Due idee per trovare nuovi clienti

Tempo fa, un cliente mi faceva notare come, da qualche mese, non ci fossero più nuovi ingressi nella sua attività. La clientela era stabile da tempo: un numero di persone che gli permetteva di fatturare, pagare gli stipendi e vivere. Ma non era in crescita. E questo, alla lunga,si ripercuoteva sui nuovi investimenti.

Ci sono dei periodi in cui va così. Ed è fisiologico e normale, soprattutto quando sei sul mercato da tanto tempo. Ma ci sono due strategie che puoi intraprendere subito per smuovere un po’ le acque.

Parti da chi non vedi da tempo

Sfogliando il tuo database, sicuramente ti accorgerai che ci sono persone che non vedi da anni nella tua attività. Clienti che in passato hanno comprato da te prodotti e servizi, ma poi, a un certo punto, piano piano, sono spariti. Non te ne sei accorto subito, ma adesso a ripensarci… Dove sono finiti?

Un cliente che non vedi da due anni, per esempio, è un cliente che non ha contribuito al tuo fatturato da allora. E’ un non-cliente e, anche se lo conosci e in passato ti ha dato la sua fiducia, deve esserci qualche motivo per cui non è più tornato. Se oggi si ripresentasse, potresti considerarlo come un ingresso nuovo di zecca.

Non soffermarti a capire perché non è più venuto da te, ma studia un’offerta dedicata esclusivamente a tutti coloro che hai perso nel tempo. Agisci in modo efficace e rapido. Offri uno sconto speciale sul prodotto che vendi con maggiore frequenza, quello che ti fa andare sempre sul sicuro, o un servizio gratuito con la scusa di far provare un nuovo prodotto.

Richiama personalmente i vecchi clienti che non vedi da tanto tempo e invitali ad usufruire di questa offerta. Una telefonata, piuttosto che un’email o un sms, è il modo migliore per ristabilire il contatto e l’affiatamento.

Invita gli amici dei tuoi clienti

Una seconda strategia che puoi intraprendere subito, è quella di attingere tra le amicizie dei tuoi clienti più fidelizzati. Nessuno, più di un cliente che si serve da te da anni, può farti pubblicità in modo genuino e spontaneo. Infatti, se viene nella tua attività da anni, vuol dire che si trova bene, che si fida di te e che trova nei tuoi prodotti e nei tuoi servizi la soluzione giusta.

Ecco perché un cliente fidelizzato va invitato a parlare di te, a diventare – in un certo senso – testimonial della tua attività.

Per partire da un cliente fidelizzato, devi considerare una gratificazione immediata da offrirgli in cambio del suo impegno.

Crea una bella offerta per i clienti fidelizzati, da estendere ad un amico. Ad esempio, se pubblicherà sui suoi canali social un post che parla di te, regalagli un prodotto, un servizio, un forte sconto. E, contemporaneamente, proponi un’offerta di prova per l’amico che sarà influenzato a seguirlo nella tua attività.

Puoi comunicarlo a voce, ma sicuramente farà più effetto e sembrerà più ufficiale se creerai un volantino o una cartolina che racconti nei dettagli questa strategia.

Fammi sapere se hai provato queste strategie e come sono andate!

Se vuoi approfondire questo aspetto, puoi leggere anche:

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Faccio cose, vedo gente

Una delle cose su cui si batte sempre, in termini di comunicazione, è la specializzazione in una nicchia. Anche io ne parlo spesso, come in questo articolo dedicato alle case vacanza. Dato che, negli ultimi tempi, pare che tutti sappiano fare il loro mestiere e anche il tuo – come i famosi “cugggini” fotografi, Social Media Manager e grafici – bisogna in qualche modo specializzarsi, distinguersi e qualificarsi.

La specializzazione ti fa riconoscere come un professionista

Ecco quindi che il fotografo si perfeziona in foto di interni e il grafico si indirizza sui contenuti per il web, per esempio. Più ti specializzi, più entri nel settore. E, col tempo, hai la possibilità di essere riconosciuto come il professionista di quel campo.

Questo è il consiglio che cerco di dare sempre quando in aula, soprattutto all’inizio di un corso di Comunicazione, ho tante belle teste davanti che non hanno ancora capito dove le porterà il loro talento. Ok, scegliete un settore e imparate più che potete di quel campo.

