In vacanza porta un libro. Anzi, tre!

L’estate è quel momento dell’anno in cui la routine rallenta, si sta più tempo all’aperto e persino le abitudini legate alla rete cambiano. Si cercano contenuti più leggeri, si sta meno tempo on line.

E, naturalmente, chi può, stacca dal lavoro e dalle abitudini.

Desiderare leggerezza e relax, però, non significa che non si possa dedicare del tempo a fare cose che a settembre potrebbero tornare utili. Come leggere un libro che possa aiutare a migliorare la strategia lavorativa.

Magari proprio come fanno i bei libri: insegnandoti qualcosa senza che tu avverta la gravosità dell’apprendimento.

Ecco perché ho pensato a tre letture davvero piacevoli in cui potresti trovare ispirazione. Eccole qui:

Il Vangelo Secondo Biff – Amico d’infanzia di Gesù di Christopher Moore  è un libro delizioso. E’ la storia di Gesù di Nazareth, raccontata dal punto di vista del suo migliore amico, Biff. Che spiega cosa ha fatto Gesù da dieci a trent’anni. Gli anni di cui nessun evangelista parla.

Da leggere perché è un libro leggero, ironico, pungente, un po’ folle. Scritto con quel “pensiero laterale” che chi lavora con la creatività cerca e ricerca, per poter rendere speciali i suoi contenuti.

Una vita come tante di Hanya Yanahgiara è completamente diverso. Se non ci si lascia spaventare dalla mole, si può godere di pagine uniche e intense. Tanto che i quattro protagonisti ti sembreranno degli amici che conosci da tempo. Una scrittura fluida e appassionata che racconta vicende, viaggi, sentimenti ed emozioni in una New York che cambia ed evolve, come le vite dei protagonisti.

Da leggere perché è empatia allo stato puro. E, si sa, l’empatia è la base della comunicazione umana.

Sud. La spedizione dell’Endurance di Ernest Shackleton è il reportage del viaggio in cui la nave Endurance parte dall’Inghilterra per arrivare fino all’inesplorato Polo Sud, agli albori della Prima Guerra Mondiale. E’ una storia vera, un classico della letteratura di viaggi e di avventura, che non può mancare nella libreria di chi ama questo genere. E anche in quella di chi si appresta a compiere una svolta nella vita, ad iniziare un progetto impegnativo, a conquistare un territorio nuovo. 

Da leggere perché è un libro che racconta come l’istinto e la versatilità del leader possono fare la differenza davanti alle avversità e ai cambiamenti. E a tenere insieme la squadra anche nei momenti più bui.

 

E adesso, quale libro scegli per iniziare?

Se “da grande” vuoi fare il Social Media Manager

Una delle nuove professioni legate al web è il Social Media Manager. Il Social Media Manager è un esperto di comunicazione che si occupa della gestione dei canali social di un’impresa. Può essere interno all’azienda, o anche un professionista esterno.

E’ un lavoro che richiede un costante aggiornamento: la comunicazione attraverso i Social Media è una specialità recente e in continua evoluzione. Quindi, richiede continuamente approfondimenti, sperimentazioni e nuove idee.

Se vuoi diventare un Social Media Manager, sai già che avrai bisogno di una grande capacità comunicativa. Che può nascere come un talento naturale, ma che – come tutti i talenti – va incanalata, migliorata e potenziata. Insieme all’empatia, che è la bussola che può condurti a intuire gli interessi del pubblico in quel dato momento.

Anche la creatività è un aspetto importante per chi desidera diventare Social Media Manager: è la capacità di riuscire a colorare “fuori dai bordi” quel tanto che serve. E che aiuta a creare contenuti frequenti, sempre nuovi e interessanti, così da riuscire a stupire il pubblico con o senza effetti speciali.

E poi, la velocità di cogliere al volo gli argomenti caldi della rete, e costruirci una storia, è una qualità che può fare la differenza. Così come l’ironia, che non è una dote essenziale, ma che può offrire belle soddisfazioni a chi riesce a sfruttarla con arguzia e intelligenza!

