Una lettera che tutti dovremmo scrivere

Sul gruppo del Social Blog, in questi giorni mi sono divertita a lanciare un #BlogChallenge dedicato al prossimo Corso di Blogging che terremo a febbraio. L’idea, fondamentalmente, è stata questa: “C’è un articolo che hai nel cassetto (o nella testa)? Invialo a noi!”.

L’articolo che stai per leggere è stato scritto da Eleonora Giancane, aspirante Blogger, ed è molto particolare perché parla di una lettera con uno speciale destinatario.

Buona lettura! 😉

 

Tre ragioni per scriverCi una lettera

Oggi nella cassetta delle lettere c’era una busta. Ho pensato che fosse la solita bolletta: del resto, chi riceve più lettere personali di questi tempi? Prendo la busta e, con rassegnazione, controllo chi sarà a decimare il mio esiguo gruzzoletto. Con un misto tra stupore e nostalgia, tra le mani stringo una vera lettera.

E, per di più, non è una lettera normale.

E’ indirizzata a me, il mittente sono io e la lettera è scritta da me.

Ok, so cosa state pensando, per scrivere un articolo inventerebbero qualsiasi cosa. Ma giuro che è la pura verità. Ed ora vi racconto la storia della mia lettera e del perché, ognuno di noi, un giorno dovrebbe “auto-dedicarsene” una.

 

Scrivere è una passione, direi una delle tante che coltivo, sicuramente la più longeva. Scrivo da sempre. Ho bisogno delle parole, mi aiutano ad esprimere i pensieri, quelli confusi ed agitati che affollano la mente.

Qualche anno fa mi sentivo persa, non mi aiutavano più nemmeno le parole e così ho cercato aiuto. E l’aiuto è arrivato parlando.

Ero in pausa dal lavoro, facevo l’animatrice per bambini, e una mamma mi racconta di un libro sulla coscienza del sé. Mi racconta di un periodo in cui si sentiva insoddisfatta, inquieta, un momento in cui nulla sembrava andare bene ed era triste, infelice e demotivata. E io penso:”Sta parlando di me, non della sua vita”. E mi racconta di un percorso che l’aveva aiutata a capire e risolvere molte questioni.

Con gli occhi lucidi la ringrazio e mi faccio dare il nome dell’associazione a cui si era rivolta. La mattina seguente prenoto un colloquio e, a dicembre dello stesso anno, parto per la mia settimana “Hoffman”.

Il percorso, che tratta l’amore negativo, comprende sessioni di visualizzazione, esercizi (anche un po’ strani a primo impatto) e tanta scrittura: un diario giornaliero e lettere a persone a cui non abbiamo mai osato dire alcune cose.

E, come conclusione, una lettera a noi stessi.

Finita la settimana, il percorso si conclude e consegno la lettera al mio tutor. Me ne dimentico, fino ad oggi, che sono passati quattordici mesi. Apro la lettera ricordando quella settimana, le emozioni provate e le cose che effettivamente sono cambiate da allora.

Nella lettera ritrovo una me stessa diversa, provata da un lungo periodo di confusione e incomprensioni, che si raccomanda di essere più indulgente, empatica, sorridente e meno orgogliosa. Di non dubitare mai di se stessa. Quando ho terminato di leggerla, la commozione di partenza era diventata lacrime e profonda felicità.

 

Dopo questa esperienza sento di consigliarvi tre  motivi per cui, almeno una volta nella vita, dovreste sedervi davanti ad un foglio e scrivere una lettera a voi stessi:

  1. Valutare i cambiamenti. Che siano positivi o meno, la lettera offre una visione temporale diversa di quello che è successo nella vita. Permette di gioire dei miglioramenti e fare i conti con i risvolti negativi.
  1. Auto-incoraggiamento. Spesso cerchiamo all’esterno un incoraggiamento, e non è sbagliato. Però, basare l’autostima sul giudizio ed il riconoscimento esterno, potrebbe portare estreme delusioni. Incoraggiare se stessi infonde molto più ottimismo, soprattutto per chi è estremamente critico verso se stesso.
  1. SORPRESA!!! Le giornate scorrono frenetiche tra lavoro, famiglia e impegni quotidiani. La lettera è invece una sorpresa, in genere positiva, in grado di emozionare. E le emozioni positive fanno sempre bene all’anima.

