Siti e app da consultare in viaggio con bambini

E’ arrivata l’estate! Sei in procinto di partire o sei in vacanza? Internet è utile anche in viaggio, e soprattutto quando si parte con i bambini, perché offre delle idee e degli strumenti per alleggerire ancora di più i pensieri quando si sta fuori casa.

Viaggiare con i bambini non è facile, perché hanno delle esigenze particolari che possono influire sui tempi e sulle dinamiche del viaggio. In questo articolo, ti parlerò di alcuni siti e app che puoi consultare prima di un viaggio e che possono darti una mano in vacanza.

Se viaggi col passeggino

Una delle cose più noiose, quando viaggi in aereo, è dover imbarcare il passeggino. Magari hai passato ore a sistemare tutto l’occorrente per la vacanza in un bagaglio a mano, ma poi arrivi in aeroporto col passeggino e te lo fanno imbarcare tra i bagagli speciali. Questo significa dover aspettare tempi lunghissimi al nastro trasportatore, magari con il bambino addormentato in braccio.

Una soluzione è quella di noleggiare il passeggino direttamente a destinazione.

Non è un servizio ancora diffuso quanto dovrebbe, ma in molte grandi città è già una realtà.

Io personalmente ho provato il servizio con Baby Golightly a Copenaghen, prenotandolo da casa qualche giorno prima tramite il sito web. Inserisci sul sito il peso del bambino, la sua statura ed eventuali accessori (come il parapioggia o la pedana, ad esempio) di cui potresti avere bisogno e la piattaforma ti consiglia il modello più adatto alle tue esigenze. Una volta effettuato il pagamento, trovi il passeggino ad aspettarti in aeroporto all’arrivo. E lo riconsegni, sempre in aeroporto, prima di salire sull’aereo di ritorno.

Su siti del genere è possibile noleggiare anche lettini da campeggio e seggiolini auto.

Se cerchi un posto dove farlo giocare

Quando viaggi con i bambini, una delle loro esigenze – importante quanto il mangiare o il dormire – è quella di giocare. Non si può pretendere di farli scorazzare per ore per musei e non lasciare loro del tempo per correre liberi o arrampicarsi. In questo caso, può venirti incontro l’App Playground around the Corner , da scaricare sullo smartphone prima di ogni viaggio.

Questa App segnala i parchi gioco che puoi trovare nelle vicinanze quando capisci che è arrivato il momento di concedere ai bambini un po’ di relax.

Se sai che andrai in luoghi affollati

In un viaggio con un bambino, uno dei pensieri di un genitore può essere quello di perderlo in mezzo alla folla, dato che il bambino potrebbe non avere dei punti di riferimento conosciuti in una nuova destinazione. In questo caso, prima della partenza, puoi trovare una soluzione sul sito Semiperdo. Qui puoi acquistare un braccialetto che, attraverso un ecosistema tecnologico e sicuro, permette di geolocalizzare tramite smartphone il bambino se si allontana.

Se cerchi un viaggio a dimensione di bambino

Se cerchi un sito che possa offrirti delle idee per una vacanza in famiglia, potresti dare un’occhiata a It’s4Kids. Si tratta di una piattaforma in cui puoi trovare tutto ciò di cui hai bisogno per una vacanza dedicata ai bambini, dagli hotel ai ristoranti, fino alle guide.

Una parte del sito che trovo particolarmente interessante è la sezione dedicata alle attività e agli eventi locali da consultare all’occorrenza o magari per riportare il sorriso in una giornata di pioggia!

E adesso? Non resta che partire! Buon viaggio!

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Otto libri in viaggio

Quest’anno l’estate è arrivata all’improvviso e così arriva anche l’appuntamento del Social Blog con le letture consigliate. In aereo, in treno, sotto l’ombrellone o in pausa pranzo: sono libri che riempiono con piacere delle ore libere e che raccontano storie davvero particolari.

The Game di Alessandro Baricco

L’unico libro della lista che non è un romanzo, ma un’intrigante narrazione sulla storia del web. Partendo dalla musicassetta, passando per Napster, Steve Jobs e Facebook, le pagine di The Game ripercorrono tutte le tappe dell’era digitale. Baricco, inoltre, propone degli spunti di riflessione molto stimolanti e davvero originali, per cercare di capire dove stiamo andando.

Da leggere perché parla di noi. E per esclamare: “Ma quante cose sono successe in questi anni!”

I provinciali Jonathan Dee

Un decennio di storia americana raccontato attraverso le vite dei cittadini di una località turistica del Massachussets. E non un decennio qualsiasi: tutto inizia l’11 settembre 2001. Attraverso le vicende dei protagonisti, Dee racconta cosa passa per la testa di un popolo che deve ricostruirsi dopo l’attacco, del suo bisogno di sicurezza e fiducia.

