Promuovi i prodotti come persone

Puoi utilizzare i social per promuovere un progetto, un’impresa o la tua professione. L’importante, è che tu abbia sempre ben chiara un’idea: le persone, sui social, vogliono interfacciarsi con le persone. Ciò che il pubblico ama dei social è proprio la possibilità di relazionarsi con un prodotto, un’azienda o un personaggio pubblico come farebbe con un amico.

Si sa, non c’è nulla di più difficile che parlare di se stessi. O si esagera, o si è riduttivi. Non è facile essere obiettivi, guardarsi dall’esterno come farebbe una persona qualunque e raccontarsi superando i condizionamenti caratteriali. Però, concediti un po’ di tempo e prova a personalizzare il tuo messaggio.

Prendi carta e penna, e scrivi.

  • Immagina che la tua azienda sia come una persona. Che agisce, comunica. Che ha una storia e degli obiettivi. Che ha una propria personalità

  • Promuovi i prodotti come persone. Identifica gli aggettivi che caratterizzano la personalità del tuo progetto. Lavora di fantasia, creargli un’identità. Prova a definire valori e gli interessi che gli appartengono

  • Definisci in brevi paragrafi la storia della tua impresa: come è nata, quali sono stati i momenti più significativi, quali sono le persone che hanno dato – direttamente o indirettamente – il loro contributo per la realizzazione di questo progetto.

  • Indica quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine da raggiungere.

  • Analizza se ci sono (e ci sono sicuramente!) delle parole chiave che racchiudono l’essenza del tuo progetto e il modo di comunicare del tuo pubblico.  Non è detto che debbano essere sempre presenti nei tuoi contenuti, però possono ispirare i contenuti o emergere nella tua comunicazione sotto forma di foto, video, emozione o sensazione. Sono il filo che lega il tuo pubblico a te, che ti identifica.

  • Pensa in modo diverso al tuo progetto. Con un approccio comunicativo in cui il pubblico non è un insieme di potenziali acquirenti, ma un gruppo di persone che ama il tuo prodotto.

Per piacere al tuo pubblico, non esistono formule magiche. Ma sicuramente una bella personalità definita aiuta la comunicazione e arricchisce le relazioni

Cronache ferroviarie: quando il libro nasce su Facebook

In questi anni, molti casi editoriali sono nati da Pagine Facebook. E’ sicuramente singolare, però, il caso di “Cronache Ferroviarie“, libro che nasce non da una Pagina Facebook, bensì dai post del profilo di un utente. Il libro è infatti una raccolta di post di Luigi De Luca, scritti e pubblicati su Facebook durante i suoi frequenti viaggi in treno su e giù per l’Italia.

Il libro è accompagnato dalle illustrazioni di Attilio Del Giudice. Anche la loro amicizia è nata sul web, grazie ad Aphorism, sito di letteratura indipendente diretto proprio da Luigi De Luca.

Il libro è in vendita qui su Amazon, ed è la lettura perfetta se avete in previsione un viaggio in treno, o un bel regalo da fare all’amico pendolare.

Se volete saperne di più, ecco qui: li abbiamo intervistati per scoprire come è nata la singolare avventura di “Cronache Ferroviarie”.

Cos’è “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: È una piccola raccolta, una selezione di 27 situazioni vissute durante alcuni spostamenti in treno. Dal 2009 ho iniziato a pubblicare su Facebook brevi racconti di viaggio: persone, discorsi, riflessioni, c’è un po’ di tutto su un treno in movimento. Ho sempre osservato e ascoltato un po’ oltre la superficie e ho sempre trovato spunti interessanti, protagonisti inconsapevoli, messaggi diretti e indiretti da condividere. Per sorridere e – perché no – riflettere. E poi ci sono le immagini di Attilio del Giudice che arricchiscono le mie pagine, ritratti di persone slegate dai racconti e che lasciano al lettore l’interpretazione, il contesto, l’associazione mentale. Abbiamo rotto lo schema narrativo di immagine e testo, deve essere il lettore a definire il significato.

