Come trovare le idee giuste per i tuoi post

Quando gestisci i social  un blog della tua attività, una delle cose più macchinose da fare è riuscire a trovare contenuti sempre nuovi da condividere con il tuo pubblico. Non basta inserire pubblicità per far sì che gli utenti interagiscano. Anzi, in realtà, i contenuti prettamente promozionali dovrebbero essere 1/5 della tua comunicazione on line.

Abbiamo affrontato questo argomento molto spesso sul Social Blog, ma stavolta lo faremo da un punto di vista diverso. Infatti, ciò di cui parleremo è di come si realizza una mappa di temi utili a creare contenuti per la tua comunicazione digitale, sia per i social che per i blog. La mappa tematica, come potremmo chiamarla, non è uno strumento statico, ma dinamico. Evolve insieme alla tua comunicazione, alla tua azienda e ai tuoi followers. Pertanto, periodicamente va anche rivista per capire se puoi aggiungere o togliere elementi.

 

Prima di iniziare

Prima di tracciare una mappa tematica, è necessario sapere a chi vuoi indirizzare la tua comunicazione. La comunicazione digitale va indirizzata a diversi tipi di utenti (prova con tre tipi) che possono in qualche modo interagire o essere interessati alla tua azienda.

Sicuramente, il primo utente a cui rivolgersi è proprio il compratore finale dei tuoi servizi/prodotti. Prova a indovinare chi è, cosa fa, dove vive. Non sono tutti dati da inventare, sicuramente sai chi è che viene nel tuo negozio di quartiere o chi può avere bisogno della tua professionalità.

Immaginiamo che tu abbia un negozio di oggetti per la casa e arredamento. Sicuramente, il primo potenziale pubblico della tua comunicazione digitale sono le persone che abitano nella tua città o nei dintorni, o addirittura nel tuo quartiere. Secondo l’esperienza diretta, cerca di tracciare un identikit del tuo cliente tipo: genere, età, lavoro, hobby, e così via.

Un altro tipo di utente che potresti coinvolgere con  i giusti contenuti è l'”appassionato”. Identifichiamola, tornando al discorso dei complementi d’arredo, come chi ha il pallino dell’architettura e design. Magari nella vita fa un altro lavoro, ma per curiosità o diletto ama approfondire ciò che riguarda l’arredamento, gli oggetti strani, la cura della casa o l’ospitalità.

E arriviamo al terzo potenziale utente, quello che potrebbe essere interessato ai tuoi prodotti non per passione o per piacere personale, ma per lavoro. Non colleghi, ma professionisti in cerca di spunti e idee per approfondire le loro competenze. Come, tornando al nostro esempio,  potrebbero essere i proprietari di Bed & Breakfast e attività ricettive, fotografi di interni, studi di architettura, agenti immobiliari e simili.

 

Come realizzare una mappa tematica

Una volta che hai capito a chi ti rivolgi, puoi identificare quali sono i punti che la tua attività ha in comune con i tuoi utenti.

Prendi un foglio di carta, e traccia al centro del foglio un cerchio, dentro cui inserirai il tema principale della tua impresa. Tornando al nostro esempio: complementi d’arredo!

Adesso, non porre limiti alla fantasia e scrivi di getto, tutto intorno al cerchio centrale, cosa unisce  tuoi utenti e la tua professione da un punto di vista professionale e personale: passioni, interessi, valori, esperienze, occasioni, eventi, hobby, blog e riviste di settore, personaggi pubblici e così via.

 

Fai un po’ di pulizia

Al termine di questo esercizio, fai un po’ di pulizia, eliminando gli argomenti più lontani, quelli ridondanti o quelli su cui ti senti meno sicuro.

Ed ecco la tua mappa tematica: da qui, potrai prendere ogni settimana uno spunto per raccontare un po’ di te, del lavoro, dei prodotti. Ma anche, e soprattutto, chiacchierare insieme al tuo pubblico degli interessi e delle passioni che vi accomunano!

 

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Sette regali curiosi e inutili scovati sul web!