Da leggere perché Dee riesce ad entrare nelle vite e nei pensieri dei protagonisti con schiettezza, offrendo uno spaccato realistico e pungente della comunità.

Tutta la verità su Ruth Malone di Emma Flint

E’ il 1965 e Ruth Malone è una donna fuori dagli stereotipi della madre di famiglia. Divorziata, sigaretta sempre tra le labbra rosso fuoco, ama vestirsi alla moda e non si fa problemi a frequentare uomini liberamente. Quando una mattina non trova più i suoi bambini in casa, il suo stile di vita viene sezionato sotto ogni aspetto e diventa il cappio che le si stringe intorno al collo.

Da leggere perché si parla tanto di stereotipi e di femminismo, ma questo romanzo, in alcune pagine, mette i brividi per la sua attualità.

La paziente silenziosa di Alex Michaelides

Alice è un’artista. Una notte, viene trovata in casa accanto al cadavere di suo marito. Alice, da quel momento, non parla più. Theo è uno psicoterapeuta che si appassiona così tanto alla vicenda di cronaca, che decide di seguirla professionalmente con la speranza di farla tornare a comunicare.

Da leggere perché è davvero un buon thriller, molto coinvolgente, con interessanti risvolti psicologici.

Quello che non ti ho mai detto di Celeste Ng

La storia di una famiglia cino-americana, raccontata dal punto di vista di ogni membro: i genitori e i figli. La vicenda prende spunto dalla morte di una delle figlie, ma è un pretesto per raccontare i loro desideri e i tentativi di integrazione nella comunità.

Da leggere perché è un romanzo molto dolce e accorato, in cui i vari protagonisti intrecciano i loro punti di vista e le loro esperienze su un tema di base, l’integrazione sociale.

Eleonor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

Eleonor non ha amici. Quando il venerdì esce da lavoro, può passare anche un weekend in assoluto silenzio, senza nessuno con cui parlare. E’ goffa, impacciata e sola, ma dimostra una forza d’animo senza eguali. E quando decide di uscire dalla sua zona di comfort, Eleonor lo fa in un modo tutto suo!

Da leggere perché è un romanzo bellissimo e ricco di positività. Nonostante tutto, Eleonor è una di quelle persone che vorresti avere la fortuna di conoscere. E magari ce l’hai accanto, ma non lo sai.

La Settimana Bianca di Emmanuel Carrère

Non ringrazierò mai abbastanza un mio carissimo amico per avermi fatto conoscere Carrère e questo racconto. Nicolas è un bambino che va, per la prima volta, in gita sulla neve con i suoi compagni di classe. Tra timori e presentimenti, questa settimana bianca in qualche modo lo segnerà per tutta la vita, aprendogli gli occhi sul mondo degli adulti.

Da leggere perché è davvero interessante il modo in cui lo scrittore entra nella mente e nel cuore di Nicolas, lasciando che i suoi pensieri arrivino al lettore senza filtri. Di Carrère consiglio anche L’Avversario, che è tratto dalla storia vera di Jean-Claude Romand, un falso medico che per anni riuscì a nascondere a tutti, famiglia compresa, la sua vera identità.

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Buona lettura! 😉

Faccio cose, vedo gente

Una delle cose su cui si batte sempre, in termini di comunicazione, è la specializzazione in una nicchia. Anche io ne parlo spesso, come in questo articolo dedicato alle case vacanza. Dato che, negli ultimi tempi, pare che tutti sappiano fare il loro mestiere e anche il tuo – come i famosi “cugggini” fotografi, Social Media Manager e grafici – bisogna in qualche modo specializzarsi, distinguersi e qualificarsi.

La specializzazione ti fa riconoscere come un professionista

Ecco quindi che il fotografo si perfeziona in foto di interni e il grafico si indirizza sui contenuti per il web, per esempio. Più ti specializzi, più entri nel settore. E, col tempo, hai la possibilità di essere riconosciuto come il professionista di quel campo.

Questo è il consiglio che cerco di dare sempre quando in aula, soprattutto all’inizio di un corso di Comunicazione, ho tante belle teste davanti che non hanno ancora capito dove le porterà il loro talento. Ok, scegliete un settore e imparate più che potete di quel campo.

Allontanati dalle idee che funzionano

Allo stesso tempo, quando sei nello stesso settore da troppo tempo, è come se ti venissero a mancare un po’ le idee. Insomma, è come vivere in una stanza con le finestre sempre chiuse. Sai tutto di quella stanza, potresti muovertici al buio, però se non ficchi mai il naso fuori da lì, alla lunga, puoi perdere stimoli e idee.