Come nasce l’idea di “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: Ero a pranzo da Attilio, guardavamo insieme un collage dei suoi ritratti digitali incorniciato e appeso alla parete dopo aver partecipato a una mostra. A un tratto mi fa: “Ti voglio dare alcune mie immagini per accompagnare i testi dei tuoi racconti in treno. Facciamo una raccolta insieme”. Mi ha colto di sorpresa e ho reagito d’istinto: “Sì, facciamolo”. Poi è iniziato un percorso fatto di scelte, decisioni, qualche nottata al computer e tante scoperte, una bella esperienza.

Come vi siete conosciuti?

Attilio: La nostra amicizia nasce al tempo delle prime sperimentazioni di Aphorism, 16 anni fa circa. In verità io non posso dire che Aphorism non abbia alimentato qualche velleità, qualche illusione, qualche esuberanza narcisista… ma, non c’è dubbio che (a parte il caso di qualcuno che abbia mostrato un talento indiscutibile), è stato possibile che una certa cultura popolare si affiancasse alla cultura alta, e che anche i peones potessero essere ospitati ed avere democraticamente uno spazio espressivo, senza particolari costrizioni e, nel quale, non ci fossero calcoli mercantili di bassa lega.
Queste erano le idee di Luigi e la disponibilità a renderle concrete. Mi sembrò subito che corrispondessero a una dimensione ideale e a una sensibilità sociale rara, insomma c’era una piattaforma che potevo condividere e via via, assecondare in un’amicizia chiara, senza riserve e doppi fondi e che potesse essere coltivata, nonostante la grande discordanza di età anagrafica e nonostante le naturali distanze del vissuto generazionale.

Luigi, qual è l’illustrazione di Attilio che preferisci in “Cronache Ferroviarie”?

Luigi: Mi piacciono tutte ma la mia preferita è a pag. 47. C’è un uomo seduto che guarda fuori una finestra. Potrebbe essere su un treno, viaggia da solo e non ha niente da raccontare quel giorno, quindi guarda il paesaggio scorrere veloce fuori dal finestrino. Ecco, quell’uomo potrei essere io 😉

Attilio, qual è il racconto di Luigi che preferisci in “Cronache Ferroviarie”?

Attilio: Non mi è facile rispondere, non sono pochi i brani che potrei privilegiare in una scelta del genere, forse l’affettuosa ironia, che serpeggia in tutto il libro, appare più evidente nel racconto flash: “Ferragni Docet”.

E infine, abbiamo chiesto a entrambi perché leggere “Cronache Ferroviarie”. Ecco le loro risposte!

Attilio: Oddio, perché? (è imbarazzante visto che anch’io sono presente con le grafiche…). Certo è che la narrazione di Luigi è fluida, pulita, senza abusi retorici e ci parla di un microcosmo, dove il ritmo letterario sembra essere connotato ai ritmi del viaggiare in treno e dove i viaggiatori con le loro storie, i loro tic, le ossessioni telefoniche (coi cellulari), le consuete lamentazioni, i disagi, ecc… esprimono le piccole vicende umane, le esistenze di ogni giorno dove tutti i lettori si possono sentire in vario modo coinvolti, ora nella solidarietà, ora nel sorriso ironico.

Luigi: Perché è un libro sincero, per chiunque. Ci sono fatti e persone che tutti incontriamo e che tutti potremmo narrare, se solo ci fermassimo un attimo a mettere insieme pensieri e parole. Io l’ho fatto, ho trovato le parole, le ho condivise su un social network e alla fine mi sono ritrovato con un libro in mano. Alla fine. E se invece fosse l’inizio?

A questo punto, non ci resta che augurare a tutti buona lettura e buon viaggio! 😉

Esperienze, ambizioni, competenze: il curriculum che parla davvero di te

Preparare un curriculum vitae da inviare a un’impresa è sempre una fase delicata. Non è facile riuscire a schematizzare in un paio di pagine esperienze, ambizioni, personalità, talenti e competenze. E poi, non esiste un curriculum che vada bene per tutti i casi: bisogna rimetterci mano di volta in volta, a seconda della situazione, evidenziando le competenze a seconda del destinatario.

Chi si trova tra le mani un curriculum desidera capire in pochi secondi se può essere interessante oppure no. Quindi, è molto importante riuscire a dare una bella impressione da subito.

