Il ritorno dalle vacanze e la “voglia di lavorare”

Questa settimana, molti sono rientrati a lavoro dopo le ferie. E’ dura riprendere, soprattutto i primi giorni. Quando  le giornate sono ancora belle, ti rimane addosso quell’indolenza vacanziera. I ritmi sono ancora un ibrido: a metà strada tra quelli rilassati delle ferie e quelli più scanditi del lavoro. E diciamocelo. Tornare a lavoro in queste condizioni può essere un po’ così: la fase “voglia di lavorar saltami addosso”.

A maggior ragione, se lavori da casa. E quindi, non puoi avvalerti dell’energia e la dinamicità degli altri colleghi per riprendere quota.

Prima di cominciare a lavorare, metti tutto in ordine. Sulla scrivania, e intorno a te. Perché un piano di lavoro pieno di fogli e progetti, dove non sai neppure dove poggiare la penna, può far passare la voglia di cominciare. Invece, mettere ordine tra gli appunti che hai lasciato qualche settimana fa, può essere un modo per far tornare l’attenzione e l’ispirazione. E può aiutarti a stilare una to-do list, stabilendo delle priorità, impegni e appuntamenti.

E anche un’altra cosa: circondati di cose belle e colorateAnche cambiare la cancelleria (o stationery, come si dice ora) è un bel sistema per far tornare l’allegria. Ti ricordi quando, i primi giorni di scuola, ci consolavamo acquistando diari e quaderni coloratissimi e gomme profumate?

Matite, penne, pennarelli e post-it colorati e di design possono dare una vera svolta al primo giorno di lavoro, e una sferzata di energia alla scrivania! Ed è facile trovare bellissimi quaderni, blocchi e penne coloratissime praticamente ovunque: da Tiger, Mr Wonderful, Etsy e persino da Ikea. Per rinnovare la scrivania, colorare la bacheca e ritrovare la voglia di scrivere e pianificare.

E infine, programma qualcosa di bello per te: ciò che vorresti fare da tempo, ma hai sempre detto “lo faccio dopo!”

Ufficio in casa: organizzare l’agenda in modo da non perdere tempo

Quando ho cominciato a lavorare da casa, la difficoltà più grande è stata quella di imparare a gestire il lavoro autonomamente. All’inizio, facevo un po’ di confusione tra la vita lavorativa e quella privata. Poi, ho pensato che avrei dovuto comportarmi come se, ogni giorno, dovessi raggiungere un ufficio in centro. A non sedermi alla scrivania in ogni momento libero. A fare il bucato fuori dall’orario di lavoro. E a organizzare gli spazi in modo da dividere le due vite. Un altro aspetto a cui ho dovuto far fronte è stata l’organizzazione vera e propria della settimana lavorativa.

Stare ore e ore chiusi in casa, davanti ad un pc, può avere degli aspetti negativi. Soprattutto per chi viene dall’esperienza di studio o spazio condiviso (dove ci si confronta anche sulla quantità di zucchero da mettere nel caffè), trovarsi improvvisamente soli davanti a un’agenda può essere un po’ strano.

All’inizio puoi essere molto affascinato dai vantaggi. Perché sei più concentrato ed efficiente e magari scopri che hai bisogno anche di meno tempo per riuscire a portare a termine le cose da fare. Ma potrebbe anche succedere il contrario. E cioé che, visto che lavori da casa, tendi a prendertela comoda. Concedendoti distrazioni come una telefonata, uno spuntino, una ricerca su internet o comunque cose che c’entrano poco o nulla con il lavoro. 

Inoltre, c’è un altro aspetto da considerare. Se sei in casa, i clienti come ti trovano? Su internet, certo. Ma l’empatia che si sviluppa attraverso i rapporti umani è sicuramente un modo più semplice per stabilire relazioni, per far parlare di te e per iniziare una collaborazione.

Può nascere quindi l’esigenza di dover compensare le ore di lavoro al pc con altrettante ore di pubbliche relazioni. Alcune ore a settimana, da inserire proprio in agenda, da dedicare interamente a incontrare persone, confrontarti, cercare ispirazioni, essere “in strada”. Tra la gente.

