E se devi parlare in pubblico in un’altra lingua?

Immagina di dover parlare in pubblico in inglese, o comunque in un’altra lingua. E’ una cosa che, la prima volta, mette i brividi.

Parlare in pubblico è sempre particolarmente emozionante. E farlo in un’altra lingua può essere una vera e propria prova di abilità. Potresti sentirti insicuro perché temi di non comprendere la domanda di un interlocutore. Oppure di non riuscire a gestire con padronanza la situazione.

 

Scrivi il discorso ma non impararlo a memoria

Che si tratti di un discorso in italiano o in un’altra lingua, impararlo a memoria non è mai una grande idea. E se ti sfugge un termine all’improvviso e perdi il senso del discorso?

Meglio scrivere tutto ciò che vuoi dire, ma poi lasciare che il discorso fluisca liberamente. Una buona strategia è quella di appuntare su un foglio i termini tecnici o le parole chiave (in lingua, naturalmente) che dovrai pronunciare. In questo caso, gli appunti avranno una duplice funzione: da una parte ti aiuteranno a non dimenticare i punti più importanti del tuo discorso, come una scaletta. Dall’altra parte, ti sentirai più sicuro nel poter sbirciare gli appunti quando quel termine sfugge alla memoria.

Non pensare di poter gestire la situazione con la stessa padronanza della tua lingua madre

Premettere che non è un’esperienza facile, che ci saranno dei limiti oggettivi, è già un passo avanti. Non avrai la stessa sicurezza e padronanza della lingua con cui sei cresciuto e che parli quotidianamente, a casa, al bar e a lavoro, e di cui conosci ogni sfumatura, lessicale e culturale.

Partire con un’asticella di aspettative più bassa ti metterà a tuo agio, più di quanto pensi.

Prima di iniziare a parlare, se le circostanze lo permettono, ammetti  verso il pubblico questa difficoltà: lo renderà più clemente nei tuoi confronti e più disponibile all’ascolto.

 

Abbi fiducia nelle tue espressioni

Ma capiscono quello che dico?

Quando comunichi in lingua straniera non sai bene se la tua pronuncia è giusta.

Cancellare un accento è davvero difficile. Visto che la capacità di assorbire una lingua (al punto da cancellare l’accento straniero) è in parte dovuta a un fattore genetico, molto vicino al principio del cosiddetto “orecchio assoluto” dei musicisti, tanto vale lasciarsi andare. E accettare che il pubblico ti ascolti parlare con la stessa esterofilia con cui sentivamo Heather Parisi o con cui i tedeschi ascoltavano parlare Trapattoni.

E’ vero, noi italiani, poi, parliamo molto coi gesti, con la mimica e con l’atteggiamento del corpo.  Senza esagerare, ma lasciando fluire l’italianità che è in te, questa caratteristica aiuterà chi ti ascolta a comprendere ancora meglio il concetto che desideri esprimere.

 

Quando sei lì, lascia andare libera la mente

C’è un processo mentale, che riguarda l’apprendimento delle lingue, che mi ha sempre affascinato. Si chiama monitor, ed è l’incapacità di lasciarsi andare per paura di sbagliare. Ecco, il tuo monitor lascialo a casa.

Non avere vergogna o paura di sbagliare. Un verbo inesatto o una parola pronunciata non perfettamente – se sei straniero – te li perdonerebbe chiunque. E se non te li perdoni tu, stai perdendo un’occasione straordinaria: quella di aprire nuovi canali di comunicazione, culturali e sociali. E di metterti alla prova con un’impresa che man mano che vai avanti, ti esalta e ti fa sentire fighissimo. Quando avrai finito non vedrai già l’ora di ricominciare. 

 

E se vuoi leggere qualcosa di più sull’argomento puoi dare un’occhiata qui:

Parlare in pubblico, ovvero la capacità di raccontare un’idea

Uscire dalle quattro mura per vedere come vanno le cose fuori

Ufficio in casa: organizzare l’agenda in modo da non perdere tempo

Quando ho cominciato a lavorare da casa, la difficoltà più grande è stata quella di imparare a gestire il lavoro autonomamente. All’inizio, facevo un po’ di confusione tra la vita lavorativa e quella privata. Poi, ho pensato che avrei dovuto comportarmi come se, ogni giorno, dovessi raggiungere un ufficio in centro. A non sedermi alla scrivania in ogni momento libero. A fare il bucato fuori dall’orario di lavoro. E a organizzare gli spazi in modo da dividere le due vite. Un altro aspetto a cui ho dovuto far fronte è stata l’organizzazione vera e propria della settimana lavorativa.

Stare ore e ore chiusi in casa, davanti ad un pc, può avere degli aspetti negativi. Soprattutto per chi viene dall’esperienza di studio o spazio condiviso (dove ci si confronta anche sulla quantità di zucchero da mettere nel caffè), trovarsi improvvisamente soli davanti a un’agenda può essere un po’ strano.

