Pubbliche relazioni nell’epoca dei saldi

Scommetto che è successo anche a te: allo scoccare del primo giorno di saldi, hai trovato la posta e il cellulare intasati di offerte e newsletter.

Premesso: io adoro le newsletter. Rispetto al resto del mondo digitale, dove tutto va veloce, la newsletter ti permette di dedicare del tempo al contenuto e approfondire le informazioni.

Solo che, quando arrivano i saldi (o il Black Friday, o qualunque altra occasione di offerte competitive), tutti fanno la stessa cosa: inviano newsletter e messaggi. Così, le offerte arrivano tutte contemporaneamente, e si confondono e si perdono. Una persona non presterà particolare attenzione a nessuno dei messaggi ricevuti, a meno che non stia aspettando l’occasione per poter accedere ad un prodotto specifico ad un prezzo da saldo, o voglia di trascorrere una mattinata intera a leggere e-mail somiglianti.

Anzi, parlando da utente, questa selva di messaggi genera spesso in me un pensiero negativo, un po’ da “Calimero”. Il classico “Ti ricordi di me solo quando ne hai bisogno”.

Invece, come cliente, vorrei essere tenuta in considerazione tutto l’anno. Vorrei sapere se il brand o il negozio di fiducia ha novità in programma, conoscere cosa sta ideando per me e poter accedere a contenuti riservati. E vorrei poter aderire ad offerte esclusive, in momenti diversi rispetto al circuito classico dei saldi. In parole semplici, sentirmi importante, e  infine pensare: “Mi informa dei saldi perché vuole che che non mi perda anche le offerte!”.

Le relazioni sono così: nel digitale come nella vita reale.

Da questo punto di vista i grandi brand lavorano a volte meglio dei piccoli, che è un paradosso. Sicuramente è faticoso per una piccola attività mantenere in piedi un servizio di relazioni impegnativo. Però, allo stesso tempo, può portare dei benefici e un valore aggiunto. Corteggiando il cliente tutto l’anno, offrendogli contenuti esclusivi e offerte dedicate, si sentirà importante. Perché è vero, lo è.

Quindi, ragionando: all’attività piace essere preferita da un cliente, rispetto alla concorrenza. Al cliente piace sentirsi importante.

Per cui, in questa “corrispondenza di amorosi sensi”, ci sono le basi per una relazione importante, duratura e costante.

Quindi, perché non considerare davvero un cliente come un amico?

In fondo, non lo è davvero?

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