Nella mia esperienza, la creatività si autoalimenta fino a un certo punto. Personalmente, quando lavoro ad un progetto da troppo tempo, comincio a sentire nel cervello un po’ di noia, come l’aria stantia nella stanza: in quella fase, mi sembra di aver prosciugato il pozzo delle idee.

Quando questo pensiero inizia a farsi strada, ecco, quello è il momento di spalancare le finestre e uscire. Uscire proprio dal progetto, dalle mappe e dai percorsi tracciati all’inizio, dalle idee che ormai funzionano e da ciò che sai fare anche ad occhi chiusi.

Il momento “faccio cose, vedo gente”

Significa iniziare a provare a fare qualcosa di nuovo prendendotene anche il rischio.

Da una parte, puoi fare anche qualcosa che non c’entra davvero nulla (o poco) col lavoro, come un viaggio, un corso, un’esperienza. Da un’altra parte, puoi cogliere l’occasione di imparare, rischiare, provare, mettere in cantiere nuove competenze. Magari proprio quella tecnica che hai studiato, ma non hai mai messo in pratica.

Ma, soprattutto, parla con la gente.

Approfitta di questo momento per conoscere direttamente il target della tua comunicazione.

In fondo, la comunicazione è proprio trovare il modo giusto per parlare alle persone: ad ognuno il suo mezzo, il suo tono, il suo stile, le sue parole. Ed è conoscendo nuove persone ed entrando in empatia con loro, con le loro vite, i loro gusti e le loro esperienze che capisci meglio come e cosa comunicare.

E così, quando torni nella stanza, il progetto ti sembra completamente nuovo. Riscrivi le mappe, traccia nuovi sentieri e comincia con l’entusiasmo di un nuovo inizio.

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Siamo a caccia di esperienze

Idee ecologiche e solidali da regalare a Pasqua

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di attività che puoi programmare con i tuoi clienti storici per ringraziarli della loro fedeltà. E del fatto che puoi approfittare della bella stagione per poter organizzare dei piccoli eventi nel tuo negozio.

In seguito a questo articolo, qualcuno di voi mi ha scritto per chiedermi come fare per poter ringraziare i clienti fidelizzati con un regalo. Alcune attività, infatti, come quelle on line o i freelance, non hanno una sede in cui poter incontrare i clienti. Oppure sono sparsi ovunque, in Italia e all’estero, e quindi è difficile combinare degli appuntamenti in cui incontrarsi.

Però a volte è difficile trovare un’idea per un gadget o un regalo davvero originale, ecco perché ho fatto una ricerca ed è nato questo post.

L’idea di ricercare gadget ecologici e solidali è nata per offrirti delle soluzioni che possano raccontare di te, ma anche rappresentare i tuoi valori o di quelli della tua attività. E per far sì che il gadget che darai possa avere uno scopo più ampio della semplice immagine pubblicitaria, creando una relazione di empatia con i tuoi clienti.

Ecosostenibilità e praticità: la matita Sprout

All’apparenza sembra una normale matita, e infatti lo è. Ma quando finisce la mina si può piantare e lasciarla germogliare. Infatti la Matita Sprout contiene dei semi non OGM nella capsula, è completamente biodegradabile e si può personalizzare con il logo. Eccola qui se ci stai facendo un pensierino!

Sullo stesso sito puoi trovare anche le cartoline piantabili: a Pasqua, come a Capodanno o al compleanno le mandi ai tuoi clienti. Loro le leggono, le apprezzano e poi, invece di buttarle, le piantano in un vaso: un po’ di acqua e luce ed ecco nascere un bel germoglio!

Pianta un albero per il pianeta!

Che ne dici di regalare un vero albero? No, non da piantare nel giardino ma da seguire a distanza per assorbire Co2 e aiutare la riforestazione.

Treedom è una piattaforma che ti permette di piantare un albero a distanza. Questo albero, infatti, avrà una pagina online dove viene geolocalizzato e fotografato, e il tuo cliente potrà seguirne a distanza la crescita.
Puoi scegliere anche quale tipo di albero piantare, rispettando la biodiversità delle diverse aree geografiche che partecipano al progetto. Il costo dipende dalla pianta e dal Paese ma, per farti un esempio, un albero di cacao in Camerun costa meno di 13 Euro.

A dire il vero, io ci sto pensando seriamente!

Le buone idee vanno indossate

Invece della solita shopper con il logo aziendale puoi fare un regalo che, oltre a migliorare la tua reputazione aziendale, aiuta una buona causa.