Allontanati dalle idee che funzionano

Allo stesso tempo, quando sei nello stesso settore da troppo tempo, è come se ti venissero a mancare un po’ le idee. Insomma, è come vivere in una stanza con le finestre sempre chiuse. Sai tutto di quella stanza, potresti muovertici al buio, però se non ficchi mai il naso fuori da lì, alla lunga, puoi perdere stimoli e idee.

Nella mia esperienza, la creatività si autoalimenta fino a un certo punto. Personalmente, quando lavoro ad un progetto da troppo tempo, comincio a sentire nel cervello un po’ di noia, come l’aria stantia nella stanza: in quella fase, mi sembra di aver prosciugato il pozzo delle idee.

Quando questo pensiero inizia a farsi strada, ecco, quello è il momento di spalancare le finestre e uscire. Uscire proprio dal progetto, dalle mappe e dai percorsi tracciati all’inizio, dalle idee che ormai funzionano e da ciò che sai fare anche ad occhi chiusi.

Il momento “faccio cose, vedo gente”

Significa iniziare a provare a fare qualcosa di nuovo prendendotene anche il rischio.

Da una parte, puoi fare anche qualcosa che non c’entra davvero nulla (o poco) col lavoro, come un viaggio, un corso, un’esperienza. Da un’altra parte, puoi cogliere l’occasione di imparare, rischiare, provare, mettere in cantiere nuove competenze. Magari proprio quella tecnica che hai studiato, ma non hai mai messo in pratica.

Ma, soprattutto, parla con la gente.

Approfitta di questo momento per conoscere direttamente il target della tua comunicazione.

In fondo, la comunicazione è proprio trovare il modo giusto per parlare alle persone: ad ognuno il suo mezzo, il suo tono, il suo stile, le sue parole. Ed è conoscendo nuove persone ed entrando in empatia con loro, con le loro vite, i loro gusti e le loro esperienze che capisci meglio come e cosa comunicare.

E così, quando torni nella stanza, il progetto ti sembra completamente nuovo. Riscrivi le mappe, traccia nuovi sentieri e comincia con l’entusiasmo di un nuovo inizio.

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Newsletter: come mantenere una relazione a distanza

Ogni giorno, quando apro la posta elettronica, mi piace sbirciare nella cartella delle newsletter per vedere se trovo qualche email interessante con sconti o contenuti che possono aiutarmi nei miei acquisti o nella mia crescita professionale.

Le Newsletter, che fino a pochi anni fa erano terribilmente asfissianti, adesso sono diventate un modo di comunicare molto piacevole. Nella casella, spesso trovo e-mail di hotel in cui ho soggiornato in passato, e-shop in cui ho acquistato o spunti di aggiornamento di altri colleghi. E sono tutti “regali” che mi dedicano e che possono aiutarmi a spendere meglio il mio tempo e i miei soldi.

E’ come mantenere in piedi una relazione a distanza e continuare, in qualche modo, a pensarsi reciprocamente.

Se vuoi iniziare una relazione a distanza con i tuoi clienti basandoti sulle e-mail, tieni prima di tutto presente alcuni punti.

Poche, ma buone

Un regalo è prezioso quanto più è raro. Non essere troppo assillante: ricevere un’e-mail ogni tanto fa piacere. Se ne mandi di più, il tuo modo di comunicare può risultare molesto.

Vai dritto al punto

Va bene che stiamo parlando di scambi epistolari, ma non tutti amano leggere testi troppo lunghi. Anzi, ho sperimentato in diverse occasioni che le persone preferiscono ricevere email con immagini e link su cui cliccare, piuttosto che trovarsi di fronte a testi molto lunghi da leggere.

Se hai bisogno di scrivere, perché il tuo prodotto si presta a questo tipo di comunicazione, cerca di suddividere il testo in paragrafi, intervallandoli magari con delle immagini.

Trova la formula più adatta al tuo prodotto e ai tuoi clienti, ci sono tanti format diversi da sperimentare. I portali che permettono di inviare newsletter forniscono anche dei dati statistici che possono aiutarti a capire cosa preferisce chi riceve le tue email.

Pensa con cura all’oggetto

L’oggetto è l’elemento più importante per una newsletter: è ciò che può fare la differenza tra un clic e un “cestina”.

