e pazienza, umiltà e sorrisi, potrai far sì che il resto del mondo sia sempre più vicino.

Come trovare le idee giuste per i tuoi post

Quando gestisci i social  un blog della tua attività, una delle cose più macchinose da fare è riuscire a trovare contenuti sempre nuovi da condividere con il tuo pubblico. Non basta inserire pubblicità per far sì che gli utenti interagiscano. Anzi, in realtà, i contenuti prettamente promozionali dovrebbero essere 1/5 della tua comunicazione on line.

Abbiamo affrontato questo argomento molto spesso sul Social Blog, ma stavolta lo faremo da un punto di vista diverso. Infatti, ciò di cui parleremo è di come si realizza una mappa di temi utili a creare contenuti per la tua comunicazione digitale, sia per i social che per i blog. La mappa tematica, come potremmo chiamarla, non è uno strumento statico, ma dinamico. Evolve insieme alla tua comunicazione, alla tua azienda e ai tuoi followers. Pertanto, periodicamente va anche rivista per capire se puoi aggiungere o togliere elementi.

 

Prima di iniziare

Prima di tracciare una mappa tematica, è necessario sapere a chi vuoi indirizzare la tua comunicazione. La comunicazione digitale va indirizzata a diversi tipi di utenti (prova con tre tipi) che possono in qualche modo interagire o essere interessati alla tua azienda.

Sicuramente, il primo utente a cui rivolgersi è proprio il compratore finale dei tuoi servizi/prodotti. Prova a indovinare chi è, cosa fa, dove vive. Non sono tutti dati da inventare, sicuramente sai chi è che viene nel tuo negozio di quartiere o chi può avere bisogno della tua professionalità.

Immaginiamo che tu abbia un negozio di oggetti per la casa e arredamento. Sicuramente, il primo potenziale pubblico della tua comunicazione digitale sono le persone che abitano nella tua città o nei dintorni, o addirittura nel tuo quartiere. Secondo l’esperienza diretta, cerca di tracciare un identikit del tuo cliente tipo: genere, età, lavoro, hobby, e così via.

Un altro tipo di utente che potresti coinvolgere con  i giusti contenuti è l'”appassionato”. Identifichiamola, tornando al discorso dei complementi d’arredo, come chi ha il pallino dell’architettura e design. Magari nella vita fa un altro lavoro, ma per curiosità o diletto ama approfondire ciò che riguarda l’arredamento, gli oggetti strani, la cura della casa o l’ospitalità.

E arriviamo al terzo potenziale utente, quello che potrebbe essere interessato ai tuoi prodotti non per passione o per piacere personale, ma per lavoro. Non colleghi, ma professionisti in cerca di spunti e idee per approfondire le loro competenze. Come, tornando al nostro esempio,  potrebbero essere i proprietari di Bed & Breakfast e attività ricettive, fotografi di interni, studi di architettura, agenti immobiliari e simili.

 

Come realizzare una mappa tematica

Una volta che hai capito a chi ti rivolgi, puoi identificare quali sono i punti che la tua attività ha in comune con i tuoi utenti.

Prendi un foglio di carta, e traccia al centro del foglio un cerchio, dentro cui inserirai il tema principale della tua impresa. Tornando al nostro esempio: complementi d’arredo!

Adesso, non porre limiti alla fantasia e scrivi di getto, tutto intorno al cerchio centrale, cosa unisce  tuoi utenti e la tua professione da un punto di vista professionale e personale: passioni, interessi, valori, esperienze, occasioni, eventi, hobby, blog e riviste di settore, personaggi pubblici e così via.

 

Fai un po’ di pulizia

Al termine di questo esercizio, fai un po’ di pulizia, eliminando gli argomenti più lontani, quelli ridondanti o quelli su cui ti senti meno sicuro.

Ed ecco la tua mappa tematica: da qui, potrai prendere ogni settimana uno spunto per raccontare un po’ di te, del lavoro, dei prodotti. Ma anche, e soprattutto, chiacchierare insieme al tuo pubblico degli interessi e delle passioni che vi accomunano!

 

Se hai trovato interessante questo articolo, ti piacerà anche:

E oggi cosa pubblico sui social?

Cinque motivi per fare un Corso di Social Media

Quando ciò che proponi è la tua professionalità

Sette regali curiosi e inutili scovati sul web!