Per passare il test di prima impressione, è bene tenere presente questi elementi:

  1. Scrivi una bella lettera di presentazione: è importante partire avendo già un’idea precisa di ciò che puoi fare per quell’impresa. Domandati qual è il percorso che ti ha portato a prendere contatti con quella azienda. Perché vuoi lavorare con loro? Quali sono le competenze che metti a disposizione? Perché ti interessa quel ruolo? Prova a illustrare sinteticamente i motivi per cui invii la candidatura, in modo semplice e diretto.

  2. Utilizza un impianto grafico di facile consultazione. Il curriculum non deve essere particolarmente fantasioso, o difficile da interpretare. Sia l’impostazione grafica che il font devono essere facilmente leggibili. Il classico Curriculum Vitae Europeo, personalizzato secondo le tue necessità, può essere una buona base di partenza. Metti i grassetti al punto giusto per evidenziare esperienze o competenze coerenti con il ruolo per cui ti proponi. Riempi non più di due, tre pagine. Se sono troppe, non vengono lette. In un colloquio conoscitivo ci sarà modo di approfondire i dettagli!

  3. Inserisci solo le esperienze che dimostrano le competenze che hai acquisito in ambito professionale. Non raccontare nei dettagli ogni esperienza lavorativa solo per fare volume. Se hai coperto mansioni molto differenti tra loro, scegli di elencare solo quelle che ti sembrano più attinenti con il settore e il ruolo per il quale ti proponi. Il motivo è semplice: un elaborato schematico e sintetico come un curriculum non è in grado di contestualizzare le circostanze della vita in cui sono avvenute le tue esperienze. E quindi, potresti dare l’impressione di essere una persona poco decisa.

  4. Attento a come utilizzi i social! Molte aziende, oggi, si fanno un’idea del candidato anche sbirciando i profili social, per farsi un’idea sua personalità, del modo di relazionarsi agli altri e dei suoi veri interessi. Per cui, perché non inserire nel curriculum anche i link ai tuoi account Facebook, Twitter, Instagram o LinkedIn?

  5. Sii sincero. Se dici che sai fare qualcosa, e invece non è vero, in fase di colloquio una domanda specifica potrebbe farti cadere in un tranello, vanificando il percorso fatto fino a quel momento. Allo stesso modo, sii determinato nel descrivere ciò che sai fare e le competenze che vuoi approfondire.

Quando hai finito, edita il testo e rileggilo immaginando che sia di un’altra persona. Che impressione ti fa?

Quei giorni vuoti e la nobile arte della noia

Quando sei freelance, può capitare di vivere periodi di grandi dinamismo ad altri più lenti. Quando il lavoro rallenta, all’inizio è difficile gestire il senso di colpa e l’agitazione. E le conseguenti domande.

Sarà sempre così? Significa che sta calando il lavoro? Sto perdendo tempo? Mi sto dimenticando qualcosa?

Chi ha concepito l’imprinting lavorativo e aziendale come “pane e lavoro”, quando approda nell’universo freelance si sente un po’ spaesato. Capita, infatti, di vivere settimane in cui si lavora sempre: giorno, notte e anche di domenica. E, altre volte, di trascorrere anche interi giorni in maggiore tranquillità, con ben pochi impulsi e tanto tempo libero.

L’altalenarsi degli impegni del lavoro autonomo comporta periodi di grande caos (in cui ci vorrebbero due persone per portare a termine tutto quello che ci si è sobbarcati di fare) ad altri, in cui i tempi sono più lenti.

Se – almeno all’inizio – si è in grado, e quasi compiaciuti, di rinunciare a domeniche, ponti e pomeriggi in palestra, questa sensazione cambia col tempo.

Io invidio – in senso buono – le persone che vivono di un lavoro stagionale e riescono a gestire con serenità i mesi in cui non sono in attività. Non parlo di un punto di vista economico, bensì della capacità di non andare ai pensieri negativi, portati dalla monotonia, dall’inattività e dalla pigrizia.

Però, da un po’ di tempo, ho imparato che rallentare non è un male, e non sta avvenendo nessuna catastrofe. Nei periodi in cui l’attività è meno frenetica, è bello approfittare del tempo in più per curare le pubbliche relazioni, le passioni, o  anche la nobile arte della noia.

Allo stesso modo, nei momenti di maggiore trambusto, è importante imporsi di trovare del tempo per se stessi. Programmando il tempo libero, così come le attività lavorative. E a lavorare seguendo questo stile qui.

