Quei giorni vuoti e la nobile arte della noia

Quando sei freelance, può capitare di vivere periodi di grandi dinamismo ad altri più lenti. Quando il lavoro rallenta, all’inizio è difficile gestire il senso di colpa e l’agitazione. E le conseguenti domande.

Sarà sempre così? Significa che sta calando il lavoro? Sto perdendo tempo? Mi sto dimenticando qualcosa?

Chi ha concepito l’imprinting lavorativo e aziendale come “pane e lavoro”, quando approda nell’universo freelance si sente un po’ spaesato. Capita, infatti, di vivere settimane in cui si lavora sempre: giorno, notte e anche di domenica. E, altre volte, di trascorrere anche interi giorni in maggiore tranquillità, con ben pochi impulsi e tanto tempo libero.

L’altalenarsi degli impegni del lavoro autonomo comporta periodi di grande caos (in cui ci vorrebbero due persone per portare a termine tutto quello che ci si è sobbarcati di fare) ad altri, in cui i tempi sono più lenti.

Se – almeno all’inizio – si è in grado, e quasi compiaciuti, di rinunciare a domeniche, ponti e pomeriggi in palestra, questa sensazione cambia col tempo.

Io invidio – in senso buono – le persone che vivono di un lavoro stagionale e riescono a gestire con serenità i mesi in cui non sono in attività. Non parlo di un punto di vista economico, bensì della capacità di non andare ai pensieri negativi, portati dalla monotonia, dall’inattività e dalla pigrizia.

Però, da un po’ di tempo, ho imparato che rallentare non è un male, e non sta avvenendo nessuna catastrofe. Nei periodi in cui l’attività è meno frenetica, è bello approfittare del tempo in più per curare le pubbliche relazioni, le passioni, o  anche la nobile arte della noia.

Allo stesso modo, nei momenti di maggiore trambusto, è importante imporsi di trovare del tempo per se stessi. Programmando il tempo libero, così come le attività lavorative. E a lavorare seguendo questo stile qui.

Bisogna togliersi dalla testa il senso di colpa che sopravviene davanti ai giorni meno intensi: servono a ricaricare le energie, a trovare spunti creativi, a conoscere nuove persone, a prendersi cura di sé.

E poi, basta con questa idea che il lavoro è sacrificio e martirio. E che, se non lo è, vuol dire che non stiamo dando del nostro meglio.

Si può – si deve – essere, prima di ogni altro ruolo (freelance, impiegato, dottore, avvocato e così via) delle persone serene.

Il successo (che) conta

Tempo fa ho letto un articolo che parlava della frustrazione che può generare dal confronto. In particolare, mi ha colpita la sincerità con cui venivano espresse quell’insieme di sensazioni ed emozioni che si provano quando, nonostante tu faccia del tuo meglio, non riesci ad ottenere il successo che desideri.

E a volte, per successo, neanche si intende che facciano un documentario di Netflix su di te. No, perché il successo si misura in base agli obiettivi, e magari il tuo obiettivo non è così ambizioso.

Dice Jon Krakauer nel libro Il silenzio del vento: “Quando si è giovani è facile credere che ciò che si desidera sia più o meno quanto si merita; presumere che, se si vuole qualcosa abbastanza intensamente, averlo sia un diritto divino”. E, a un certo punto della vita, misurarsi con le proprie ambizioni, può generare frustrazione. Perché ciò si è desiderato – o si desidera – non sempre corrisponde a quello che si è ottenuto o che si sta perseguendo. Pur inseguendo il proprio obiettivo con desiderio, impegno, dedizione alla causa.

E quindi?

Magari vorresti semplicemente che ti venisse riconosciuto il valore di anni di studio. Che fosse apprezzata sinceramente l’accuratezza con cui lavori. La passione e la pazienza che dedichi a fare tutto per bene.  La professionalità con cui curi i progetti dei clienti, come se fossero tuoi. E invece, tu hai l’impressione che, ogni volta, devi ricominciare dalla presentazione.

