Cinque motivi per aprire un blog (o forse no!)

Stiamo lavorando in questo periodo al nuovo corso di Blogging. 

Moltissimi sono affascinati dall’idea di aprire un Blog, ma allo stesso tempo hanno delle comprensibili titubanze in merito.

Un successo di un Blog è determinato da vari fattori, alcuni prevedibili, altri no. E, prima di tutto, bisogna avere un obiettivo chiaro.

Con questo articolo elenco cinque cose che ho capito facendo blogging. E che, a seconda del punto di vista, ti faranno desistere o cominciare questa bella avventura!

 

Un blog è una roba seria

Scherzando, dico spesso che un Blog è quasi come un matrimonio. E’ un impegno – non dico per la vita – ma di sicuro a lungo termine. Certo, ci può stare che, a un certo punto, ti  scocci e vai via. Però, come un matrimonio, deve perlomeno partire con tutti i buoni propositi del caso, cercare di durare e renderti felice il più a lungo possibile. 😉

 

Un blog è ispirazione, passione e voglia di dire la tua

Il fine di un Blog è quello di raccontarti e offrire il tuo punto di vista. E’ qualcosa di più soggettivo e intimo di un account Social. E’ mettere a disposizione degli altri il tuo pensiero, la tua competenza e le tue esperienze. Non ci sono mai troppi blog perché non ci sono mai troppe storie, idee e punti di vista. 

Bloggare è qualcosa che ti offre davvero molte soddisfazioni, perché ti permette di creare un circolo di fiducia molto più ampio della cerchia di amici di Facebook.

E se pensi che sia già stato scritto tutto e il contrario di tutto, ti sbagli: finchè non hai il tuo Blog, manca la tua versione!

 

Un blog è un modo per rafforzare le relazioni e crearne di nuove

Quante volte consultiamo un Blog? Probabilmente, oltre la metà delle tue ricerche su Google conducono ad un Blog, anche se non ne sei sempre completamente consapevole. Quando digiti su un motore di ricerca “come fare a…”, è quasi sempre un blogger ad aver realizzato quella risposta proprio per chi, come te, ha bisogno di maggiori informazioni su quell’argomento.

Questo significa che, anche per una piccola impresa, può essere un mezzo per farsi conoscere, riscattare fiducia e far crescere la reputazione. 

Il successo di un Blog si misura anche in base a ciò che proponi e ai tuoi obiettivi. Può essere motivazione, intrattenimento, un modo per mettere in luce le tue competenze. A seconda del tuo obiettivo, puoi trovare soddisfazione in un pubblico più o meno grande, diventando un punto di riferimento per i tuoi lettori.

 

Un blog richiede aggiornamento costante

Un Blog ti permette di approfondire sempre nuovi aspetti dell’argomento di cui tratti, perché devi trovare sempre nuovi spunti per articoli, perché ti confronti con i tuoi lettori, perché vuoi sapere e condividere. E’ uno stimolo a fare e darsi da fare.

E perché quando ci prendi gusto vuoi farlo sempre di più!

 

Un blog è un investimento

Quando apri un Blog investi il tuo tempo, le tue competenze, le tue conoscenze e perché no, anche qualche soldino. E vorresti vedere un ritorno prima possibile.

Ma prova a vederlo anche da un’altra prospettiva: qualcosa che fai per te stesso. E’ mettere veramente alla prova la tua visione, la tua idea, la tua competenza. E poi, è condivisione e fonte di ispirazione per gli altri.

Come diceva Salinger, “un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. E’ una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. E’ storia. E’ poesia.

 

Sette libri (+ uno) da leggere nel 2018

Iniziamo l’anno con un po’ di leggerezza e di buoni propositi riguardo alle letture che possono accompagnarvi in questo 2018. L’anno scorso avevamo parlato dei libri da regalare e regalarsi, invece questa volta ti suggerisco alcuni titoli che ho trovato interessanti e che possono ispirarti durante i prossimi mesi.

Progetto di sangue di Graeme Macrae Burnet.  Ambientato in una minuscola comunità rurale scozzese nella metà del XIX secolo, il libro raccoglie le memorie di un giovane pastore in attesa di processo per triplice omicidio. La storia è davvero appassionante e coinvolgente, a partire dall’originalità del soggetto.

