Ufficio in casa: organizzare l’agenda in modo da non perdere tempo

Quando ho cominciato a lavorare da casa, la difficoltà più grande è stata quella di imparare a gestire il lavoro autonomamente. All’inizio, facevo un po’ di confusione tra la vita lavorativa e quella privata. Poi, ho pensato che avrei dovuto comportarmi come se, ogni giorno, dovessi raggiungere un ufficio in centro. A non sedermi alla scrivania in ogni momento libero. A fare il bucato fuori dall’orario di lavoro. E a organizzare gli spazi in modo da dividere le due vite. Un altro aspetto a cui ho dovuto far fronte è stata l’organizzazione vera e propria della settimana lavorativa.

Stare ore e ore chiusi in casa, davanti ad un pc, può avere degli aspetti negativi. Soprattutto per chi viene dall’esperienza di studio o spazio condiviso (dove ci si confronta anche sulla quantità di zucchero da mettere nel caffè), trovarsi improvvisamente soli davanti a un’agenda può essere un po’ strano.

All’inizio puoi essere molto affascinato dai vantaggi. Perché sei più concentrato ed efficiente e magari scopri che hai bisogno anche di meno tempo per riuscire a portare a termine le cose da fare. Ma potrebbe anche succedere il contrario. E cioé che, visto che lavori da casa, tendi a prendertela comoda. Concedendoti distrazioni come una telefonata, uno spuntino, una ricerca su internet o comunque cose che c’entrano poco o nulla con il lavoro. 

Inoltre, c’è un altro aspetto da considerare. Se sei in casa, i clienti come ti trovano? Su internet, certo. Ma l’empatia che si sviluppa attraverso i rapporti umani è sicuramente un modo più semplice per stabilire relazioni, per far parlare di te e per iniziare una collaborazione.

Può nascere quindi l’esigenza di dover compensare le ore di lavoro al pc con altrettante ore di pubbliche relazioni. Alcune ore a settimana, da inserire proprio in agenda, da dedicare interamente a incontrare persone, confrontarti, cercare ispirazioni, essere “in strada”. Tra la gente.

Per conoscere, ascoltare e intuire di cosa hanno bisogno e come puoi essere utile per loro. A volte, lo spunto per un nuovo articolo del blog, un contenuto di un post, una nuova strategia o un nuovo progetto arrivano proprio in modo indiretto, in queste occasioni spontanee. Da un caffè al bar, da un incontro con un collega o da una chiacchierata con un cliente.

Lavorare da casa non significa isolarsi o concedersi troppe libertà, ma ottimizzare risorse, competenze e tempo nel modo più congeniale ad un’attività free lance.

Basta darti delle regole, così come faresti se si avessi uno studio in centro, e trovare dei compromessi col tuo capo. Cioé te stesso. Il capo più esigente che tu possa avere. 😉

Ufficio in casa: come organizzare gli spazi

Quando si lavora in proprio, come un freelance, una delle cose più difficili è riuscire a gestire economicamente le risorse economiche e le spese fisse. Tra queste, c’è sicuramente l’affitto di un ufficio o di uno spazio coworking. E tutto ciò che ne deriva, come i costi delle varie utenze, gli spostamenti per andare e tornare dallo studio, e così via.

Sicuramente una strategia per riuscire ad abbattere i costi, nel caso di un freelance, è la possibilità di creare un ufficio in casa.

Se sei fortunato, hai una stanza in più in casa da adibire a studio. In quel caso, puoi davvero darti da fare per allestirla con tutto ciò di cui hai bisogno per lavorare, magari aggiungendo anche un bel tavolo per le riunioni al centro della stanza.

Se non hai questa possibilità, puoi comunque riadattare una camera, come il salotto o una taverna, aggiungendo un angolo studio in cui poter lavorare. Basta ricavare un angolo più riservato, in cui poter inserire un piano di lavoro, una lampada da tavolo, una libreria, un planner da muro o una bacheca, una postazione con pc e stampante. E magari un quadretto con una frase motivazionale, che aiuta a rendere l’ambiente più caldo.

In entrambi i casi, è semplice da organizzare. E si può fare anche con un piccolo budget, se sei agli inizi o stai sperimentando l’idea. 