Perciò, se vi va, seguite questi passi:

  • Scrivete una lettera in cui vi dite cosa vorreste migliorare di voi e nella vostra vita, da lì ad un anno.
  • Siate concreti e sinceri. La lettera è un impegno verso voi stessi. Dovete poter raggiungere quegli obiettivi. Scrivere “andare sulla luna” (a meno che non siate già un astronauta) non è fattibile.
  • Imbustate la lettera, indirizzatela a voi stessi e consegnatela a qualcuno di cui vi fidate, e a cui chiederete di spedirla passato almeno un anno.
  • Aspettate e dimenticate.

Buona scrittura!

(Eleonora Giancane)

Qualcosa da sapere se hai una Pagina Facebook

Tutto è iniziato qualche mese fa, quando i post pubblicati sulle Pagine professionali e aziendali hanno subito un drastico calo delle visualizzazioni organiche. E poi è arrivata la notizia, pochi giorni fa. Zuckemberg ha annunciato un cambiamento completo nella fruizione dei contenuti. E’ difficile riuscire a fare previsioni sul futuro di Facebook avendo a disposizione solo una dichiarazione. L’idea è quella di tornare alle origini di Facebook, in seguito alle accuse di cui avevamo parlato qui. Quindi, il social torna ad essere il luogo dove le persone rimangono in contatto. E saranno gli amici più vicini e i familiari ad essere “al centro dell’esperienza”.

Finché non avremo ben chiare le dinamiche che questi cambiamenti comporteranno sulle nostre Pagine (che, a quanto si dice in giro, subiranno un ulteriore calo delle visualizzazioni organiche) non è possibile stabilire una vera e propria strategia. Però, qualcosa si può fare nel prossimo periodo, per non rimanere fermi ad aspettare.

 

Stabilire un budget annuale da investire sulla tua Pagina Facebook

Dal momento che un contenuto prettamente pubblicitario potrebbe essere penalizzato dal nuovo algoritmo, conviene stabilire un budget annuale da destinare in Facebook Ads. In questo modo, almeno i post che ritieni fondamentali per il tuo piano di comunicazione verranno visti dal pubblico che ti interessa.

Se in passato era una prassi consigliata, adesso avere un budget di spesa sul social diventa fondamentale. Se il prezzo delle inserzioni aumenterà in proporzione alla scarsità di post pubblicitari a disposizione e al relativo aumento della domanda, ad oggi non è dato saperlo.

 

Creare contenuti interessanti per gli utenti

Se Facebook ha detto che prediligerà i contenuti che generano interazioni tra gli amici, bisognerà impegnarsi a creare post che possano essere condivisi dai profili. E quindi maggiormente coinvolgenti, basati su intrattenimento, informazione ed emozioni.

 

Differenziare la comunicazione con più canali social e con diverse strategie

Innanzitutto, affidarti ad un solo social può essere una strategia inadeguata. E poi, diversificare la comunicazione su uno o più canali (e anche lo stesso Facebook con diverse modalità) può aiutarti ad ampliare la base di utenti.

Se non l’hai già fatto, inizia a pensare ad almeno un altro social con cui comunicare con i tuoi utenti: Instagram o Twitter o Pinterest e così via.

Allo stesso tempo, perché non cercare di fidelizzare i tuoi utenti con una Newsletter periodica, oppure attraverso delle campagne di SMS Marketing o con un blog? La strategia giusta va valutata a seconda del tipo di prodotto o servizio di cui ti occupi, dei tuoi obiettivi e del tipo di pubblico che vuoi raggiungere.

 

Al momento, quello che possiamo fare è stare a vedere come le cose evolveranno. E cioè, se Facebook, attraverso questo cambiamento, sarà in grado di tornare alle origini, alla “spontaneità”. Se diventerà più noioso o più interessante. E quindi aspettare di percepire come evolverà la società e la comunicazione social.

Sette libri (+ uno) da leggere nel 2018

Iniziamo l’anno con un po’ di leggerezza e di buoni propositi riguardo alle letture che possono accompagnarvi in questo 2018. L’anno scorso avevamo parlato dei libri da regalare e regalarsi, invece questa volta ti suggerisco alcuni titoli che ho trovato interessanti e che possono ispirarti durante i prossimi mesi.