La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi. Nel panorama letterario italiano, Carrisi è uno scrittore che riesce sempre a cogliere delle sfumature particolari nei suoi personaggi. Di questo libro avevo già parlato in occasione di un articolo sullo Stoytelling. La cosa più interessante del romanzo è il legame tra le indagini dell’Ispettore Vogel e i media che seguono la vicenda criminosa. Sicuramente qualcosa su cui riflettere anche nella realtà.

Diciannove minuti di Jodi Picoult. Ho conosciuto questo libro dopo aver visto un TED dedicato alla triste vicenda della Columbine, in cui la madre di uno dei ragazzi che avevano commesso la strage si interrogava pubblicamente sulle sue eventuali mancanze. Il libro racconta come il mondo può cambiare in diciannove minuti. Prende spunto da questa vicenda per raccontare un punto di vista diverso, e cioè il “dietro le quinte” di una famiglia toccata da una tragedia come questa.

Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Mi sono trovata a consigliarlo più di una volta in questo ultimo periodo e ho pensato che andasse bene anche in questa lista. E’ un evergreen, che fa venire voglia di scrivere qualsiasi cosa: da una tesi di laurea al romanzo della vita, da un blog a una sceneggiatura.

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo. Un libro che racconta cento storie di donne straordinarie che hanno sfidato delle regole per seguire la propria natura e i propri sogni. Dalle più famose come Frida Kahlo e Coco Chanel fino ad eroine meno note, ma altrettanto eccezionali. Un libro bello anche per la grafica, l’impaginazione e per la dedica iniziale.

Atlante dei luoghi insoliti e curiosi di Travis Elborough e Alan Horsfield. Un po’ di storie e posti strani sul mondo che abitiamo: città fantasma, architetture insolite o isole disabitate. Luoghi che non vedremo mai o per i quali programmeremo un viaggio, spinti dalla curiosità. Chissà! L’importante è sapere che esistono.

Norwegian Wood di Murakami. Considerato Il Giovane Holden in versione nipponica, il libro racconta la vita universitaria di Toru, tormentato tra solitudine, paura di crescere e tribolazioni d’amore. Uno sguardo sulla cultura giapponese e su quell’età in cui non si è più adolescenti, ma non si hanno ancora ali troppo forti per volare.

Mentre scrivo questo articolo, ho tra le mani L’enigma del lago rosso di Frank Westerman, un libro reportage su una strada vicenda avvenuta in Camerun una notte degli anni Ottanta, e alla quale ancora la scienza sembra non aver dato una vera risposta. Ben scritto, ben argomentato, appassionante. Non l’ho ancora finito, quindi non posso ancora consigliarvelo. Però, finora, vale davvero la pena!

Storytelling: raccontarti attraverso i particolari

In queste ultime settimane abbiamo sempre parlato di Storytelling, e qui facciamo un riassunto dei suggerimenti utili per impostare la tua strategia.

1. Trovare la Storia

Trovare la storia da raccontare sembra sempre molto difficile. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Eppure, ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze, storie, eventi ed episodi che possono essere narrati ogni giorno attraverso i Social Media e il Blog. Hai mai pensato che il backstage del tuo lavoro possa essere una vera e propria fonte di idee per lo Storytelling? Quello che accade “dietro le quinte” ha un fascino particolare. Tutti sanno cosa va in scena, ma non conoscono le varie fasi che costituiscono la creazione di un servizio, di un evento o di un prodotto. Quindi, perché non raccontarli?

Per trovare una storia bisogna saper guardare dentro i particolari.

 

2. Creare la Storia

Raccontare una storia in grado di coinvolgere ed emozionare è una vera e propria arte. Ma, nel tuo piccolo, puoi “rubare” alcune strategie. E metterle in atto per creare una narrazione che concentri l’attenzione su di te e sui tuoi contenuti.

Lo sai qual è il fattore che crea la storia? Ne abbiamo parlato qui.

E’ il cattivo, ovvero l’elemento di disturbo. Una vera narrazione prevede che ci sia un momento in cui le carte in tavola vengono sparigliate da qualcuno o da qualcosa. Hai presente il matrimonio di Renzo e Lucia e l’arrivo di Don Rodrigo?