Tra le parole che iniziano con auto-, puoi includere l’autocontrollo: dote necessaria quando ti trovi a rispondere alle repliche e ai commenti meno piacevoli.  E puoi lasciare serenamente da parte ogni forma di autocelebrazione o autoreferenzialità, che il pubblico dei Social solitamente schiva come l’influenza. E puoi rinunciare anche all’autopromozione, se intendi farla sfruttando proprio i canali dei tuoi clienti (che non fa granché figo!) 😉

Se vuoi diventare un Social Media Manager e vuoi gestire meglio i Social Media della tua azienda, puoi seguire un corso per scoprire i segreti, i trucchi e le strategie per affinare le tue prestazioni e le tue conoscenze. Se ti interessa, contattaci, e ti terremo aggiornati sulle date dei nostri prossimi corsi.

 

Promuovi i prodotti come persone

Puoi utilizzare i social per promuovere un progetto, un’impresa o la tua professione. L’importante, è che tu abbia sempre ben chiara un’idea: le persone, sui social, vogliono interfacciarsi con le persone. Ciò che il pubblico ama dei social è proprio la possibilità di relazionarsi con un prodotto, un’azienda o un personaggio pubblico come farebbe con un amico.

Si sa, non c’è nulla di più difficile che parlare di se stessi. O si esagera, o si è riduttivi. Non è facile essere obiettivi, guardarsi dall’esterno come farebbe una persona qualunque e raccontarsi superando i condizionamenti caratteriali. Però, concediti un po’ di tempo e prova a personalizzare il tuo messaggio.

Prendi carta e penna, e scrivi.

  • Immagina che la tua azienda sia come una persona. Che agisce, comunica. Che ha una storia e degli obiettivi. Che ha una propria personalità

  • Promuovi i prodotti come persone. Identifica gli aggettivi che caratterizzano la personalità del tuo progetto. Lavora di fantasia, creargli un’identità. Prova a definire valori e gli interessi che gli appartengono

  • Definisci in brevi paragrafi la storia della tua impresa: come è nata, quali sono stati i momenti più significativi, quali sono le persone che hanno dato – direttamente o indirettamente – il loro contributo per la realizzazione di questo progetto.

  • Indica quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine da raggiungere.

  • Analizza se ci sono (e ci sono sicuramente!) delle parole chiave che racchiudono l’essenza del tuo progetto e il modo di comunicare del tuo pubblico.  Non è detto che debbano essere sempre presenti nei tuoi contenuti, però possono ispirare i contenuti o emergere nella tua comunicazione sotto forma di foto, video, emozione o sensazione. Sono il filo che lega il tuo pubblico a te, che ti identifica.

  • Pensa in modo diverso al tuo progetto. Con un approccio comunicativo in cui il pubblico non è un insieme di potenziali acquirenti, ma un gruppo di persone che ama il tuo prodotto.

Per piacere al tuo pubblico, non esistono formule magiche. Ma sicuramente una bella personalità definita aiuta la comunicazione e arricchisce le relazioni

Cronache ferroviarie: quando il libro nasce su Facebook

In questi anni, molti casi editoriali sono nati da Pagine Facebook. E’ sicuramente singolare, però, il caso di “Cronache Ferroviarie“, libro che nasce non da una Pagina Facebook, bensì dai post del profilo di un utente. Il libro è infatti una raccolta di post di Luigi De Luca, scritti e pubblicati su Facebook durante i suoi frequenti viaggi in treno su e giù per l’Italia.

Il libro è accompagnato dalle illustrazioni di Attilio Del Giudice. Anche la loro amicizia è nata sul web, grazie ad Aphorism, sito di letteratura indipendente diretto proprio da Luigi De Luca.

Il libro è in vendita qui su Amazon, ed è la lettura perfetta se avete in previsione un viaggio in treno, o un bel regalo da fare all’amico pendolare.

Se volete saperne di più, ecco qui: li abbiamo intervistati per scoprire come è nata la singolare avventura di “Cronache Ferroviarie”.