All’inizio puoi essere molto affascinato dai vantaggi. Perché sei più concentrato ed efficiente e magari scopri che hai bisogno anche di meno tempo per riuscire a portare a termine le cose da fare. Ma potrebbe anche succedere il contrario. E cioé che, visto che lavori da casa, tendi a prendertela comoda. Concedendoti distrazioni come una telefonata, uno spuntino, una ricerca su internet o comunque cose che c’entrano poco o nulla con il lavoro. 

Inoltre, c’è un altro aspetto da considerare. Se sei in casa, i clienti come ti trovano? Su internet, certo. Ma l’empatia che si sviluppa attraverso i rapporti umani è sicuramente un modo più semplice per stabilire relazioni, per far parlare di te e per iniziare una collaborazione.

Può nascere quindi l’esigenza di dover compensare le ore di lavoro al pc con altrettante ore di pubbliche relazioni. Alcune ore a settimana, da inserire proprio in agenda, da dedicare interamente a incontrare persone, confrontarti, cercare ispirazioni, essere “in strada”. Tra la gente.

Per conoscere, ascoltare e intuire di cosa hanno bisogno e come puoi essere utile per loro. A volte, lo spunto per un nuovo articolo del blog, un contenuto di un post, una nuova strategia o un nuovo progetto arrivano proprio in modo indiretto, in queste occasioni spontanee. Da un caffè al bar, da un incontro con un collega o da una chiacchierata con un cliente.

Lavorare da casa non significa isolarsi o concedersi troppe libertà, ma ottimizzare risorse, competenze e tempo nel modo più congeniale ad un’attività free lance.

Basta darti delle regole, così come faresti se si avessi uno studio in centro, e trovare dei compromessi col tuo capo. Cioé te stesso. Il capo più esigente che tu possa avere. 😉

Comunicare un evento online e offline: 10 punti per definire una strategia

Organizzare un evento è davvero divertente, ma necessita di una strategia di comunicazione, sia online che offline. Perché le persone vanno coinvolte e ispirate da subito. Sia nella rete, che fuori.

Nella fase precedente alla manifestazione, la comunicazione è importante per far sapere che ci sarà l’evento. Durante, è necessario coinvolgere i partecipanti, invogliandoli a diventare protagonisti e media, attraverso tweet, post e immagini. Nella fase finale, è utile avere una strategia per rafforzare l’obiettivo dell’evento: raggiungere ancora più persone, e quindi fare in modo che se ne parli ancora.

Ponendoti queste dieci domande, puoi definire gli step della tua comunicazione:

  • Il tuo evento a chi è rivolto? Qual è l’obiettivo? Si terrà solo una volta (come un’inaugurazione) o si tratta di un appuntamento periodico (come un festival)?

Rispondendo a queste domande puoi capire se può essere più utile aprire un canale social dedicato, oppure basterà creare un evento su Facebook per far viaggiare le informazioni.

  • Hai una strategia per comunicare il tuo evento sui social?

La comunicazione pre-evento può essere organizzata attraverso uno schema di Storytelling: un diario in pillole che racconti storie, persone, episodi e curiosità sull’evento. Questa strategia incanta il pubblico, incuriosisce e permette di costruire una vera e propria identità del tuo ricevimento.

  • Hai pensato a un contest dedicato all’evento?

Nella fase di organizzazione, valuta se vuoi creare un gioco o un contest on line, che appassioni gli utenti fino al giorno della manifestazione, creando attesa e coinvolgimento.

  • Hai creato un hashtag dedicato all’evento?

Comunicalo in modo chiaro. Fa  in modo che le persone interagiscano con esso, invitandoli a postare sui loro profili social le immagini e le impressioni sull’evento.

  • Hai previsto anche dei volantini da distribuire nei punti di interesse in città?

Se hai ben chiaro che tipo di persone parteciperanno al tuo evento, sai anche quali luoghi frequentano in città. Considera di avvalerti anche della comunicazione classica, come volantini e locandine, per raggiungere il pubblico locale.

  • Hai bisogno di inviti personalizzati?

Anche se la tua festa è aperta a tutti, valuta se hai necessità di invitare personalmente determinate persone. Perché se lo aspettano, perché sono dei clienti affezionati o perché sono influencer. Decidi per tempo se è il caso di far stampare degli inviti da consegnare a mano o per posta, o se trasmettere un file digitale.

  • Dopo l’evento, cosa fare?

La comunicazione post-evento è importante tanto quanto quella antecedente. Se l’evento è stato un successo, anche nei giorni successivi potrai trovare contenuti sui social, postati dai partecipanti. E poi, considera la possibilità di un redazionale, anche su una testata locale: può essere un’ulteriore strategia per far sapere cosa è successo!