Qualche giorno fa, con l’arrivo di un catalogo postale di regali e accessori natalizi, mi è saltata in mente l’idea di dedicare il post che scrivo ogni anno prima del Black Friday agli acquisti per Natale. E, stavolta, ho spinto la mia curiosità verso alcuni oggetti particolarmente curiosi che si possono trovare in rete. Tra tutti quelli che mi hanno  fatto sorridere, ne ho selezionati sette.

Come dice Mary Kondo, il regalo assolve la sua funzione nel momento in cui viene ricevuto, procurando gioia. E sicuramente tutti conosciamo qualcuno che potrebbe divertirsi a ricevere per Natale un regalo che è assolutamente inutile!

Ed ecco qui un elenco dei sette oggetti inutili e curiosi che, a mio avviso, possono far sorridere chi li riceve.

 

Voglia di caramelle?

C’è chi ha l’abitudine di tenere sempre una ciotolina di caramelle sul tavolino o sulla scrivania.  Ecco il regalo giusto per chi ama le caramelle e i giochini da fiera anni Ottanta: il candy grabber! Prova a prendere la caramella manovrando il joystick, hai a disposizione un tempo limitato: proprio come i giochini alle feste di paese! Costa 32,95 €.

regali natale inutili curiosi web socialblog ilsocialblog

Per chi non smette di essere mai bambino

Chi non sogna di ricevere un Babbo Natale volante di 70 cm, da appendere alla finestra, per dare l’illusione che la stia attraversando? Questo addirittura suona e si illumina: il regalo perfetto per le notti in cui sei solo in casa e ti svegli per andare a prendere un bicchiere d’acqua in cucina! Costa poco meno di 60 €.

 

Una partita a golf aiuta la concentrazione

Tutti conoscono quella persona che, quando entra in bagno, si perde e non torna più. Ed ecco come aiutarlo a concentrarsi: il set da golf da bagno. Costa appena 5,90 €, e la confezione contiene anche un cartellino “Do Not Disturb” da appendere all’esterno per avvisare i coinquilini della partita in corso!

 

Dove vai, se la bambolina da cruscotto non ce l’hai?

Ecco un regalo natalizio perfetto per chi ha a cuore la propria automobile: la bambolina dondolante da cruscotto a energia solare. Ne trovi con vari soggetti: da Gesù a Papa Francesco per i più religiosi. Oppure puoi optare per altri personaggi, come Mr Bean, Trump o la Regina Elisabetta! Il costo è poco meno di 7 €.

regali natale inutili curiosi web socialblog ilsocialblog

 

Una tuta modello Unicorno

Chi non ha mai desiderato girare per casa con indosso un pigiama da Unicorno? Un regalo natalizio perfetto per l’amica che sogna una vita come quella dei Trolls, le creature più felici del mondo, tutta brillantini e arcobaleni. Ha anche un prezzo piccolo piccolo, appena 16,95 €!

Per il cucciolo di casa

Anche i gatti hanno diritto al loro bel regalo di Natale, e sicuramente adoreranno l’amaca da radiatore. E’ sicuramente un oggetto curioso, e non so che darei per vederci un bel gattone di mia conoscenza (che probabilmente non riuscirebbe neanche a starci dentro!). Costa intorno ai 17€.

ilsocialblog regali natale web inutili curiosi

Per gli amanti del design

Vuoi mettere una casa completamente arredata a tema natalizio. In tutte le stanze, compreso il bagno. Ecco perché il tuo amico amante del design adorerà ricevere il completo da bagno dedicato a Babbo Natale, con cui vestire a festa anche i suoi sanitari. Il prezzo si aggira sui 7 €.

 

E niente, vi è venuta qualche idea su un regalo originale per il prossimo Natale? Nel frattempo, i consigli dei post degli scorsi anni sono ancora validi. Eccoli qui:

Sei idee regalo per le tue amiche Instagramers

Sette idee regalo da mettere nella lista di Babbo Natale

Tre libri da regalare e da regalarsi: leggere bene per imparare a scrivere bene

E se devi parlare in pubblico in un’altra lingua?

Immagina di dover parlare in pubblico in inglese, o comunque in un’altra lingua. E’ una cosa che, la prima volta, mette i brividi.