Per conoscere, ascoltare e intuire di cosa hanno bisogno e come puoi essere utile per loro. A volte, lo spunto per un nuovo articolo del blog, un contenuto di un post, una nuova strategia o un nuovo progetto arrivano proprio in modo indiretto, in queste occasioni spontanee. Da un caffè al bar, da un incontro con un collega o da una chiacchierata con un cliente.

Lavorare da casa non significa isolarsi o concedersi troppe libertà, ma ottimizzare risorse, competenze e tempo nel modo più congeniale ad un’attività free lance.

Basta darti delle regole, così come faresti se si avessi uno studio in centro, e trovare dei compromessi col tuo capo. Cioé te stesso. Il capo più esigente che tu possa avere. 😉

Ufficio in casa: come organizzare gli spazi

Quando si lavora in proprio, come un freelance, una delle cose più difficili è riuscire a gestire economicamente le risorse economiche e le spese fisse. Tra queste, c’è sicuramente l’affitto di un ufficio o di uno spazio coworking. E tutto ciò che ne deriva, come i costi delle varie utenze, gli spostamenti per andare e tornare dallo studio, e così via.

Sicuramente una strategia per riuscire ad abbattere i costi, nel caso di un freelance, è la possibilità di creare un ufficio in casa.

Se sei fortunato, hai una stanza in più in casa da adibire a studio. In quel caso, puoi davvero darti da fare per allestirla con tutto ciò di cui hai bisogno per lavorare, magari aggiungendo anche un bel tavolo per le riunioni al centro della stanza.

Se non hai questa possibilità, puoi comunque riadattare una camera, come il salotto o una taverna, aggiungendo un angolo studio in cui poter lavorare. Basta ricavare un angolo più riservato, in cui poter inserire un piano di lavoro, una lampada da tavolo, una libreria, un planner da muro o una bacheca, una postazione con pc e stampante. E magari un quadretto con una frase motivazionale, che aiuta a rendere l’ambiente più caldo.

In entrambi i casi, è semplice da organizzare. E si può fare anche con un piccolo budget, se sei agli inizi o stai sperimentando l’idea. 

Su Instagram e su Pinterest puoi trovare moltissimi spunti a cui ispirarti per creare l’home office più adatto alla tua personalità e alle tue esigenze. Infatti, una delle cose più belle dello studio in casa è che puoi personalizzarlo come vuoi.

E che puoi lavorare senza troppe distrazioni, ottimizzando i tempi e concentrandoti sulle cose da fare. L’importante, se decidi di creare un ufficio in casa, è gestire lo spazio di lavoro come se avessi un vero e proprio ufficio in centro. Ad esempio, imponendoti degli orari, e mantenendo un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. In parole semplici: non è che se hai l’ufficio in casa allora lavori sempre. E, allo stesso modo, durante l’orario di lavoro non si fanno lavatrici! 😉

Se sei specializzato in qualcosa, dillo!

Se, qualche mese fa, mi avessi chiesto dov’è “Santa Valburga”, avrei detto “E che è?”. Facendo forse storcere il naso agli appassionati di montagna. Invece, oggi ti risponderei con grande entusiasmo. E non perché sono diventata improvvisamente esperta di vette, ma grazie ad internet e alla buona comunicazione di un sito.

Scegliere le parole giuste per comunicare il proprio prodotto o servizio su internet è la base per riuscire a farsi scegliere. E questo vale ancora di più se il prodotto che proponi è dedicato, unico o quasi.

In primavera, cercando on line informazioni su dove trascorrere le vacanze estive, mi sono imbattuta nel sito di un una struttura ricettiva. Che mi ha colpito perché sembrava che stesse parlando proprio a me. Pubblicizzava in modo chiaro la tipologia di servizi che offriva. E questo perché si rivolgeva a un target molto ben definito, promettendo un’esperienza precisa.

Ecco, quello che leggevo erano proprio le cose che cercavo e le sensazioni che volevo provare. Senza neanche consultare TripAdvisor o i social, ho prenotato. Di quanto sia importante mettersi nei panni del cliente ne avevamo parlato anche qui.