Cos’è “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: È una piccola raccolta, una selezione di 27 situazioni vissute durante alcuni spostamenti in treno. Dal 2009 ho iniziato a pubblicare su Facebook brevi racconti di viaggio: persone, discorsi, riflessioni, c’è un po’ di tutto su un treno in movimento. Ho sempre osservato e ascoltato un po’ oltre la superficie e ho sempre trovato spunti interessanti, protagonisti inconsapevoli, messaggi diretti e indiretti da condividere. Per sorridere e – perché no – riflettere. E poi ci sono le immagini di Attilio del Giudice che arricchiscono le mie pagine, ritratti di persone slegate dai racconti e che lasciano al lettore l’interpretazione, il contesto, l’associazione mentale. Abbiamo rotto lo schema narrativo di immagine e testo, deve essere il lettore a definire il significato.

Come nasce l’idea di “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: Ero a pranzo da Attilio, guardavamo insieme un collage dei suoi ritratti digitali incorniciato e appeso alla parete dopo aver partecipato a una mostra. A un tratto mi fa: “Ti voglio dare alcune mie immagini per accompagnare i testi dei tuoi racconti in treno. Facciamo una raccolta insieme”. Mi ha colto di sorpresa e ho reagito d’istinto: “Sì, facciamolo”. Poi è iniziato un percorso fatto di scelte, decisioni, qualche nottata al computer e tante scoperte, una bella esperienza.

Come vi siete conosciuti?

Attilio: La nostra amicizia nasce al tempo delle prime sperimentazioni di Aphorism, 16 anni fa circa. In verità io non posso dire che Aphorism non abbia alimentato qualche velleità, qualche illusione, qualche esuberanza narcisista… ma, non c’è dubbio che (a parte il caso di qualcuno che abbia mostrato un talento indiscutibile), è stato possibile che una certa cultura popolare si affiancasse alla cultura alta, e che anche i peones potessero essere ospitati ed avere democraticamente uno spazio espressivo, senza particolari costrizioni e, nel quale, non ci fossero calcoli mercantili di bassa lega.
Queste erano le idee di Luigi e la disponibilità a renderle concrete. Mi sembrò subito che corrispondessero a una dimensione ideale e a una sensibilità sociale rara, insomma c’era una piattaforma che potevo condividere e via via, assecondare in un’amicizia chiara, senza riserve e doppi fondi e che potesse essere coltivata, nonostante la grande discordanza di età anagrafica e nonostante le naturali distanze del vissuto generazionale.

Luigi, qual è l’illustrazione di Attilio che preferisci in “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: Mi piacciono tutte ma la mia preferita è a pag. 47. C’è un uomo seduto che guarda fuori una finestra. Potrebbe essere su un treno, viaggia da solo e non ha niente da raccontare quel giorno, quindi guarda il paesaggio scorrere veloce fuori dal finestrino. Ecco, quell’uomo potrei essere io 😉

Attilio, qual è il racconto di Luigi che preferisci in “Cronache Ferroviarie”?

Attilio: Non mi è facile rispondere, non sono pochi i brani che potrei privilegiare in una scelta del genere, forse l’affettuosa ironia, che serpeggia in tutto il libro, appare più evidente nel racconto flash: “Ferragni Docet”.

E infine, abbiamo chiesto a entrambi perché leggere “Cronache Ferroviarie”. Ecco le loro risposte!

Attilio: Oddio, perché? (è imbarazzante visto che anch’io sono presente con le grafiche…). Certo è che la narrazione di Luigi è fluida, pulita, senza abusi retorici e ci parla di un microcosmo, dove il ritmo letterario sembra essere connotato ai ritmi del viaggiare in treno e dove i viaggiatori con le loro storie, i loro tic, le ossessioni telefoniche (coi cellulari), le consuete lamentazioni, i disagi, ecc… esprimono le piccole vicende umane, le esistenze di ogni giorno dove tutti i lettori si possono sentire in vario modo coinvolti, ora nella solidarietà, ora nel sorriso ironico.

Luigi: Perché è un libro sincero, per chiunque. Ci sono fatti e persone che tutti incontriamo e che tutti potremmo narrare, se solo ci fermassimo un attimo a mettere insieme pensieri e parole. Io l’ho fatto, ho trovato le parole, le ho condivise su un social network e alla fine mi sono ritrovato con un libro in mano. Alla fine. E se invece fosse l’inizio?

A questo punto, non ci resta che augurare a tutti buona lettura e buon viaggio! 😉

Hai pensato di aprire un blog? Allora prendi carta, penna e un libro!