Parlare in pubblico è sempre particolarmente emozionante. E farlo in un’altra lingua può essere una vera e propria prova di abilità. Potresti sentirti insicuro perché temi di non comprendere la domanda di un interlocutore. Oppure di non riuscire a gestire con padronanza la situazione.

 

Scrivi il discorso ma non impararlo a memoria

Che si tratti di un discorso in italiano o in un’altra lingua, impararlo a memoria non è mai una grande idea. E se ti sfugge un termine all’improvviso e perdi il senso del discorso?

Meglio scrivere tutto ciò che vuoi dire, ma poi lasciare che il discorso fluisca liberamente. Una buona strategia è quella di appuntare su un foglio i termini tecnici o le parole chiave (in lingua, naturalmente) che dovrai pronunciare. In questo caso, gli appunti avranno una duplice funzione: da una parte ti aiuteranno a non dimenticare i punti più importanti del tuo discorso, come una scaletta. Dall’altra parte, ti sentirai più sicuro nel poter sbirciare gli appunti quando quel termine sfugge alla memoria.

Non pensare di poter gestire la situazione con la stessa padronanza della tua lingua madre

Premettere che non è un’esperienza facile, che ci saranno dei limiti oggettivi, è già un passo avanti. Non avrai la stessa sicurezza e padronanza della lingua con cui sei cresciuto e che parli quotidianamente, a casa, al bar e a lavoro, e di cui conosci ogni sfumatura, lessicale e culturale.

Partire con un’asticella di aspettative più bassa ti metterà a tuo agio, più di quanto pensi.

Prima di iniziare a parlare, se le circostanze lo permettono, ammetti  verso il pubblico questa difficoltà: lo renderà più clemente nei tuoi confronti e più disponibile all’ascolto.

 

Abbi fiducia nelle tue espressioni

Ma capiscono quello che dico?

Quando comunichi in lingua straniera non sai bene se la tua pronuncia è giusta.

Cancellare un accento è davvero difficile. Visto che la capacità di assorbire una lingua (al punto da cancellare l’accento straniero) è in parte dovuta a un fattore genetico, molto vicino al principio del cosiddetto “orecchio assoluto” dei musicisti, tanto vale lasciarsi andare. E accettare che il pubblico ti ascolti parlare con la stessa esterofilia con cui sentivamo Heather Parisi o con cui i tedeschi ascoltavano parlare Trapattoni.

E’ vero, noi italiani, poi, parliamo molto coi gesti, con la mimica e con l’atteggiamento del corpo.  Senza esagerare, ma lasciando fluire l’italianità che è in te, questa caratteristica aiuterà chi ti ascolta a comprendere ancora meglio il concetto che desideri esprimere.

 

Quando sei lì, lascia andare libera la mente

C’è un processo mentale, che riguarda l’apprendimento delle lingue, che mi ha sempre affascinato. Si chiama monitor, ed è l’incapacità di lasciarsi andare per paura di sbagliare. Ecco, il tuo monitor lascialo a casa.

Non avere vergogna o paura di sbagliare. Un verbo inesatto o una parola pronunciata non perfettamente – se sei straniero – te li perdonerebbe chiunque. E se non te li perdoni tu, stai perdendo un’occasione straordinaria: quella di aprire nuovi canali di comunicazione, culturali e sociali. E di metterti alla prova con un’impresa che man mano che vai avanti, ti esalta e ti fa sentire fighissimo. Quando avrai finito non vedrai già l’ora di ricominciare. 

 

E se vuoi leggere qualcosa di più sull’argomento puoi dare un’occhiata qui:

Parlare in pubblico, ovvero la capacità di raccontare un’idea

Uscire dalle quattro mura per vedere come vanno le cose fuori

Perché è bello imparare a fotografare

Sette anni fa, in vista di un viaggio in una natura spettacolare, acquistai la mia prima fotocamera bridge. Era una macchina fotografica che mi permise, da neofita, di portare a casa delle foto piuttosto belle. In quell’occasione esplose la mia passione per la fotografia: era la mia “meditazione camminata” alla ricerca della bellezza.

Quando nacque mia figlia abbandonai la fotografia perché non avevo più tempo (e voglia, e pazienza) per “meditare”: per fotografare ci vuole tempo, cura e attenzione, e io ero frustrata perché non riuscivo più a fare una foto che mi emozionasse. E poi, con un cellulare fai subito, e l’immagine la tieni lì a portata di mano tutte le volte che vuoi.