Ecco perché l’oggetto non deve essere scelto a caso, ma pensato con cura e attenzione, cercando di cogliere l’interesse e la curiosità del lettore.

Abbandona le formule del tipo “Newsletter n.1” e fai viaggiare la tua creatività. E’ qui che ti giochi buona parte della partita!

Non scrivere solo perché lo fanno tutti

Come ho detto all’inizio, la Newsletter è un mezzo per continuare a tenersi in contatto anche dopo tempo con i tuoi clienti. E’ un modo per aggiornarli sulle tue novità, sugli sconti, far sapere loro che non li hai dimenticati anche se non vengono a trovarti da tempo.

Cerca di utilizzare questo strumento per proporre contenuti esclusivi e dedicati a chi la riceverà.

Ad esempio, puoi utilizzare la tua Newsletter per regalare degli sconti in particolari periodi dell’anno; per informare su un nuovo prodotto; per invitarli a delle vendite esclusive pre-saldi o prima del Black Friday. Insomma, è un modo per far sentire i tuoi clienti speciali e per rendere ancora più complice la vostra relazione.

Idee ecologiche e solidali da regalare a Pasqua

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di attività che puoi programmare con i tuoi clienti storici per ringraziarli della loro fedeltà. E del fatto che puoi approfittare della bella stagione per poter organizzare dei piccoli eventi nel tuo negozio.

In seguito a questo articolo, qualcuno di voi mi ha scritto per chiedermi come fare per poter ringraziare i clienti fidelizzati con un regalo. Alcune attività, infatti, come quelle on line o i freelance, non hanno una sede in cui poter incontrare i clienti. Oppure sono sparsi ovunque, in Italia e all’estero, e quindi è difficile combinare degli appuntamenti in cui incontrarsi.

Però a volte è difficile trovare un’idea per un gadget o un regalo davvero originale, ecco perché ho fatto una ricerca ed è nato questo post.

L’idea di ricercare gadget ecologici e solidali è nata per offrirti delle soluzioni che possano raccontare di te, ma anche rappresentare i tuoi valori o di quelli della tua attività. E per far sì che il gadget che darai possa avere uno scopo più ampio della semplice immagine pubblicitaria, creando una relazione di empatia con i tuoi clienti.

Ecosostenibilità e praticità: la matita Sprout

All’apparenza sembra una normale matita, e infatti lo è. Ma quando finisce la mina si può piantare e lasciarla germogliare. Infatti la Matita Sprout contiene dei semi non OGM nella capsula, è completamente biodegradabile e si può personalizzare con il logo. Eccola qui se ci stai facendo un pensierino!

Sullo stesso sito puoi trovare anche le cartoline piantabili: a Pasqua, come a Capodanno o al compleanno le mandi ai tuoi clienti. Loro le leggono, le apprezzano e poi, invece di buttarle, le piantano in un vaso: un po’ di acqua e luce ed ecco nascere un bel germoglio!

Pianta un albero per il pianeta!

Che ne dici di regalare un vero albero? No, non da piantare nel giardino ma da seguire a distanza per assorbire Co2 e aiutare la riforestazione.

Treedom è una piattaforma che ti permette di piantare un albero a distanza. Questo albero, infatti, avrà una pagina online dove viene geolocalizzato e fotografato, e il tuo cliente potrà seguirne a distanza la crescita.
Puoi scegliere anche quale tipo di albero piantare, rispettando la biodiversità delle diverse aree geografiche che partecipano al progetto. Il costo dipende dalla pianta e dal Paese ma, per farti un esempio, un albero di cacao in Camerun costa meno di 13 Euro.

A dire il vero, io ci sto pensando seriamente!

Le buone idee vanno indossate

Invece della solita shopper con il logo aziendale puoi fare un regalo che, oltre a migliorare la tua reputazione aziendale, aiuta una buona causa.

“Le buone idee vanno indossate” è lo slogan di Worth Wearing, piattaforma che permette di acquistare Tote bag, tazze o taccuini per sostenere una causa solidale. Sono tantissime le organizzazioni che hanno già aderito a questa iniziativa: dalla Croce Rossa Italiana a Progetto Quasi, passando per la Fondazione Veronesi.

Basta scegliere la causa o una grafica che più rappresenta i valori della tua azienda e fare l’ordine!