Progetto di sangue di Graeme Macrae Burnet.  Ambientato in una minuscola comunità rurale scozzese nella metà del XIX secolo, il libro raccoglie le memorie di un giovane pastore in attesa di processo per triplice omicidio. La storia è davvero appassionante e coinvolgente, a partire dall’originalità del soggetto.

La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi. Nel panorama letterario italiano, Carrisi è uno scrittore che riesce sempre a cogliere delle sfumature particolari nei suoi personaggi. Di questo libro avevo già parlato in occasione di un articolo sullo Stoytelling. La cosa più interessante del romanzo è il legame tra le indagini dell’Ispettore Vogel e i media che seguono la vicenda criminosa. Sicuramente qualcosa su cui riflettere anche nella realtà.

Diciannove minuti di Jodi Picoult. Ho conosciuto questo libro dopo aver visto un TED dedicato alla triste vicenda della Columbine, in cui la madre di uno dei ragazzi che avevano commesso la strage si interrogava pubblicamente sulle sue eventuali mancanze. Il libro racconta come il mondo può cambiare in diciannove minuti. Prende spunto da questa vicenda per raccontare un punto di vista diverso, e cioè il “dietro le quinte” di una famiglia toccata da una tragedia come questa.

Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Mi sono trovata a consigliarlo più di una volta in questo ultimo periodo e ho pensato che andasse bene anche in questa lista. E’ un evergreen, che fa venire voglia di scrivere qualsiasi cosa: da una tesi di laurea al romanzo della vita, da un blog a una sceneggiatura.

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo. Un libro che racconta cento storie di donne straordinarie che hanno sfidato delle regole per seguire la propria natura e i propri sogni. Dalle più famose come Frida Kahlo e Coco Chanel fino ad eroine meno note, ma altrettanto eccezionali. Un libro bello anche per la grafica, l’impaginazione e per la dedica iniziale.

Atlante dei luoghi insoliti e curiosi di Travis Elborough e Alan Horsfield. Un po’ di storie e posti strani sul mondo che abitiamo: città fantasma, architetture insolite o isole disabitate. Luoghi che non vedremo mai o per i quali programmeremo un viaggio, spinti dalla curiosità. Chissà! L’importante è sapere che esistono.

Norwegian Wood di Murakami. Considerato Il Giovane Holden in versione nipponica, il libro racconta la vita universitaria di Toru, tormentato tra solitudine, paura di crescere e tribolazioni d’amore. Uno sguardo sulla cultura giapponese e su quell’età in cui non si è più adolescenti, ma non si hanno ancora ali troppo forti per volare.

Mentre scrivo questo articolo, ho tra le mani L’enigma del lago rosso di Frank Westerman, un libro reportage su una strada vicenda avvenuta in Camerun una notte degli anni Ottanta, e alla quale ancora la scienza sembra non aver dato una vera risposta. Ben scritto, ben argomentato, appassionante. Non l’ho ancora finito, quindi non posso ancora consigliarvelo. Però, finora, vale davvero la pena!

Storytelling: raccontarti attraverso i particolari

In queste ultime settimane abbiamo sempre parlato di Storytelling, e qui facciamo un riassunto dei suggerimenti utili per impostare la tua strategia.

1. Trovare la Storia

Trovare la storia da raccontare sembra sempre molto difficile. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Eppure, ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze, storie, eventi ed episodi che possono essere narrati ogni giorno attraverso i Social Media e il Blog. Hai mai pensato che il backstage del tuo lavoro possa essere una vera e propria fonte di idee per lo Storytelling? Quello che accade “dietro le quinte” ha un fascino particolare. Tutti sanno cosa va in scena, ma non conoscono le varie fasi che costituiscono la creazione di un servizio, di un evento o di un prodotto. Quindi, perché non raccontarli?

Per trovare una storia bisogna saper guardare dentro i particolari.

 

2. Creare la Storia

Raccontare una storia in grado di coinvolgere ed emozionare è una vera e propria arte. Ma, nel tuo piccolo, puoi “rubare” alcune strategie. E metterle in atto per creare una narrazione che concentri l’attenzione su di te e sui tuoi contenuti.