Qualche giorno fa, con l’arrivo di un catalogo postale di regali e accessori natalizi, mi è saltata in mente l’idea di dedicare il post che scrivo ogni anno prima del Black Friday agli acquisti per Natale. E, stavolta, ho spinto la mia curiosità verso alcuni oggetti particolarmente curiosi che si possono trovare in rete. Tra tutti quelli che mi hanno  fatto sorridere, ne ho selezionati sette.

Come dice Mary Kondo, il regalo assolve la sua funzione nel momento in cui viene ricevuto, procurando gioia. E sicuramente tutti conosciamo qualcuno che potrebbe divertirsi a ricevere per Natale un regalo che è assolutamente inutile!

Ed ecco qui un elenco dei sette oggetti inutili e curiosi che, a mio avviso, possono far sorridere chi li riceve.

 

Voglia di caramelle?

C’è chi ha l’abitudine di tenere sempre una ciotolina di caramelle sul tavolino o sulla scrivania.  Ecco il regalo giusto per chi ama le caramelle e i giochini da fiera anni Ottanta: il candy grabber! Prova a prendere la caramella manovrando il joystick, hai a disposizione un tempo limitato: proprio come i giochini alle feste di paese! Costa 32,95 €.

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Per chi non smette di essere mai bambino

Chi non sogna di ricevere un Babbo Natale volante di 70 cm, da appendere alla finestra, per dare l’illusione che la stia attraversando? Questo addirittura suona e si illumina: il regalo perfetto per le notti in cui sei solo in casa e ti svegli per andare a prendere un bicchiere d’acqua in cucina! Costa poco meno di 60 €.

 

Una partita a golf aiuta la concentrazione

Tutti conoscono quella persona che, quando entra in bagno, si perde e non torna più. Ed ecco come aiutarlo a concentrarsi: il set da golf da bagno. Costa appena 5,90 €, e la confezione contiene anche un cartellino “Do Not Disturb” da appendere all’esterno per avvisare i coinquilini della partita in corso!

 

Dove vai, se la bambolina da cruscotto non ce l’hai?

Ecco un regalo natalizio perfetto per chi ha a cuore la propria automobile: la bambolina dondolante da cruscotto a energia solare. Ne trovi con vari soggetti: da Gesù a Papa Francesco per i più religiosi. Oppure puoi optare per altri personaggi, come Mr Bean, Trump o la Regina Elisabetta! Il costo è poco meno di 7 €.

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Una tuta modello Unicorno

Chi non ha mai desiderato girare per casa con indosso un pigiama da Unicorno? Un regalo natalizio perfetto per l’amica che sogna una vita come quella dei Trolls, le creature più felici del mondo, tutta brillantini e arcobaleni. Ha anche un prezzo piccolo piccolo, appena 16,95 €!

Per il cucciolo di casa

Anche i gatti hanno diritto al loro bel regalo di Natale, e sicuramente adoreranno l’amaca da radiatore. E’ sicuramente un oggetto curioso, e non so che darei per vederci un bel gattone di mia conoscenza (che probabilmente non riuscirebbe neanche a starci dentro!). Costa intorno ai 17€.

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Per gli amanti del design

Vuoi mettere una casa completamente arredata a tema natalizio. In tutte le stanze, compreso il bagno. Ecco perché il tuo amico amante del design adorerà ricevere il completo da bagno dedicato a Babbo Natale, con cui vestire a festa anche i suoi sanitari. Il prezzo si aggira sui 7 €.

 

E niente, vi è venuta qualche idea su un regalo originale per il prossimo Natale? Nel frattempo, i consigli dei post degli scorsi anni sono ancora validi. Eccoli qui:

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Sette idee regalo da mettere nella lista di Babbo Natale

Tre libri da regalare e da regalarsi: leggere bene per imparare a scrivere bene

Dimmi come posti. E ti dirò chi sei

Quali sono gli elementi che rendono una persona unica e riconoscibile? Sicuramente la personalità: intesa come il suo stile, il carattere, il modo in cui comunica. E questa stessa idea vale anche quando cerchi di comunicare la tua impresa: la scelta delle parole, del tono in cui ti rivolgi al tuo pubblico, lo stile che prediligi sono tutti elementi che ti permettono di creare un dialogo con il tuo pubblico.