Andando nel dettaglio, l’hotel ha scelto un indirizzo di comunicazione sul sito rivolta ad un target definito, promettendo un’esperienza precisa e qualificata. Non si rivolge alla massa, alle coppie, ai pensionati, a chi arriva arriva. Si è specializzato nell’accoglienza di famiglie con bambini piccoli, con grande attenzione verso i particolari. Non è che si siano inventati cose strane, ma lo comunicano in modo da non lasciare dubbi. Senza giri di parole o frasi evocative. Raccontano quello che offrono e, indirettamente, perché si differenziano.

E, se apparentemente restringere la cerchia di interesse potrebbe sembrare limitativo, in realtà posizionarsi in una nicchia di mercato apre nuove prospettive. E il motivo è chiaro: sei specializzato in un settore, per cui la tipologia di clienti che hai scelto (e che ti sceglie) saprà che avrà maggiore attenzione alle sue esigenze, competenza, servizi personalizzati. Il senso è: se sei specializzato in un settore, hai tutte le carte in regola per fare meglio di chi propone un’offerta generica!

La differenza è qui: se ti posizioni in una nicchia, e sai anche comunicarlo bene, prometti esperienze, competenze e standard diversi. Offri un valore aggiunto. Un vestito su misura. E se riesci a mantenere le aspettative – come in questo caso – hai colpito nel segno!

Quattro cose (divertenti) da fare in vacanza per migliorare la creatività

In estate ci si riposa, si viaggia, si rilassa la mente. L’estate è il momento giusto per ricaricarsi e fare il pieno di creatività, sfruttando la tranquillità, l’energia e gli stimoli della stagione.

Quindi, ecco quattro cose che puoi fare in vacanza per migliorare la tua creatività. Posso dire di averle testate personalmente, e che a me hanno fatto bene. Allo spirito, al corpo e alla mente.

  1. Guarda una serie TV. In alcune ore fa davvero troppo caldo per uscire. Quindi, perché non dedicarti a una bella maratona di serie tv prima dell’aperitivo? Se ti piace l’idea, segna questo titolo: Stranger Things. Se hai amato i Goonies, ET, Falkor e tutti quei film che hanno forgiato intere generazioni, ti piacerà. E’ la serie perfetta per chi ha sognato, almeno una volta, di volare su una bici incontro alla luna.

  2. A piedi nudi nel parco. Hai mai sentito parlare del Parco dei Cinque Sensi? In Italia ce ne sono due: uno si trova in Sicilia e l’altro nel Lazio. Tolte le scarpe, un Artigiano dei Sensi ti guida in una passeggiata a piedi nudi nel bosco, alla scoperta delle tue percezioni, completamente immerso nella natura. L’esperienza è così genuina e rasserenante che, persino sporcarsi di fango, diventa parte del gioco. Da un lato fa uscire il bambino che è in te, dall’altro, rilassa quanto un massaggio in Spa.

  3. Partecipare ad un festival di artisti di strada. Gli eventi non sono solo i concerti in cui bisogna tuffarsi nella folla, attendere ore ai botteghini e scalciare per ottenere il posto migliore. Alcuni borghi o città, nelle belle sere estive, organizzano piccole o grandi manifestazioni dedicate agli artisti di strada. Non è importante quanto sia prestigioso il festival, ma il modo in cui lo vivi. Infatti, il rapporto che si sviluppa tra l’artista di strada e il suo pubblico è fatto di estro, complicità e vicinanza. Tanto che lo spettatore diventa parte della performance artistica.

  4. Gioca con la fotocamera. Fotografare, anche solo per divertimento, stimola la capacità di cogliere i particolari, la luce e i colori. Se non ti viene in mente nulla da fotografare, puoi cercare in giro qualche tour organizzato. Spesso i circoli fotografici organizzano delle gite in luoghi suggestivi, dove poter scattare foto particolari. Non lasciare che la tua macchinetta automatica si lasci intimidire dai loro cannoni e cavalletti. Lascia andare la fantasia. Sicuramente, sarà una bella esperienza, che ti darà molte soddisfazioni.