Su Instagram e su Pinterest puoi trovare moltissimi spunti a cui ispirarti per creare l’home office più adatto alla tua personalità e alle tue esigenze. Infatti, una delle cose più belle dello studio in casa è che puoi personalizzarlo come vuoi.

E che puoi lavorare senza troppe distrazioni, ottimizzando i tempi e concentrandoti sulle cose da fare. L’importante, se decidi di creare un ufficio in casa, è gestire lo spazio di lavoro come se avessi un vero e proprio ufficio in centro. Ad esempio, imponendoti degli orari, e mantenendo un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. In parole semplici: non è che se hai l’ufficio in casa allora lavori sempre. E, allo stesso modo, durante l’orario di lavoro non si fanno lavatrici! 😉

Se sei specializzato in qualcosa, dillo!

Se, qualche mese fa, mi avessi chiesto dov’è “Santa Valburga”, avrei detto “E che è?”. Facendo forse storcere il naso agli appassionati di montagna. Invece, oggi ti risponderei con grande entusiasmo. E non perché sono diventata improvvisamente esperta di vette, ma grazie ad internet e alla buona comunicazione di un sito.

Scegliere le parole giuste per comunicare il proprio prodotto o servizio su internet è la base per riuscire a farsi scegliere. E questo vale ancora di più se il prodotto che proponi è dedicato, unico o quasi.

In primavera, cercando on line informazioni su dove trascorrere le vacanze estive, mi sono imbattuta nel sito di un una struttura ricettiva. Che mi ha colpito perché sembrava che stesse parlando proprio a me. Pubblicizzava in modo chiaro la tipologia di servizi che offriva. E questo perché si rivolgeva a un target molto ben definito, promettendo un’esperienza precisa.

Ecco, quello che leggevo erano proprio le cose che cercavo e le sensazioni che volevo provare. Senza neanche consultare TripAdvisor o i social, ho prenotato. Di quanto sia importante mettersi nei panni del cliente ne avevamo parlato anche qui.

Andando nel dettaglio, l’hotel ha scelto un indirizzo di comunicazione sul sito rivolta ad un target definito, promettendo un’esperienza precisa e qualificata. Non si rivolge alla massa, alle coppie, ai pensionati, a chi arriva arriva. Si è specializzato nell’accoglienza di famiglie con bambini piccoli, con grande attenzione verso i particolari. Non è che si siano inventati cose strane, ma lo comunicano in modo da non lasciare dubbi. Senza giri di parole o frasi evocative. Raccontano quello che offrono e, indirettamente, perché si differenziano.

E, se apparentemente restringere la cerchia di interesse potrebbe sembrare limitativo, in realtà posizionarsi in una nicchia di mercato apre nuove prospettive. E il motivo è chiaro: sei specializzato in un settore, per cui la tipologia di clienti che hai scelto (e che ti sceglie) saprà che avrà maggiore attenzione alle sue esigenze, competenza, servizi personalizzati. Il senso è: se sei specializzato in un settore, hai tutte le carte in regola per fare meglio di chi propone un’offerta generica!

La differenza è qui: se ti posizioni in una nicchia, e sai anche comunicarlo bene, prometti esperienze, competenze e standard diversi. Offri un valore aggiunto. Un vestito su misura. E se riesci a mantenere le aspettative – come in questo caso – hai colpito nel segno!

Raccontare un evento con un comunicato stampa

L’estate è il periodo in cui si concentrano moltissimi eventi, sia pubblici che privati. Il bel tempo, le ferie e la maggiore disponibilità delle persone a muoversi sono tutti fattori che fanno venir voglia di organizzare delle manifestazioni.

Una volta che è tutto pronto, bisogna comunicare e pubblicizzare l’evento. I social, in questo senso, aiutano moltissimo. E ne avevamo già parlato qui.

Ma anche il buon vecchio comunicato stampa può venire incontro alle tue esigenze.

Prima di cominciare a scrivere il comunicato, però, devi capire se e come l’evento è “notiziabile“. E fare una ricerca per individuare dei media interessati a quel genere di informazioni. Bisogna creare, quindi, una mailing list: un elenco di indirizzi e-mail di giornali, testate on lineblog potenzialmente interessati al tuo evento.