Se può esserti utile a non sentirti solo, succede anche a me. E a quanto pare, non siamo gli unici.  Da qui le domande: E’ un fattore ambientale? E’ un fattore caratteriale? E’ sopravvalutazione? Perdo troppo tempo a farmi domande?

E ancora, siamo felici quando otteniamo qualcosa in cui ci siamo impegnati, o quando gli altri ci riconoscono un merito o una capacità?

Insomma, una risposta non ce l’ho. Posso solo dirti quello che ho imparato in questi tredici anni di cadute e di risalite, di lavoro subordinato prima, e lavoro autonomo poi. Di entusiasmo per il lavoro autonomo, di rimpianti per il subordinato. Di clienti trovati, persi, ritornati. Di clienti costanti. Di regole seguite e di regole contravvenute.

Alla fine ciò che ho imparato si riassume in un unico consiglio: non svalutarsi. Neanche davanti agli errori. Imparare la lezione e, come già suggerito, mettere da parte l’esperienza. Le cose si fanno mettendosi alla prova e mettendoci la faccia. Chiedendosi ogni giorno cosa si può fare di più, di meglio, e cercando ogni giorno di imparare.

Magari (ma su questo io devo ancora lavorarci) sentendosi – in fondo, nel proprio cuore – un po’ rockstar!

Cinque cose da controllare periodicamente nel tuo blog

Qualche giorno fa, nel corso di una ricerca, mi sono imbattuta in un blog molto interessante. Girovagando qua e là, sono finita su alcuni articoli di qualche anno fa. Questo blog, ad oggi, è ancora attivo, e continua a pubblicare periodicamente post interessanti sulla fotografia. Però, uno degli articoli che mi interessava, riportava dei link non più attivi. E così, l’impressione che ho avuto, è che fosse trascurato.

Un blog ben strutturato, con contenuti utili e validi per gli utenti, è come un diamante. E’ per sempre. Perché gli utenti possono imbattersi, nel corso di una ricerca su Google, anche in un articolo che è stato scritto due anni fa. E trovarlo interessante e corrispondente alle loro richieste.

E quindi ho pensato a questo blog. Nonostante non sia molto datato, è possibile che alcuni dettagli nel corso di questo periodo possano essere “passati di moda”.

Quindi ho pensato di programmare una manutenzione periodica. Come si fa con le auto. E ho stilato una lista di elementi da controllare nei prossimi giorni, perché magari potrebbe tornare utile anche a te.

  1. I link. Quelli contenuti negli articoli più datati del blog sono ancora tutti attivi? In particolare, i link che tendono a scomparire più rapidamente sono quelli relativi a prodotti: perché magari nel frattempo non esistono più, o sono stati sostituiti da altri più recenti.
  2. I tag. Sicuramente, man mano che si scrivono nuovi post, si aggiungono anche nuovi tag. Perché, con il numero di argomenti, cresce anche la sfera d’interesse. Però, prestando un po’ di attenzione, potresti accorgerti che dei tag nuovi potrebbero caratterizzare anche degli articoli meno recenti.
  3. Le categorie. Stessa cosa dei tag. Magari le categorie sono diventate di più, man mano che hai inserito nuovi contenuti.
  4. Aggiornamento dei contenuti. Tutte le informazioni che hai pubblicato in passato sono ancora attuali e di valore? O magari sono sopraggiunte delle novità che rendono quei post ormai obsoleti? E se, da questo controllo, nascessero invece degli spunti per nuovi post di aggiornamento?
  5. Le statistiche. Dando uno sguardo alle statistiche complessive, noterai che alcuni articoli sono stati letti più di altri. E alcuni meno. Cerca di capire il perché. Sicuramente capirai quali argomenti incontrano maggiormente l’interesse del tuo pubblico e quali dettagli (come il titolo, la descrizione o la foto di copertina) possono fare la differenza per il tuo blog.