Promuovi i prodotti come persone

Puoi utilizzare i social per promuovere un progetto, un’impresa o la tua professione. L’importante, è che tu abbia sempre ben chiara un’idea: le persone, sui social, vogliono interfacciarsi con le persone. Ciò che il pubblico ama dei social è proprio la possibilità di relazionarsi con un prodotto, un’azienda o un personaggio pubblico come farebbe con un amico.

Si sa, non c’è nulla di più difficile che parlare di se stessi. O si esagera, o si è riduttivi. Non è facile essere obiettivi, guardarsi dall’esterno come farebbe una persona qualunque e raccontarsi superando i condizionamenti caratteriali. Però, concediti un po’ di tempo e prova a personalizzare il tuo messaggio.

Prendi carta e penna, e scrivi.

  • Immagina che la tua azienda sia come una persona. Che agisce, comunica. Che ha una storia e degli obiettivi. Che ha una propria personalità

  • Promuovi i prodotti come persone. Identifica gli aggettivi che caratterizzano la personalità del tuo progetto. Lavora di fantasia, creargli un’identità. Prova a definire valori e gli interessi che gli appartengono

  • Definisci in brevi paragrafi la storia della tua impresa: come è nata, quali sono stati i momenti più significativi, quali sono le persone che hanno dato – direttamente o indirettamente – il loro contributo per la realizzazione di questo progetto.

  • Indica quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine da raggiungere.

  • Analizza se ci sono (e ci sono sicuramente!) delle parole chiave che racchiudono l’essenza del tuo progetto e il modo di comunicare del tuo pubblico.  Non è detto che debbano essere sempre presenti nei tuoi contenuti, però possono ispirare i contenuti o emergere nella tua comunicazione sotto forma di foto, video, emozione o sensazione. Sono il filo che lega il tuo pubblico a te, che ti identifica.

  • Pensa in modo diverso al tuo progetto. Con un approccio comunicativo in cui il pubblico non è un insieme di potenziali acquirenti, ma un gruppo di persone che ama il tuo prodotto.

Per piacere al tuo pubblico, non esistono formule magiche. Ma sicuramente una bella personalità definita aiuta la comunicazione e arricchisce le relazioni

Cronache ferroviarie: quando il libro nasce su Facebook

In questi anni, molti casi editoriali sono nati da Pagine Facebook. E’ sicuramente singolare, però, il caso di “Cronache Ferroviarie“, libro che nasce non da una Pagina Facebook, bensì dai post del profilo di un utente. Il libro è infatti una raccolta di post di Luigi De Luca, scritti e pubblicati su Facebook durante i suoi frequenti viaggi in treno su e giù per l’Italia.

Il libro è accompagnato dalle illustrazioni di Attilio Del Giudice. Anche la loro amicizia è nata sul web, grazie ad Aphorism, sito di letteratura indipendente diretto proprio da Luigi De Luca.

Il libro è in vendita qui su Amazon, ed è la lettura perfetta se avete in previsione un viaggio in treno, o un bel regalo da fare all’amico pendolare.

Se volete saperne di più, ecco qui: li abbiamo intervistati per scoprire come è nata la singolare avventura di “Cronache Ferroviarie”.

Cos’è “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: È una piccola raccolta, una selezione di 27 situazioni vissute durante alcuni spostamenti in treno. Dal 2009 ho iniziato a pubblicare su Facebook brevi racconti di viaggio: persone, discorsi, riflessioni, c’è un po’ di tutto su un treno in movimento. Ho sempre osservato e ascoltato un po’ oltre la superficie e ho sempre trovato spunti interessanti, protagonisti inconsapevoli, messaggi diretti e indiretti da condividere. Per sorridere e – perché no – riflettere. E poi ci sono le immagini di Attilio del Giudice che arricchiscono le mie pagine, ritratti di persone slegate dai racconti e che lasciano al lettore l’interpretazione, il contesto, l’associazione mentale. Abbiamo rotto lo schema narrativo di immagine e testo, deve essere il lettore a definire il significato.

Come nasce l’idea di “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: Ero a pranzo da Attilio, guardavamo insieme un collage dei suoi ritratti digitali incorniciato e appeso alla parete dopo aver partecipato a una mostra. A un tratto mi fa: “Ti voglio dare alcune mie immagini per accompagnare i testi dei tuoi racconti in treno. Facciamo una raccolta insieme”. Mi ha colto di sorpresa e ho reagito d’istinto: “Sì, facciamolo”. Poi è iniziato un percorso fatto di scelte, decisioni, qualche nottata al computer e tante scoperte, una bella esperienza.