Aprire un blog è come entrare in una casa nuova. Sì, sai dov’è la cucina, il bagno, la camera da letto, ma poi – man mano che ci vivi – scopri continuamente cose nuove. E non parlo solo di angoli o di spazi che non sapevi come sfruttare. No, no! Parlo di nuove stanze. Un blog è come una casa in cui, ogni tanto, scopri una stanza di cui non sapevi l’esistenza. E’ un luogo un po’ magico. E adesso ti spiego perché.

Quando decidi di aprire un blog, sai già di che argomento tratterà. Sicuramente qualcosa di cui sei molto appassionato, che riguarda i tuoi interessi, i tuoi hobby, le tue esperienze o il tuo lavoro. Magari hai molte idee, ma non riesci a cominciare: forse perché non hai chiaro l’obiettivo di questa nuova avventura, perché non sai come rivolgerti al tuo pubblico, oppure perché il foglio bianco ti spaventa un po’

In questo momento potrai trovare utili un foglio, una penna e un libro. E la “casa” potrà diventare magica, mostrandoti nuove stanze e nuove porte.

Scrivere a mano, infatti, è un’azione che incoraggia l’attività cerebrale che favorisce la concentrazione. Molto di più, rispetto alla tastiera. Per cominciare, prendi carta e penna, e scrivi una lista di tutti gli argomenti che vorrai trattare. Forse non ti saranno tutti utili subito. Ma se la aggiornerai di volta in volta, sarà la mappa che ti guiderà verso la stesura dei tuoi post.

Inoltre, la prima regola di uno scrittore, seppur amatoriale, è la stessa da secoli: leggere moltissimo. Tra le tante qualità della lettura, vi è quella di apprendere continuamente nuovi vocaboli e modi di dire, allargare le proprie vedute, imparare ad esprimersi correttamente e con maggiore creatività.

In più, leggere permette al cervello di esercitare l’empatia. Perché, quando ci immergiamo in un romanzo, entriamo in sintonia coi personaggi, formulando ipotesi su ciò che provano o vivono.

E questo “esercizio” lo riportiamo poi nella vita reale e nelle nostre esperienze. E impariamo a comunicare più in profondità.

Infine, la sinergia tra la scrittura e la lettura, ti permetterà di scoprire sempre nuove stanze e nuovi aspetti delle tue passioni. Ti invoglierà ad aprire nuove porte, sperimentare, conoscere e appassionarti anche ad altri punti di vista che, fino ad ora, avevi considerato marginali.

Per questo, se vuoi aprire un blog, stai per cominciare un’esperienza incredibile e molto appassionante.  Che ti renderà coraggioso. Perché ci saranno persone che leggeranno e aprezzeranno le tue opinioni e le tue idee, e questo ti spingerà avanti a scrivere sempre cose nuove, a cimentarti con nuovi argomenti. Che, magari, fino a quel momento, avevi considerato poco interessanti per i tuoi lettori.

 

L’importanza della reputazione on line se sei un professionista sanitario

Essere un operatore sanitario, un medico o uno specialista del benessere, è sempre più difficile da quando c’è il Dottor Google. Sono milioni gli italiani che cercano informazioni su Internet riguardo alla propria salute o al proprio benessere. La facilità con cui si può accedere ad informazioni altamente specialistiche, però, non significa essere in grado di sintetizzarle e di comprenderle veramente. Perché on line è possibile trovare tutto e il contrario di tutto. “L’ho letto su internet” è la classica frase che segue l’autodiagnosi su Google.

Per questo motivo, chi opera in un contesto sanitario, spesso e volentieri si trova coinvolto – suo malgrado – in un triangolo: da una parte c’è il paziente, dall’altra il medico, e al vertice c’è “Internet“.

 

Cosa cerca un utente?

Sono molte le informazioni che vengono ricercate quotidianamente su internet in ambito sanitario: risposte a sintomi, notizie e consigli. Oppure commenti ed impressioni di altri utenti su esperienze in studi medici, cliniche e pratiche mediche.

La domanda che il medico deve porsi, in prima battuta è: cosa cercano le persone da me? Sicuramente professionalità, competenza e sensibilità. E questo può tradursi con contenuti informativi interessanti, risposte a dubbi e consigli.