In fondo, curare un blog è un vero e proprio impegno. Come direbbe il Maestro Miyagi: “Quando cammini su strada, se cammini su destra va bene. Se cammini su sinistra, va bene. Se cammini nel mezzo, prima o poi rimani schiacciato come grappolo d’uva.”

Hai pensato di aprire un blog? Allora prendi carta, penna e un libro!

Aprire un blog è come entrare in una casa nuova. Sì, sai dov’è la cucina, il bagno, la camera da letto, ma poi – man mano che ci vivi – scopri continuamente cose nuove. E non parlo solo di angoli o di spazi che non sapevi come sfruttare. No, no! Parlo di nuove stanze. Un blog è come una casa in cui, ogni tanto, scopri una stanza di cui non sapevi l’esistenza. E’ un luogo un po’ magico. E adesso ti spiego perché.

Quando decidi di aprire un blog, sai già di che argomento tratterà. Sicuramente qualcosa di cui sei molto appassionato, che riguarda i tuoi interessi, i tuoi hobby, le tue esperienze o il tuo lavoro. Magari hai molte idee, ma non riesci a cominciare: forse perché non hai chiaro l’obiettivo di questa nuova avventura, perché non sai come rivolgerti al tuo pubblico, oppure perché il foglio bianco ti spaventa un po’

In questo momento potrai trovare utili un foglio, una penna e un libro. E la “casa” potrà diventare magica, mostrandoti nuove stanze e nuove porte.

Scrivere a mano, infatti, è un’azione che incoraggia l’attività cerebrale che favorisce la concentrazione. Molto di più, rispetto alla tastiera. Per cominciare, prendi carta e penna, e scrivi una lista di tutti gli argomenti che vorrai trattare. Forse non ti saranno tutti utili subito. Ma se la aggiornerai di volta in volta, sarà la mappa che ti guiderà verso la stesura dei tuoi post.

Inoltre, la prima regola di uno scrittore, seppur amatoriale, è la stessa da secoli: leggere moltissimo. Tra le tante qualità della lettura, vi è quella di apprendere continuamente nuovi vocaboli e modi di dire, allargare le proprie vedute, imparare ad esprimersi correttamente e con maggiore creatività.

In più, leggere permette al cervello di esercitare l’empatia. Perché, quando ci immergiamo in un romanzo, entriamo in sintonia coi personaggi, formulando ipotesi su ciò che provano o vivono.

E questo “esercizio” lo riportiamo poi nella vita reale e nelle nostre esperienze. E impariamo a comunicare più in profondità.

Infine, la sinergia tra la scrittura e la lettura, ti permetterà di scoprire sempre nuove stanze e nuovi aspetti delle tue passioni. Ti invoglierà ad aprire nuove porte, sperimentare, conoscere e appassionarti anche ad altri punti di vista che, fino ad ora, avevi considerato marginali.

Per questo, se vuoi aprire un blog, stai per cominciare un’esperienza incredibile e molto appassionante.  Che ti renderà coraggioso. Perché ci saranno persone che leggeranno e aprezzeranno le tue opinioni e le tue idee, e questo ti spingerà avanti a scrivere sempre cose nuove, a cimentarti con nuovi argomenti. Che, magari, fino a quel momento, avevi considerato poco interessanti per i tuoi lettori.

 

L’importanza della reputazione on line se sei un professionista sanitario

Essere un operatore sanitario, un medico o uno specialista del benessere, è sempre più difficile da quando c’è il Dottor Google. Sono milioni gli italiani che cercano informazioni su Internet riguardo alla propria salute o al proprio benessere. La facilità con cui si può accedere ad informazioni altamente specialistiche, però, non significa essere in grado di sintetizzarle e di comprenderle veramente. Perché on line è possibile trovare tutto e il contrario di tutto. “L’ho letto su internet” è la classica frase che segue l’autodiagnosi su Google.

