L’esperienza d’acquisto: il valore delle piccole attività

In seguito al post sull’immedesimarsi nei bisogni del cliente, è nato un interessante dibattito con alcuni professionisti, che si è rivelato molto costruttivo. In particolare con Fabio Simeone, imprenditore nel campo dell’abbigliamento, che ha sollevato due questioni: se il professionista è invitato a mettersi nei panni del cliente, perché non avviene il contrario? E perché non sempre si comprende il valore aggiunto delle piccole realtà?

Tutti – dai rivenditori, ai commercianti fino ai gestori – siamo a nostra volta clienti. Ogni giorno della nostra vita, in un modo o nell’altro, facciamo circolare l’economia e – consciamente o no – fungiamo da ago della bilancia per un’attività, un prodotto, un servizio. Non sempre siamo consapevoli dell’importanza del nostro contributo, sia un punto di vista economico che professionale. Perché preferire le piccole realtà è una scelta meno semplice, ma implica una preferenza valoriale che va aldilà del puro flusso di cassa. E che comporta anche alcuni vantaggi personali.

Che si tratti di un negozio di quartiere, di una start up o di un piccolo e-commerce, il discorso è ben noto: quello che per noi è un semplice acquisto, per un imprenditore significa invece crescita, miglioramento, confronto con il mercato, possibilità di investimenti nuovi in prodotti, formazione o attrezzature.

E anche vantaggi immediati per il cliente, perché i contesti “a misura d’uomo” permettono di confrontarsi con persone esperte, disponibili e appassionate del proprio settore, e di vivere un’esperienza d’acquisto qualitativa e a volte persino personalizzata.

A volte si pensa che nella piccola attività ci sia anche meno professionalità, quando invece essa può essere una fucina in cui si sviluppano competenza, intuito e occasioni di confronto. Oltre alla effettiva possibilità di instaurare nell’immediato un rapporto di fiducia tra cliente-venditore. E questa è una qualità che va considerata e comunicata.

Ne è un esempio Ehiweb, che, in un mercato pressante come quello delle telecomunicazioni, ha trovato il suo spazio attraverso un servizio serio e diretto di customer care, offrendo un valore aggiunto laddove le grandissime realtà mostrano il fianco scoperto.

Ed è quello che accade facilmente nel negozio di quartiere che frequentiamo abitualmente: la cura del cliente e la qualità dei prodotti passa attraverso l’abilità del gestore, che diventa col tempo una figura amichevole e affidabile, che arricchisce la nostra esperienza di acquisto, sia da un punto di vista pratico che emozionale.

Perché lo shopping è anche emozione. Acquistare qualcosa per se o per gli altri è un modo per riservarsi tempo ed attenzioni, per vivere delle sensazioni gradevoli, sentirsi protagonista, distrarsi e farsi coccolare: un momento di piacere dato dall’aumento delle endorfine, dalla possibilità di coinvolgere i sensi, entrare in un mondo che in quel momento ci interessa e ci incuriosisce.

Un dettaglio non da poco che non è  sfuggito nemmeno a un colosso come Lush, che, nelle sue piccole botteghe sparse in ogni angolo del pianeta, ha trasformato l’acquisto in una vera e propria esperienza che unisce divertimento, piacere e curiosità.

E come tutte quelle attività per cui l’attenzione verso il cliente è un fattore distintivo.

Quindi, che si tratti di e-commerce o di vendita diretta, il cliente può scegliere con consapevolezza il tipo di esperienza e di servizio che intende sperimentare, e sintetizzare la propria decisione non solo valutando il vantaggio economico nell’immediato. Ma tenendo conto di un aspetto fondamentale: il diamante grezzo che si rivela un vero tesoro, il vero valore dei rapporti a misura d’uomo.

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