 

Ricominciare da zero

Qualche settimana fa ho chiesto ad un amico di aiutarmi a ritrovare la passione e l’”occhio” che avevo perso. Il mio amico si chiama Gianluca Di Fazio, è un fotografo professionista specializzato in foto sportive e racconti per immagini. Un bravissimo fotografo che, come uno sherpa, mi sta riportando sul sentiero della passione fotografica. Perché è così: puoi anche fare foto tecnicamente perfette, ma se il tuo stato d’animo è corrotto da qualche brutto pensiero, hai fretta o sei stanco, tutto questo si evincerà dal risultato finale.

Questa è la prima cosa che mi ha spiegato Gianluca quando, durante un aperitivo che era quasi una seduta psicanalitica, parlavamo dei motivi per cui volevo riprendere in mano la macchina fotografica.

Quando ti approcci a qualcosa di nuovo, è sempre meglio incominciare da zero. Re-imparare qualcosa che sai fare male o da autodidatta, è un percorso ancora più difficile: devi fare tabula rasa di tutti i preconcetti e le idee che avevi assimilato (male) precedentemente, prima di cominciare ad acquisire le nuove informazioni.

Però è questo l’unico modo per correggere gli errori dell’autodidatta.

E poi, bisogna affidarsi completamente a un professionista, senza farsi troppe domande.

 

L’importanza dei particolari

I nostri incontri hanno fuso teoria e molta, molta pratica. Tante foto, sia insieme che in solitaria, seguendo istruzioni ben precise su temi, soggetti, tempi e stile di lavoro.

Il motivo per cui consiglio di imparare a fotografare, che sia per piacere o per lavoro, è che la fotografia è un vero e proprio esercizio di alternanza, tra regole e creatività.

E’ un modo di allenarsi a portare attenzione verso i particolari. E questo, nella vita, è davvero importante. Ci soffermiamo sempre troppo sull’insieme, sul quadro generale. Capire l’importanza del dettaglio è un esercizio che aiuta anche nelle relazioni interpersonali, nei processi decisionali e nel lavoro, qualunque esso sia.

Ho imparato che un dettaglio può cambiare completamente il significato della foto. A volte, basta solo spostarsi,  modificare la prospettiva, per dare un’intensità diversa all’immagine e raccontare un’altra storia.

 

Impari a raccontare storie

E’ proprio così, impari a raccontare storie.

Una bella foto  non è una bella cartolina, come sostiene Gianluca. Una foto non significa riprodurre un’immagine, ma imprimere un momento. Significa raccontare una storia. Attraverso i dettagli, l’immaginazione, le prospettive, la luce, e così via. Il soggetto della foto diventa un ponte universale, in grado di aprire più strade e di creare più chiavi di lettura: la tua e quella di chi la guarda.

Ed è per questo che è un atto completo e creativo. Perché è comunicazione in continua oscillazione: coinvolgente e capace di creare percorsi di immaginazione.

 

Impari a immaginare

La foto non nasce dalla scena che guardi. Nasce prima nella tua mente.

E la capacità del fotografo è quella di scattare proprio quella immagine che ha nella testa.

E’ un’arte. Ecco perché  è una cosa bellissima, che permette di sviluppare a livelli inverosimili la capacità di astrazione, immaginazione e creatività.

Una creatività circondata dalle regole.

Ed ecco perché è importantissimo per un professionista della creatività imparare a fotografare. E’ come andare in palestra per un culturista.

Inoltre, dalla mia esperienza personale, la fotografia è anche un esercizio di pazienza. E’ come l’appostamento per il cacciatore: con un lavoro di immaginazione, progettazione e attesa, crei lo scatto giusto per te.

 

Cinque romanzi per fare il giro del mondo

Quante volte un romanzo ti fa venire voglia di viaggiare, di andare proprio sul luogo che racconta? A me succede molto spesso, e per l’appuntamento estivo con il post sui consigli di lettura, stavolta ho pensato di suggerire cinque libri che raccontano sì delle storie – vere o romanzi – ma che in qualche modo fanno viaggiare.

E se poi, durante questa estate sei diretto in uno di questi posti, magari il libro può darti qualche spunto per mostrarti la tua meta anche da altri punti di vista.