Per questo motivo, chi opera in un contesto sanitario, spesso e volentieri si trova coinvolto – suo malgrado – in un triangolo: da una parte c’è il paziente, dall’altra il medico, e al vertice c’è “Internet“.

 

Cosa cerca un utente?

Sono molte le informazioni che vengono ricercate quotidianamente su internet in ambito sanitario: risposte a sintomi, notizie e consigli. Oppure commenti ed impressioni di altri utenti su esperienze in studi medici, cliniche e pratiche mediche.

La domanda che il medico deve porsi, in prima battuta è: cosa cercano le persone da me? Sicuramente professionalità, competenza e sensibilità. E questo può tradursi con contenuti informativi interessanti, risposte a dubbi e consigli.

Il medico, o l’operatore sanitario, ha bisogno di costruire la propria personalità e professionalità on line, sfruttando i Social Media e gli altri strumenti del web.

Quindi, se sei un medico, un osteopata, un nutrizionista o comunque operi in campo sanitario, dovrai tenere presente che entrare nel mondo virtuale necessita di

Tempo, delicatezza e attenzione

Perché trovare la comunicazione giusta, in questo caso, è necessario fin dal primo momento.

Quando qualcuno ha problemi in ambito sanitario, in genere è spaventato o ansioso. Cerca un professionista in grado di guidarlo verso una soluzione. Che sia competente, ma anche capace di ascolto e di comprensione.

Il professionista può così ritornare ad essere il punto di riferimento del paziente. E può farlo diffondendo e divulgando informazioni, garantendo la correttezza delle notizie e lavorando sulla sua reputazione.

 

E’ importante instaurare un rapporto di fiducia fin dal primo contatto on line.

E questo può succedere solo se il professionista si rende disponibile, offrendo contenuti specialistici di facile comprensione. Allo stesso modo, può consigliare e mettere la propria professionalità a disposizione degli utenti. E instaurare una relazione umana, basata sulla fiducia e sulla disponibilità.

Cominciare a comunicare on line da subito, significa avere il vantaggio di creare autonomamente la propria reputazione on line. E poter quindi diventare una voce autorevole nella comunicazione sanitaria attraverso internet.

Foto a prova di like: comunicare ed emozionare

Le foto sono parte della nostra vita reale e social. Ne scattiamo in continuazione, ne postiamo tante: per mostrare aspetti della nostra vita, per parlare di un prodotto, perché sono l’essenza del social marketing.
I post con immagine e testo raccolgono l’interesse di più persone, e sono maggiormente apprezzati.

L’immagine è un mezzo per comunicare ed emozionare.

Allo stesso tempo, la grande quantità di foto con cui veniamo in contatto continuamente, in qualche modo ci “anestetizza”. E’ quindi difficile riuscire a risvegliare l’attenzione, emozionare o far sì che l’immagine venga guardata per più di tre secondi.

Ora, a meno che non si abbia la fortuna di volare ad un’altitudine di trentasettemila piedi durante una tempesta sul Pacifico, come in questo caso, cosa si può fare per catturare l’attenzione di un utente in soli tre secondi?

Se sei un fotografo amatoriale che vuole divertirsi a postare immagini sui social, parti da qui:

  • Metti a fuoco l’immagine. Sicuramente, le prime due cose importanti sono la messa a fuoco e una buona luce. Purtroppo, non è così scontato: se ne vedono davvero tante di foto sui social che sono mosse, o talmente buie da non riuscire a distinguere i soggetti!

  • Utilizzi sfondi coordinati o a contrasto? Lo sfondo aiuta a far risaltare i colori e i dettagli dei soggetti ritratti. Uno sfondo a contrasto, magari sfruttando i colori complementari, può aiutare ad offrire un’immagine molto vivida e creativa. Se, invece, hai bisogno di mettere in risalto i colori del soggetto, utilizza uno sfondo neutro.