Il comunicato stampa va scritto con cura, mettendo immediatamente in primo piano le notizie più importanti: che tipo di evento è, chi lo organizza, quando e dove si terrà. Nei paragrafi successivi puoi lasciarti andare ai dettagli. Puoi descrivere il progetto, il programma, gli eventuali ospiti o le attività che si faranno. Insomma, devi darti da fare affinché al lettore venga voglia di partecipare. Nell’ultimo paragrafo non dimenticare di inserire eventuali partner, patrocini o main-sponsor che stanno collaborando alla buona riuscita della manifestazione. E tutti i contatti e le informazioni utili per il pubblico, come un sito, un indirizzo o un numero a cui rivolgersi per saperne di più. 

Prima di inviare il comunicato stampa, scrivi una lettera di accompagnamento. Descrivi l’evento in modo molto sintetico. Poni l’accento sui particolari che, secondo te, possono destare interesse nel destinatario.

Naturalmente, la tua è solo una gentile richiesta. Sarà poi l’editore ad avere l’ultima parola e decidere se pubblicare la tua notizia.

Fatto tutto questo, non ti resta che inviare il comunicato stampa e attendere. Se avrai scelto con cura i destinatari e descritto bene l’evento, vedrai che la notizia si diffonderà molto velocemente!

Quattro cose (divertenti) da fare in vacanza per migliorare la creatività

In estate ci si riposa, si viaggia, si rilassa la mente. L’estate è il momento giusto per ricaricarsi e fare il pieno di creatività, sfruttando la tranquillità, l’energia e gli stimoli della stagione.

Quindi, ecco quattro cose che puoi fare in vacanza per migliorare la tua creatività. Posso dire di averle testate personalmente, e che a me hanno fatto bene. Allo spirito, al corpo e alla mente.

  1. Guarda una serie TV. In alcune ore fa davvero troppo caldo per uscire. Quindi, perché non dedicarti a una bella maratona di serie tv prima dell’aperitivo? Se ti piace l’idea, segna questo titolo: Stranger Things. Se hai amato i Goonies, ET, Falkor e tutti quei film che hanno forgiato intere generazioni, ti piacerà. E’ la serie perfetta per chi ha sognato, almeno una volta, di volare su una bici incontro alla luna.

  2. A piedi nudi nel parco. Hai mai sentito parlare del Parco dei Cinque Sensi? In Italia ce ne sono due: uno si trova in Sicilia e l’altro nel Lazio. Tolte le scarpe, un Artigiano dei Sensi ti guida in una passeggiata a piedi nudi nel bosco, alla scoperta delle tue percezioni, completamente immerso nella natura. L’esperienza è così genuina e rasserenante che, persino sporcarsi di fango, diventa parte del gioco. Da un lato fa uscire il bambino che è in te, dall’altro, rilassa quanto un massaggio in Spa.

  3. Partecipare ad un festival di artisti di strada. Gli eventi non sono solo i concerti in cui bisogna tuffarsi nella folla, attendere ore ai botteghini e scalciare per ottenere il posto migliore. Alcuni borghi o città, nelle belle sere estive, organizzano piccole o grandi manifestazioni dedicate agli artisti di strada. Non è importante quanto sia prestigioso il festival, ma il modo in cui lo vivi. Infatti, il rapporto che si sviluppa tra l’artista di strada e il suo pubblico è fatto di estro, complicità e vicinanza. Tanto che lo spettatore diventa parte della performance artistica.

  4. Gioca con la fotocamera. Fotografare, anche solo per divertimento, stimola la capacità di cogliere i particolari, la luce e i colori. Se non ti viene in mente nulla da fotografare, puoi cercare in giro qualche tour organizzato. Spesso i circoli fotografici organizzano delle gite in luoghi suggestivi, dove poter scattare foto particolari. Non lasciare che la tua macchinetta automatica si lasci intimidire dai loro cannoni e cavalletti. Lascia andare la fantasia. Sicuramente, sarà una bella esperienza, che ti darà molte soddisfazioni.

In vacanza porta un libro. Anzi, tre!

L’estate è quel momento dell’anno in cui la routine rallenta, si sta più tempo all’aperto e persino le abitudini legate alla rete cambiano. Si cercano contenuti più leggeri, si sta meno tempo on line.