Bisogna togliersi dalla testa il senso di colpa che sopravviene davanti ai giorni meno intensi: servono a ricaricare le energie, a trovare spunti creativi, a conoscere nuove persone, a prendersi cura di sé.

E poi, basta con questa idea che il lavoro è sacrificio e martirio. E che, se non lo è, vuol dire che non stiamo dando del nostro meglio.

Si può – si deve – essere, prima di ogni altro ruolo (freelance, impiegato, dottore, avvocato e così via) delle persone serene.

Il successo (che) conta

Tempo fa ho letto un articolo che parlava della frustrazione che può generare dal confronto. In particolare, mi ha colpita la sincerità con cui venivano espresse quell’insieme di sensazioni ed emozioni che si provano quando, nonostante tu faccia del tuo meglio, non riesci ad ottenere il successo che desideri.

E a volte, per successo, neanche si intende che facciano un documentario di Netflix su di te. No, perché il successo si misura in base agli obiettivi, e magari il tuo obiettivo non è così ambizioso.

Dice Jon Krakauer nel libro Il silenzio del vento: “Quando si è giovani è facile credere che ciò che si desidera sia più o meno quanto si merita; presumere che, se si vuole qualcosa abbastanza intensamente, averlo sia un diritto divino”. E, a un certo punto della vita, misurarsi con le proprie ambizioni, può generare frustrazione. Perché ciò si è desiderato – o si desidera – non sempre corrisponde a quello che si è ottenuto o che si sta perseguendo. Pur inseguendo il proprio obiettivo con desiderio, impegno, dedizione alla causa.

E quindi?

Magari vorresti semplicemente che ti venisse riconosciuto il valore di anni di studio. Che fosse apprezzata sinceramente l’accuratezza con cui lavori. La passione e la pazienza che dedichi a fare tutto per bene.  La professionalità con cui curi i progetti dei clienti, come se fossero tuoi. E invece, tu hai l’impressione che, ogni volta, devi ricominciare dalla presentazione.

Se può esserti utile a non sentirti solo, succede anche a me. E a quanto pare, non siamo gli unici.  Da qui le domande: E’ un fattore ambientale? E’ un fattore caratteriale? E’ sopravvalutazione? Perdo troppo tempo a farmi domande?

E ancora, siamo felici quando otteniamo qualcosa in cui ci siamo impegnati, o quando gli altri ci riconoscono un merito o una capacità?

Insomma, una risposta non ce l’ho. Posso solo dirti quello che ho imparato in questi tredici anni di cadute e di risalite, di lavoro subordinato prima, e lavoro autonomo poi. Di entusiasmo per il lavoro autonomo, di rimpianti per il subordinato. Di clienti trovati, persi, ritornati. Di clienti costanti. Di regole seguite e di regole contravvenute.

Alla fine ciò che ho imparato si riassume in un unico consiglio: non svalutarsi. Neanche davanti agli errori. Imparare la lezione e, come già suggerito, mettere da parte l’esperienza. Le cose si fanno mettendosi alla prova e mettendoci la faccia. Chiedendosi ogni giorno cosa si può fare di più, di meglio, e cercando ogni giorno di imparare.

Magari (ma su questo io devo ancora lavorarci) sentendosi – in fondo, nel proprio cuore – un po’ rockstar!

Cinque cose da controllare periodicamente nel tuo blog

Qualche giorno fa, nel corso di una ricerca, mi sono imbattuta in un blog molto interessante. Girovagando qua e là, sono finita su alcuni articoli di qualche anno fa. Questo blog, ad oggi, è ancora attivo, e continua a pubblicare periodicamente post interessanti sulla fotografia. Però, uno degli articoli che mi interessava, riportava dei link non più attivi. E così, l’impressione che ho avuto, è che fosse trascurato.

Un blog ben strutturato, con contenuti utili e validi per gli utenti, è come un diamante. E’ per sempre. Perché gli utenti possono imbattersi, nel corso di una ricerca su Google, anche in un articolo che è stato scritto due anni fa. E trovarlo interessante e corrispondente alle loro richieste.

E quindi ho pensato a questo blog. Nonostante non sia molto datato, è possibile che alcuni dettagli nel corso di questo periodo possano essere “passati di moda”.

