Quando Facebook aiuta la Medicina

In un periodo così turbolento per Facebook sono venuta a conoscenza di una storia italiana molto bella che nasce proprio grazie al Social. E desidero raccontarla per parlare delle potenzialità delle community, che possono migliorare il lavoro e la comunicazione. In questo caso, la comunicazione scientifica.

Ma andiamo per ordine.

 

L’anestesia che si diffonde su Facebook

A maggio del 2016, il dott. Roberto Starnari, anestesista presso l’Ospedale INRCA di Ancona, fonda un gruppo Facebook dal nome “Prospettiva neurassiale”.  E’ una community dedicata esclusivamente agli anestesisti. E all’anestesia che noi profani conosciamo come spinale o epidurale. Per capirci, quella tanto agognata durante il parto!

Questa community nasce con lo scopo di far conoscere i primi risultati di una tecnica innovativa che Roberto ha introdotto con la sua equipe: “l’anestesia spinale continua”, pensata principalmente per pazienti anziani. Quando ho intervistato Roberto Starnari, mi ha spiegato che, lavorando in un ospedale geriatrico, c’era la necessità di cercare una tecnica diversa per poter anestetizzare i pazienti più fragili, in vista di un’operazione complessa. Il motivo è semplice: molti pazienti anziani escono dalla sala operatoria ad intervento riuscito ma, a causa dell’anestesia totale, perdono il contatto con  la realtà. E sviluppano una sorta di disorientamento fino al “delirio”, con serie ripercussioni sull’esito dell’intervento.

Da qui l’intuizione di perfezionare la tecnica spinale in modo da poterla utilizzare anche in altri campi. Roberto Starnari si mette al lavoro e perfeziona una tecnica che, attraverso l’inserimento di un tubicino tra le vertebre toraciche, permette di iniettare l’anestetico in prossimità del midollo spinale alto (fino ad oggi zona off-limits), solo per il tempo necessario all’operazione chirurgica, senza mai somministrare l’anestesia totale.

Con il tempo, Starnari comincia a raccogliere una buona casistica,  con l’intento di proporla alla comunità scientifica in modo ufficiale, ma anticipandone la diffusione in maniera alternativa.

Su Facebook.

 

Come Facebook fa collaborare i medici in “tempo reale”

Ed è qui che entra in gioco il gruppo Facebook.

Attraverso il gruppo social dedicato, introduce a 3300 colleghi di tutta Italia la nuova tecnica, diffondendo e comunicando la sua ricerca con video, foto e documenti. La comunicazione scientifica specialistica, per la prima volta, si sposta dalla nicchia delle riviste di settore ad un Social Media.

Su Facebook inizia la discussione costruttiva: domande, confronti, studio dei casi clinici.

Ne nasce una forma di collaborazione scientifica nuova, moderna, globale, dove ogni anestesista contribuisce con la propria curiosità, competenza ed esperienza. Arricchendo in maniera immediata e concreta il proprio bagaglio professionale e contribuendo con le proprie osservazioni al miglioramento della discussione.

Attraverso il gruppo Facebook molti anestesisti si mettono in contatto diretto con Roberto Starnari e con la sua equipe per conoscere i dettagli della nuova tecnica. Alcuni di loro arrivano a frequentare la sala operatoria di Ancona, per acquisire “live” la nuova competenza e adottarla nel proprio ospedale.

Si intuisce presto, infatti, che i campi di applicazione di questa anestesia – al momento unica nel suo genere nel mondo della chirurgia – vanno ben oltre la cura geriatrica, perché permettono di effettuare interventi impegnativi anche in pazienti più giovani. E di operare in ospedali sprovvisti di terapia intensiva postoperatoria.

 

Il gruppo Facebook che cambia la comunicazione scientifica

Attraverso il gruppo Facebook, la raccolta dei primi dati scientifici non avviene più a livello locale o tra le pareti di un policlinico, ma a livello digitale.

Quindi “in tempo reale”, condiviso, globale.

Iniziano i congressi sulla nuova tecnica, durante i quali vengono discussi e presentati questi dati che, si spera, permetteranno a questo nuovo tipo di anestesia di entrare nelle linee guida nazionali.