E, naturalmente, chi può, stacca dal lavoro e dalle abitudini.

Desiderare leggerezza e relax, però, non significa che non si possa dedicare del tempo a fare cose che a settembre potrebbero tornare utili. Come leggere un libro che possa aiutare a migliorare la strategia lavorativa.

Magari proprio come fanno i bei libri: insegnandoti qualcosa senza che tu avverta la gravosità dell’apprendimento.

Ecco perché ho pensato a tre letture davvero piacevoli in cui potresti trovare ispirazione. Eccole qui:

Il Vangelo Secondo Biff – Amico d’infanzia di Gesù di Christopher Moore  è un libro delizioso. E’ la storia di Gesù di Nazareth, raccontata dal punto di vista del suo migliore amico, Biff. Che spiega cosa ha fatto Gesù da dieci a trent’anni. Gli anni di cui nessun evangelista parla.

Da leggere perché è un libro leggero, ironico, pungente, un po’ folle. Scritto con quel “pensiero laterale” che chi lavora con la creatività cerca e ricerca, per poter rendere speciali i suoi contenuti.

Una vita come tante di Hanya Yanahgiara è completamente diverso. Se non ci si lascia spaventare dalla mole, si può godere di pagine uniche e intense. Tanto che i quattro protagonisti ti sembreranno degli amici che conosci da tempo. Una scrittura fluida e appassionata che racconta vicende, viaggi, sentimenti ed emozioni in una New York che cambia ed evolve, come le vite dei protagonisti.

Da leggere perché è empatia allo stato puro. E, si sa, l’empatia è la base della comunicazione umana.

Sud. La spedizione dell’Endurance di Ernest Shackleton è il reportage del viaggio in cui la nave Endurance parte dall’Inghilterra per arrivare fino all’inesplorato Polo Sud, agli albori della Prima Guerra Mondiale. E’ una storia vera, un classico della letteratura di viaggi e di avventura, che non può mancare nella libreria di chi ama questo genere. E anche in quella di chi si appresta a compiere una svolta nella vita, ad iniziare un progetto impegnativo, a conquistare un territorio nuovo. 

Da leggere perché è un libro che racconta come l’istinto e la versatilità del leader possono fare la differenza davanti alle avversità e ai cambiamenti. E a tenere insieme la squadra anche nei momenti più bui.

 

E adesso, quale libro scegli per iniziare?

Promuovi i prodotti come persone

Puoi utilizzare i social per promuovere un progetto, un’impresa o la tua professione. L’importante, è che tu abbia sempre ben chiara un’idea: le persone, sui social, vogliono interfacciarsi con le persone. Ciò che il pubblico ama dei social è proprio la possibilità di relazionarsi con un prodotto, un’azienda o un personaggio pubblico come farebbe con un amico.

Si sa, non c’è nulla di più difficile che parlare di se stessi. O si esagera, o si è riduttivi. Non è facile essere obiettivi, guardarsi dall’esterno come farebbe una persona qualunque e raccontarsi superando i condizionamenti caratteriali. Però, concediti un po’ di tempo e prova a personalizzare il tuo messaggio.

Prendi carta e penna, e scrivi.

  • Immagina che la tua azienda sia come una persona. Che agisce, comunica. Che ha una storia e degli obiettivi. Che ha una propria personalità

  • Promuovi i prodotti come persone. Identifica gli aggettivi che caratterizzano la personalità del tuo progetto. Lavora di fantasia, creargli un’identità. Prova a definire valori e gli interessi che gli appartengono

  • Definisci in brevi paragrafi la storia della tua impresa: come è nata, quali sono stati i momenti più significativi, quali sono le persone che hanno dato – direttamente o indirettamente – il loro contributo per la realizzazione di questo progetto.

  • Indica quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine da raggiungere.

  • Analizza se ci sono (e ci sono sicuramente!) delle parole chiave che racchiudono l’essenza del tuo progetto e il modo di comunicare del tuo pubblico.  Non è detto che debbano essere sempre presenti nei tuoi contenuti, però possono ispirare i contenuti o emergere nella tua comunicazione sotto forma di foto, video, emozione o sensazione. Sono il filo che lega il tuo pubblico a te, che ti identifica.