Qualcosa di buono dalla tua terra

L’Italia è un Paese in cui la diversità, nell’artigianato e nell’enogastronomia, è davvero preziosa e vasta. Ecco perché è il caso anche di guardarti intorno, proprio dove abiti, per scoprire se ci sono delle chicche per poter offrire un prodotto buono e naturale della tua terra.

Cerca tra i piccoli produttori, quelli che lavorano secondo tradizione: un vasetto di miele o un assaggio di olio, così come dei sacchetti di lavanda saranno sicuramente molto apprezzati. Soprattutto se racconti ai tuoi clienti la loro storia e il loro valore.

Instagrammare casa e vetrinizzare gli spazi privati

Habitissimo è una piattaforma davvero interessante su cui puoi trovare professionisti, progetti e imprese per dare quel tocco di stile in più alla tua casa. E poi, magari, postarla su Instagram per raccontarti! Ed è proprio Habitissimo che ci offre uno spunto di riflessione, con questo Guest Post, sulla relazione tra Instagram e casa.

Oggigiorno, siamo abituati a condividere tutto, dal cibo alle serate di festa e non solo. La societá odierna ha quasi la necessitá di “mostrare” e rendere pubblica la propria vita privata. Per questo motivo, applicazioni e piattaforme come Instagram, hanno preso sempre piú piede, diventando sempre piú popolari tra i giovani e, pian piano, anche tra i meno giovani.

La vetrinizzazione sociale è un vero e proprio fenomeno che ha invaso le nostre vite, creando il bisogno di costruire una vera e propria identità di facciata, mostrandola come perfetta agli occhi di chi naviga nella realtá virtuale dei social network e mettendola alla portata dei giudizi di tutti. Come dice Vasco Rossi: “Basta poco a fare bella figura, ci si accontenta delle impressioni”

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Questo fenomeno, come abbiamo accennato, si ritrova in quasi tutti i campi della vita e, nel corso degli ultimi anni, la vetrinizzazione ha riguardato la sfera piú privata ed intima che consiste nel mostrare la propria casa.

La casa è uno spazio intimo, che racconta tutto e porta con sé l’essenza familiare, con tutto ció che gira attorno ad essa. Instagram è, ormai, stato preso d’assedio dalle foto di case perfette e, molti ne hanno tratto anche profitto.

Infatti, da qualche anno a questa parte, fare foto alla propria casa è diventata anche una pratica per venderla o affittarla in modo rapido e senza troppi problemi, attraverso l’Home Staging. Parliamo di una nuova disciplina che spopola tra gli interioristi e fotografi specializzati nel “mostrare la casa perfetta”.

Via libera, dunque, ai saloni bianchi e luminosi, cucine degne di talent show culinari, bagni lussuosi e camere da letto da cinema a volte per fare invidia altre volte per il semplice motivo di omologarsi alla massa e non essere da meno rispetto alla societá che condivide la propria intimitá costantemente.

Forse, l’instagrammabilitá è un fenomeno sintomo di una societá insicura, che ha bisogno di attenzioni e di cercare le approvazioni degli altri in modo costante. Ma dall’altro lato se questo serve al raggiungimento degli obiettivi ed a trarre profitto, ben venga!

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Tre gradi di separazione

Ma come, non erano sei i gradi di separazione? 😉

Secondo la teoria sociologica, il mondo è così piccolo da permettere di arrivare da Tizio a Caio attraverso solo sei passaggi. Spiego meglio, aiutandomi con Wikipedia che lo racconta davvero bene. Negli anni Sessanta, lo psicologo americano Stanley Milgram volle mettere alla prova la teoria dei sei gradi di separazione con  un esperimento. Chiese ad gruppo di persone di spedire un pacchetto ad altrettante persone che abitavano a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva solo il nome del destinatario, il suo impiego e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso. Ognuno dei partecipanti inviò il pacchetto ad una persona di sua conoscenza che credeva potesse essere più vicina al destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via, fino a che il pacchetto non fosse stato consegnato al destinatario finale.

A dirla così, e considerando il periodo storico in cui questo esperimento si svolse, sembra davvero complicato riuscire a raggiungere il destinatario sconosciuto attraverso pochi contatti. Eppure, ogni pacchetto arrivò in cinque/sette passaggi. Da qui nacque l’espressione “sei gradi di separazione”.