Senza andare a scomodare Manzoni, sicuramente, anche nella vita o nel lavoro ti sei trovato ad affrontare e superare un imprevisto.

 

3. Racconta la Storia

Quello che succede nella tua vita o nel tuo lavoro potrebbe sembrarti poco interessante. Il classico: ma cosa vuoi che importi agli altri? Eppure, quello che non racconti, rimane nel tuo privato. Se non lo racconti, non è successo. Ne avevamo parlato qui.

Non raccontare significa non mettere al corrente gli altri di un tuo successo, di un tuo momento di gioia o di particolare emozione. Eppure, queste cose a un amico non le diresti?

Per fare Storytelling bisogna essere pronti a mettersi in gioco e prendersi anche la responsabilità di comunicare cose che possono non essere interessanti per tutti. Ma certamente per qualcuno lo sono.

 

4. Raccontarti attraverso i particolari

Tra le figure retoriche presenti in letteratura, c’è la sineddoche: quando si utilizza una parola per indicare il tutto. Ad esempio, “vela per barca”

Quando, cioè, il racconto (prevalentemente per immagini) è come un puzzle, in cui sono i particolari sono i tasselli che compongono uno Storytelling più ampio. Ad esempio, l’immagine di una fioritura per raccontare la vita di un agriturismo.

 

5. Utilizza tutti i mezzi che hai a disposizione

Oggi abbiamo moltissimi mezzi a nostra disposizione per raccontare, e possiamo farlo in mille modi diversi. Anche attraverso una narrazione “a puntate”. E mischiando vari stili e mezzi. Con foto, video, disegni o scrivendo.  E perché no? Anche attraverso il racconto orale. Tra l’altro, si dice che i podcast saranno sempre più richiesti: perché non cominciare a provare?

 

Ti piacerebbe approfondire le tecniche di Storytelling? Tieni d’occhio i nostri corsi!

Storytelling: se non lo comunichi non è successo

Durante quest’anno ho avuto l’occasione di poter essere in classe con corsi e seminari in contesti del tutto nuovi. E’ stato un periodo di lavoro molto intenso ed appagante. E, se da un punto di vista ero contenta, dall’altro ero dubbiosa: cosa avrei dovuto fare sui social media? Parlarne o no? E parlarne in che modo?

Se non lo dici, gli altri non lo sanno

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per indovinare cosa fanno, o pensano, gli altri.

E se ti succede qualcosa (ma non la comunichi), per gli altri quella cosa non è successa. Perché non lo sanno.  

Naturalmente, c’è differenza tra parlare per pavoneggiarti o per condividere un’esperienza.

Se ti succede qualcosa di bello, che fai, non lo racconti ai tuoi amici? 

Quando pensi ai Social Media o al tuo Blog, al modo in cui li utilizzi, dovresti sempre pensare in un’ottica di “reale” e non di “virtuale“. Le relazioni umane funzionano, in linea di massima allo stesso modo, sia dentro che fuori dal web.

Il modo in cui racconti le cose può fare la differenza nella narrazione, e quindi distinguere un post promozionale da uno Storytelling. 

Quando scrivi un post, prova a porti davvero come se fosse una confidenza verso un caro amico. Mettendo a nudo l’entusiasmo, la gioia, la soddisfazione, le paure. Ciò che davvero provi o  ti passa per la testa in quel momento e rispetto a quel progetto.

E’ il modo in cui comunichi che può fare la differenza tra “guarda che figo che sono” e “desidero raccontarti questa cosa che mi ha reso felice”.

Perché comunicare ciò che ti succede? 

Nell’ottica di uno Storytelling personale 0 professionale, pubblicare un post in cui racconti gli obiettivi che raggiungi e le emozioni che provi, è un bel modo per creare una relazione con il tuo pubblico. E quindi, è un mezzo per cercare un contatto umano, fatto di condivisione e di confronto.

E’ utile per dire chi sei, cosa fai, cosa provi quando vivi delle esperienze nuove. E quanta strada c’è in ogni passo. Serve a raccontarti in una veste umana, anche in ambito professionale. 

Racconta, così come faresti con un amico, ciò che ti sta a cuore.