  • Pensa in modo diverso al tuo progetto. Con un approccio comunicativo in cui il pubblico non è un insieme di potenziali acquirenti, ma un gruppo di persone che ama il tuo prodotto.

Per piacere al tuo pubblico, non esistono formule magiche. Ma sicuramente una bella personalità definita aiuta la comunicazione e arricchisce le relazioni

Quei giorni vuoti e la nobile arte della noia

Quando sei freelance, può capitare di vivere periodi di grandi dinamismo ad altri più lenti. Quando il lavoro rallenta, all’inizio è difficile gestire il senso di colpa e l’agitazione. E le conseguenti domande.

Sarà sempre così? Significa che sta calando il lavoro? Sto perdendo tempo? Mi sto dimenticando qualcosa?

Chi ha concepito l’imprinting lavorativo e aziendale come “pane e lavoro”, quando approda nell’universo freelance si sente un po’ spaesato. Capita, infatti, di vivere settimane in cui si lavora sempre: giorno, notte e anche di domenica. E, altre volte, di trascorrere anche interi giorni in maggiore tranquillità, con ben pochi impulsi e tanto tempo libero.

L’altalenarsi degli impegni del lavoro autonomo comporta periodi di grande caos (in cui ci vorrebbero due persone per portare a termine tutto quello che ci si è sobbarcati di fare) ad altri, in cui i tempi sono più lenti.

Se – almeno all’inizio – si è in grado, e quasi compiaciuti, di rinunciare a domeniche, ponti e pomeriggi in palestra, questa sensazione cambia col tempo.

Io invidio – in senso buono – le persone che vivono di un lavoro stagionale e riescono a gestire con serenità i mesi in cui non sono in attività. Non parlo di un punto di vista economico, bensì della capacità di non andare ai pensieri negativi, portati dalla monotonia, dall’inattività e dalla pigrizia.

Però, da un po’ di tempo, ho imparato che rallentare non è un male, e non sta avvenendo nessuna catastrofe. Nei periodi in cui l’attività è meno frenetica, è bello approfittare del tempo in più per curare le pubbliche relazioni, le passioni, o  anche la nobile arte della noia.

Allo stesso modo, nei momenti di maggiore trambusto, è importante imporsi di trovare del tempo per se stessi. Programmando il tempo libero, così come le attività lavorative. E a lavorare seguendo questo stile qui.

Bisogna togliersi dalla testa il senso di colpa che sopravviene davanti ai giorni meno intensi: servono a ricaricare le energie, a trovare spunti creativi, a conoscere nuove persone, a prendersi cura di sé.

E poi, basta con questa idea che il lavoro è sacrificio e martirio. E che, se non lo è, vuol dire che non stiamo dando del nostro meglio.

Si può – si deve – essere, prima di ogni altro ruolo (freelance, impiegato, dottore, avvocato e così via) delle persone serene.

Il successo (che) conta

Tempo fa ho letto un articolo che parlava della frustrazione che può generare dal confronto. In particolare, mi ha colpita la sincerità con cui venivano espresse quell’insieme di sensazioni ed emozioni che si provano quando, nonostante tu faccia del tuo meglio, non riesci ad ottenere il successo che desideri.

E a volte, per successo, neanche si intende che facciano un documentario di Netflix su di te. No, perché il successo si misura in base agli obiettivi, e magari il tuo obiettivo non è così ambizioso.

Dice Jon Krakauer nel libro Il silenzio del vento: “Quando si è giovani è facile credere che ciò che si desidera sia più o meno quanto si merita; presumere che, se si vuole qualcosa abbastanza intensamente, averlo sia un diritto divino”. E, a un certo punto della vita, misurarsi con le proprie ambizioni, può generare frustrazione. Perché ciò si è desiderato – o si desidera – non sempre corrisponde a quello che si è ottenuto o che si sta perseguendo. Pur inseguendo il proprio obiettivo con desiderio, impegno, dedizione alla causa.

E quindi?

Magari vorresti semplicemente che ti venisse riconosciuto il valore di anni di studio. Che fosse apprezzata sinceramente l’accuratezza con cui lavori. La passione e la pazienza che dedichi a fare tutto per bene.  La professionalità con cui curi i progetti dei clienti, come se fossero tuoi. E invece, tu hai l’impressione che, ogni volta, devi ricominciare dalla presentazione.