Quindi ho pensato di programmare una manutenzione periodica. Come si fa con le auto. E ho stilato una lista di elementi da controllare nei prossimi giorni, perché magari potrebbe tornare utile anche a te.

  1. I link. Quelli contenuti negli articoli più datati del blog sono ancora tutti attivi? In particolare, i link che tendono a scomparire più rapidamente sono quelli relativi a prodotti: perché magari nel frattempo non esistono più, o sono stati sostituiti da altri più recenti.
  2. I tag. Sicuramente, man mano che si scrivono nuovi post, si aggiungono anche nuovi tag. Perché, con il numero di argomenti, cresce anche la sfera d’interesse. Però, prestando un po’ di attenzione, potresti accorgerti che dei tag nuovi potrebbero caratterizzare anche degli articoli meno recenti.
  3. Le categorie. Stessa cosa dei tag. Magari le categorie sono diventate di più, man mano che hai inserito nuovi contenuti.
  4. Aggiornamento dei contenuti. Tutte le informazioni che hai pubblicato in passato sono ancora attuali e di valore? O magari sono sopraggiunte delle novità che rendono quei post ormai obsoleti? E se, da questo controllo, nascessero invece degli spunti per nuovi post di aggiornamento?
  5. Le statistiche. Dando uno sguardo alle statistiche complessive, noterai che alcuni articoli sono stati letti più di altri. E alcuni meno. Cerca di capire il perché. Sicuramente capirai quali argomenti incontrano maggiormente l’interesse del tuo pubblico e quali dettagli (come il titolo, la descrizione o la foto di copertina) possono fare la differenza per il tuo blog.

In fondo, curare un blog è un vero e proprio impegno. Come direbbe il Maestro Miyagi: “Quando cammini su strada, se cammini su destra va bene. Se cammini su sinistra, va bene. Se cammini nel mezzo, prima o poi rimani schiacciato come grappolo d’uva.”

Comunicare un evento online e offline: 10 punti per definire una strategia

Organizzare un evento è davvero divertente, ma necessita di una strategia di comunicazione, sia online che offline. Perché le persone vanno coinvolte e ispirate da subito. Sia nella rete, che fuori.

Nella fase precedente alla manifestazione, la comunicazione è importante per far sapere che ci sarà l’evento. Durante, è necessario coinvolgere i partecipanti, invogliandoli a diventare protagonisti e media, attraverso tweet, post e immagini. Nella fase finale, è utile avere una strategia per rafforzare l’obiettivo dell’evento: raggiungere ancora più persone, e quindi fare in modo che se ne parli ancora.

Ponendoti queste dieci domande, puoi definire gli step della tua comunicazione:

  • Il tuo evento a chi è rivolto? Qual è l’obiettivo? Si terrà solo una volta (come un’inaugurazione) o si tratta di un appuntamento periodico (come un festival)?

Rispondendo a queste domande puoi capire se può essere più utile aprire un canale social dedicato, oppure basterà creare un evento su Facebook per far viaggiare le informazioni.

  • Hai una strategia per comunicare il tuo evento sui social?

La comunicazione pre-evento può essere organizzata attraverso uno schema di Storytelling: un diario in pillole che racconti storie, persone, episodi e curiosità sull’evento. Questa strategia incanta il pubblico, incuriosisce e permette di costruire una vera e propria identità del tuo ricevimento.

  • Hai pensato a un contest dedicato all’evento?

Nella fase di organizzazione, valuta se vuoi creare un gioco o un contest on line, che appassioni gli utenti fino al giorno della manifestazione, creando attesa e coinvolgimento.

  • Hai creato un hashtag dedicato all’evento?

Comunicalo in modo chiaro. Fa  in modo che le persone interagiscano con esso, invitandoli a postare sui loro profili social le immagini e le impressioni sull’evento.

  • Hai previsto anche dei volantini da distribuire nei punti di interesse in città?

Se hai ben chiaro che tipo di persone parteciperanno al tuo evento, sai anche quali luoghi frequentano in città. Considera di avvalerti anche della comunicazione classica, come volantini e locandine, per raggiungere il pubblico locale.

  • Hai bisogno di inviti personalizzati?