“Le buone idee vanno indossate” è lo slogan di Worth Wearing, piattaforma che permette di acquistare Tote bag, tazze o taccuini per sostenere una causa solidale. Sono tantissime le organizzazioni che hanno già aderito a questa iniziativa: dalla Croce Rossa Italiana a Progetto Quasi, passando per la Fondazione Veronesi.

Basta scegliere la causa o una grafica che più rappresenta i valori della tua azienda e fare l’ordine!

Qualcosa di buono dalla tua terra

L’Italia è un Paese in cui la diversità, nell’artigianato e nell’enogastronomia, è davvero preziosa e vasta. Ecco perché è il caso anche di guardarti intorno, proprio dove abiti, per scoprire se ci sono delle chicche per poter offrire un prodotto buono e naturale della tua terra.

Cerca tra i piccoli produttori, quelli che lavorano secondo tradizione: un vasetto di miele o un assaggio di olio, così come dei sacchetti di lavanda saranno sicuramente molto apprezzati. Soprattutto se racconti ai tuoi clienti la loro storia e il loro valore.

Se a Natale vuoi regalare un libro

Eccoci anche questa volta al post dedicato ai libri da trovare sotto l’albero! Se a Natale vuoi regalare un libro, oppure cerchi qualche lettura per il nuovo anno, qui ci sono i titoli che ti propongo per questa volta.

Stavolta non c’è un tema conduttore, ma ho deciso di spaziare su diversi generi. Anche perché, a Natale, è bello poter scegliere il regalo a seconda della personalità di chi lo riceve.

Orient di Christopher Bollen è un libro davvero avvincente e appassionante. Ambientato in un paesino sulla costa newyorkese, il thriller ti prende subito per i personaggi e le ambientazioni. I personaggi sono tratteggiati in modo straordinario e anche Orient, il paese in cui si svolge l’intera vicenda, è così reale da far pensare che sì, è proprio vero, tutto il mondo è paese.  Da leggere, ma soprattutto da sottolineare per l’incredibile capacità di scrittura di Bollen.

Il Presidente è scomparso di Bill Clinton e James Patterson. Cosa succederebbe all’America (e al mondo) se Internet scomparisse da oggi al domani? Beh, se pensiamo alle nostre piccole e quotidiane abitudini digitali, sarebbe un problema forse superabile. Ma non è la stessa cosa, se riflettiamo sul fatto che ormai tutti i documenti personali, sanitari, finanziari e così via, viaggiano in rete. Una spy-story avventurosa, per tutti.

The Dome di Stephen King. Non è la prima volta che consiglio un libro del “Re” e non sarà l’ultima! Stavolta ho scelto The Dome, che comunque è un romanzo un po’ datato rispetto a The Outsider, la sua ultima fatica. E’ un romanzo corale, capace di mettere in risalto le personalità e i comportamenti dei personaggi davanti ad una situazione estrema, di vita o di morte. A quanto pare, King non è molto ottimista davanti alla natura umana, poiché essi scelgono in modo preciso da quale parte porsi, definendo nettamente i confini tra “buoni” e  “cattivi”.

La Città degli Orsi di Fredrik Bakman è un romanzo straordinario, che celebra il gioco dell’hockey non come un semplice sport, ma come il fulcro delle speranze e dei sogni di un gruppo di ragazzi, della società sportiva e insieme dell’intera cittadina di  Björnstad. Nel giorno più importante, in cui la squadra sta competendo per la finale del campionato nazionale, un’ombra si abbatte sull’amato capitano e sulla famiglia del suo allenatore. Un libro che si legge tutto d’un fiato e che porta a riflettere sullo sport, sui suoi valori e sulle sue vanità.

Bambino 44 di Tom Rob Smith è un romanzo duro e adatto a persone forti. E’ una storia vera ambientata nell’Unione Sovietica in pieno regime totalitario, il paese dove “il crimine non esiste”. E quando un bambino muore, l’ufficiale Leo Demidov intuisce bene che non si tratta di un incidente e che non può, stavolta, seguire gli ordini del partito. A metà tra un romanzo storico e un thriller, è sicuramente il libro da regalare a chi ama rimanere sveglio di notte per scoprire presto alla conclusione del libro!

E poi, se vuoi conoscere sapere perché Internet è come la cioccolata e come influenza le nostre scelte, i nostri acquisti, ma anche le opinioni e il nostro futuro, questo è il libro che fa per te!  😉

Piccoli dettagli per migliorare l’esperienza di acquisto

Nelle ultime settimane sono stata poco presente sul blog, perché ho avuto diverse ore di lezione in aula sulla comunicazione diretta e il Public Speaking. In queste occasioni, ho avuto modo di confermare l’idea che la comunicazione con i clienti – nei negozi, nelle agenzie e persino nelle officine – non è spesso supportata da conoscenze dirette, ma guidata dal buon senso e dal carattere di chi è al banco.