Starnari sorride quando riflette sul fatto che, grazie alla community di Facebook, è diventato un Influencer per i colleghi, e una guida per quelli più giovani. E ironizza sul perché adesso si può affermare che anche la comunicazione scientifica è cambiata, uscita dalle convenzioni.

E’ diventata “social”, cioè attiva e coinvolgente.

E ha fatto riscoprire ai medici il fascino della ricerca scientifica e della condivisione di obiettivi nel suo intento più nobile, la ricerca della cura migliore.

Storytelling: raccontarti attraverso i particolari

In queste ultime settimane abbiamo sempre parlato di Storytelling, e qui facciamo un riassunto dei suggerimenti utili per impostare la tua strategia.

1. Trovare la Storia

Trovare la storia da raccontare sembra sempre molto difficile. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Eppure, ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze, storie, eventi ed episodi che possono essere narrati ogni giorno attraverso i Social Media e il Blog. Hai mai pensato che il backstage del tuo lavoro possa essere una vera e propria fonte di idee per lo Storytelling? Quello che accade “dietro le quinte” ha un fascino particolare. Tutti sanno cosa va in scena, ma non conoscono le varie fasi che costituiscono la creazione di un servizio, di un evento o di un prodotto. Quindi, perché non raccontarli?

Per trovare una storia bisogna saper guardare dentro i particolari.

 

2. Creare la Storia

Raccontare una storia in grado di coinvolgere ed emozionare è una vera e propria arte. Ma, nel tuo piccolo, puoi “rubare” alcune strategie. E metterle in atto per creare una narrazione che concentri l’attenzione su di te e sui tuoi contenuti.

Lo sai qual è il fattore che crea la storia? Ne abbiamo parlato qui.

E’ il cattivo, ovvero l’elemento di disturbo. Una vera narrazione prevede che ci sia un momento in cui le carte in tavola vengono sparigliate da qualcuno o da qualcosa. Hai presente il matrimonio di Renzo e Lucia e l’arrivo di Don Rodrigo?

Senza andare a scomodare Manzoni, sicuramente, anche nella vita o nel lavoro ti sei trovato ad affrontare e superare un imprevisto.

 

3. Racconta la Storia

Quello che succede nella tua vita o nel tuo lavoro potrebbe sembrarti poco interessante. Il classico: ma cosa vuoi che importi agli altri? Eppure, quello che non racconti, rimane nel tuo privato. Se non lo racconti, non è successo. Ne avevamo parlato qui.

Non raccontare significa non mettere al corrente gli altri di un tuo successo, di un tuo momento di gioia o di particolare emozione. Eppure, queste cose a un amico non le diresti?

Per fare Storytelling bisogna essere pronti a mettersi in gioco e prendersi anche la responsabilità di comunicare cose che possono non essere interessanti per tutti. Ma certamente per qualcuno lo sono.

 

4. Raccontarti attraverso i particolari

Tra le figure retoriche presenti in letteratura, c’è la sineddoche: quando si utilizza una parola per indicare il tutto. Ad esempio, “vela per barca”

Quando, cioè, il racconto (prevalentemente per immagini) è come un puzzle, in cui sono i particolari sono i tasselli che compongono uno Storytelling più ampio. Ad esempio, l’immagine di una fioritura per raccontare la vita di un agriturismo.

 

5. Utilizza tutti i mezzi che hai a disposizione

Oggi abbiamo moltissimi mezzi a nostra disposizione per raccontare, e possiamo farlo in mille modi diversi. Anche attraverso una narrazione “a puntate”. E mischiando vari stili e mezzi. Con foto, video, disegni o scrivendo.  E perché no? Anche attraverso il racconto orale. Tra l’altro, si dice che i podcast saranno sempre più richiesti: perché non cominciare a provare?

 

Ti piacerebbe approfondire le tecniche di Storytelling? Tieni d’occhio i nostri corsi!

Storytelling: se non lo comunichi non è successo

Durante quest’anno ho avuto l’occasione di poter essere in classe con corsi e seminari in contesti del tutto nuovi. E’ stato un periodo di lavoro molto intenso ed appagante. E, se da un punto di vista ero contenta, dall’altro ero dubbiosa: cosa avrei dovuto fare sui social media? Parlarne o no? E parlarne in che modo?