I gradi di separazione di Facebook

Quindi, secondo la teoria dei sei gradi di separazione, ognuno di noi è collegato all’altro attraverso sei persone. Qualche anno fa, alcuni ricercatori italiani ripresero lo stesso esperimento su Facebook. Grazie al fatto che, sul social media, ci sono “amici” che non conosciamo direttamente, i passaggi si ridussero da sei a quattro.

Quando sono in aula, gioco sulla teoria dei quattro gradi di separazione dimostrando che l’ex Presidente Obama, su Facebook, non è poi così lontano.

Arriva a chi vuoi, tramite un amico in comune

Ricordi quando, a scuola, ti piaceva una persona? La prima cosa che facevi, era individuare l’amico in comune che potesse mettervi in contatto. Immaginiamo di poter fare lo stesso dal punto di vista professionale e lavorativo!

Le Pubbliche Relazioni si basano proprio su questo, e sulla capacità personale di ampliare sempre più la rete di contatti, non solo dal punto di vista digitale, ma anche e soprattutto umano. Una buona rete di relazioni, nella vita come nel lavoro, è come un edificio che si costruisce ogni giorno, e che necessita di capacità e competenze personali, empatia, ascolto attivo e istinto. Ma, soprattutto, generosità e disponibilità.

Naturalmente, costruire una buona rete di relazioni non è qualcosa che si fa in un giorno. Ma, con tempo e pazienza, umiltà e sorrisi, potrai far sì che il resto del mondo sia sempre più vicino.

Piccoli dettagli per migliorare l’esperienza di acquisto

Nelle ultime settimane sono stata poco presente sul blog, perché ho avuto diverse ore di lezione in aula sulla comunicazione diretta e il Public Speaking. In queste occasioni, ho avuto modo di confermare l’idea che la comunicazione con i clienti – nei negozi, nelle agenzie e persino nelle officine – non è spesso supportata da conoscenze dirette, ma guidata dal buon senso e dal carattere di chi è al banco.

Esistono però delle strategie che permettono di entrare in empatia con chi abbiamo di fronte, offrendo la possibilità di fidelizzare un potenziale cliente anche attraverso la comunicazione verbale e non verbale.

Qual è la differenza tra comprare e vivere un’esperienza di acquisto? Sicuramente, la seconda permette di sentirsi protagonista, di ricevere informazioni e consigli “su misura”, di avere la consapevolezza di aver investito i propri soldi in qualcosa di giusto e importante. Insomma, l’esperienza di acquisto è da vivere, da raccontare, da consigliare e, perché no, da replicare.

 

Gli aspetti non verbali

Nella vendita diretta ci sono alcuni fattori di cui siamo meno consapevoli, che però influiscono sul  processo di vendita. Uno di questi fattori è la prima impressione : ne abbiamo già parlato, è un elemento che appartiene alla natura umana più primitiva, quella che ci permette di capire – nelle situazioni nuove o davanti a sconosciuti- se siamo prede o predatori. E’ ovvio che la prima impressione è, appunto, solo un’impressione. Ma può condizionare alcune persone più di altre e rallentare il processo di fiducia che viene ad instaurarsi durante una vendita. Insomma, se una persona non “ti piace” a pelle, è difficile che riuscirà a venderti qualcosa!
Ecco perché è necessario prestare attenzione a come ti presenti, anche dal punto di vista dell’immagine. Tu rappresenti la tua attività, per questo la tua immagine è importante quanto la vetrina del negozio.

Un bel sorriso aperto, lo sguardo diretto e una postura predisposta all’accoglienza sono sicuramente elementi che possono favorire una bella impressione, di te e della tua attività. Elementi che vanno poi supportati con un tono di voce calmo e sicuro e la predisposizione all’ascolto.

 

Fai le domande giuste!

Hai presente quando vai in un negozio e l’addetto alle vendite tira giù tutto il campionario per permetterti di scegliere? Molto spesso, dopo aver visto tutto, sei più confuso di prima. E quindi prendi del tempo per decidere.

Prima di intraprendere una vendita, ascolta le necessità del cliente.

Aiutare il cliente significa cercare di capire di cosa ha bisogno. E questo puoi farlo solo se gli fai le domande giuste. Avrai l’impressione di perdere tempo a chiacchierare, ma non è così.