  • Il filtro giusto (o no), a seconda dell’immagine. Non utilizzare sempre lo stesso filtro perché ti piace, ma sceglilo di volta in volta a seconda del soggetto ritratto. Se la tua foto ha lo scopo di far risaltare dei colori, come nel caso di un abito, i filtri possono modificare la percezione delle sfumature e delle tinte reali. Quindi, in quel caso, puoi anche non utilizzarli affatto, e pubblicare la foto così com’è. Altre volte, i filtri aiutano a rendere l’immagine più viva e suggestiva, come nel caso di un bel tramonto: scegli quello che riesce a rendere meglio la tua idea del paesaggio, ma senza esagerare.

  • Crea uno stile riconoscibile. Se posti delle immagini che “raccontano” di te o della tua attività, puoi offrire il tuo punto di vista attraverso uno stile personale e facilmente individuabile. Significa che, chi vedrà le foto, ti riconoscerà attraverso un dettaglio o una tecnica ricorrente.

  • Ogni tanto, spettina le foto! E’ vero che una foto curata, dinamica e armonica – oggettivamente perfetta – è un bel biglietto da visita. Ma può apparire anche impersonale. La foto deve sì essere bella, ma senza tradire il senso di spontaneità e immediatezza tipico dei social. Un’immagine un po’ “spettinata” può offrire un senso di intimità, semplicità e coinvolgimento.

Poi, se oltre a scattare, ti piace anche guardare le foto, goditi la vista di paesaggi mozzafiato e imprese estreme sulla Pagina Facebook o il profilo Instagram di Corey Rich, uno dei fotografi di avventura e lifestyle più famosi al mondo.

I viaggi, oggi, iniziano su Instagram: sette profili per trovare ispirazioni

“Il viaggio non solo allarga la mente: le dà forma” diceva Bruce Chatwin. E chi, meglio di lui, conosceva le meraviglie del mondo e la trepidazione del viaggiatore.

Si può viaggiare anche con gli occhi e con la mente. 

E’ per questo che molti profili Instagram raccontano vere e proprie storie di borghi, città e paesaggi italiani. La vita e lo scorrere delle stagioni. Permettono di scoprire luoghi nuovi, le abitudini di chi li abita e narrazioni fatte di sensi. E così, affascinano e coinvolgono il pubblico attivamente.

Il cibo, i profumi, i colori e i cieli del mondo sono tutti diversi. Sono tutti libri da raccontare.

E i viaggi, oggi, iniziano su Instagram.

Ne avevamo già parlato qui.

Ci sono profili Instagram avvincenti nella narrazione del turismo e del viaggio. Si tratta di viaggiatori, che raccolgono nelle loro istantanee le emozioni da donare alla rete. Ma anche Bed & Breakfast e agriturismi, che accolgono e offrono ospitalità fin dal primo contatto digitale.

Ecco sette profili Instagram tutti italiani da seguire (scaturiti da ricerca e curiosità), per ispirarvi sui prossimi passi da percorrere in giro per l’Italia:

  1. This is home beb: è l’account di un bed and breakfast vintage di Padova, dove le giornate iniziano sempre con graziose torte fatte in casa. E dove ogni dettaglio d’arredo ha una precisa identità.

  2. Agriturismo San Francesco: nel cuore della Toscana, un casale accoglie gli ospiti in un rigoglioso giardino circondato da vitigni. Su Instagram raccontano quali sono i luoghi migliori in cui godersi il sole e i colori della natura.

  3. Garda Trentino: cosa fare da quelle parti? Basta dare uno sguardo a questo account Instagram per avere tantissime idee. Con una coinvolgente narrazione del territorio, delle attività, delle tradizioni e dei paesaggi. Tra lago, sport e montagne.

  4. Handmade travel: scoprire il mondo attraverso istantanee “mano a mano”. Da condividere anche dal vivo, con i passanti, lasciando sul luogo le immagini appena scattate grazie ad una fotocamera istantanea. E’ questa la trovata per Instagram di una simpatica coppia con la valigia sempre pronta.