Lo sai qual è il fattore che crea la storia? Ne abbiamo parlato qui.

E’ il cattivo, ovvero l’elemento di disturbo. Una vera narrazione prevede che ci sia un momento in cui le carte in tavola vengono sparigliate da qualcuno o da qualcosa. Hai presente il matrimonio di Renzo e Lucia e l’arrivo di Don Rodrigo?

Senza andare a scomodare Manzoni, sicuramente, anche nella vita o nel lavoro ti sei trovato ad affrontare e superare un imprevisto.

 

3. Racconta la Storia

Quello che succede nella tua vita o nel tuo lavoro potrebbe sembrarti poco interessante. Il classico: ma cosa vuoi che importi agli altri? Eppure, quello che non racconti, rimane nel tuo privato. Se non lo racconti, non è successo. Ne avevamo parlato qui.

Non raccontare significa non mettere al corrente gli altri di un tuo successo, di un tuo momento di gioia o di particolare emozione. Eppure, queste cose a un amico non le diresti?

Per fare Storytelling bisogna essere pronti a mettersi in gioco e prendersi anche la responsabilità di comunicare cose che possono non essere interessanti per tutti. Ma certamente per qualcuno lo sono.

 

4. Raccontarti attraverso i particolari

Tra le figure retoriche presenti in letteratura, c’è la sineddoche: quando si utilizza una parola per indicare il tutto. Ad esempio, “vela per barca”

Quando, cioè, il racconto (prevalentemente per immagini) è come un puzzle, in cui sono i particolari sono i tasselli che compongono uno Storytelling più ampio. Ad esempio, l’immagine di una fioritura per raccontare la vita di un agriturismo.

 

5. Utilizza tutti i mezzi che hai a disposizione

Oggi abbiamo moltissimi mezzi a nostra disposizione per raccontare, e possiamo farlo in mille modi diversi. Anche attraverso una narrazione “a puntate”. E mischiando vari stili e mezzi. Con foto, video, disegni o scrivendo.  E perché no? Anche attraverso il racconto orale. Tra l’altro, si dice che i podcast saranno sempre più richiesti: perché non cominciare a provare?

 

Ti piacerebbe approfondire le tecniche di Storytelling? Tieni d’occhio i nostri corsi!

Storytelling: se non lo comunichi non è successo

Durante quest’anno ho avuto l’occasione di poter essere in classe con corsi e seminari in contesti del tutto nuovi. E’ stato un periodo di lavoro molto intenso ed appagante. E, se da un punto di vista ero contenta, dall’altro ero dubbiosa: cosa avrei dovuto fare sui social media? Parlarne o no? E parlarne in che modo?

Se non lo dici, gli altri non lo sanno

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per indovinare cosa fanno, o pensano, gli altri.

E se ti succede qualcosa (ma non la comunichi), per gli altri quella cosa non è successa. Perché non lo sanno.  

Naturalmente, c’è differenza tra parlare per pavoneggiarti o per condividere un’esperienza.

Se ti succede qualcosa di bello, che fai, non lo racconti ai tuoi amici? 

Quando pensi ai Social Media o al tuo Blog, al modo in cui li utilizzi, dovresti sempre pensare in un’ottica di “reale” e non di “virtuale“. Le relazioni umane funzionano, in linea di massima allo stesso modo, sia dentro che fuori dal web.

Il modo in cui racconti le cose può fare la differenza nella narrazione, e quindi distinguere un post promozionale da uno Storytelling. 

Quando scrivi un post, prova a porti davvero come se fosse una confidenza verso un caro amico. Mettendo a nudo l’entusiasmo, la gioia, la soddisfazione, le paure. Ciò che davvero provi o  ti passa per la testa in quel momento e rispetto a quel progetto.

E’ il modo in cui comunichi che può fare la differenza tra “guarda che figo che sono” e “desidero raccontarti questa cosa che mi ha reso felice”.

Perché comunicare ciò che ti succede? 

Nell’ottica di uno Storytelling personale 0 professionale, pubblicare un post in cui racconti gli obiettivi che raggiungi e le emozioni che provi, è un bel modo per creare una relazione con il tuo pubblico. E quindi, è un mezzo per cercare un contatto umano, fatto di condivisione e di confronto.