 

Stati Uniti d’America

Io Confesso di John Grisham

Il romanzo racconta di un viaggio on the road dal Kansas al Texas di due personaggi antitetici, un reverendo e un detenuto in libertà vigilata, in una corsa contro il tempo per fermare la condanna a morte di un ragazzo innocente. E’ un libro che mi è piaciuto molto perché racconta la pena di morte, l’antitesi tra il sistema giudiziario e quello umano e racconta uno spaccato di America ancora influenzato dalla razza e dalla ragione sociale.

 

New York

A Volte Ritorno di John Niven

Un romanzo ironico e divertente che porta a riflettere con leggerezza. Cosa accadrebbe se oggi Gesù Cristo ritornasse sulla Terra, e in particolare a New York? Secondo l’autore, Gesù potrebbe trovare nuove strade per evangelizzare, senza escludere la possibilità di diventare una popstar. Una frase racchiude tutto il punto di vista del nuovo Messia: “La Bibbia è quasi tutta una scemenza. Cercate di ricordarvi questo: fate i bravi!

 

Napoli

Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio

Un romanzo crudo e struggente che racconta l’anima intensa di Napoli, il palcoscenico della vita, attraverso il suo simbolo: il vulcano. La caldera dei Campi Flegrei sta per esplodere, la città sta per essere invasa da acqua e fuoco. Ed è così che si sviluppa un intreccio fatto di speculazione, amore e morte. Tra apocalisse e speranza.

 

Parigi

Ninfee Nere di Michel Bussi

A meno di un’ora da Parigi c’è un paesino di appena cinquecento anime, Giverny. Reso famoso da Monet e dai pittori impressionisti, secondo Bussi questo luogo incantato nasconde un’anima nera. A te scoprirla nella lettura. Quello che posso dirti è che, se non hai già un biglietto per Parigi, dopo aver letto questo libro sentirai fortissimo il desiderio di passeggiare nelle campagne della Normandia e fare un salto all’Orangerie.

 

Asia

Nanga di Simone Moro

Sicuramente il Pakistan non è una delle mete estive più gettonate ;), però la storia di Simone Moro e della “sua montagna”, il Nanga Parbat, una delle vette più alte e impervie del mondo, merita di essere letta. Perché è un libro che racconta l’Himalaya ada diversi punti di vista: non solo quello degli alpinisti, di come si organizza una spedizione sportiva dall’altro capo del mondo, ma anche di come le popolazioni locali vivono ad alte quote seguendo il ritmo delle stagioni e adeguando le attività locali alle necessità degli alpinisti. E poi è interessante scoprire come si vive diversi mesi in un campo in attesa che la montagna accetti di essere scalata.

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo potrai trovare interessanti anche questi:

Sette libri (più uno) da leggere nel 2018

Cronache ferroviarie: quando il libro nasce su Facebook

Tre libri da regalare (o da regalarsi)

Gestire una trattativa per e-mail, tra gentilezza, disponibilità e polso

Rispondere ad un cliente attraverso  una e-mail per inziare un rapporto di collaborazione, è un momento importante che richiede pazienza, tempo e strategiaA partire dal primo contatto, in cui si dettano esplicitamente ed implicitamente le regole del rapporto e si stabilisce la relazione di fiducia.

Nei primi scambi di e-mail si crea quella che, nella condizione vis-à-vis, è la “prima impressione”. Solitamente, l’idea che ti fai di una persona dalla “prima impressione” condizionerà il tuo pensiero e il tuo comportamento, influenzando anche il tuo giudizio sulla sua personalità.

Quando la conoscenza avviene per e-mail o per messaggio è più lacunosa: puoi interpretare o alterare il suo tono di voce, stimolando così un giudizio che è ancora più parziale. E la stessa cosa può fare l’altra persona nei tuoi confronti.

Vediamo insieme, passo per passo, quali possono essere le fasi di una trattativa via e-mail e come superarle al meglio.

Rispondi in breve tempo, ma prendi il tempo necessario per rispondere bene

Sembra un enigma questa frase, quindi te la spiego con un esempio.

In passato, quando ricevevo un’email o un messaggio di un potenziale cliente, mi mettevo subito in allarme. La regola della Comunicazione dice che devi rispondere nel più breve tempo possibile, perché il cliente è ancora “caldo” e in attesa di informazioni.