La stessa cosa vale sui social media, che sono un mezzo di comunicazione veloce e diretto e che come tale può delineare varie sfaccettature della tua personalità e di quella dei tuoi utenti. Insomma, i social sono un po’ il motorino della comunicazione aziendale. Il mezzo per andare dritti al sodo, comodi per il cazzeggio o per raggiungere la meta senza tanti fronzoli.

E di conseguenza, la comunicazione sui social media deve adeguarsi al mezzo, allo stile e alla personalità. E tu come comunichi sui social? Come ti rivolgi al tuo pubblico?

 

Ho raccolto cinque brand diversi per cinque modi differenti di raccontarsi su Facebook. Dacci uno sguardo anche tu, per scoprire quale assomiglia al tuo, e perché.

 

Divertente e profumoso

Se sei come Lush, ti piace scrivere post anche abbastanza lunghi e descrittivi, soffermandoti sulle percezioni sensoriali. Le immagini e i video riprendono tutti i colori del mondo e ti sembra di sentire il profumo e la sensazione voluttuosa del prodotto.

Il tutto è condito con i giochi di parole che contraddistinguono Lush anche nei nomi e nelle confezioni dei prodotti.

 

Dritto al punto!

Se sei come Alitalia, preferisci scrivere dei post veloci e diretti, che vanno dritti al punto. Che si tratti di un gioco da proporre ai tuoi utenti o di un’offerta, sai che ti bastano poche parole – quelle giuste! – per incuriosire. E poi, puoi contare sul link al post o sull’immagine per approfondire il tema che hai scelto.

Lo stile di Alitalia si rifà proprio all’idea del volo: dritti alla meta, meglio senza scali intermedi!

 

Emozioni à gogo

Se sei come Coca Cola, ami comunicare con uno stile emozionale. Lasci poco spazio alle parole e molto alle immagini e ai video, ricreando delle situazioni emozionali in cui l’utente è al centro dell’esperienza. Perché ricorda, racconta, sogna.

Ogni post è un concerto di emozioni, che portano avanti anche i valori di inclusione e condivisione, classici della Coca Cola.

 

Ironia e autoironia

Se sei come Mr Wonderful, l’ironia  e la leggerezza sono la tua arma vincente.  E l’ironia è nulla, se prima non è rivolta verso se stessi! Che siano post, immagini, video o link ad articoli, l’importante è sorridere di se stessi e delle proprie manie.

E quindi via libera a post di segreti inconfessabili, come se si fosse in un eterno pigiama party tra migliori amiche.

 

Secco e didascalico

Se sei come Depot, ami le immagini in stile vintage e nei tuoi post comunichi in modo secco e deciso. I post sono didascalie alle foto o ai video, che descrivono un’esperienza, un prodotto o propongono un consiglio.

Come amici al bar della piazza, una birra sudata e il discorso che si stringe, senza fronzoli o giri di parole. Le cose stanno così, è la vita! 😉

 

 

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E se devi parlare in pubblico in un’altra lingua?

Immagina di dover parlare in pubblico in inglese, o comunque in un’altra lingua. E’ una cosa che, la prima volta, mette i brividi.

Parlare in pubblico è sempre particolarmente emozionante. E farlo in un’altra lingua può essere una vera e propria prova di abilità. Potresti sentirti insicuro perché temi di non comprendere la domanda di un interlocutore. Oppure di non riuscire a gestire con padronanza la situazione.

 

Scrivi il discorso ma non impararlo a memoria

Che si tratti di un discorso in italiano o in un’altra lingua, impararlo a memoria non è mai una grande idea. E se ti sfugge un termine all’improvviso e perdi il senso del discorso?

Meglio scrivere tutto ciò che vuoi dire, ma poi lasciare che il discorso fluisca liberamente. Una buona strategia è quella di appuntare su un foglio i termini tecnici o le parole chiave (in lingua, naturalmente) che dovrai pronunciare. In questo caso, gli appunti avranno una duplice funzione: da una parte ti aiuteranno a non dimenticare i punti più importanti del tuo discorso, come una scaletta. Dall’altra parte, ti sentirai più sicuro nel poter sbirciare gli appunti quando quel termine sfugge alla memoria.