E’ utile per dire chi sei, cosa fai, cosa provi quando vivi delle esperienze nuove. E quanta strada c’è in ogni passo. Serve a raccontarti in una veste umana, anche in ambito professionale. 

Racconta, così come faresti con un amico, ciò che ti sta a cuore.

Se cerchi un’altra strategia di Storytelling, nello scorso articolo abbiamo parlato di come sviluppare una storia intorno a un imprevisto. E trovi tutto qui: è il cattivo che fa la storia.

Storytelling: quando la storia la fa il cattivo

Qualche settimana fa ho perso il mio quaderno delle idee. Dentro c’erano tutti i miei appunti per i prossimi post del blog. Per parecchi giorni sono rimasta bloccata in un limbo. Non riuscivo a scrivere nulla. Tutte le volte che ci provavo, mi sembrava che la nuova idea non reggesse il confronto con quella che avevo scritto sul quaderno.

E’ vero, a volte mi capita di saltare il piano editoriale, magari mi prende la frenesia di un argomento e voglio parlarne subito. Ma, chissà perché, il fatto di non poter consultare gli appunti mi rendeva insicura.

Una sera ero a letto. Stavo leggendo “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi. E’ apparsa questa frase “E’ il cattivo che fa la storia”. E lì, tra nuvole e lenzuola, ho preso di corsa lo smartphone e ho registrato degli appunti per una serie di articoli sullo Storytelling. E questa nuova idea mi ha reso molto felice perché, in un angolino della mente, ho sempre pensato di volerlo fare. Ma non ho mai affrontato l’argomento seriamente per la mole di informazioni: parlare di Storytelling è come aprire il Vaso di Pandora. Sai quando inizi, ma non sai quando (e dove) finisci!

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a parlare di come trovare la storia: molto spesso non sappiamo neanche di averla. Eppure c’è sempre, pronta per essere raccontata.

“E’ il cattivo che fa la storia”

Una delle tecniche di Storytelling più utilizzate per trovare e  costruire una storia, sia in letteratura, che nel cinema e nella comunicazione,  è racchiusa proprio nell’affermazione: “E’ il cattivo che fa la storia”

Per cattivo, non dobbiamo necessariamente intendere il pazzo omicida che inizia a spargere sangue nel mite paesino del Maine.

Il cattivo può essere un nemico qualunque.

Anche un impedimento o un ostacolo nella realizzazione del  tuo programma.  Il cattivo può essere una notte di pioggia per un fotografo che insegue uno scatto della Via Lattea. La mancanza di ispirazione per un creativo. O il sabotatore interno, quel grillo parlante che ti frena tutte le volte che stai per compiere un grande salto.

Il cattivo è l’elemento di disturbo che, davanti a un progetto o ad un momento di particolare aspettativa, può creare stress o difficoltà. E che ti permette di mettere in campo delle strategie nuove per affrontarlo e superarlo. Che ti fa cercare e poi utilizzare la “spada laser”.

Come raccontare la tua storia

Senza il cattivo la storia non c’è: è una cronaca di avvenimenti. Perché lui è l’elemento che rompe l’equilibrio. Che crea un prima e un dopo. E diventa il fatto intorno a cui la storia si sviluppa per essere raccontata e condividisa.

In parole semplici: c’è stato  un momento della tua vita in cui un “cattivo” ti ha messo i bastoni tra le ruote davanti alla realizzazione di un obiettivo? Come  hai  superato l’ostacolo e raggiunto il tuo intento?

Bene, ecco la tua storia.

Piccola o grande che sia, può permettere al pubblico di partecipare alla costruzione della strategia che hai scelto per orientare la situazione negativa a tuo vantaggio. E che sui social e nei blog, diventa confronto di esperienze. E anche un aiuto per  risolvere più velocemente il problema, qualora capitasse anche a loro.

Insomma, il cattivo non è detto che sia così cattivo come sembra. E’ vero, quando arriva scombina i piani. Ma, a volte, riesce a smuovere la situazione in modo da aiutarti a tirare fuori il meglio di te. E a offrirti una storia da condividere con il tuo pubblico.