Esistono però delle strategie che permettono di entrare in empatia con chi abbiamo di fronte, offrendo la possibilità di fidelizzare un potenziale cliente anche attraverso la comunicazione verbale e non verbale.

Qual è la differenza tra comprare e vivere un’esperienza di acquisto? Sicuramente, la seconda permette di sentirsi protagonista, di ricevere informazioni e consigli “su misura”, di avere la consapevolezza di aver investito i propri soldi in qualcosa di giusto e importante. Insomma, l’esperienza di acquisto è da vivere, da raccontare, da consigliare e, perché no, da replicare.

 

Gli aspetti non verbali

Nella vendita diretta ci sono alcuni fattori di cui siamo meno consapevoli, che però influiscono sul  processo di vendita. Uno di questi fattori è la prima impressione : ne abbiamo già parlato, è un elemento che appartiene alla natura umana più primitiva, quella che ci permette di capire – nelle situazioni nuove o davanti a sconosciuti- se siamo prede o predatori. E’ ovvio che la prima impressione è, appunto, solo un’impressione. Ma può condizionare alcune persone più di altre e rallentare il processo di fiducia che viene ad instaurarsi durante una vendita. Insomma, se una persona non “ti piace” a pelle, è difficile che riuscirà a venderti qualcosa!
Ecco perché è necessario prestare attenzione a come ti presenti, anche dal punto di vista dell’immagine. Tu rappresenti la tua attività, per questo la tua immagine è importante quanto la vetrina del negozio.

Un bel sorriso aperto, lo sguardo diretto e una postura predisposta all’accoglienza sono sicuramente elementi che possono favorire una bella impressione, di te e della tua attività. Elementi che vanno poi supportati con un tono di voce calmo e sicuro e la predisposizione all’ascolto.

 

Fai le domande giuste!

Hai presente quando vai in un negozio e l’addetto alle vendite tira giù tutto il campionario per permetterti di scegliere? Molto spesso, dopo aver visto tutto, sei più confuso di prima. E quindi prendi del tempo per decidere.

Prima di intraprendere una vendita, ascolta le necessità del cliente.

Aiutare il cliente significa cercare di capire di cosa ha bisogno. E questo puoi farlo solo se gli fai le domande giuste. Avrai l’impressione di perdere tempo a chiacchierare, ma non è così.

Prima di tutto, alle persone piace parlare e percepire la tua attenzione. Inoltre, attraverso le domande, puoi capire qual è il prodotto che sta cercando. Fare le domande, quelle giuste, permette di restringere la ricerca e di chiarire le idee, se hai davanti una persona confusa o titubante. Per fargli pronunciare la fatidica frase “Mi hai letto nel pensiero!” 😉

 

Parlare chiaro!

Il modo migliore per mettere a proprio agio il cliente, quando parliamo delle caratteristiche un prodotto, è tenere presente che può essere esperto (o no) ciò di cui stiamo parlando.

Quando parli del tuo settore, potresti pensare che alcuni termini possano essere familiari anche a chi non è del tuo campo. Invece non è detto che sia così: quelle parole fanno parte del tuo mondo, ma un’altra persona potrebbe non averle mai sentite prima e non conoscerne l’esatto significato. E quindi può fraintendere la tua comunicazione, oppure sentirsi in imbarazzo o incapace di decidere.

Cerca di evitare paroloni e terminologie da “addetti ai lavori”, così come gli inglesismi, a favore di un dialogo comprensibile a tutti: sia per chi ha già dimestichezza con l’argomento e sia per chi, invece, non lo conosce affatto. Una conversazione chiara e semplice permette, in entrambi i casi, di sentirsi a proprio agio nel chiedere spiegazioni e consigli.

 

Emozione, semplicità e coinvolgimento

Volendo utilizzare tre parole, riassumerei così il momento dell’esperienza di acquisto. Perché, in fondo, comprare non è sempre e solo un atto necessario, ma va inteso anche come un’occasione di coccola e di piacere, come lo shopping. Ed è così che andrebbe gestita e vissuta, anche dall’altra parte del banco! 😉

 

 

 

Siamo patetici?

Da quando ho iniziato a lavorare sui social, parallelamente ho iniziato un percorso come formatrice. Da una parte aiuto chi vuole apprendere un metodo e gli strumenti per ottimizzare una strategia di comunicazione digitale. Da un’altra parte, quando posso, metto a disposizione quel che so per condurre una riflessione con studenti, o con genitori, su un modo più consapevole di utilizzare le app che abbiamo sotto mano tutti i giorni.