Anche se la tua festa è aperta a tutti, valuta se hai necessità di invitare personalmente determinate persone. Perché se lo aspettano, perché sono dei clienti affezionati o perché sono influencer. Decidi per tempo se è il caso di far stampare degli inviti da consegnare a mano o per posta, o se trasmettere un file digitale.

  • Dopo l’evento, cosa fare?

La comunicazione post-evento è importante tanto quanto quella antecedente. Se l’evento è stato un successo, anche nei giorni successivi potrai trovare contenuti sui social, postati dai partecipanti. E poi, considera la possibilità di un redazionale, anche su una testata locale: può essere un’ulteriore strategia per far sapere cosa è successo!

Sfatiamo un tabù: tre aspetti lavorativi che migliorano con la maternità

Si dice che non si possa nominare la parola mamma nello stesso testo che contiene parole come freelance e lavoro. Perché le cose sono separate. Si dice che essere mamma equivale ad avere i capelli biondi, e quindi, che te ne fai di un testo in cui bionda si abbina a parole come tempo organizzazione?

Io, che bionda non sono (al massimo un po’ tinta, ogni tanto), ma mamma sì, credo che invece le parole bambino e lavoro autonomo possano coabitare in uno stesso testo. Così come coabitano quotidianamente nello stesso ambiente. Contendendosi non solo l’attenzione, ma anche il tempo e la produttività.

Prima di avere un bambino appartieni a te stessa. Decidi tu, come freelance, come, quanto e quando lavorare.

Ma, nel momento in cui arriva un essere dipendente da te, l’incomodo in questo ménage a trois sembra essere proprio il lavoro. Al quale, però, ti aggrappi come un’ancora di salvezza. Il lavoro ti permette di sentirti ancora un essere evoluto, quando tutto il resto, intorno e dentro di te, risponde a regole primitive e viscerali.

Ci sono tre cose che, con questa pratica da equilibrista, rendono migliori le tue prestazioni lavorative:

  1. Sei più concentrata. Hai meno tempo, ma quello che hai lo sfrutti meglio. Difendi con i denti quel poco che è rimasto. Impari a lavorare con qualsiasi sottofondo. Anche quello più ricorrente, che è un lamento insistente e disperato. Ti concentri con qualsiasi decibel, e in qualsiasi situazione: in piedi, seduta, mentre ti vesti o mentre stai imboccando la pappa.

  2. Hai più pazienza. Quelle rare occasioni diurne in cui puoi sederti al pc, tolleri che la peste di turno sorseggi il residuo degli acquerelli come se fosse camomilla. Un cliente non risponde all’email? Non importa, si passa avanti. Per non parlare della calma che accompagna avvenimenti che, in passato, ti avrebbero scatenato una crisi di nervi. Hai presente quegli incontri importantissimi a cui pensi di non poter mancare? E già dalla mattina si preannuncia l’apocalisse? Come minimo, il bambino si sveglia con la febbre. E tutti quelli che possono essere d’aiuto, hanno lo stesso malanno. Quando la giornata inizia così, diventi la sublimazione dell’accettazione. Quando non ci sono soluzioni, tanto vale lasciare che sia.

  3. Hai più autostima. Ti senti Wonder Woman ogni volta che riesci a portare a termine tutti gli impegni che avevi in agenda. Oltre ad essere stata al parco giochi e ad avere una casa che si avvicina agli standard minimi di abitabilità. Tanto che poi, alla fine, ti domandi: ma che ci facevo prima con tutto quel tempo?

Promuoverti sui social. L’arte di lasciar parlare (di te).

Quante volte, acquistando un prodotto, ti sei lasciato ispirare dal consiglio di un esperto? O dalla celebrity che lo pubblicizza sui suoi canali social?

Un personaggio famoso che propone un prodotto, infatti, crea un legame emozionale con esso, che si basa sulla fiducia. Se segui quel personaggio, allora sarai portato a fidarti del prodotto

Allo stesso modo funziona il consiglio di un esperto, anche se non famoso. Se, ad esempio, desideri regalare un vino pregiato, ma non sai da dove cominciare, come fai? Chiedi informazioni ad una persona che ritieni competente in materia, sicuramente! Come un sommelier, un amico particolarmente appassionato di vini, o un wine blogger.