 

Se sei appassionato di Storytelling e vuoi saperne di più, leggi anche: Storytelling – Se non lo comunichi non è successo.

 

Storytelling: come trovare la storia da raccontare

Si parla tantissimo di Storytelling in comunicazione. Questa sembra proprio l’epoca del racconto: dietro le pubblicità, i social e anche i programmi TV ci sono delle storie. In realtà lo Storytelling è un richiamo ancestrale. Le persone amano le storie, da sempre. Tutto ciò che ci circonda può raccontare una storia: un quadro, un libro, una canzone, un film. L’arte stessa è racconto, narrazione. 

E oggi possiamo dire che la comunicazione digitale attraverso i blog e i Social Media è diventata essenzialmente questo: narrazione, attraverso varie forme di comunicazione – testi, foto, video, podcast – di ciò che succede intorno a noi.

 

Cosa puoi fare per iniziare a raccontare la tua storia?

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati allo Storytelling.

Prima di iniziare a raccontare, però, bisogna trovare la storia. Perché quando ce l’hai, viene da sé il modo migliore di raccontarla, con un testo o un video. Ma anche con una foto. Diceva Isabella Allende che “una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo”.

Molte persone dicono che non hanno storie da raccontare. Che vorrebbero farlo, ma non saprebbero cosa scrivere o comunicare. E invece, ognuno di noi ne ha sempre almeno una, e anche di più. Tutto ciò che vivi è una storia, una verità.

A volte non è neanche la particolarità dell’avventura a rendere avvincente la narrazione. Ma il fatto di aver prestato attenzione ad un’emozione, un’esperienza, una percezione, un piccolo cambiamento. E’ invitare gli altri a guardare con occhio attento qualcosa di ordinario. Per scoprirci dentro qualcosa di diverso. E identificarsi in un pensiero, un’azione o un modo di fare.

 

Prova ad ascoltare

Per affinare la ricerca di belle storie, prova ad ascoltare il programma radiofonico Pascal.

Pascal è una meravigliosa trasmissione di Radio 2 che va in onda la sera. E che è interamente basata sullo Storytelling: “Pascal vuole raccontare storie di vita e condividerle con gli ascoltatori.” 

Ogni giorno la redazione riceve delle storie realmente accadute, proposte dagli stessi protagonisti, che vengono poi scelte e raccontate in trasmissione. Perché “raccontare storie è il modo migliore di conoscere il mondo“.

E, ascoltando Pascal, capisci che storie da narrare sono nascoste in ogni piega della nostra vita: nel lavoro, a scuola, nell’ordinario o in un momento speciale. Basta saperle cercare. Ecco perché, prima di dare il via alle tecniche di narrazione, ti consiglio di ascoltare almeno una puntata di Pascal. A me è piaciuta questa che, per vari motivi, mi ha emozionato particolarmente. Ma se ti va di metterti a cercare, ce ne sono così tante che potresti passare giorni interi ad ascoltare.

Se pensi che della tua vita non ci sia nulla da raccontare, in realtà stai solo guardando il quadro da lontano. Prova ad avvicinarti e a scoprire da vicino ogni dettaglio.

Riscoprire il mondo dei blog con occhi diversi

Eleonora è una studentessa del corso di Comunicazione e Marketing dell’istituto di formazione Iris Campus. Ci siamo conosciute in aula, dove ho tenuto delle lezioni di comunicazione digitale. Negli ultimi due mesi, Eleonora ha voluto approfondire il mondo della comunicazione digitale entrando dalla porta del Social Blog. Ne è nato un bel confronto su piani editoriali, ricerche e “compiti” sulle strategie di comunicazione. 

Da questa esperienza, per lei, è venuto fuori un nuovo modo di vedere i blog. Queste considerazioni le ha scritte una sera, di getto, dopo una giornata passata su internet. E le ho proposto di pubblicarlo, perché offrono un punto di vista  interessante per tutti quelli che “vorrei, ma non posto”. 


Dopo anni di dubbi e ripensamenti è arrivato il mio momento.
È arrivato in modo inaspettato, facendo i compiti. Sì, i compiti!
A 28 anni sono di nuovo tra i banchi di scuola.
E quando sei vicina alla soglia dei 30 non puoi non fare i compiti, che figura ci faresti con la tua docente?