Ecco, nel mio piccolo cerco di fare quello che mi auspico diventi presto un modus operandi generale: cultura o alfabetizzazione digitale, chiamatela come preferite. Non è per ergermi a grande conoscitrice della rete, ma perché credo, nel mio piccolo, che sia necessario permettere a tutti di avere gli strumenti – di pensiero o reali – per poter vivere e convivere nella rete in sicurezza e in pace col mondo.

 

Siamo patetici?

Ho intitolato così questo post perché, fin dalla prima volta in cui mi sono trovata in aula con degli adolescenti, ho avuto la sensazione che loro percepiscano così noi trenta-quarantenni  su Facebook.

Ok, se ci pensiamo bene, anche noi giovani e adulti sorridiamo del modo in cui i nostri genitori – la generazione cresciuta col telefono a rotella, col lucchetto – utilizzano WhatsApp e Facebook.

Alcuni sembrano poco a loro agio, quasi avessero paura di rompere lo smartphone. Altri, invece, sono saltati con piacere nell’universo digitale e salutano tutti a più non posso, ogni volta che possono.

E invece, i diciassettenni, anziché sorridere bonariamente di noi, e continuare a convivere nel nostro stesso social – sopportando la nostra invadente presenza – hanno deciso di migrare altrove.  Perché?

Perché ci sono i miei genitori

Perché si parla solo di politica o di tragedie

 

Cosa abbiamo fatto di male?

Quando Facebook ha avuto il suo boom in Italia, circa nel 2008, eravamo giovanissimi anche noi e il social era una novità davvero piacevole. Condividevamo esperienze, vacanze, gattini, pensieri e cose buffe e spiritose. Lo spirito di Facebook era come quello di un campus durante l’ora di relax: goliardico, rilassato. 

Poi, noi siamo cresciuti, nella vita e dentro Facebook.

E hanno cominciato a darci fastidio un po’ di cose. L’amico che pubblica la foto mentre è in vacanza non è più divertente, perché fa sentire frustrati. La notizia sulla gaffe del politico non fa sorridere, fa sentire superiori. Rispondere male alle persone non è più sinonimo di saccenza o maleducazione, ma di libertà di espressione.

Insomma, non è Facebook che è cambiato. Il problema è che Facebook è ormai popolato esclusivamente da noi adulti, e riflette sempre di più il nostro bagaglio di problemi, rimorsi, insicurezze, rimpianti e malcontenti.

E se Facebook riflette davvero ciò che siamo diventati negli ultimi dieci anni, forse è il caso di posare lo smartphone e metterci davanti allo specchio.

capire se non hanno ragione i ragazzi, a voler stare mille miglia lontani da noi.

 

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Obiettivi d’autunno: come provare a raggiungerli

Sta arrivando l’autunno, anche se da queste parti andiamo ancora al mare! Questa stagione così particolare e controversa, amata e odiata, è diventata un po’ come il Capodanno o i lunedì in cui si comincia la dieta. E’ il momento delle pianificazioni e delle idee, dei nuovi obiettivi e delle strategie. Però, se ti viene la smania di voler far tutto subito e bene, poi rischi che ti perdi a metà cammino.

Ecco perché ho pensato ad un post in cui parlare di come riprogrammare gli impegni e gli obiettivi in vista della nuova stagione. Vale per te, ma vale anche per me. Ognuno di noi ha bisogno di ragionare, ricalibrare e anche di un po’ di sostegno in queste occasioni!

Prendiamo l’autunno come l’inizio di qualcosa di bello, un momento in cui porsi nuove sfide da portare avanti nei mesi freddi. E anche il momento di un piccolo bilancio, perché non si parte senza prima guardarsi alle spalle, e scoprire la strada già percorsa.

 

Scopri da dove parti

Prova a fare un bilancio degli obiettivi che ti eri dato in passato. Di quelli che hai raggiunto e quelli che, invece, hai fallito. Non c’è nulla di male ad ammettere che alcune cose non sono andate per il verso giusto: è dipeso da te o da altri fattori? Potevi prevederlo? Puoi rimediare? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Prova a dare una letta a questo post sulla paura di fallire, magari trovi degli spunti interessanti! 😉

E per ciò che invece è andato bene, prova a farti qualche domanda per capire bene quali sono stati i punti di forza che ti hanno permesso di raggiungere l’obiettivo. Fissali e fanne esperienza!

 

Togli di mezzo ciò che non serve più

L’autunno è anche il momento del cambio di stagione. Top, sandali e T-shirt stanno per lasciare il posto a giacche, stivali e sciarpe. Durante il cambio di stagione, tutti tendiamo a conservare, riciclare o dare via i capi dell’anno precedente.