Se può esserti utile a non sentirti solo, succede anche a me. E a quanto pare, non siamo gli unici.  Da qui le domande: E’ un fattore ambientale? E’ un fattore caratteriale? E’ sopravvalutazione? Perdo troppo tempo a farmi domande?

E ancora, siamo felici quando otteniamo qualcosa in cui ci siamo impegnati, o quando gli altri ci riconoscono un merito o una capacità?

Insomma, una risposta non ce l’ho. Posso solo dirti quello che ho imparato in questi tredici anni di cadute e di risalite, di lavoro subordinato prima, e lavoro autonomo poi. Di entusiasmo per il lavoro autonomo, di rimpianti per il subordinato. Di clienti trovati, persi, ritornati. Di clienti costanti. Di regole seguite e di regole contravvenute.

Alla fine ciò che ho imparato si riassume in un unico consiglio: non svalutarsi. Neanche davanti agli errori. Imparare la lezione e, come già suggerito, mettere da parte l’esperienza. Le cose si fanno mettendosi alla prova e mettendoci la faccia. Chiedendosi ogni giorno cosa si può fare di più, di meglio, e cercando ogni giorno di imparare.

Magari (ma su questo io devo ancora lavorarci) sentendosi – in fondo, nel proprio cuore – un po’ rockstar!

Cinque cose da controllare periodicamente nel tuo blog

Qualche giorno fa, nel corso di una ricerca, mi sono imbattuta in un blog molto interessante. Girovagando qua e là, sono finita su alcuni articoli di qualche anno fa. Questo blog, ad oggi, è ancora attivo, e continua a pubblicare periodicamente post interessanti sulla fotografia. Però, uno degli articoli che mi interessava, riportava dei link non più attivi. E così, l’impressione che ho avuto, è che fosse trascurato.

Un blog ben strutturato, con contenuti utili e validi per gli utenti, è come un diamante. E’ per sempre. Perché gli utenti possono imbattersi, nel corso di una ricerca su Google, anche in un articolo che è stato scritto due anni fa. E trovarlo interessante e corrispondente alle loro richieste.

E quindi ho pensato a questo blog. Nonostante non sia molto datato, è possibile che alcuni dettagli nel corso di questo periodo possano essere “passati di moda”.

Quindi ho pensato di programmare una manutenzione periodica. Come si fa con le auto. E ho stilato una lista di elementi da controllare nei prossimi giorni, perché magari potrebbe tornare utile anche a te.

  1. I link. Quelli contenuti negli articoli più datati del blog sono ancora tutti attivi? In particolare, i link che tendono a scomparire più rapidamente sono quelli relativi a prodotti: perché magari nel frattempo non esistono più, o sono stati sostituiti da altri più recenti.
  2. I tag. Sicuramente, man mano che si scrivono nuovi post, si aggiungono anche nuovi tag. Perché, con il numero di argomenti, cresce anche la sfera d’interesse. Però, prestando un po’ di attenzione, potresti accorgerti che dei tag nuovi potrebbero caratterizzare anche degli articoli meno recenti.
  3. Le categorie. Stessa cosa dei tag. Magari le categorie sono diventate di più, man mano che hai inserito nuovi contenuti.
  4. Aggiornamento dei contenuti. Tutte le informazioni che hai pubblicato in passato sono ancora attuali e di valore? O magari sono sopraggiunte delle novità che rendono quei post ormai obsoleti? E se, da questo controllo, nascessero invece degli spunti per nuovi post di aggiornamento?
  5. Le statistiche. Dando uno sguardo alle statistiche complessive, noterai che alcuni articoli sono stati letti più di altri. E alcuni meno. Cerca di capire il perché. Sicuramente capirai quali argomenti incontrano maggiormente l’interesse del tuo pubblico e quali dettagli (come il titolo, la descrizione o la foto di copertina) possono fare la differenza per il tuo blog.

In fondo, curare un blog è un vero e proprio impegno. Come direbbe il Maestro Miyagi: “Quando cammini su strada, se cammini su destra va bene. Se cammini su sinistra, va bene. Se cammini nel mezzo, prima o poi rimani schiacciato come grappolo d’uva.”