Il medico, o l’operatore sanitario, ha bisogno di costruire la propria personalità e professionalità on line, sfruttando i Social Media e gli altri strumenti del web.

Quindi, se sei un medico, un osteopata, un nutrizionista o comunque operi in campo sanitario, dovrai tenere presente che entrare nel mondo virtuale necessita di

Tempo, delicatezza e attenzione

Perché trovare la comunicazione giusta, in questo caso, è necessario fin dal primo momento.

Quando qualcuno ha problemi in ambito sanitario, in genere è spaventato o ansioso. Cerca un professionista in grado di guidarlo verso una soluzione. Che sia competente, ma anche capace di ascolto e di comprensione.

Il professionista può così ritornare ad essere il punto di riferimento del paziente. E può farlo diffondendo e divulgando informazioni, garantendo la correttezza delle notizie e lavorando sulla sua reputazione.

 

E’ importante instaurare un rapporto di fiducia fin dal primo contatto on line.

E questo può succedere solo se il professionista si rende disponibile, offrendo contenuti specialistici di facile comprensione. Allo stesso modo, può consigliare e mettere la propria professionalità a disposizione degli utenti. E instaurare una relazione umana, basata sulla fiducia e sulla disponibilità.

Cominciare a comunicare on line da subito, significa avere il vantaggio di creare autonomamente la propria reputazione on line. E poter quindi diventare una voce autorevole nella comunicazione sanitaria attraverso internet.

Foto a prova di like: comunicare ed emozionare

Le foto sono parte della nostra vita reale e social. Ne scattiamo in continuazione, ne postiamo tante: per mostrare aspetti della nostra vita, per parlare di un prodotto, perché sono l’essenza del social marketing.
I post con immagine e testo raccolgono l’interesse di più persone, e sono maggiormente apprezzati.

L’immagine è un mezzo per comunicare ed emozionare.

Allo stesso tempo, la grande quantità di foto con cui veniamo in contatto continuamente, in qualche modo ci “anestetizza”. E’ quindi difficile riuscire a risvegliare l’attenzione, emozionare o far sì che l’immagine venga guardata per più di tre secondi.

Ora, a meno che non si abbia la fortuna di volare ad un’altitudine di trentasettemila piedi durante una tempesta sul Pacifico, come in questo caso, cosa si può fare per catturare l’attenzione di un utente in soli tre secondi?

Se sei un fotografo amatoriale che vuole divertirsi a postare immagini sui social, parti da qui:

  • Metti a fuoco l’immagine. Sicuramente, le prime due cose importanti sono la messa a fuoco e una buona luce. Purtroppo, non è così scontato: se ne vedono davvero tante di foto sui social che sono mosse, o talmente buie da non riuscire a distinguere i soggetti!

  • Utilizzi sfondi coordinati o a contrasto? Lo sfondo aiuta a far risaltare i colori e i dettagli dei soggetti ritratti. Uno sfondo a contrasto, magari sfruttando i colori complementari, può aiutare ad offrire un’immagine molto vivida e creativa. Se, invece, hai bisogno di mettere in risalto i colori del soggetto, utilizza uno sfondo neutro.

  • Il filtro giusto (o no), a seconda dell’immagine. Non utilizzare sempre lo stesso filtro perché ti piace, ma sceglilo di volta in volta a seconda del soggetto ritratto. Se la tua foto ha lo scopo di far risaltare dei colori, come nel caso di un abito, i filtri possono modificare la percezione delle sfumature e delle tinte reali. Quindi, in quel caso, puoi anche non utilizzarli affatto, e pubblicare la foto così com’è. Altre volte, i filtri aiutano a rendere l’immagine più viva e suggestiva, come nel caso di un bel tramonto: scegli quello che riesce a rendere meglio la tua idea del paesaggio, ma senza esagerare.

  • Crea uno stile riconoscibile. Se posti delle immagini che “raccontano” di te o della tua attività, puoi offrire il tuo punto di vista attraverso uno stile personale e facilmente individuabile. Significa che, chi vedrà le foto, ti riconoscerà attraverso un dettaglio o una tecnica ricorrente.