Se cerchi un’altra strategia di Storytelling, nello scorso articolo abbiamo parlato di come sviluppare una storia intorno a un imprevisto. E trovi tutto qui: è il cattivo che fa la storia.

Storytelling: come trovare la storia da raccontare

Si parla tantissimo di Storytelling in comunicazione. Questa sembra proprio l’epoca del racconto: dietro le pubblicità, i social e anche i programmi TV ci sono delle storie. In realtà lo Storytelling è un richiamo ancestrale. Le persone amano le storie, da sempre. Tutto ciò che ci circonda può raccontare una storia: un quadro, un libro, una canzone, un film. L’arte stessa è racconto, narrazione. 

E oggi possiamo dire che la comunicazione digitale attraverso i blog e i Social Media è diventata essenzialmente questo: narrazione, attraverso varie forme di comunicazione – testi, foto, video, podcast – di ciò che succede intorno a noi.

 

Cosa puoi fare per iniziare a raccontare la tua storia?

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati allo Storytelling.

Prima di iniziare a raccontare, però, bisogna trovare la storia. Perché quando ce l’hai, viene da sé il modo migliore di raccontarla, con un testo o un video. Ma anche con una foto. Diceva Isabella Allende che “una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo”.

Molte persone dicono che non hanno storie da raccontare. Che vorrebbero farlo, ma non saprebbero cosa scrivere o comunicare. E invece, ognuno di noi ne ha sempre almeno una, e anche di più. Tutto ciò che vivi è una storia, una verità.

A volte non è neanche la particolarità dell’avventura a rendere avvincente la narrazione. Ma il fatto di aver prestato attenzione ad un’emozione, un’esperienza, una percezione, un piccolo cambiamento. E’ invitare gli altri a guardare con occhio attento qualcosa di ordinario. Per scoprirci dentro qualcosa di diverso. E identificarsi in un pensiero, un’azione o un modo di fare.

 

Prova ad ascoltare

Per affinare la ricerca di belle storie, prova ad ascoltare il programma radiofonico Pascal.

Pascal è una meravigliosa trasmissione di Radio 2 che va in onda la sera. E che è interamente basata sullo Storytelling: “Pascal vuole raccontare storie di vita e condividerle con gli ascoltatori.” 

Ogni giorno la redazione riceve delle storie realmente accadute, proposte dagli stessi protagonisti, che vengono poi scelte e raccontate in trasmissione. Perché “raccontare storie è il modo migliore di conoscere il mondo“.

E, ascoltando Pascal, capisci che storie da narrare sono nascoste in ogni piega della nostra vita: nel lavoro, a scuola, nell’ordinario o in un momento speciale. Basta saperle cercare. Ecco perché, prima di dare il via alle tecniche di narrazione, ti consiglio di ascoltare almeno una puntata di Pascal. A me è piaciuta questa che, per vari motivi, mi ha emozionato particolarmente. Ma se ti va di metterti a cercare, ce ne sono così tante che potresti passare giorni interi ad ascoltare.

Se pensi che della tua vita non ci sia nulla da raccontare, in realtà stai solo guardando il quadro da lontano. Prova ad avvicinarti e a scoprire da vicino ogni dettaglio.

Quattro idee per utilizzare le Storie di Instagram nella tua strategia

Le Storie sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana su Instagram. E, diciamolo, non possiamo più farne a meno: l’icona circolare con la foto del nostro amico – o del brand che amiamo – ci spinge inevitabilmente a cliccare per sapere cosa nasconde. E’ come una busta chiusa che racchiude un segreto, un pacco regalo in cui sbirciare per scoprirne la sorpresa.

Anche perché sappiamo che le Storie saranno lì solo per poche ore, passate le quali non potremo più vederle.

Le Storie ricordano un buco della serratura dentro il quale è concesso sbirciare. Fanno uscire fuori la nostra indole monella, quindi, e anche una sorta di trepidazione inconscia, perché o lo fai adesso o mai più”. Senza andare a scomodare la FOMO (Fear of Missing Out), le Storie attraggono i followers perché stimolano il senso di appartenenza, incuriosiscono e divertono.