Come vi siete conosciuti?

Attilio: La nostra amicizia nasce al tempo delle prime sperimentazioni di Aphorism, 16 anni fa circa. In verità io non posso dire che Aphorism non abbia alimentato qualche velleità, qualche illusione, qualche esuberanza narcisista… ma, non c’è dubbio che (a parte il caso di qualcuno che abbia mostrato un talento indiscutibile), è stato possibile che una certa cultura popolare si affiancasse alla cultura alta, e che anche i peones potessero essere ospitati ed avere democraticamente uno spazio espressivo, senza particolari costrizioni e, nel quale, non ci fossero calcoli mercantili di bassa lega.
Queste erano le idee di Luigi e la disponibilità a renderle concrete. Mi sembrò subito che corrispondessero a una dimensione ideale e a una sensibilità sociale rara, insomma c’era una piattaforma che potevo condividere e via via, assecondare in un’amicizia chiara, senza riserve e doppi fondi e che potesse essere coltivata, nonostante la grande discordanza di età anagrafica e nonostante le naturali distanze del vissuto generazionale.

Luigi, qual è l’illustrazione di Attilio che preferisci in “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: Mi piacciono tutte ma la mia preferita è a pag. 47. C’è un uomo seduto che guarda fuori una finestra. Potrebbe essere su un treno, viaggia da solo e non ha niente da raccontare quel giorno, quindi guarda il paesaggio scorrere veloce fuori dal finestrino. Ecco, quell’uomo potrei essere io 😉

Attilio, qual è il racconto di Luigi che preferisci in “Cronache Ferroviarie”?

Attilio: Non mi è facile rispondere, non sono pochi i brani che potrei privilegiare in una scelta del genere, forse l’affettuosa ironia, che serpeggia in tutto il libro, appare più evidente nel racconto flash: “Ferragni Docet”.

E infine, abbiamo chiesto a entrambi perché leggere “Cronache Ferroviarie”. Ecco le loro risposte!

Attilio: Oddio, perché? (è imbarazzante visto che anch’io sono presente con le grafiche…). Certo è che la narrazione di Luigi è fluida, pulita, senza abusi retorici e ci parla di un microcosmo, dove il ritmo letterario sembra essere connotato ai ritmi del viaggiare in treno e dove i viaggiatori con le loro storie, i loro tic, le ossessioni telefoniche (coi cellulari), le consuete lamentazioni, i disagi, ecc… esprimono le piccole vicende umane, le esistenze di ogni giorno dove tutti i lettori si possono sentire in vario modo coinvolti, ora nella solidarietà, ora nel sorriso ironico.

Luigi: Perché è un libro sincero, per chiunque. Ci sono fatti e persone che tutti incontriamo e che tutti potremmo narrare, se solo ci fermassimo un attimo a mettere insieme pensieri e parole. Io l’ho fatto, ho trovato le parole, le ho condivise su un social network e alla fine mi sono ritrovato con un libro in mano. Alla fine. E se invece fosse l’inizio?

A questo punto, non ci resta che augurare a tutti buona lettura e buon viaggio! 😉

Il successo (che) conta

Tempo fa ho letto un articolo che parlava della frustrazione che può generare dal confronto. In particolare, mi ha colpita la sincerità con cui venivano espresse quell’insieme di sensazioni ed emozioni che si provano quando, nonostante tu faccia del tuo meglio, non riesci ad ottenere il successo che desideri.

E a volte, per successo, neanche si intende che facciano un documentario di Netflix su di te. No, perché il successo si misura in base agli obiettivi, e magari il tuo obiettivo non è così ambizioso.

Dice Jon Krakauer nel libro Il silenzio del vento: “Quando si è giovani è facile credere che ciò che si desidera sia più o meno quanto si merita; presumere che, se si vuole qualcosa abbastanza intensamente, averlo sia un diritto divino”. E, a un certo punto della vita, misurarsi con le proprie ambizioni, può generare frustrazione. Perché ciò si è desiderato – o si desidera – non sempre corrisponde a quello che si è ottenuto o che si sta perseguendo. Pur inseguendo il proprio obiettivo con desiderio, impegno, dedizione alla causa.