  5. Not my nonni: in giro per i borghi, fotografando nonni italiani nella loro quotidianità. Mentre stendono le lenzuola al sole, camminano mano nella mano o chiacchierano al bar. Un account Instagram che racconta il territorio da una dolce prospettiva.

  6. What Italy is: ecco l’Italia degli scorci suggestivi, degli angoli sconosciuti e dei valori culturali. L’Italian style raccontato attraverso gli occhi degli utenti.

  7. We are in Puglia: la terra del cibo colorato e generoso, delle calette che sembrano disegnate col pennello, delle tradizioni popolari. Un account Instagram che fa venire voglia di essere già lì.

Comunicare un evento online e offline: 10 punti per definire una strategia

Organizzare un evento è davvero divertente, ma necessita di una strategia di comunicazione, sia online che offline. Perché le persone vanno coinvolte e ispirate da subito. Sia nella rete, che fuori.

Nella fase precedente alla manifestazione, la comunicazione è importante per far sapere che ci sarà l’evento. Durante, è necessario coinvolgere i partecipanti, invogliandoli a diventare protagonisti e media, attraverso tweet, post e immagini. Nella fase finale, è utile avere una strategia per rafforzare l’obiettivo dell’evento: raggiungere ancora più persone, e quindi fare in modo che se ne parli ancora.

Ponendoti queste dieci domande, puoi definire gli step della tua comunicazione:

  • Il tuo evento a chi è rivolto? Qual è l’obiettivo? Si terrà solo una volta (come un’inaugurazione) o si tratta di un appuntamento periodico (come un festival)?

Rispondendo a queste domande puoi capire se può essere più utile aprire un canale social dedicato, oppure basterà creare un evento su Facebook per far viaggiare le informazioni.

  • Hai una strategia per comunicare il tuo evento sui social?

La comunicazione pre-evento può essere organizzata attraverso uno schema di Storytelling: un diario in pillole che racconti storie, persone, episodi e curiosità sull’evento. Questa strategia incanta il pubblico, incuriosisce e permette di costruire una vera e propria identità del tuo ricevimento.

  • Hai pensato a un contest dedicato all’evento?

Nella fase di organizzazione, valuta se vuoi creare un gioco o un contest on line, che appassioni gli utenti fino al giorno della manifestazione, creando attesa e coinvolgimento.

  • Hai creato un hashtag dedicato all’evento?

Comunicalo in modo chiaro. Fa  in modo che le persone interagiscano con esso, invitandoli a postare sui loro profili social le immagini e le impressioni sull’evento.

  • Hai previsto anche dei volantini da distribuire nei punti di interesse in città?

Se hai ben chiaro che tipo di persone parteciperanno al tuo evento, sai anche quali luoghi frequentano in città. Considera di avvalerti anche della comunicazione classica, come volantini e locandine, per raggiungere il pubblico locale.

  • Hai bisogno di inviti personalizzati?

Anche se la tua festa è aperta a tutti, valuta se hai necessità di invitare personalmente determinate persone. Perché se lo aspettano, perché sono dei clienti affezionati o perché sono influencer. Decidi per tempo se è il caso di far stampare degli inviti da consegnare a mano o per posta, o se trasmettere un file digitale.

  • Dopo l’evento, cosa fare?

La comunicazione post-evento è importante tanto quanto quella antecedente. Se l’evento è stato un successo, anche nei giorni successivi potrai trovare contenuti sui social, postati dai partecipanti. E poi, considera la possibilità di un redazionale, anche su una testata locale: può essere un’ulteriore strategia per far sapere cosa è successo!

Come rendere interessante una Pagina Facebook?

La tua Pagina è il luogo in cui inviti i tuoi utenti a fare due chiacchiere. E’ il tuo ambiente. E, da buon ospite, puoi renderlo accogliente e piacevole. Puoi adoperarti affinché la conversazione sia interessante e brillante. E, quindi, le persone si sentano a proprio agio.  Ne avevamo già parlato qui.