Inoltre, sui social, il bisogno di informarsi, condividere esperienze e consigliare, viene amplificato. E questo grazie al desiderio delle persone di raccontare la propria visione delle cose, e di mettere in luce le proprie capacità e passioni.

Se hai una piccola attività e non puoi permetterti Raul Bova come testimonial, puoi avvalerti della collaborazione di altri tipi di influencer. Sicuramente con meno seguaci, ma più selezionati, e in grado di partecipare ed interagire con entusiasmo.

Coinvolgere gli altri è sempre una carta vincente per attirare l’attenzione sui social: pensa a quanta fiducia può instillare, per un’attività a livello locale, un post in cui un cliente commenta con soddisfazione la tua professionalità. O pubblica un selfie con il tuo prodotto. Oppure propone una recensione positiva sulla tua FanPage.

Ad esempio, se sei un artigiano che realizza giocattoli di legno, puoi provare a prendere contatti qualche mamma blogger, e invitarla a parlarne nella sua rete. Oppure, se proponi prodotti alimentari biologici, puoi scoprire se hai clienti che, sui social, interagiscono con successo attraverso contenuti dedicati al benessere. E che potrebbero essere interessati a condividere la loro esperienza in merito ai tuoi prodotti.

Quindi, se hai una piccola attività, cerca di comprendere quali possono essere i migliori influencer da coinvolgere nella tua strategia di comunicazione. Sicuramente sono proprio intorno a te, ma non ci hai mai pensato!

 

Se hai letto questo post, sicuramente sei interessato alla promozione sui social media. Qui puoi trovare informazioni sui nostri corsi in Social Media Marketing, e sulle consulenze per la gestione dei canali social. Contattaci se hai bisogno di altre informazioni.

Un anno fa iniziavamo a “bloggare”: 365 giorni con voi

Questo blog nasceva un anno fa, con i suoi spunti sui social e sulla comunicazione. Iniziavamo con degli articoli che riguardavano le nostre esperienze dirette con i corsi in Social Media Marketing, il progetto di alfabetizzazione digitale che avevamo iniziato poco tempo prima insieme ad Ehiweb.

In questo anno di blog, abbiamo avuto modo di conoscervi. La vostra interazione è stata importante: siete stati voi a stimolare molte riflessioni. E così, ci avete indirizzato verso un blog che rispondesse maggiormente ai vostri interessi.

In questo bilancio non poteva mancare uno sguardo ai post del blog che avete apprezzato maggiormente negli scorsi 365 giorni. E questa è la vostra Top 10.

  1. Dieci segreti per scrivere un post perfettoun decalogo per scrivere un post formalmente impeccabile.
  2. Parlare in pubblico, ovvero la capacità di raccontare un’ideapresentare un progetto davanti ad un pubblico richiede una strategia: eccola!
  3. Crea il tuo concorso dentro e fuori dal web: la strategia: si parla spesso di contest on line. Ecco come progettarlo, comunicarlo, diffonderlo ed essere in regola.
  4. L’esperienza d’acquisto, il valore delle piccole attivitàquando compri qualcosa in un negozio, puoi anche vivere un’esperienza.
  5. Non innamorarti dei tuoi progetti: il piccolo dramma delle professioni creative: il cliente che stravolge le idee.
  6. Pubbliche relazioni nell’epoca dei saldi: come corteggiare un cliente senza aspettare i saldi.
  7. Ciò che vorresti fare ma rimandi da troppo tempo: progettare il futuro a piccoli passi, senza dover più dire “lo faccio dopo”.
  8. Il Festival sui Social, a colpi di ironia e Instant Marketing: abbiamo guardato Sanremo dal punto di vista dei social.
  9. Come ho imparato a giocare d’anticipo (e ad essere più serena e organizzata): come non farsi schiacciare dall’ansia delle scadenze.
  10. Come un fotografo professionista vive il mondo dei socialfoto e social, il binomio perfetto. Anche dal punto di vista professionale.

 

Vogliamo dirvi grazie. Grazie per averci letto, supportato e stimolato a fare sempre meglio.

Questo è stato il nostro primo anno di blog. Ma ancora tanto vogliamo fare, migliorarci, crescere e rendere Il Social Blog sempre più piacevole da leggere, e con contenuti sempre più utili. 

Scriveteci, contattateci, comunicate con noi, perché Il Social Blog sia sempre più vostro.