Prima di tutto, alle persone piace parlare e percepire la tua attenzione. Inoltre, attraverso le domande, puoi capire qual è il prodotto che sta cercando. Fare le domande, quelle giuste, permette di restringere la ricerca e di chiarire le idee, se hai davanti una persona confusa o titubante. Per fargli pronunciare la fatidica frase “Mi hai letto nel pensiero!” 😉

 

Parlare chiaro!

Il modo migliore per mettere a proprio agio il cliente, quando parliamo delle caratteristiche un prodotto, è tenere presente che può essere esperto (o no) ciò di cui stiamo parlando.

Quando parli del tuo settore, potresti pensare che alcuni termini possano essere familiari anche a chi non è del tuo campo. Invece non è detto che sia così: quelle parole fanno parte del tuo mondo, ma un’altra persona potrebbe non averle mai sentite prima e non conoscerne l’esatto significato. E quindi può fraintendere la tua comunicazione, oppure sentirsi in imbarazzo o incapace di decidere.

Cerca di evitare paroloni e terminologie da “addetti ai lavori”, così come gli inglesismi, a favore di un dialogo comprensibile a tutti: sia per chi ha già dimestichezza con l’argomento e sia per chi, invece, non lo conosce affatto. Una conversazione chiara e semplice permette, in entrambi i casi, di sentirsi a proprio agio nel chiedere spiegazioni e consigli.

 

Emozione, semplicità e coinvolgimento

Volendo utilizzare tre parole, riassumerei così il momento dell’esperienza di acquisto. Perché, in fondo, comprare non è sempre e solo un atto necessario, ma va inteso anche come un’occasione di coccola e di piacere, come lo shopping. Ed è così che andrebbe gestita e vissuta, anche dall’altra parte del banco! 😉

 

 

 

Siamo patetici?

Da quando ho iniziato a lavorare sui social, parallelamente ho iniziato un percorso come formatrice. Da una parte aiuto chi vuole apprendere un metodo e gli strumenti per ottimizzare una strategia di comunicazione digitale. Da un’altra parte, quando posso, metto a disposizione quel che so per condurre una riflessione con studenti, o con genitori, su un modo più consapevole di utilizzare le app che abbiamo sotto mano tutti i giorni.

Ecco, nel mio piccolo cerco di fare quello che mi auspico diventi presto un modus operandi generale: cultura o alfabetizzazione digitale, chiamatela come preferite. Non è per ergermi a grande conoscitrice della rete, ma perché credo, nel mio piccolo, che sia necessario permettere a tutti di avere gli strumenti – di pensiero o reali – per poter vivere e convivere nella rete in sicurezza e in pace col mondo.

 

Siamo patetici?

Ho intitolato così questo post perché, fin dalla prima volta in cui mi sono trovata in aula con degli adolescenti, ho avuto la sensazione che loro percepiscano così noi trenta-quarantenni  su Facebook.

Ok, se ci pensiamo bene, anche noi giovani e adulti sorridiamo del modo in cui i nostri genitori – la generazione cresciuta col telefono a rotella, col lucchetto – utilizzano WhatsApp e Facebook.

Alcuni sembrano poco a loro agio, quasi avessero paura di rompere lo smartphone. Altri, invece, sono saltati con piacere nell’universo digitale e salutano tutti a più non posso, ogni volta che possono.

E invece, i diciassettenni, anziché sorridere bonariamente di noi, e continuare a convivere nel nostro stesso social – sopportando la nostra invadente presenza – hanno deciso di migrare altrove.  Perché?

Perché ci sono i miei genitori

Perché si parla solo di politica o di tragedie

 

Cosa abbiamo fatto di male?

Quando Facebook ha avuto il suo boom in Italia, circa nel 2008, eravamo giovanissimi anche noi e il social era una novità davvero piacevole. Condividevamo esperienze, vacanze, gattini, pensieri e cose buffe e spiritose. Lo spirito di Facebook era come quello di un campus durante l’ora di relax: goliardico, rilassato. 

Poi, noi siamo cresciuti, nella vita e dentro Facebook.

E hanno cominciato a darci fastidio un po’ di cose. L’amico che pubblica la foto mentre è in vacanza non è più divertente, perché fa sentire frustrati. La notizia sulla gaffe del politico non fa sorridere, fa sentire superiori. Rispondere male alle persone non è più sinonimo di saccenza o maleducazione, ma di libertà di espressione.