Parlare in pubblico, ovvero la capacità di raccontare un’idea

Capita, a volte, di essere chiamati a parlare in pubblico: un convegno, una presentazione o semplicemente quando si incontra un nuovo cliente.

Se si tratta di un’occasione ufficiale in cui parlare ad una platea di ascoltatori, in genere gli oratori sono maggiormente predisposti a preparare in anticipo il discorso, in modo da sentirsi più sicuri e non lasciarsi coinvolgere dall’emozione.

Invece, quando l’occasione avviene nel quotidiano, ad esempio quando si cerca di conquistare un nuovo cliente illustrandogli l’attività professionale, spesso si lascia che le parole fluiscano da sole. Però, poi capita che, una volta terminato l’incontro, arrivino pensieri come: “avrei potuto dire questo e mi sono dimenticato”; “mi sono dilungato troppo”; “sarò stato chiaro?”.

Parlare di un’idea è un modo per raccontarsi e per trasmettere informazioni, emozioni, progetti e pensieri. Ogni volta è un’occasione speciale, e quindi le va conferita la giusta importanza.

Ipotizziamo che tu debba spiegare a un potenziale cliente il tuo lavoro. Per presentarti e mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore, bisogna tenere presenti cinque dettagli importanti:

  1. Focalizzare qual è l’argomento principale. Da esso, puoi tirare giù una scaletta di contenuti, che possono essere più o meno interessanti per il pubblico. E’ da qui che bisogna partire: definire quali aspetti vuoi approfondire. Nessuno meglio di te conosce il tuo lavoro, i suoi segreti e le sue caratteristiche. E sai anche quali sono gli argomenti imprescindibili e quali sono quelli accessori, da poter approfondire in altri momenti. Dilungarti sui dettagli e sulle specifiche è il metodo più veloce per bruciare l’attenzione del tuo pubblico. La cosa più importante è non annoiare. Una volta stesa la scaletta, riducila a soli tre punti: saranno gli argomenti di cui parlerai.

  2. Sviluppa la scaletta. Una volta definiti i tre punti importanti per il tuo discorso, sviluppali pensando a come essi potrebbero essere utili a chi ti ascolta. Più che offrire una semplice visione astratta della tua attività, prova a proporre degli esempi, mettendo il tuo pubblico in condizione di immedesimarsi e appassionarsi. Offri il tuo punto di vista, delle prove sull’efficacia della tua tesi, oppure racconta degli episodi dimostrativi.

  3. Cerca di emozionare. Raccontare un’idea, un prodotto o una professione può trovare un ambito emozionale in cui esprimersi. Le persone memorizzano con più facilità se li coinvolgi emotivamente. Ricorderanno in questo modo non solo l’argomento del tuo discorso, ma anche le sensazioni che hanno provato ascoltandoti.

  4. Sii breve, senza rubare logica al tuo discorso. La sintesi, non a caso, viene definito un dono. Non utilizzare cinque parole, laddove puoi impiegarne quattro.

  5. Rimani sempre in contatto con il pubblico per capire se è attento e interessato. Per esercitarti, prova il discorso davanti a un gruppo di amici particolarmente sinceri, che sanno poco o nulla dell’argomento che tratti. Ascolta le loro impressioni: se li avrai coinvolti, emozionati e non si saranno annoiati, sei pronto per andare in scena!

Comunicare è facile?

E’ davvero facile accedere alla comunicazione, ormai, con tutti i sistemi che abbiamo. Il mondo non è mai stato così interconnesso. Una notizia non fa in tempo a nascere, che immediatamente è on line, frammentata, scomposta, analizzata nel particolare da chiunque abbia accesso a uno smartphone o a un pc.

Eppure pochi si soffermano a pensare che comunicare non è affatto semplice: rendere chiaro e diretto il nostro messaggio richiede sforzo e attenzione perché bisogna scegliere la parola giusta, il momento adatto, l’immagine più appropriata, e far sì che il concetto sia incisivo.

Cosa facciamo quando dobbiamo parlare di qualcosa che ci sta a cuorePrepariamo il discorso più volte davanti allo specchio, scegliamo con cura le parole, soppesiamo i toni, prediligiamo un momento anziché un altro perché sembra “quello giusto”.

Non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo, mai prima d’ora nella storia dell’uomo: la libertà di parola è portata all’estremo. Un pensiero può attraversare il mondo con un “clic”. Se ne fossimo sempre consapevoli, daremmo più valore ad uno straordinario privilegio.

La Comunicazione on line avviene su due livelli.

  1. Il primo, che possiamo definire “esteriore”, serve a catturare l’attenzione dell’utente, ed è la chiave d’ingresso per il livello subordinato.
  2. Il secondo, che custodisce l’essenza del nostro messaggio.

Questo è comunicare bene: scegliere la parola giusta, l’immagine più adatta, il momento opportuno e il mezzo più appropriato per dare reale valore al nostro pensiero.