Procedi con lo stesso criterio con la tua Comunicazione Digitale. Controlla sito, social e blog per scoprire se, rispetto al passato, vuoi tenere tutto quello che già c’è, vuoi riciclare o dare una bella sfoltita a ciò che trovi. I tuoi servizi sono ancora tutti validi? Le immagini che sono on line ancora ti rappresentano? Hai aggiornato la tua descrizione personale con le nuove esperienze che hai fatto? Per rinnovare il tuo look digitale, puoi procedere così!

 

Programma per tempo i nuovi obiettivi

Nel prossimo futuro, vuoi lanciare un nuovo servizio o presentarti ad un cliente in particolare?

Programma i tuoi nuovi obiettivi per tempo, e senza guardare troppo lontano sul calendario. E’ inutile riempire l’agenda di cose da fare, solo per sentirti attivo e coinvolto. Anzi, è controproducente, perché più resti indietro sull’elenco, e più senti lontano (e irraggiungibile) il traguardo.

Procedi invece per piccoli passi secondo una strategia: tanti micro-obiettivi che ti portano gradualmente verso il raggiungimento della meta. Definisci una strategia semplice, che possa raggiungersi con una marcia serrata, ma che non ti lasci senza fiato!

E un consiglio, sia per te che per me: non lasciare che le voci in agenda non comprendano anche del tempo libero e delle cose da fare per te stesso. Per il tuo piacere e per prenderti cura di te.

E poi, in bocca al lupo! Perché, se è vero che ci vuole metodo, costanza e  un piano di lavoro per raggiungere gli obiettivi, ci vuole anche un pizzico di fortuna! 😉

 

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Cura la tua immagine a partire dal tuo profilo

Hai degli account social professionali, legati alla tua azienda o al tuo business, in cui racconti le tue esperienze lavorative e proponi i tuoi prodotti e servizi. E, sicuramente, hai degli account social personali, in cui ami condividere le tue idee, le foto degli aperitivi e i meme divertenti che trovi in rete.

Anche se le due cose sono giustamente scisse, non dimenticare mai che l’immagine della tua professionalità sei tu, in prima persona, sempre. Se sei un freelance, un imprenditore e anche se l’azienda in cui lavori non è la tua.

I tuoi amici di Facebook non sono gli amici della tua vita

Sul tuo profilo Facebook, tra gli amici, hai sicuramente un gran numero di persone che non frequenti abitualmente. Tra loro, potresti avere anche dei clienti, effettivi o potenziali, che oltre a seguire la tua Pagina professionale, ricevono gli aggiornamenti sui tuoi contenuti personali.

Beh, non è detto che i tuoi clienti debbano sapere tutto, ma proprio tutto, di te. E diciamocelo, a poco serve spostare la privacy da “tutti” ad “amici”, se poi di contatti ne hai un migliaio. La scelta su cosa far sapere di te avviene a priori: quando clicchi sul tasto “pubblica”, non sai il contenuto dove andrà a finire e che idea potranno farsi di te le persone che lo troveranno.

Quando pubblichi sui Social Media, che sia per diletto o per lavoro, devi sempre tenere presente che quello che stai mettendo on line può essere visto da centinaia di persone. Molte delle quali, non avendo l’occasione di frequentarti nella vita reale, hanno la possibilità di farsi un’opinione sulla tua personalità direttamente attraverso ciò che pubblichi, che scrivi e che condividi.

 

Siamo ciò che pubblichiamo?

Prima di pubblicare qualcosa, pensa se quello che stai mettendo on line è coerente con la tua immagine professionale.

Ti faccio un esempio molto pratico. Mi è successo, parecchio tempo fa, di avere l’amicizia su Facebook con un professionista del settore educativo che condivideva contenuti che bullizzavano alcune categorie sociali. La leggerezza con cui utilizzava il suo profilo personale ha condizionato inevitabilmente la mia opinione sulla sua professionalità.

Allo stesso modo, il bello dei Social Media è proprio quello di darti la possibilità di conoscere ed interagire con persone che incontri raramente. E se ciò che pubblicano ti piace, inevitabilmente la tua opinione su di loro è positiva, anche se le frequenti poco nella vita reale.

Volente o nolente, possiamo dire che ciò che pubblichi in qualche modo influisce sull’idea che le persone si fanno di te, anche professionalmente.

 

Le bugie hanno le gambe corte?

TI è mai successo di conoscere una persona nella vita reale, e di notare che ciò che pubblica sui social non è coerente con quello che sai?

A me sì. Sarà che abito in un piccolo centro, dove ci conosciamo quasi tutti. Ogni tanto vedo persone che conducono una vita assolutamente normale e che poi hanno profili lifestyle che manco Chiara Ferragni. Ecco, a me questo atteggiamento suscita un sorriso bonario di simpatia. Non c’è nulla di male a mettere un po’ di sale nella tua immagine social, se ti piace.