  • Ogni tanto, spettina le foto! E’ vero che una foto curata, dinamica e armonica – oggettivamente perfetta – è un bel biglietto da visita. Ma può apparire anche impersonale. La foto deve sì essere bella, ma senza tradire il senso di spontaneità e immediatezza tipico dei social. Un’immagine un po’ “spettinata” può offrire un senso di intimità, semplicità e coinvolgimento.

Poi, se oltre a scattare, ti piace anche guardare le foto, goditi la vista di paesaggi mozzafiato e imprese estreme sulla Pagina Facebook o il profilo Instagram di Corey Rich, uno dei fotografi di avventura e lifestyle più famosi al mondo.

Comunicare un evento online e offline: 10 punti per definire una strategia

Organizzare un evento è davvero divertente, ma necessita di una strategia di comunicazione, sia online che offline. Perché le persone vanno coinvolte e ispirate da subito. Sia nella rete, che fuori.

Nella fase precedente alla manifestazione, la comunicazione è importante per far sapere che ci sarà l’evento. Durante, è necessario coinvolgere i partecipanti, invogliandoli a diventare protagonisti e media, attraverso tweet, post e immagini. Nella fase finale, è utile avere una strategia per rafforzare l’obiettivo dell’evento: raggiungere ancora più persone, e quindi fare in modo che se ne parli ancora.

Ponendoti queste dieci domande, puoi definire gli step della tua comunicazione:

  • Il tuo evento a chi è rivolto? Qual è l’obiettivo? Si terrà solo una volta (come un’inaugurazione) o si tratta di un appuntamento periodico (come un festival)?

Rispondendo a queste domande puoi capire se può essere più utile aprire un canale social dedicato, oppure basterà creare un evento su Facebook per far viaggiare le informazioni.

  • Hai una strategia per comunicare il tuo evento sui social?

La comunicazione pre-evento può essere organizzata attraverso uno schema di Storytelling: un diario in pillole che racconti storie, persone, episodi e curiosità sull’evento. Questa strategia incanta il pubblico, incuriosisce e permette di costruire una vera e propria identità del tuo ricevimento.

  • Hai pensato a un contest dedicato all’evento?

Nella fase di organizzazione, valuta se vuoi creare un gioco o un contest on line, che appassioni gli utenti fino al giorno della manifestazione, creando attesa e coinvolgimento.

  • Hai creato un hashtag dedicato all’evento?

Comunicalo in modo chiaro. Fa  in modo che le persone interagiscano con esso, invitandoli a postare sui loro profili social le immagini e le impressioni sull’evento.

  • Hai previsto anche dei volantini da distribuire nei punti di interesse in città?

Se hai ben chiaro che tipo di persone parteciperanno al tuo evento, sai anche quali luoghi frequentano in città. Considera di avvalerti anche della comunicazione classica, come volantini e locandine, per raggiungere il pubblico locale.

  • Hai bisogno di inviti personalizzati?

Anche se la tua festa è aperta a tutti, valuta se hai necessità di invitare personalmente determinate persone. Perché se lo aspettano, perché sono dei clienti affezionati o perché sono influencer. Decidi per tempo se è il caso di far stampare degli inviti da consegnare a mano o per posta, o se trasmettere un file digitale.

  • Dopo l’evento, cosa fare?

La comunicazione post-evento è importante tanto quanto quella antecedente. Se l’evento è stato un successo, anche nei giorni successivi potrai trovare contenuti sui social, postati dai partecipanti. E poi, considera la possibilità di un redazionale, anche su una testata locale: può essere un’ulteriore strategia per far sapere cosa è successo!

Come rendere interessante una Pagina Facebook?

La tua Pagina è il luogo in cui inviti i tuoi utenti a fare due chiacchiere. E’ il tuo ambiente. E, da buon ospite, puoi renderlo accogliente e piacevole. Puoi adoperarti affinché la conversazione sia interessante e brillante. E, quindi, le persone si sentano a proprio agio.  Ne avevamo già parlato qui.

Ponendoti tre domande, puoi valutare se i contenuti che pubblichi sulla tua Pagina sono equilibrati ed interessanti per il tuo pubblico. Così che, una volta stabilito il primo contatto, torni a trovarti. E nasca tra voi una relazione continuativa.