 

Una strategia fatta di Storie

Le Storie sono un modo diverso di comunicare. E si possono utilizzare in una strategia di Social Media in vari modi. Ecco quattro idee che puoi utilizzare subito:

1. Lanciare campagne pubblicitarie a tempo.

Ad esempio, puoi pubblicare una Storia con un’offerta speciale, che terminerà quando non sarà più visibile on line.


2. Creare sondaggi di opinione. 

Giocando con il pubblico, puoi capire il vero interesse per il tuo prodotto. Su Instagram puoi pubblicare una Storia in cui chiedi il parere degli utenti attraverso un sondaggio. E così scoprire, ad esempio, che preferiscono un determinato colore per un prodotto che stai per lanciare.


3. Realizzare uno Storytelling aziendale.

E se, ogni giorno, raccontassi con una foto o un breve video cosa succede nel tuo negozio o nella tua impresa? I “dietro le quinte” offrono un punto di vista diverso dal solito, raccontano l’aspetto più umano ed emotivo del lavoro e incuriosiscono i followers.


4. Fare delle dirette.

La diretta ha delle potenzialità molto interessanti. Prima di tutto, permette di creare un’atmosfera intima e familiare con i tuoi followers. Di mettere veramente il luce ciò che sai fare, senza montaggi o trucchi di scena. E poi, offre maggiore visibilità rispetto alle Storie classiche. Questo perché i tuoi followers ricevono una notifica quando stai trasmettendo in diretta, e sono incoraggiati ad entrare in Instagram per vederla.

 

Sei pronto per iniziare la tua nuova strategia su Instagram?

Se queste idee ti hanno incuriosito, ma vuoi saperne ancora di più, puoi seguire uno dei nostri corsi di Social Media. Trovi tutte le informazioni qui.

Quando la bicicletta è social

La bicicletta è prima di tutto una filosofia di vita. E questo sui social media, si sa, è una cosa che piace.

Esistono numerose community ed app dedicate alle due ruote e a chi ha questa passione. C’è chi sale in sella solo la domenica, chi ci si allena e chi la usa come mezzo di trasporto quotidiano. C’è chi la preferisce con la pedalata assistita, e chi invece la personalizza con colori e gadget. In ogni caso, la bici è prima di tutto un modo diverso di vivere la vita, e così l’ecologia, la città, i pensieri e il tempo.

E questo l’ha capito bene Cristina, che è nata e cresciuta in mezzo alle biciclette. Anche se giovanissima, ha vissuto in modo diretto la crescita del fenomeno delle due ruote questi anni, da gioco per ragazzi a stile di vita.

L’azienda della famiglia di Cristina, Caneschi Shop, è un punto di riferimento per le due ruote, dalla vendita al bike sharing. Da un paio di anni, Cristina ha deciso di creare anche degli itinerari esperienziali guidati, rigorosamente in bicicletta, alla scoperta della gastronomia e delle bellezze locali. Ha anche scelto di dare una svolta social all’attività, promuovendo i prodotti, i servizi e le idee su Facebook e Instagram. E facendo sì che i clienti condividessero, a loro volta, le loro belle esperienze turistiche e ciclistiche.

Abbiamo conosciuto Cristina durante il nostro corso di Social Media, e, a distanza di qualche mese, l’abbiamo intervistata per sapere come sta andando la sua comunicazione.

Cristina, da quanto tempo utilizzate i social media per lavoro?

Utilizziamo i social da circa due anni assiduamente. In precedenza avevamo creato la pagina Facebook e l’account Instagram, ma non gli avevamo dato la giusta importanza. Riteniamo siano una copertina funzionale per un’attività, qualunque essa sia. Anche un “semplice” negozio di biciclette come il nostro. L’obiettivo fondamentale dei social, per noi, è sfruttare le loro potenzialità nel far conoscere i nostri servizi e il nostro nome in tutta Italia.

Qual è il punto di forza della vostra comunicazione, secondo te? 

Crediamo che la nostra comunicazione possa contribuire al turismo e al benessere della nostra città. Creiamo post che stabiliscono subito un rapporto confidenziale con il cliente, “coccolandolo” il più possibile, e sinceramente.

In che modo i corsi del Social Blog hanno influito sulla vostra comunicazione sui Social Media?