Ponendoti tre domande, puoi valutare se i contenuti che pubblichi sulla tua Pagina sono equilibrati ed interessanti per il tuo pubblico. Così che, una volta stabilito il primo contatto, torni a trovarti. E nasca tra voi una relazione continuativa.

1. Pubblichi solo contenuti promozionali? 

L’equilibrio di una Pagina si basa sul corretto equilibrio tra contenuti promozionali ed informativi. Sperimentando post sempre diversi, puoi capire meglio i gusti di chi ti segue, e regolarti di conseguenza. Attraverso la creazione di post di diverso tipo, con video, immagini e link su vari argomenti, puoi capire quali contenuti interessano al tuo pubblico. E, facendo un’analisi delle interazioni (condivisioni, clic, like e commenti), puoi valutare ciò che il tuo pubblico ama leggere o guardare.

 

2. Offri il tuo punto di vista?

Quando condividi un link o un articolo di un altro sito o un’altra Pagina, è importante far capire al pubblico perché l’hai scelto e cosa vuoi davvero comunicare. Perché quell’articolo, secondo te, può essere interessante per i tuoi utenti. E’ il tuo punto di vista, il valore aggiunto che i tuoi utenti cercano. Si affidano a te, alla tua Pagina, perché vi riconoscono l’esperienza e la capacità di consigliarli e informarli per il meglio.

 

3. Pubblichi con costanza?

Che non significa tutti i giorni, o solo quando ti ricordi. Anche per questo bisogna trovare la giusta misura. Mantenere viva una Pagina significa dedicare del tempo alla ricerca e alla creazione di contenuti. E’ esattamente come i rapporti umani: tutto funziona meglio quando si rimane in contatto, modulando la comunicazione a seconda del momento.

 

Perché un’idea ha bisogno di tempo per crescere

Qualche mese fa, alcuni amici mi hanno regalato dei semi da piantare. Li ho messi nella terra, e le istruzioni erano molto chiare: acqua e luce. Punto. Cose che possono andare bene anche per me, che non ho proprio un pollice verde! Ho annaffiato il vasetto per un bel po’ di tempo. Niente, neanche una fogliolina. A un certo punto, me ne sono dimenticata. Finché, un giorno, per caso, ho visto che qualcosa stava germogliando nel vasetto.

E ho pensato che la natura ci insegna tutto, anche il valore dell’attesa.

Hai mai pensato al lato positivo dell’attesa? La pazienza è un valore inestimabile: è un dono, si dice, ma anche un allenamento mentale.

Siamo abituati considerare l’attesa un processo passivo, che ci demotiva e ci fa perdere di vista l’obiettivo. Ci pone mille dubbi. Perché non siamo abituati ad aspettare: quando ci impegniamo a fare qualcosa, vogliamo subito ottenere dei risultati tangibili. 

L’attesa, però, può diventare un processo attivo. Non è un ossimoro. Ogni cosa ha bisogno di una sua evoluzione, di tempo per avviarsi, crescere e poi funzionare. E aspettare è parte di quel processo. Perché, quel momento che ti sembra una perdita di tempo, è invece una risorsa. Da impiegare per migliorare te stesso e ciò in cui credi: formandoti, scoprendo altre cose, ricercando altri stimoli, riflettendo o semplicemente ricaricando le forze. O facendo tutte quelle cose che rimandi da troppo tempo.

Come i semi, che aspettano il momento giusto per germogliare. L’acqua, la luce e il tempo di cui hanno bisogno, in questo caso, possono tradursi in attenzione, costanza e pazienza.

Cioè quei valori che puoi dedicare a te e al tuo progetto, anche quando stai “solo” aspettando che le cose evolvano.

Non a caso, Honoré de Balzac diceva: Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza”.