Rispondere a un cliente velocemente, però, non significa essere sempre esaustivi. E neanche essere esenti da errori (e non parlo solo di quelli ortografici e grammaticali), ma anche di valutazione della richiesta. E poi vai a spiegare che…

Adesso attuo un’altra strategia. Quando ricevo un’email, cerco di capire chi è il mittente facendo un giro sul sito e sui canali social. Cerco di capire qualcosa di più su chi mi scrive. E poi rispondo. Ci metto qualche ora in più, ma do una risposta appropriata, personalizzata e non un copia/incolla generico. Inoltre, spendo qualche rigo per entrare in empatia e rispondere alla sua richiesta con qualche particolare.

E comunque, prendersi più tempo significa  ore, non giorni. 😉

 

Arriva dritto al punto

Quando inizi una trattativa via e-mail, è bene poter capire subito di cosa il cliente ha bisogno, in modo da arrivare dritto al punto. 

Se dal suo messaggio non evinci abbastanza elementi per consigliare la soluzione più idonea al suo problema, offri più possibilità o fai delle domande per capire le sue esigenze. Però non perderti in poemi omerici su tutti i dettagli, sulla tua azienda, sui prodotti che avete e su come lavorate bene.

Chi scrive, lo fa perché vuole una risposta. E tu devi dare quella.

 

Quando ti chiede l’impossibile 

Esistono delle richieste che vanno valutate con maggiore attenzione nella fase iniziale di una trattativa, e sono due in particolare.

Quando ti chiede un lavoro per “ieri”, e tu sai a priori che ti sta chiedendo l’impossibile, ma hai paura di perdere un’occasione.

Se accetti, ti prendi un bel rischio. Perché se farai male il lavoro per mancanza di tempo, avrai perso un cliente per sempre. Perché giudicherà le tue capacità non in base al fatto che hai dovuto lavorare di corsa, ma esclusivamente in base al risultato. E non è detto che, in futuro, possa darti un’occasione di riscatto.

Se non accetti, perdi un lavoro. Ma, spiegando con gentilezza che non ci sono i tempi giusti per mantenere degli standard qualitativi, potresti lasciare nel cliente la percezione di una grande professionalità. E magari, in futuro, le vostre strade potrebbero incontrarsi di nuovo.

L’altro caso in cui una trattativa via e-mail rischia di prendere strade strane, è quello in cui il cliente vuole dettare le regole. E chiede il prezzo di un lavoro customizzato come se fosse un chilo di banane al mercato o pretende un ribasso nel prezzo che svilisce la tua professionalità.

E’ a questo punto che subentra il “polso” di cui ho parlato anche nel titolo.

 

Le regole della collaborazione le detti tu

In una trattativa per e-mail si rischia di perdere quell’afflato umano che è, invece, il motore delle relazioni dal punto di vista umano. Cosa significa? Che sullo schermo di un computer c’è poca empatia. E a parlare sono soprattutto i numeri. 

E poi ci sono le paure, come quella del “no”. Vedersi rifiutare un lavoro o una collaborazione è sempre seccante, non è vero?

Però, i rifiuti fanno parte del lavoro stesso. I no arrivano. Che tu lo voglia o no. Che il prezzo sia alto, basso o giusto.

Per cui, non vergognarti di comunicare un prezzo, non preoccuparti di prendere tempo di chiedere più informazioni per fare le tue valutazioni.

Sei tu che decidi quanto vale il tuo tempo, la tua competenza e il tuo lavoro.

Il prezzo lo fai tu e, se un piccolo ribasso fa parte della trattativa, non è la stessa cosa quando lo sconto diventa un modo per “scroccare” un lavoro ad un prezzo fuori mercato.

 

Gentilezza e disponibilità, sempre, in ogni fase

Riassumendo: bisogna essere gentili, disponibili e cortesi sempre.

Anche quando il cliente ti fa le stesse domande per dieci volte. Oppure quando ti chiede come mai una cosa così “facile” abbia quel costo. O ancora quando ti scarica perché non è più interessato/ perché se la vede da solo / perché gli hanno detto che c’è chi lo fa meglio.

Respira. Sorridi. E rispondi. Con gentilezza e disponibilità. Ma con la piena consapevolezza del tuo valore professionale.