Non pensare di poter gestire la situazione con la stessa padronanza della tua lingua madre

Premettere che non è un’esperienza facile, che ci saranno dei limiti oggettivi, è già un passo avanti. Non avrai la stessa sicurezza e padronanza della lingua con cui sei cresciuto e che parli quotidianamente, a casa, al bar e a lavoro, e di cui conosci ogni sfumatura, lessicale e culturale.

Partire con un’asticella di aspettative più bassa ti metterà a tuo agio, più di quanto pensi.

Prima di iniziare a parlare, se le circostanze lo permettono, ammetti  verso il pubblico questa difficoltà: lo renderà più clemente nei tuoi confronti e più disponibile all’ascolto.

 

Abbi fiducia nelle tue espressioni

Ma capiscono quello che dico?

Quando comunichi in lingua straniera non sai bene se la tua pronuncia è giusta.

Cancellare un accento è davvero difficile. Visto che la capacità di assorbire una lingua (al punto da cancellare l’accento straniero) è in parte dovuta a un fattore genetico, molto vicino al principio del cosiddetto “orecchio assoluto” dei musicisti, tanto vale lasciarsi andare. E accettare che il pubblico ti ascolti parlare con la stessa esterofilia con cui sentivamo Heather Parisi o con cui i tedeschi ascoltavano parlare Trapattoni.

E’ vero, noi italiani, poi, parliamo molto coi gesti, con la mimica e con l’atteggiamento del corpo.  Senza esagerare, ma lasciando fluire l’italianità che è in te, questa caratteristica aiuterà chi ti ascolta a comprendere ancora meglio il concetto che desideri esprimere.

 

Quando sei lì, lascia andare libera la mente

C’è un processo mentale, che riguarda l’apprendimento delle lingue, che mi ha sempre affascinato. Si chiama monitor, ed è l’incapacità di lasciarsi andare per paura di sbagliare. Ecco, il tuo monitor lascialo a casa.

Non avere vergogna o paura di sbagliare. Un verbo inesatto o una parola pronunciata non perfettamente – se sei straniero – te li perdonerebbe chiunque. E se non te li perdoni tu, stai perdendo un’occasione straordinaria: quella di aprire nuovi canali di comunicazione, culturali e sociali. E di metterti alla prova con un’impresa che man mano che vai avanti, ti esalta e ti fa sentire fighissimo. Quando avrai finito non vedrai già l’ora di ricominciare. 

 

E se vuoi leggere qualcosa di più sull’argomento puoi dare un’occhiata qui:

Parlare in pubblico, ovvero la capacità di raccontare un’idea

Uscire dalle quattro mura per vedere come vanno le cose fuori

Perché è bello imparare a fotografare

Sette anni fa, in vista di un viaggio in una natura spettacolare, acquistai la mia prima fotocamera bridge. Era una macchina fotografica che mi permise, da neofita, di portare a casa delle foto piuttosto belle. In quell’occasione esplose la mia passione per la fotografia: era la mia “meditazione camminata” alla ricerca della bellezza.

Quando nacque mia figlia abbandonai la fotografia perché non avevo più tempo (e voglia, e pazienza) per “meditare”: per fotografare ci vuole tempo, cura e attenzione, e io ero frustrata perché non riuscivo più a fare una foto che mi emozionasse. E poi, con un cellulare fai subito, e l’immagine la tieni lì a portata di mano tutte le volte che vuoi.

 

Ricominciare da zero

Qualche settimana fa ho chiesto ad un amico di aiutarmi a ritrovare la passione e l’”occhio” che avevo perso. Il mio amico si chiama Gianluca Di Fazio, è un fotografo professionista specializzato in foto sportive e racconti per immagini. Un bravissimo fotografo che, come uno sherpa, mi sta riportando sul sentiero della passione fotografica. Perché è così: puoi anche fare foto tecnicamente perfette, ma se il tuo stato d’animo è corrotto da qualche brutto pensiero, hai fretta o sei stanco, tutto questo si evincerà dal risultato finale.