Diventa un problema quando, con questo “sale”, vorresti far credere altro. O vendere uno stile di vita che ritocchi come le maniglie dell’amore su Photoshop.

Ma questo è un discorso più lungo! 😉

 

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Perché è bello imparare a fotografare

Sette anni fa, in vista di un viaggio in una natura spettacolare, acquistai la mia prima fotocamera bridge. Era una macchina fotografica che mi permise, da neofita, di portare a casa delle foto piuttosto belle. In quell’occasione esplose la mia passione per la fotografia: era la mia “meditazione camminata” alla ricerca della bellezza.

Quando nacque mia figlia abbandonai la fotografia perché non avevo più tempo (e voglia, e pazienza) per “meditare”: per fotografare ci vuole tempo, cura e attenzione, e io ero frustrata perché non riuscivo più a fare una foto che mi emozionasse. E poi, con un cellulare fai subito, e l’immagine la tieni lì a portata di mano tutte le volte che vuoi.

 

Ricominciare da zero

Qualche settimana fa ho chiesto ad un amico di aiutarmi a ritrovare la passione e l’”occhio” che avevo perso. Il mio amico si chiama Gianluca Di Fazio, è un fotografo professionista specializzato in foto sportive e racconti per immagini. Un bravissimo fotografo che, come uno sherpa, mi sta riportando sul sentiero della passione fotografica. Perché è così: puoi anche fare foto tecnicamente perfette, ma se il tuo stato d’animo è corrotto da qualche brutto pensiero, hai fretta o sei stanco, tutto questo si evincerà dal risultato finale.

Questa è la prima cosa che mi ha spiegato Gianluca quando, durante un aperitivo che era quasi una seduta psicanalitica, parlavamo dei motivi per cui volevo riprendere in mano la macchina fotografica.

Quando ti approcci a qualcosa di nuovo, è sempre meglio incominciare da zero. Re-imparare qualcosa che sai fare male o da autodidatta, è un percorso ancora più difficile: devi fare tabula rasa di tutti i preconcetti e le idee che avevi assimilato (male) precedentemente, prima di cominciare ad acquisire le nuove informazioni.

Però è questo l’unico modo per correggere gli errori dell’autodidatta.

E poi, bisogna affidarsi completamente a un professionista, senza farsi troppe domande.

 

L’importanza dei particolari

I nostri incontri hanno fuso teoria e molta, molta pratica. Tante foto, sia insieme che in solitaria, seguendo istruzioni ben precise su temi, soggetti, tempi e stile di lavoro.

Il motivo per cui consiglio di imparare a fotografare, che sia per piacere o per lavoro, è che la fotografia è un vero e proprio esercizio di alternanza, tra regole e creatività.

E’ un modo di allenarsi a portare attenzione verso i particolari. E questo, nella vita, è davvero importante. Ci soffermiamo sempre troppo sull’insieme, sul quadro generale. Capire l’importanza del dettaglio è un esercizio che aiuta anche nelle relazioni interpersonali, nei processi decisionali e nel lavoro, qualunque esso sia.

Ho imparato che un dettaglio può cambiare completamente il significato della foto. A volte, basta solo spostarsi,  modificare la prospettiva, per dare un’intensità diversa all’immagine e raccontare un’altra storia.

 

Impari a raccontare storie

E’ proprio così, impari a raccontare storie.

Una bella foto  non è una bella cartolina, come sostiene Gianluca. Una foto non significa riprodurre un’immagine, ma imprimere un momento. Significa raccontare una storia. Attraverso i dettagli, l’immaginazione, le prospettive, la luce, e così via. Il soggetto della foto diventa un ponte universale, in grado di aprire più strade e di creare più chiavi di lettura: la tua e quella di chi la guarda.

Ed è per questo che è un atto completo e creativo. Perché è comunicazione in continua oscillazione: coinvolgente e capace di creare percorsi di immaginazione.

 

Impari a immaginare

La foto non nasce dalla scena che guardi. Nasce prima nella tua mente.

E la capacità del fotografo è quella di scattare proprio quella immagine che ha nella testa.

E’ un’arte. Ecco perché  è una cosa bellissima, che permette di sviluppare a livelli inverosimili la capacità di astrazione, immaginazione e creatività.

Una creatività circondata dalle regole.

Ed ecco perché è importantissimo per un professionista della creatività imparare a fotografare. E’ come andare in palestra per un culturista.

Inoltre, dalla mia esperienza personale, la fotografia è anche un esercizio di pazienza. E’ come l’appostamento per il cacciatore: con un lavoro di immaginazione, progettazione e attesa, crei lo scatto giusto per te.