E quindi?

Magari vorresti semplicemente che ti venisse riconosciuto il valore di anni di studio. Che fosse apprezzata sinceramente l’accuratezza con cui lavori. La passione e la pazienza che dedichi a fare tutto per bene.  La professionalità con cui curi i progetti dei clienti, come se fossero tuoi. E invece, tu hai l’impressione che, ogni volta, devi ricominciare dalla presentazione.

Se può esserti utile a non sentirti solo, succede anche a me. E a quanto pare, non siamo gli unici.  Da qui le domande: E’ un fattore ambientale? E’ un fattore caratteriale? E’ sopravvalutazione? Perdo troppo tempo a farmi domande?

E ancora, siamo felici quando otteniamo qualcosa in cui ci siamo impegnati, o quando gli altri ci riconoscono un merito o una capacità?

Insomma, una risposta non ce l’ho. Posso solo dirti quello che ho imparato in questi tredici anni di cadute e di risalite, di lavoro subordinato prima, e lavoro autonomo poi. Di entusiasmo per il lavoro autonomo, di rimpianti per il subordinato. Di clienti trovati, persi, ritornati. Di clienti costanti. Di regole seguite e di regole contravvenute.

Alla fine ciò che ho imparato si riassume in un unico consiglio: non svalutarsi. Neanche davanti agli errori. Imparare la lezione e, come già suggerito, mettere da parte l’esperienza. Le cose si fanno mettendosi alla prova e mettendoci la faccia. Chiedendosi ogni giorno cosa si può fare di più, di meglio, e cercando ogni giorno di imparare.

Magari (ma su questo io devo ancora lavorarci) sentendosi – in fondo, nel proprio cuore – un po’ rockstar!

Hai pensato di aprire un blog? Allora prendi carta, penna e un libro!

Aprire un blog è come entrare in una casa nuova. Sì, sai dov’è la cucina, il bagno, la camera da letto, ma poi – man mano che ci vivi – scopri continuamente cose nuove. E non parlo solo di angoli o di spazi che non sapevi come sfruttare. No, no! Parlo di nuove stanze. Un blog è come una casa in cui, ogni tanto, scopri una stanza di cui non sapevi l’esistenza. E’ un luogo un po’ magico. E adesso ti spiego perché.

Quando decidi di aprire un blog, sai già di che argomento tratterà. Sicuramente qualcosa di cui sei molto appassionato, che riguarda i tuoi interessi, i tuoi hobby, le tue esperienze o il tuo lavoro. Magari hai molte idee, ma non riesci a cominciare: forse perché non hai chiaro l’obiettivo di questa nuova avventura, perché non sai come rivolgerti al tuo pubblico, oppure perché il foglio bianco ti spaventa un po’

In questo momento potrai trovare utili un foglio, una penna e un libro. E la “casa” potrà diventare magica, mostrandoti nuove stanze e nuove porte.

Scrivere a mano, infatti, è un’azione che incoraggia l’attività cerebrale che favorisce la concentrazione. Molto di più, rispetto alla tastiera. Per cominciare, prendi carta e penna, e scrivi una lista di tutti gli argomenti che vorrai trattare. Forse non ti saranno tutti utili subito. Ma se la aggiornerai di volta in volta, sarà la mappa che ti guiderà verso la stesura dei tuoi post.

Inoltre, la prima regola di uno scrittore, seppur amatoriale, è la stessa da secoli: leggere moltissimo. Tra le tante qualità della lettura, vi è quella di apprendere continuamente nuovi vocaboli e modi di dire, allargare le proprie vedute, imparare ad esprimersi correttamente e con maggiore creatività.

In più, leggere permette al cervello di esercitare l’empatia. Perché, quando ci immergiamo in un romanzo, entriamo in sintonia coi personaggi, formulando ipotesi su ciò che provano o vivono.