Questa è la prima cosa che mi ha spiegato Gianluca quando, durante un aperitivo che era quasi una seduta psicanalitica, parlavamo dei motivi per cui volevo riprendere in mano la macchina fotografica.

Quando ti approcci a qualcosa di nuovo, è sempre meglio incominciare da zero. Re-imparare qualcosa che sai fare male o da autodidatta, è un percorso ancora più difficile: devi fare tabula rasa di tutti i preconcetti e le idee che avevi assimilato (male) precedentemente, prima di cominciare ad acquisire le nuove informazioni.

Però è questo l’unico modo per correggere gli errori dell’autodidatta.

E poi, bisogna affidarsi completamente a un professionista, senza farsi troppe domande.

 

L’importanza dei particolari

I nostri incontri hanno fuso teoria e molta, molta pratica. Tante foto, sia insieme che in solitaria, seguendo istruzioni ben precise su temi, soggetti, tempi e stile di lavoro.

Il motivo per cui consiglio di imparare a fotografare, che sia per piacere o per lavoro, è che la fotografia è un vero e proprio esercizio di alternanza, tra regole e creatività.

E’ un modo di allenarsi a portare attenzione verso i particolari. E questo, nella vita, è davvero importante. Ci soffermiamo sempre troppo sull’insieme, sul quadro generale. Capire l’importanza del dettaglio è un esercizio che aiuta anche nelle relazioni interpersonali, nei processi decisionali e nel lavoro, qualunque esso sia.

Ho imparato che un dettaglio può cambiare completamente il significato della foto. A volte, basta solo spostarsi,  modificare la prospettiva, per dare un’intensità diversa all’immagine e raccontare un’altra storia.

 

Impari a raccontare storie

E’ proprio così, impari a raccontare storie.

Una bella foto  non è una bella cartolina, come sostiene Gianluca. Una foto non significa riprodurre un’immagine, ma imprimere un momento. Significa raccontare una storia. Attraverso i dettagli, l’immaginazione, le prospettive, la luce, e così via. Il soggetto della foto diventa un ponte universale, in grado di aprire più strade e di creare più chiavi di lettura: la tua e quella di chi la guarda.

Ed è per questo che è un atto completo e creativo. Perché è comunicazione in continua oscillazione: coinvolgente e capace di creare percorsi di immaginazione.

 

Impari a immaginare

La foto non nasce dalla scena che guardi. Nasce prima nella tua mente.

E la capacità del fotografo è quella di scattare proprio quella immagine che ha nella testa.

E’ un’arte. Ecco perché  è una cosa bellissima, che permette di sviluppare a livelli inverosimili la capacità di astrazione, immaginazione e creatività.

Una creatività circondata dalle regole.

Ed ecco perché è importantissimo per un professionista della creatività imparare a fotografare. E’ come andare in palestra per un culturista.

Inoltre, dalla mia esperienza personale, la fotografia è anche un esercizio di pazienza. E’ come l’appostamento per il cacciatore: con un lavoro di immaginazione, progettazione e attesa, crei lo scatto giusto per te.

 

Coltivare l’intelligenza emotiva in piccoli passi

La scorsa settimana, nell’ambito di un percorso di formazione, ho avuto l’occasione di visitare una scuola che mi ha lasciato una bellissima sensazione. Si trattava di un liceo di recente realizzazione, e ho apprezzato con piacere alcuni aspetti che mi hanno fatto riflettere sul ruolo della scuola nella società. La scuola  sta alla società come la cera sta alla candela.

Ciò che mi ha colpito maggiormente di questo istituto è stata l’attenzione riservata alla cura e allo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva degli studenti, attraverso delle attività didattiche integrative che mettevano in risalto empatia, creatività e valori.