Insomma, non è Facebook che è cambiato. Il problema è che Facebook è ormai popolato esclusivamente da noi adulti, e riflette sempre di più il nostro bagaglio di problemi, rimorsi, insicurezze, rimpianti e malcontenti.

E se Facebook riflette davvero ciò che siamo diventati negli ultimi dieci anni, forse è il caso di posare lo smartphone e metterci davanti allo specchio.

capire se non hanno ragione i ragazzi, a voler stare mille miglia lontani da noi.

 

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Obiettivi d’autunno: come provare a raggiungerli

Sta arrivando l’autunno, anche se da queste parti andiamo ancora al mare! Questa stagione così particolare e controversa, amata e odiata, è diventata un po’ come il Capodanno o i lunedì in cui si comincia la dieta. E’ il momento delle pianificazioni e delle idee, dei nuovi obiettivi e delle strategie. Però, se ti viene la smania di voler far tutto subito e bene, poi rischi che ti perdi a metà cammino.

Ecco perché ho pensato ad un post in cui parlare di come riprogrammare gli impegni e gli obiettivi in vista della nuova stagione. Vale per te, ma vale anche per me. Ognuno di noi ha bisogno di ragionare, ricalibrare e anche di un po’ di sostegno in queste occasioni!

Prendiamo l’autunno come l’inizio di qualcosa di bello, un momento in cui porsi nuove sfide da portare avanti nei mesi freddi. E anche il momento di un piccolo bilancio, perché non si parte senza prima guardarsi alle spalle, e scoprire la strada già percorsa.

 

Scopri da dove parti

Prova a fare un bilancio degli obiettivi che ti eri dato in passato. Di quelli che hai raggiunto e quelli che, invece, hai fallito. Non c’è nulla di male ad ammettere che alcune cose non sono andate per il verso giusto: è dipeso da te o da altri fattori? Potevi prevederlo? Puoi rimediare? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Prova a dare una letta a questo post sulla paura di fallire, magari trovi degli spunti interessanti! 😉

E per ciò che invece è andato bene, prova a farti qualche domanda per capire bene quali sono stati i punti di forza che ti hanno permesso di raggiungere l’obiettivo. Fissali e fanne esperienza!

 

Togli di mezzo ciò che non serve più

L’autunno è anche il momento del cambio di stagione. Top, sandali e T-shirt stanno per lasciare il posto a giacche, stivali e sciarpe. Durante il cambio di stagione, tutti tendiamo a conservare, riciclare o dare via i capi dell’anno precedente.

Procedi con lo stesso criterio con la tua Comunicazione Digitale. Controlla sito, social e blog per scoprire se, rispetto al passato, vuoi tenere tutto quello che già c’è, vuoi riciclare o dare una bella sfoltita a ciò che trovi. I tuoi servizi sono ancora tutti validi? Le immagini che sono on line ancora ti rappresentano? Hai aggiornato la tua descrizione personale con le nuove esperienze che hai fatto? Per rinnovare il tuo look digitale, puoi procedere così!

 

Programma per tempo i nuovi obiettivi

Nel prossimo futuro, vuoi lanciare un nuovo servizio o presentarti ad un cliente in particolare?

Programma i tuoi nuovi obiettivi per tempo, e senza guardare troppo lontano sul calendario. E’ inutile riempire l’agenda di cose da fare, solo per sentirti attivo e coinvolto. Anzi, è controproducente, perché più resti indietro sull’elenco, e più senti lontano (e irraggiungibile) il traguardo.

Procedi invece per piccoli passi secondo una strategia: tanti micro-obiettivi che ti portano gradualmente verso il raggiungimento della meta. Definisci una strategia semplice, che possa raggiungersi con una marcia serrata, ma che non ti lasci senza fiato!

E un consiglio, sia per te che per me: non lasciare che le voci in agenda non comprendano anche del tempo libero e delle cose da fare per te stesso. Per il tuo piacere e per prenderti cura di te.

E poi, in bocca al lupo! Perché, se è vero che ci vuole metodo, costanza e  un piano di lavoro per raggiungere gli obiettivi, ci vuole anche un pizzico di fortuna! 😉

 

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