Quando ciò che proponi è la tua professionalità

Nell’ultimo anno ho avuto l’occasione di curare canali social anche in ambito sociale, educativo e sanitario. Il motivo per cui dei professionisti richiedevano un aiuto riguardava il fatto che il loro lavoro apportasse dei benefici “immateriali”. E quindi più difficili da comunicare rispetto ad altri.

In realtà, se vogliamo, questo principio può essere valido anche per il nostro lavoro. Gestire dei social, un blog o comunque delle strategie digitali, possono essere in qualche modo dei “lavori fantasma”, perché la maggior parte delle volte siamo nascosti dietro dei pc o lavoriamo per conto di altri. E’ più facile che ti comprendano gli addetti del settore, ma non è detto che il tuo servizio si rivolga a loro.

Questo perché una strategia è un concetto meno immediato rispetto ad un nuovo modello di T-shirt, che puoi mostrare già con una bella foto. Se devi proporre on line uno stile di vita, dei valori, un percorso educativo, devi affidarti principalmente all’empatia del pubblico. E questo richiede più strumenti insieme, combinati.

 

E’ importante che il pubblico sia in target

Prima di tutto, è importante avere un pubblico “in target” e cioè utenti potenzialmente interessati a ciò di cui parli . Questo vale un po’ per tutti i settori, ma ha un’importanza fondamentale se ciò di cui ti occupi è una condivisione di valori.

Per esempio, se sei uno psicoterapeuta, avere un pubblico che non crede nella psicoterapia, o comunque poco incline alla riflessione, non porterà grandi progressi alla tua comunicazione digitale.

Ecco perché è importante partire da chi conosci realmente, magari pazienti o ex clienti, per cominciare a far crescere la Pagina Facebook. E poi lavorare affinché chi si avvicini a te sia un pubblico quanto più simile a quello iniziale, in modo da attirare l’attenzione di personalità affini.

 

Compila una lista di parole chiave che riassumono la tua attività

Ogni attività gira intorno a parole e concetti ricorrenti. E sono quelli gli argomenti che interessano il tuo pubblico. 

Predisporre un elenco di parole chiave che ben descrivono la tua attività può aiutarti a trovare gli hashtag giusti da utilizzare su Twitter o su Instagram. E anche gli argomenti migliori per i post.

Se ti occupi di politica o di sociale, per esempio, ci saranno sicuramente delle parole che riassumono la tua visione. E altre parole che invece riguardano i temi cari al tuo pubblico, ai quali tengono particolarmente.

Una lista di parole chiave con i tuoi valori e i temi adatti al tuo pubblico è un modo per far trovare sempre argomenti di condivisione e raggiungere il tuo pubblico potenziale attraverso dei temi “caldi”.

 

Cerca di andare dritto al punto, con esempi pratici

Un feedback dei clienti passati è un biglietto da visita importante per ogni attività.

Ma ce ne sono alcune che, purtroppo, poco si prestano a questo genere di pubblicità. Quando trattiamo temi che riguardano argomenti privati, come la salute o il sociale, è difficile reperire recensioni perché le persone non si espongono volentieri.

E’ per questo che bisogna puntare maggiormente su una carica emotiva ed empatica nei post: in genere, la strategia migliore è quella di raccontare situazioni reali in cui il professionista può venire in aiuto.

Ad esempio, parlare di un problema che riscontri nella maggior parte delle persone che si rivolgono a te, può far uscire dal guscio chi ha lo stesso disagio.  Parla in modo diretto, facendo percepire che è una situazione che accomuna molte persone. E’ poi possibile che, chi ha ricevuto un aiuto concreto per superare quello stesso problema di cui parli, si farà avanti per raccontare la sua esperienza. E quindi, indirettamente, ti darà quel feedback che cercavi

 

Punta sulla reputazione, non sulla risposta immediata

Quando parliamo di benefici “immateriali” è difficile dimostrarne l’efficacia attraverso immagini, video o recensioni.

Ma è importante porsi degli obiettivi a lungo termine. Non offri un servizio di ristrutturazione ambienti, in cui puoi mostrare una foto “prima e dopo”.

Ed è per questo che la strategia che scegli richiede più tempo e più creatività: vai sui social come se fosse una maratona, e non una gara di velocità. Lavora con costanza e competenza, sviluppa valori, competenze e sicurezza, col fine di costruire una solida reputazione.