Internet e Adolescenti: a scuola di Cyberbullismo ed Educazione Digitale

Sono già due anni che, in occasione del Safer Internet Day, vado in un istituto superiore della mia città per parlare con ragazzi di Internet, Social Media ed Educazione Digitale. Gli incontri si svolgono in presenza di psicoterapeuti che, attraverso dei giochi di ruolo, mettono in scena e stimolano discussioni sulle problematiche della vita virtuale e social.

Sono delle occasioni preziose (purtroppo ancora rare, per via di una mancata presa di coscienza del problema), perché è fondamentale che gli adolescenti siano consapevoli dei mezzi che utilizzano costantemente durante la loro giornata. Rispetto all’esperienza dello scorso anno, ho notato con piacere che i quindicenni sono un po’ più informati rispetto alle insidie e alle potenzialità del mondo virtuale. Certi aspetti del mondo Social rimangono ancora un mistero, ma solo perché non si pongono delle domande su determinati meccanismi.

Negli incontri cerchiamo di stimolare i ragazzi a porsi alcune domande chiave. Le riporto qui, così, se ti va, puoi provare a parlarne con tuo figlio a tavola o in un momento di relax. E confrontarti con lui quello che è il suo mondo, e anche il tuo.

 

Perché Facebook, WhatsApp e Instagram sono gratuiti? 

Capire il meccanismo commerciale che si trova alla base dei Social e delle chat permette di essere consapevoli del fatto che, ogni volta che interagiamo nella rete, lasciamo una scia di dati sensibili. E’ quindi importante proteggere – nei limiti del possibile – la nostra privacy.

E’ interessante confrontarsi sulle clausole di accettazione che sottoscriviamo quando ci iscriviamo ai Social Media (che nessuno legge mai). Queste regole le accettiamo pacificamente senza darci troppo peso, salvo poi saltare sulla sedia quando scopriamo quali sono! 😉

 

I Social rendono felici o depressi?

Lo scorso anno, in classe, questa domanda aveva scatenato un coro di “depresso“. Stavolta i ragazzi stanno dimostrando una maggiore capacità critica, inserendo nella discussione le loro problematiche adolescenziali.

Quando riceviamo un like o un messaggio, nel nostro organismo si mette in circolo la dopamina, che ci fa sentire bene, apprezzati e popolari. Allo stesso tempo, se non riceviamo like ad una foto, oppure se qualcuno che stiamo cercando su WhatsApp non visualizza un messaggio (o peggio, visualizza e non risponde!) subiamo uno stress.

“E’ sbagliato stare ad aspettare un messaggio?” ha chiesto uno degli studenti.

No, purché non diventi una dipendenza. Sicuramente, in un periodo come l’adolescenza non è facile tenere le due cose distaccate.

Siamo stati tutti accanto al telefono per ore, ad aspettare “quella telefonata“. Controllando, di tanto in tanto, se la linea era libera o c’era campo. Oggi, la stessa trepidazione si è spostata su WhatsApp, Messenger e tanti altri canali di comunicazione.

Ogni cosa va valutata con il giusto peso, senza confondere le pene d’amore con la dipendenza da smartphone. Ma senza abbassare la guardia!

 

Hai mai inviato a qualcuno immagini private?

La pratica di inviare foto private ad amici o fidanzati è qualcosa su cui soffermarsi a parlare. Perché la foto, una volta inviata o postata, “si perde” nella rete e non è più possibile rientrarne in possesso.

Una foto che ritrae una persona in un momento privato o in una situazione imbarazzante potrebbe essere inviata ad altri dal destinatario, oppure potrebbe essere messa in rete. In ogni caso, la foto potrebbe saltare fuori al momento sbagliato. Magari anni e anni dopo, creando qualche problema sul lavoro o nella vita privata.

Ecco, su questo bisogna stare attenti. Una foto è per sempre, l’amore no.

Quello che oggi è il tuo amico o il tuo ragazzo, potrebbe non esserlo più tra qualche giorno, mese o anno. Però quella persona ha in mano delle foto o dei video che riguardano la tua sfera privata e che potrebbe utilizzare contro di te.

 

Hai mai inviato ad altri foto o video di un amico senza questo ne fosse consapevole?

Il cyberbullismo è una piaga molto sottile. Ci sono episodi  violenti e intenzionali, che si esasperano con i social media e le chat. Che rendono impossibile la vita del ragazzo e che comprendono diffamazione, minacce, violenza psicologica ed esclusione.

E poi, ci sono episodi di cyberbullismo che non nascono in modo non intenzionale, ma per superficialità o goliardia. Come uno scherzo filmato e messo su un gruppo, che in breve fa il giro degli smartphone del paese. E la cui diffusione può dare fastidio o problemi all’interessato.

Per questo, è importante capire che puoi diventare “cyberbullo” anche se a quella persona vuoi bene ed è un tuo amico.

E cioè, quando passi il limite e, anche se per leggerezza, diffondi un contenuto che espone quella persona ad una presa in giro o ad una situazione spiacevole. E quando ricevi un contenuto derisorio o privato e decidi di farlo girare. Anche in questi casi stai contribuendo ad un atto di cyberbullismo.

Secondo la maggior parte dei ragazzi che erano all’incontro, il cyberbullismo non è un reato, ma un danno morale. Invece il cyberbullismo è proprio un reato punibile per danno morale, biologico ed esistenziale. La responsabilità del danno, inoltre, può ricadere anche sui genitori o sull’istituzione scolastica.

 

Internet è bello: usalo con leggerezza, non con superficialità!

Naturalmente queste domande sono solo la punta di un iceberg che portano a un confronto più profondo, come l’adescamento, il gioco on line e così via. Questo genere di incontri andrebbe organizzato con maggiore frequenza, a partire dai ragazzi, per finire con gli adulti.  Sia come genitori che come utenti. Perché il mondo virtuale è nel mondo reale. E, come si può capire, la linea di confine è facile da valicare.

Capirne i meccanismi e le reazioni è un modo per imparare a vivere meglio e limitare i rischi, prendendosi il bello che la rete può dare.

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