La mia, Annalisa, mi ha chiesto di leggere alcuni blog, analizzandone i punti di forza, le aree di miglioramento e segnalando articoli da cui, secondo me, si potesse trarre ispirazione.

Devo dire che l’ispirazione è arrivata, eccome!

Tutti i blog che ho visitato hanno in comune un articolo nel quale si parla di una verità così semplice, così ovvia, ma sulla quale non mi ero mai veramente soffermata a riflettere: se desideri aprire un blog dovresti smetterla di pensare che tu non sia degno di farlo, solo perché non stai per rivelare i segreti di Fatima.

Chi legge i blog non si aspetta di scoprire il senso della vita.
Oggi finalmente l’ho capito, una volta per tutte.

Effettivamente i blogger hanno ragione:

  • Viviamo in un’epoca in cui possiamo dire che esiste già tutto. E che si è parlato e si parla già di tutto.
  • E’ difficile essere i primi a parlare di qualcosa.
  • E’ praticamente impossibile essere gli unici a parlare di qualcosa.
  • Viviamo nell’era della rielaborazione, prima ancora che in quella dell’innovazione.
  • Altra sacrosanta verità è che dovresti scrivere di ciò che ami e conosci.
    Anche se ti sembra di essere la persona più banale del mondo, perché invece di parlare di astrofisica nucleare ti interessi di viaggi, sport o cucina, quello che conta davvero è che tu sia consapevole di quello che scrivi nel tuo blog e, soprattutto, che tu sia il primo ad esserne veramente appassionato!
  • Non tutti cercano il Sacro Graal. Anche il semplice leggere, può essere un modo per conoscere un punto di vista differente. E una grande fonte di arricchimento per il lettore.

E di sicuro l’arricchimento c’è per te che scrivi. Perchè scrivere è terapeutico. È fare ordine sulla scrivania della mente.
E diciamo che, oggi, ho iniziato, finalmente, a mettere in ordine la mia.

(Eleonora Liuzzi)

 

Raccontare un evento con un comunicato stampa

L’estate è il periodo in cui si concentrano moltissimi eventi, sia pubblici che privati. Il bel tempo, le ferie e la maggiore disponibilità delle persone a muoversi sono tutti fattori che fanno venir voglia di organizzare delle manifestazioni.

Una volta che è tutto pronto, bisogna comunicare e pubblicizzare l’evento. I social, in questo senso, aiutano moltissimo. E ne avevamo già parlato qui.

Ma anche il buon vecchio comunicato stampa può venire incontro alle tue esigenze.

Prima di cominciare a scrivere il comunicato, però, devi capire se e come l’evento è “notiziabile“. E fare una ricerca per individuare dei media interessati a quel genere di informazioni. Bisogna creare, quindi, una mailing list: un elenco di indirizzi e-mail di giornali, testate on lineblog potenzialmente interessati al tuo evento.

Il comunicato stampa va scritto con cura, mettendo immediatamente in primo piano le notizie più importanti: che tipo di evento è, chi lo organizza, quando e dove si terrà. Nei paragrafi successivi puoi lasciarti andare ai dettagli. Puoi descrivere il progetto, il programma, gli eventuali ospiti o le attività che si faranno. Insomma, devi darti da fare affinché al lettore venga voglia di partecipare. Nell’ultimo paragrafo non dimenticare di inserire eventuali partner, patrocini o main-sponsor che stanno collaborando alla buona riuscita della manifestazione. E tutti i contatti e le informazioni utili per il pubblico, come un sito, un indirizzo o un numero a cui rivolgersi per saperne di più. 

Prima di inviare il comunicato stampa, scrivi una lettera di accompagnamento. Descrivi l’evento in modo molto sintetico. Poni l’accento sui particolari che, secondo te, possono destare interesse nel destinatario.

Naturalmente, la tua è solo una gentile richiesta. Sarà poi l’editore ad avere l’ultima parola e decidere se pubblicare la tua notizia.

Fatto tutto questo, non ti resta che inviare il comunicato stampa e attendere. Se avrai scelto con cura i destinatari e descritto bene l’evento, vedrai che la notizia si diffonderà molto velocemente!