E questo “esercizio” lo riportiamo poi nella vita reale e nelle nostre esperienze. E impariamo a comunicare più in profondità.

Infine, la sinergia tra la scrittura e la lettura, ti permetterà di scoprire sempre nuove stanze e nuovi aspetti delle tue passioni. Ti invoglierà ad aprire nuove porte, sperimentare, conoscere e appassionarti anche ad altri punti di vista che, fino ad ora, avevi considerato marginali.

Per questo, se vuoi aprire un blog, stai per cominciare un’esperienza incredibile e molto appassionante.  Che ti renderà coraggioso. Perché ci saranno persone che leggeranno e aprezzeranno le tue opinioni e le tue idee, e questo ti spingerà avanti a scrivere sempre cose nuove, a cimentarti con nuovi argomenti. Che, magari, fino a quel momento, avevi considerato poco interessanti per i tuoi lettori.

 

Foto a prova di like: comunicare ed emozionare

Le foto sono parte della nostra vita reale e social. Ne scattiamo in continuazione, ne postiamo tante: per mostrare aspetti della nostra vita, per parlare di un prodotto, perché sono l’essenza del social marketing.
I post con immagine e testo raccolgono l’interesse di più persone, e sono maggiormente apprezzati.

L’immagine è un mezzo per comunicare ed emozionare.

Allo stesso tempo, la grande quantità di foto con cui veniamo in contatto continuamente, in qualche modo ci “anestetizza”. E’ quindi difficile riuscire a risvegliare l’attenzione, emozionare o far sì che l’immagine venga guardata per più di tre secondi.

Ora, a meno che non si abbia la fortuna di volare ad un’altitudine di trentasettemila piedi durante una tempesta sul Pacifico, come in questo caso, cosa si può fare per catturare l’attenzione di un utente in soli tre secondi?

Se sei un fotografo amatoriale che vuole divertirsi a postare immagini sui social, parti da qui:

  • Metti a fuoco l’immagine. Sicuramente, le prime due cose importanti sono la messa a fuoco e una buona luce. Purtroppo, non è così scontato: se ne vedono davvero tante di foto sui social che sono mosse, o talmente buie da non riuscire a distinguere i soggetti!

  • Utilizzi sfondi coordinati o a contrasto? Lo sfondo aiuta a far risaltare i colori e i dettagli dei soggetti ritratti. Uno sfondo a contrasto, magari sfruttando i colori complementari, può aiutare ad offrire un’immagine molto vivida e creativa. Se, invece, hai bisogno di mettere in risalto i colori del soggetto, utilizza uno sfondo neutro.

  • Il filtro giusto (o no), a seconda dell’immagine. Non utilizzare sempre lo stesso filtro perché ti piace, ma sceglilo di volta in volta a seconda del soggetto ritratto. Se la tua foto ha lo scopo di far risaltare dei colori, come nel caso di un abito, i filtri possono modificare la percezione delle sfumature e delle tinte reali. Quindi, in quel caso, puoi anche non utilizzarli affatto, e pubblicare la foto così com’è. Altre volte, i filtri aiutano a rendere l’immagine più viva e suggestiva, come nel caso di un bel tramonto: scegli quello che riesce a rendere meglio la tua idea del paesaggio, ma senza esagerare.

  • Crea uno stile riconoscibile. Se posti delle immagini che “raccontano” di te o della tua attività, puoi offrire il tuo punto di vista attraverso uno stile personale e facilmente individuabile. Significa che, chi vedrà le foto, ti riconoscerà attraverso un dettaglio o una tecnica ricorrente.

  • Ogni tanto, spettina le foto! E’ vero che una foto curata, dinamica e armonica – oggettivamente perfetta – è un bel biglietto da visita. Ma può apparire anche impersonale. La foto deve sì essere bella, ma senza tradire il senso di spontaneità e immediatezza tipico dei social. Un’immagine un po’ “spettinata” può offrire un senso di intimità, semplicità e coinvolgimento.

Poi, se oltre a scattare, ti piace anche guardare le foto, goditi la vista di paesaggi mozzafiato e imprese estreme sulla Pagina Facebook o il profilo Instagram di Corey Rich, uno dei fotografi di avventura e lifestyle più famosi al mondo.