Abbiamo scelto di partecipare ai corsi per comprendere a fondo le strategie che si nascondono dietro i social. Stiamo cercando di metterle in atto. Il corso ha soddisfatto i nostri dubbi e risposto alle nostre domande. Gli argomenti che più hanno interessato alla nostra attività sono stati la pubblicità a pagamento della pagina Facebook e la scoperta di programmi che migliorano la grafica della nostra pagina. Auguro un buon corso a tutti!

E noi facciamo i migliori auguri a voi, per la vostra bella attività!

Riscoprire il mondo dei blog con occhi diversi

Eleonora è una studentessa del corso di Comunicazione e Marketing dell’istituto di formazione Iris Campus. Ci siamo conosciute in aula, dove ho tenuto delle lezioni di comunicazione digitale. Negli ultimi due mesi, Eleonora ha voluto approfondire il mondo della comunicazione digitale entrando dalla porta del Social Blog. Ne è nato un bel confronto su piani editoriali, ricerche e “compiti” sulle strategie di comunicazione. 

Da questa esperienza, per lei, è venuto fuori un nuovo modo di vedere i blog. Queste considerazioni le ha scritte una sera, di getto, dopo una giornata passata su internet. E le ho proposto di pubblicarlo, perché offrono un punto di vista  interessante per tutti quelli che “vorrei, ma non posto”. 


Dopo anni di dubbi e ripensamenti è arrivato il mio momento.
È arrivato in modo inaspettato, facendo i compiti. Sì, i compiti!
A 28 anni sono di nuovo tra i banchi di scuola.
E quando sei vicina alla soglia dei 30 non puoi non fare i compiti, che figura ci faresti con la tua docente?

La mia, Annalisa, mi ha chiesto di leggere alcuni blog, analizzandone i punti di forza, le aree di miglioramento e segnalando articoli da cui, secondo me, si potesse trarre ispirazione.

Devo dire che l’ispirazione è arrivata, eccome!

Tutti i blog che ho visitato hanno in comune un articolo nel quale si parla di una verità così semplice, così ovvia, ma sulla quale non mi ero mai veramente soffermata a riflettere: se desideri aprire un blog dovresti smetterla di pensare che tu non sia degno di farlo, solo perché non stai per rivelare i segreti di Fatima.

Chi legge i blog non si aspetta di scoprire il senso della vita.
Oggi finalmente l’ho capito, una volta per tutte.

Effettivamente i blogger hanno ragione:

  • Viviamo in un’epoca in cui possiamo dire che esiste già tutto. E che si è parlato e si parla già di tutto.
  • E’ difficile essere i primi a parlare di qualcosa.
  • E’ praticamente impossibile essere gli unici a parlare di qualcosa.
  • Viviamo nell’era della rielaborazione, prima ancora che in quella dell’innovazione.
  • Altra sacrosanta verità è che dovresti scrivere di ciò che ami e conosci.
    Anche se ti sembra di essere la persona più banale del mondo, perché invece di parlare di astrofisica nucleare ti interessi di viaggi, sport o cucina, quello che conta davvero è che tu sia consapevole di quello che scrivi nel tuo blog e, soprattutto, che tu sia il primo ad esserne veramente appassionato!
  • Non tutti cercano il Sacro Graal. Anche il semplice leggere, può essere un modo per conoscere un punto di vista differente. E una grande fonte di arricchimento per il lettore.

E di sicuro l’arricchimento c’è per te che scrivi. Perchè scrivere è terapeutico. È fare ordine sulla scrivania della mente.
E diciamo che, oggi, ho iniziato, finalmente, a mettere in ordine la mia.

(Eleonora Liuzzi)

 

Mini guida per utilizzare gli hashtag su Instagram

Instagram è davvero un social interessante, perché permette di entrare in “bolle” capaci di regalare qualche minuto di relax o di pura bellezza. Su Instagram puoi scegliere di viaggiare con la mente, tra paesaggi bellissimi, esperienze di lusso o storie di vita. Puoi scorrere le immagini dei tuoi contatti, guardare le storie, oppure fare una ricerca personalizzata in base a ciò che vorresti vedere in quel momento.

