Una lettera che tutti dovremmo scrivere

Sul gruppo del Social Blog, in questi giorni mi sono divertita a lanciare un #BlogChallenge dedicato al prossimo Corso di Blogging che terremo a febbraio. L’idea, fondamentalmente, è stata questa: “C’è un articolo che hai nel cassetto (o nella testa)? Invialo a noi!”.

L’articolo che stai per leggere è stato scritto da Eleonora Giancane, aspirante Blogger, ed è molto particolare perché parla di una lettera con uno speciale destinatario.

Buona lettura! 😉

 

Tre ragioni per scriverCi una lettera

Oggi nella cassetta delle lettere c’era una busta. Ho pensato che fosse la solita bolletta: del resto, chi riceve più lettere personali di questi tempi? Prendo la busta e, con rassegnazione, controllo chi sarà a decimare il mio esiguo gruzzoletto. Con un misto tra stupore e nostalgia, tra le mani stringo una vera lettera.

E, per di più, non è una lettera normale.

E’ indirizzata a me, il mittente sono io e la lettera è scritta da me.

Ok, so cosa state pensando, per scrivere un articolo inventerebbero qualsiasi cosa. Ma giuro che è la pura verità. Ed ora vi racconto la storia della mia lettera e del perché, ognuno di noi, un giorno dovrebbe “auto-dedicarsene” una.

 

Scrivere è una passione, direi una delle tante che coltivo, sicuramente la più longeva. Scrivo da sempre. Ho bisogno delle parole, mi aiutano ad esprimere i pensieri, quelli confusi ed agitati che affollano la mente.

Qualche anno fa mi sentivo persa, non mi aiutavano più nemmeno le parole e così ho cercato aiuto. E l’aiuto è arrivato parlando.

Ero in pausa dal lavoro, facevo l’animatrice per bambini, e una mamma mi racconta di un libro sulla coscienza del sé. Mi racconta di un periodo in cui si sentiva insoddisfatta, inquieta, un momento in cui nulla sembrava andare bene ed era triste, infelice e demotivata. E io penso:”Sta parlando di me, non della sua vita”. E mi racconta di un percorso che l’aveva aiutata a capire e risolvere molte questioni.

Con gli occhi lucidi la ringrazio e mi faccio dare il nome dell’associazione a cui si era rivolta. La mattina seguente prenoto un colloquio e, a dicembre dello stesso anno, parto per la mia settimana “Hoffman”.

Il percorso, che tratta l’amore negativo, comprende sessioni di visualizzazione, esercizi (anche un po’ strani a primo impatto) e tanta scrittura: un diario giornaliero e lettere a persone a cui non abbiamo mai osato dire alcune cose.

E, come conclusione, una lettera a noi stessi.

Finita la settimana, il percorso si conclude e consegno la lettera al mio tutor. Me ne dimentico, fino ad oggi, che sono passati quattordici mesi. Apro la lettera ricordando quella settimana, le emozioni provate e le cose che effettivamente sono cambiate da allora.

Nella lettera ritrovo una me stessa diversa, provata da un lungo periodo di confusione e incomprensioni, che si raccomanda di essere più indulgente, empatica, sorridente e meno orgogliosa. Di non dubitare mai di se stessa. Quando ho terminato di leggerla, la commozione di partenza era diventata lacrime e profonda felicità.

 

Dopo questa esperienza sento di consigliarvi tre  motivi per cui, almeno una volta nella vita, dovreste sedervi davanti ad un foglio e scrivere una lettera a voi stessi:

  1. Valutare i cambiamenti. Che siano positivi o meno, la lettera offre una visione temporale diversa di quello che è successo nella vita. Permette di gioire dei miglioramenti e fare i conti con i risvolti negativi.
  1. Auto-incoraggiamento. Spesso cerchiamo all’esterno un incoraggiamento, e non è sbagliato. Però, basare l’autostima sul giudizio ed il riconoscimento esterno, potrebbe portare estreme delusioni. Incoraggiare se stessi infonde molto più ottimismo, soprattutto per chi è estremamente critico verso se stesso.
  1. SORPRESA!!! Le giornate scorrono frenetiche tra lavoro, famiglia e impegni quotidiani. La lettera è invece una sorpresa, in genere positiva, in grado di emozionare. E le emozioni positive fanno sempre bene all’anima.

Perciò, se vi va, seguite questi passi:

  • Scrivete una lettera in cui vi dite cosa vorreste migliorare di voi e nella vostra vita, da lì ad un anno.
  • Siate concreti e sinceri. La lettera è un impegno verso voi stessi. Dovete poter raggiungere quegli obiettivi. Scrivere “andare sulla luna” (a meno che non siate già un astronauta) non è fattibile.
  • Imbustate la lettera, indirizzatela a voi stessi e consegnatela a qualcuno di cui vi fidate, e a cui chiederete di spedirla passato almeno un anno.
  • Aspettate e dimenticate.

Buona scrittura!

(Eleonora Giancane)

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