Se non lo dici, gli altri non lo sanno

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per indovinare cosa fanno, o pensano, gli altri.

E se ti succede qualcosa (ma non la comunichi), per gli altri quella cosa non è successa. Perché non lo sanno.  

Naturalmente, c’è differenza tra parlare per pavoneggiarti o per condividere un’esperienza.

Se ti succede qualcosa di bello, che fai, non lo racconti ai tuoi amici? 

Quando pensi ai Social Media o al tuo Blog, al modo in cui li utilizzi, dovresti sempre pensare in un’ottica di “reale” e non di “virtuale“. Le relazioni umane funzionano, in linea di massima allo stesso modo, sia dentro che fuori dal web.

Il modo in cui racconti le cose può fare la differenza nella narrazione, e quindi distinguere un post promozionale da uno Storytelling. 

Quando scrivi un post, prova a porti davvero come se fosse una confidenza verso un caro amico. Mettendo a nudo l’entusiasmo, la gioia, la soddisfazione, le paure. Ciò che davvero provi o  ti passa per la testa in quel momento e rispetto a quel progetto.

E’ il modo in cui comunichi che può fare la differenza tra “guarda che figo che sono” e “desidero raccontarti questa cosa che mi ha reso felice”.

Perché comunicare ciò che ti succede? 

Nell’ottica di uno Storytelling personale 0 professionale, pubblicare un post in cui racconti gli obiettivi che raggiungi e le emozioni che provi, è un bel modo per creare una relazione con il tuo pubblico. E quindi, è un mezzo per cercare un contatto umano, fatto di condivisione e di confronto.

E’ utile per dire chi sei, cosa fai, cosa provi quando vivi delle esperienze nuove. E quanta strada c’è in ogni passo. Serve a raccontarti in una veste umana, anche in ambito professionale. 

Racconta, così come faresti con un amico, ciò che ti sta a cuore.

Se cerchi un’altra strategia di Storytelling, nello scorso articolo abbiamo parlato di come sviluppare una storia intorno a un imprevisto. E trovi tutto qui: è il cattivo che fa la storia.

Storytelling: quando la storia la fa il cattivo

Qualche settimana fa ho perso il mio quaderno delle idee. Dentro c’erano tutti i miei appunti per i prossimi post del blog. Per parecchi giorni sono rimasta bloccata in un limbo. Non riuscivo a scrivere nulla. Tutte le volte che ci provavo, mi sembrava che la nuova idea non reggesse il confronto con quella che avevo scritto sul quaderno.

E’ vero, a volte mi capita di saltare il piano editoriale, magari mi prende la frenesia di un argomento e voglio parlarne subito. Ma, chissà perché, il fatto di non poter consultare gli appunti mi rendeva insicura.

Una sera ero a letto. Stavo leggendo “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi. E’ apparsa questa frase “E’ il cattivo che fa la storia”. E lì, tra nuvole e lenzuola, ho preso di corsa lo smartphone e ho registrato degli appunti per una serie di articoli sullo Storytelling. E questa nuova idea mi ha reso molto felice perché, in un angolino della mente, ho sempre pensato di volerlo fare. Ma non ho mai affrontato l’argomento seriamente per la mole di informazioni: parlare di Storytelling è come aprire il Vaso di Pandora. Sai quando inizi, ma non sai quando (e dove) finisci!

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a parlare di come trovare la storia: molto spesso non sappiamo neanche di averla. Eppure c’è sempre, pronta per essere raccontata.

“E’ il cattivo che fa la storia”

Una delle tecniche di Storytelling più utilizzate per trovare e  costruire una storia, sia in letteratura, che nel cinema e nella comunicazione,  è racchiusa proprio nell’affermazione: “E’ il cattivo che fa la storia”

Per cattivo, non dobbiamo necessariamente intendere il pazzo omicida che inizia a spargere sangue nel mite paesino del Maine.

Il cattivo può essere un nemico qualunque.

Anche un impedimento o un ostacolo nella realizzazione del  tuo programma.  Il cattivo può essere una notte di pioggia per un fotografo che insegue uno scatto della Via Lattea. La mancanza di ispirazione per un creativo. O il sabotatore interno, quel grillo parlante che ti frena tutte le volte che stai per compiere un grande salto.