Ecco perché mi ha ispirato un articolo dedicato all’Intelligenza Emotiva, facoltà che ognuno di noi dovrebbe coltivare nel lavoro e nella vita privata per sviluppare attitudini positive nelle relazioni e nella creatività. Relazionarsi in modo propositivo ed empatico significa valorizzare se stessi e gli altri, accrescere le doti comunicative e ridurre le tensioni.

E’ la base del Team Building, ma non bisogna necessariamente essere una squadra per cominciare. Prestando più attenzione a cose che fai ogni giorno, puoi migliorare il tuo modo di vivere e di relazionarti agli altri.

Essere più sereno e in equilibrio con te stesso, comunicare in modo chiaro e deciso, immedesimarti nell’altro, sono azioni e reazioni che innescano meccanismi positivi e creano ponti. Sono la chiara lettura di autostima e di benessere personale, perché chi è frustrato o arrabbiato tende a sminuire o ad aggredire.

Guarda qui!

 

Parti dall’Ascolto Attivo

L’ascolto attivo è una delle cose più difficili da fare. Ascoltare l’altro non significa sentire cosa ha da dirti, ma cercare di immedesimarti nelle sue emozioni e sensazioni nel momento in cui ti parla. Anche la posizione fisica che assumi durante la conversazione ha la sua importanza. Aprirti completamente all’altro, anche attraverso una postura accogliente e disponibile,  seguendo i suoi gesti, ti permette di sentirti più vicino e connesso.

 

Ti piace fare cose nuove?

Ne abbiamo parlato anche in un articolo dedicato alla zona di comfort. Essere propositivi ed attivi apre a nuove possibilità e a nuovi confronti.

Non pensare a cose enormi: non è detto che devi fare un viaggio o cambiare sport per portare una ventata di novità nella tua vita. Anche azioni quasi impercettibili, come cambiare bar in cui fai colazione o andare a lavoro a piedi anziché in auto, ti permette di fare nuove esperienze ogni giorno e di scoprire punti di vista diversi. E’ un allenamento a non aver paura verso le novità e stimola la creatività e la fantasia.

 

Leggere le emozioni, riflettere su ciò che succede

Leggere e scrivere. Anche questo è un dettaglio approfondito in più occasioni. Leggere permette di immedesimarsi nei protagonisti delle storie e sviluppa l’empatia. Aiuta a sentire con il cuore ciò che provano gli altri, come i personaggi di un libro, ed è un allenamento che si riflette nella vita reale quando hai a che fare con gli altri.

Scrivere è l’altra faccia dello specchio. Scrivere una storia, un diario o delle lettere personali, ti mette in contatto con la parte più intima di te stesso. Ti permette di analizzare, capire e portare fuori le emozioni. E aiuta a razionalizzare e riflettere con più chiarezza. Inoltre, scrivere è un modo per stimolare la capacità di comunicazione, uscendo dalla solita progressione di chat, email e post che rappresentano il perimetro quotidiano della scrittura e delle relazioni.

 

Ridere è sinonimo di intelligenza

Che sia vera o falsa, all’organismo non importa. Percepisce la risata come un effetto positivo. Per cui, ridere di più significa portare in circolo ormoni di benessere e sciogliere le tensioni. Inoltre, la risata ha la capacità di unire le persone, favorendo la condivisione e la complicità. Anche nelle situazioni di ostilità.

Perché i genitori dovrebbero essere più smart dei nativi digitali

Ricordate quando eravamo ragazzini e uscirono i Tamagochi?

Erano dei giochini elettronici in cui ci si doveva prendere cura di un cucciolo virtuale, dandogli da mangiare, facendogli le coccole e lasciandolo dormire, altrimenti sarebbe morto. Molti gridarono allo scandalo, e il Tamangosci, come venne denominato, fece più clamore di quante furono effettivamente le conseguenze.

Dopo un boom iniziale, i bambini si stufarono dei loro cucciolotti virtuali e tornarono ai vecchi giocattoli. E la stessa cosa avvenne, poco più di un anno fa con l’applicazione dei Pokemon: nei primi giorni tutti a fissare lo schermo del telefono alla ricerca di questo o quel mostriciattolo. Dopo appena poche settimane nessuno se ne ricordava più. Questo per dire che, a volte, ci fasciamo la testa troppo presto. O siamo troppo morali, o troppo libertini.