1. Pubblichi solo contenuti promozionali? 

L’equilibrio di una Pagina si basa sul corretto equilibrio tra contenuti promozionali ed informativi. Sperimentando post sempre diversi, puoi capire meglio i gusti di chi ti segue, e regolarti di conseguenza. Attraverso la creazione di post di diverso tipo, con video, immagini e link su vari argomenti, puoi capire quali contenuti interessano al tuo pubblico. E, facendo un’analisi delle interazioni (condivisioni, clic, like e commenti), puoi valutare ciò che il tuo pubblico ama leggere o guardare.

 

2. Offri il tuo punto di vista?

Quando condividi un link o un articolo di un altro sito o un’altra Pagina, è importante far capire al pubblico perché l’hai scelto e cosa vuoi davvero comunicare. Perché quell’articolo, secondo te, può essere interessante per i tuoi utenti. E’ il tuo punto di vista, il valore aggiunto che i tuoi utenti cercano. Si affidano a te, alla tua Pagina, perché vi riconoscono l’esperienza e la capacità di consigliarli e informarli per il meglio.

 

3. Pubblichi con costanza?

Che non significa tutti i giorni, o solo quando ti ricordi. Anche per questo bisogna trovare la giusta misura. Mantenere viva una Pagina significa dedicare del tempo alla ricerca e alla creazione di contenuti. E’ esattamente come i rapporti umani: tutto funziona meglio quando si rimane in contatto, modulando la comunicazione a seconda del momento.

 

Sfatiamo un tabù: tre aspetti lavorativi che migliorano con la maternità

Si dice che non si possa nominare la parola mamma nello stesso testo che contiene parole come freelance e lavoro. Perché le cose sono separate. Si dice che essere mamma equivale ad avere i capelli biondi, e quindi, che te ne fai di un testo in cui bionda si abbina a parole come tempo organizzazione?

Io, che bionda non sono (al massimo un po’ tinta, ogni tanto), ma mamma sì, credo che invece le parole bambino e lavoro autonomo possano coabitare in uno stesso testo. Così come coabitano quotidianamente nello stesso ambiente. Contendendosi non solo l’attenzione, ma anche il tempo e la produttività.

Prima di avere un bambino appartieni a te stessa. Decidi tu, come freelance, come, quanto e quando lavorare.

Ma, nel momento in cui arriva un essere dipendente da te, l’incomodo in questo ménage a trois sembra essere proprio il lavoro. Al quale, però, ti aggrappi come un’ancora di salvezza. Il lavoro ti permette di sentirti ancora un essere evoluto, quando tutto il resto, intorno e dentro di te, risponde a regole primitive e viscerali.

Ci sono tre cose che, con questa pratica da equilibrista, rendono migliori le tue prestazioni lavorative:

  1. Sei più concentrata. Hai meno tempo, ma quello che hai lo sfrutti meglio. Difendi con i denti quel poco che è rimasto. Impari a lavorare con qualsiasi sottofondo. Anche quello più ricorrente, che è un lamento insistente e disperato. Ti concentri con qualsiasi decibel, e in qualsiasi situazione: in piedi, seduta, mentre ti vesti o mentre stai imboccando la pappa.

  2. Hai più pazienza. Quelle rare occasioni diurne in cui puoi sederti al pc, tolleri che la peste di turno sorseggi il residuo degli acquerelli come se fosse camomilla. Un cliente non risponde all’email? Non importa, si passa avanti. Per non parlare della calma che accompagna avvenimenti che, in passato, ti avrebbero scatenato una crisi di nervi. Hai presente quegli incontri importantissimi a cui pensi di non poter mancare? E già dalla mattina si preannuncia l’apocalisse? Come minimo, il bambino si sveglia con la febbre. E tutti quelli che possono essere d’aiuto, hanno lo stesso malanno. Quando la giornata inizia così, diventi la sublimazione dell’accettazione. Quando non ci sono soluzioni, tanto vale lasciare che sia.

  3. Hai più autostima. Ti senti Wonder Woman ogni volta che riesci a portare a termine tutti gli impegni che avevi in agenda. Oltre ad essere stata al parco giochi e ad avere una casa che si avvicina agli standard minimi di abitabilità. Tanto che poi, alla fine, ti domandi: ma che ci facevo prima con tutto quel tempo?