Il cattivo è l’elemento di disturbo che, davanti a un progetto o ad un momento di particolare aspettativa, può creare stress o difficoltà. E che ti permette di mettere in campo delle strategie nuove per affrontarlo e superarlo. Che ti fa cercare e poi utilizzare la “spada laser”.

Come raccontare la tua storia

Senza il cattivo la storia non c’è: è una cronaca di avvenimenti. Perché lui è l’elemento che rompe l’equilibrio. Che crea un prima e un dopo. E diventa il fatto intorno a cui la storia si sviluppa per essere raccontata e condividisa.

In parole semplici: c’è stato  un momento della tua vita in cui un “cattivo” ti ha messo i bastoni tra le ruote davanti alla realizzazione di un obiettivo? Come  hai  superato l’ostacolo e raggiunto il tuo intento?

Bene, ecco la tua storia.

Piccola o grande che sia, può permettere al pubblico di partecipare alla costruzione della strategia che hai scelto per orientare la situazione negativa a tuo vantaggio. E che sui social e nei blog, diventa confronto di esperienze. E anche un aiuto per  risolvere più velocemente il problema, qualora capitasse anche a loro.

Insomma, il cattivo non è detto che sia così cattivo come sembra. E’ vero, quando arriva scombina i piani. Ma, a volte, riesce a smuovere la situazione in modo da aiutarti a tirare fuori il meglio di te. E a offrirti una storia da condividere con il tuo pubblico.

 

Se sei appassionato di Storytelling e vuoi saperne di più, leggi anche: Storytelling – Se non lo comunichi non è successo.

 

Come utilizzare i canali social nel turismo

Si avvicina la bella stagione, le vacanze sono vicine. Già in primavera viene voglia di trascorrere un weekend lontani dalla routine, per gustarsi un’anteprima dell’estate. Come scegliere la meta giusta per staccare la spina? Naturalmente cercando ispirazioni sul web.

Chi va su internet in cerca di idee per viaggiare, desidera trovare sfumature e dettagli in grado di ispirarlo verso un’esperienza, più che verso una semplice destinazione. Quindi, se hai una struttura ricettiva o un progetto dedicato al turismo, ecco qualche dritta per sfruttare il potenziale dei social per la tua attività:

 

TripAdvisor

Se usato correttamente, è un ottimo strumento per  incrementare la visibilità, migliorare l’immagine e fidelizzare i clienti.

Prima di tutto, cura bene la presentazione con una descrizione esauriente e sincera, corredata di belle foto. Le immagini sono fondamentali: nessuno andrebbe in un hotel o in un bed and breakfast che sembra trascurato. Se vuoi approfondire questo aspetto, in questo articolo parliamo di scatti  a prova di like.

Per fare una buona impressione sugli utenti, non dimenticare mai di rispondere a tutte le recensioni, sia positive che negative.

 

Instagram

“Essere già lì”: è questa l’impressione che devono avere i tuoi utenti quando visitano il tuo profilo.

Attraverso foto o video, e utilizzando gli hashtag giusti, puoi comunicare con tutto il mondo. Per rendere le immagini più invitanti puoi utilizzare i filtri, così da valorizzare al meglio tutto ciò che hai da offrire nel settore turistico. Qui trovi degli esempi su come comunicano alcuni account Instagram che si occupano di destinazioni e viaggi.

 

Facebook

Una Pagina Facebook curata, sempre aggiornata e ricca di curiosità ed ispirazioni può essere un valido strumento per incuriosire un potenziale viaggiatore. Sulla Pagina aggiungi un pulsante che colleghi direttamente al tuo sito Web (“Scopri di più”), così i potenziali clienti potranno trovare agevolmente le informazioni per prenotare i tuoi servizi.

Inoltre, dai uno sguardo a questo post per scoprire come rendere più interessante una pagina Facebook.

 

Twitter

Se hai un’attività di settore (ad esempio noleggi biciclette per escursioni) puoi andare a cercare i tuoi potenziali clienti attraverso i gruppi di interesse. Con uno stile comunicativo amichevole e suggestivo, puoi stabilire facilmente un dialogo sulla passione comune per le due ruote e l’aria aperta.

Guarda cosa ha fatto Cristina, una nostra amica con un’attività dedicata proprio alle due ruote che ha reso molto social!