 

Come per tutto, la verità sta nel mezzo

Saper utilizzare la tecnologia non significa essere in grado di gestirla.

Il mondo digitale è un mondo infinito, in continuo cambiamento, anche per noi che ci lavoriamo. Per quanto puoi conoscerlo, puoi avere dei punti fermi che possono cambiare in qualsiasi momento.

Noi genitori in merito alla tecnologia tendiamo ad avere due tipi di atteggiamenti completamente discordanti: ci sono quelli che “è solo un gioco” e altri che “non sia mai”. I primi sono quelli che lasciano ai bambini libero accesso a smartphone e tablet senza controllo e senza regole perché, per primi, non ne avvertono il pericolo.

I secondi sono quelli che, al contrario, non permettono ai bambini di approcciarsi alla tecnologia in alcun modo, come se tenerli lontani fosse un modo per risolvere a priori il problema.

 

L’educazione comincia dai primi anni

Tecnologia e bambini: un binomio che non possiamo ignorare.  Ed è per questo che l’educazione digitale deve andare di pari passo con le altre, con limiti e regole fin dai primi anni.

Se fosse per i bambini o per i ragazzi, mangerebbero ogni giorno pizza e patatine fritte. Però un genitore sa che deve incominciare subito ad educare un figlio ad una dieta che comprenda alimenti sani e nutrienti. Pur scontrandosi con la ritrosia verso la frutta e le verdure.

Allo stesso modo, non c’è nulla di male – anzi – se ogni tanto si sgarra con la dieta e ci si concede un bel piatto di patatine fritte o una dose doppia di cioccolata.

Per insegnare ai ragazzi, credo che sia importante partire dall’esempioSe riempio il mio piatto con le patatine fritte e nel piatto di mia figlia metto carote e cavoli, è molto difficile che lei accetti di mangiare il suo bel piatto di verdure!

Se lasciassimo fare ai bambini, forse passerebbero le giornate su YouTube o sui videogiochi. Allo stesso modo, se siamo noi genitori i primi a stare sempre con gli occhi sul cellulare, è facile che nostro figlio si comporterà di conseguenza. 

Come genitori, insegniamo ai nostri figli ad attraversare la strada, a non fidarsi degli sconosciuti, a rivolgersi ad un poliziotto se si perdono. Ecco, la figura genitoriale oggi non può prescindere, a mio avviso, da un nuovo tipo di educazione: l’educazione digitale.

 

I genitori dovrebbero essere più informati dei nativi digitali sulla tecnologia per aiutarli a fare gli “anticorpi”

Non si può lasciare un bambino nella preistoria, non facendogli accendere un pc e non permettendogli di sviluppare un intuito digitale. Perché il web esiste, fa parte della nostra vita e farà parte della sua, inevitabilmente.

Quel bambino ha bisogno di creare gradualmente la sua esperienza, la conoscenza e gli anticorpi per imparare a muoversi nel mondo digitale.

Il computer e lo smartphone sono presenti in casa come un televisore o un ferro da stiro. Se insegno a mio figlio che il ferro da stiro non va toccato sulla zona rovente non si farà del male. Se ignoro il problema facendo finta che non esista, prima o poi la sua curiosità lo spingerà a toccarlo, e si ritroverà con una scottatura.

E la stessa cosa potrebbe succedere con il web: se insegno a mio figlio come muoversi on line, se formo la sua educazione digitale nel rispetto delle regole, dei confini e del rispetto della privacy posso riuscire ad evitare che succedano cose spiacevoli.

Ma questo presuppone una cosa: che io non sia soltanto capace di utilizzare la tecnologia, ma di capirla, interpretarla e di gestirla.

Nessuno ha la verità in tasca e nessuno è il genitore perfetto. Però su una cosa possiamo concordare, ed è che la conoscenza rende liberi. E conoscere le cose significa essere in grado di capirle, affrontarle e gestirle nel modo che riteniamo migliore per noi e per i nostri ragazzi.