Per questo e altri motivi, Instagram sta raccogliendo sempre più fan. Ed è il social media più adatto a chi ha prodotti o servizi che ben si prestano ad essere raccontati con immagini. In settori come turismo, cibo e ristorazione, handmade e moda è diventato davvero indispensabile.

Instagram permette di inserire hashtag nei post di accompagnamento alle immagini e ai video. Utilizzare quelli giusti, significa migliorare le occasioni di visibilità di un account.

Prima di tutto: sai cosa sono e come si usano gli hashtag?

 

Osa di più nella scelta degli hashtag

Instagram permette di inserire molti hashtag su ogni contenuto che pubblichi. Bene, sfrutta questa potenzialità inserendo le parole più appropriate a descrivere la tua foto o il contesto. 

 

Non utilizzare hashtag che non c’entrano niente col contenuto che pubblichi

Inserire hashtag che non sono conformi al tema del contenuto non ti porterà una maggiore visibilità. Proprio perché la foto o il video potrebbe risultare “fuori contesto”.

 

Cambia hashtag a seconda del contenuto che pubblichi

Non utilizzare sempre lo stesso tipo di hashtag, solo perché ti sembrano più adatti a te e al tuo stile. A seconda della fotografia che pubblichi, del contesto in cui è stata scattata e del testo di accompagnamento, sperimenta nuovi aggregatori di ricerca insieme ad altri già consolidati.

 

Segui le mode, ma mettici qualcosa di tuo

Hashtag famosi e popolari come #followme o #photooftheday sono utilizzati, continuamente, da migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo. Quindi, diciamo che da quelle parti c’è un sacco di traffico! Va bene seguire le mode, ma senza eccedere. Se vuoi farti notare, sii originale!

Se sei specializzato in qualcosa, dillo!

Se, qualche mese fa, mi avessi chiesto dov’è “Santa Valburga”, avrei detto “E che è?”. Facendo forse storcere il naso agli appassionati di montagna. Invece, oggi ti risponderei con grande entusiasmo. E non perché sono diventata improvvisamente esperta di vette, ma grazie ad internet e alla buona comunicazione di un sito.

Scegliere le parole giuste per comunicare il proprio prodotto o servizio su internet è la base per riuscire a farsi scegliere. E questo vale ancora di più se il prodotto che proponi è dedicato, unico o quasi.

In primavera, cercando on line informazioni su dove trascorrere le vacanze estive, mi sono imbattuta nel sito di un una struttura ricettiva. Che mi ha colpito perché sembrava che stesse parlando proprio a me. Pubblicizzava in modo chiaro la tipologia di servizi che offriva. E questo perché si rivolgeva a un target molto ben definito, promettendo un’esperienza precisa.

Ecco, quello che leggevo erano proprio le cose che cercavo e le sensazioni che volevo provare. Senza neanche consultare TripAdvisor o i social, ho prenotato. Di quanto sia importante mettersi nei panni del cliente ne avevamo parlato anche qui.

Andando nel dettaglio, l’hotel ha scelto un indirizzo di comunicazione sul sito rivolta ad un target definito, promettendo un’esperienza precisa e qualificata. Non si rivolge alla massa, alle coppie, ai pensionati, a chi arriva arriva. Si è specializzato nell’accoglienza di famiglie con bambini piccoli, con grande attenzione verso i particolari. Non è che si siano inventati cose strane, ma lo comunicano in modo da non lasciare dubbi. Senza giri di parole o frasi evocative. Raccontano quello che offrono e, indirettamente, perché si differenziano.

E, se apparentemente restringere la cerchia di interesse potrebbe sembrare limitativo, in realtà posizionarsi in una nicchia di mercato apre nuove prospettive. E il motivo è chiaro: sei specializzato in un settore, per cui la tipologia di clienti che hai scelto (e che ti sceglie) saprà che avrà maggiore attenzione alle sue esigenze, competenza, servizi personalizzati. Il senso è: se sei specializzato in un settore, hai tutte le carte in regola per fare meglio di chi propone un’offerta generica!

La differenza è qui: se ti posizioni in una nicchia, e sai anche comunicarlo bene, prometti esperienze, competenze e standard diversi. Offri un valore aggiunto. Un vestito su misura. E se riesci a mantenere le aspettative – come in questo caso – hai colpito nel segno!