Storytelling: se non lo comunichi non è successo

Durante quest’anno ho avuto l’occasione di poter essere in classe con corsi e seminari in contesti del tutto nuovi. E’ stato un periodo di lavoro molto intenso ed appagante. E, se da un punto di vista ero contenta, dall’altro ero dubbiosa: cosa avrei dovuto fare sui social media? Parlarne o no? E parlarne in che modo?

Se non lo dici, gli altri non lo sanno

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per indovinare cosa fanno, o pensano, gli altri.

E se ti succede qualcosa (ma non la comunichi), per gli altri quella cosa non è successa. Perché non lo sanno.  

Naturalmente, c’è differenza tra parlare per pavoneggiarti o per condividere un’esperienza.

Se ti succede qualcosa di bello, che fai, non lo racconti ai tuoi amici? 

Quando pensi ai Social Media o al tuo Blog, al modo in cui li utilizzi, dovresti sempre pensare in un’ottica di “reale” e non di “virtuale“. Le relazioni umane funzionano, in linea di massima allo stesso modo, sia dentro che fuori dal web.

Il modo in cui racconti le cose può fare la differenza nella narrazione, e quindi distinguere un post promozionale da uno Storytelling. 

Quando scrivi un post, prova a porti davvero come se fosse una confidenza verso un caro amico. Mettendo a nudo l’entusiasmo, la gioia, la soddisfazione, le paure. Ciò che davvero provi o  ti passa per la testa in quel momento e rispetto a quel progetto.

E’ il modo in cui comunichi che può fare la differenza tra “guarda che figo che sono” e “desidero raccontarti questa cosa che mi ha reso felice”.

Perché comunicare ciò che ti succede? 

Nell’ottica di uno Storytelling personale 0 professionale, pubblicare un post in cui racconti gli obiettivi che raggiungi e le emozioni che provi, è un bel modo per creare una relazione con il tuo pubblico. E quindi, è un mezzo per cercare un contatto umano, fatto di condivisione e di confronto.

E’ utile per dire chi sei, cosa fai, cosa provi quando vivi delle esperienze nuove. E quanta strada c’è in ogni passo. Serve a raccontarti in una veste umana, anche in ambito professionale. 

Racconta, così come faresti con un amico, ciò che ti sta a cuore.

Se cerchi un’altra strategia di Storytelling, nello scorso articolo abbiamo parlato di come sviluppare una storia intorno a un imprevisto. E trovi tutto qui: è il cattivo che fa la storia.

Storytelling: quando la storia la fa il cattivo

Qualche settimana fa ho perso il mio quaderno delle idee. Dentro c’erano tutti i miei appunti per i prossimi post del blog. Per parecchi giorni sono rimasta bloccata in un limbo. Non riuscivo a scrivere nulla. Tutte le volte che ci provavo, mi sembrava che la nuova idea non reggesse il confronto con quella che avevo scritto sul quaderno.

E’ vero, a volte mi capita di saltare il piano editoriale, magari mi prende la frenesia di un argomento e voglio parlarne subito. Ma, chissà perché, il fatto di non poter consultare gli appunti mi rendeva insicura.

Una sera ero a letto. Stavo leggendo “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi. E’ apparsa questa frase “E’ il cattivo che fa la storia”. E lì, tra nuvole e lenzuola, ho preso di corsa lo smartphone e ho registrato degli appunti per una serie di articoli sullo Storytelling. E questa nuova idea mi ha reso molto felice perché, in un angolino della mente, ho sempre pensato di volerlo fare. Ma non ho mai affrontato l’argomento seriamente per la mole di informazioni: parlare di Storytelling è come aprire il Vaso di Pandora. Sai quando inizi, ma non sai quando (e dove) finisci!

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a parlare di come trovare la storia: molto spesso non sappiamo neanche di averla. Eppure c’è sempre, pronta per essere raccontata.

“E’ il cattivo che fa la storia”

Una delle tecniche di Storytelling più utilizzate per trovare e  costruire una storia, sia in letteratura, che nel cinema e nella comunicazione,  è racchiusa proprio nell’affermazione: “E’ il cattivo che fa la storia”

Per cattivo, non dobbiamo necessariamente intendere il pazzo omicida che inizia a spargere sangue nel mite paesino del Maine.

Il cattivo può essere un nemico qualunque.

Anche un impedimento o un ostacolo nella realizzazione del  tuo programma.  Il cattivo può essere una notte di pioggia per un fotografo che insegue uno scatto della Via Lattea. La mancanza di ispirazione per un creativo. O il sabotatore interno, quel grillo parlante che ti frena tutte le volte che stai per compiere un grande salto.

Il cattivo è l’elemento di disturbo che, davanti a un progetto o ad un momento di particolare aspettativa, può creare stress o difficoltà. E che ti permette di mettere in campo delle strategie nuove per affrontarlo e superarlo. Che ti fa cercare e poi utilizzare la “spada laser”.

Come raccontare la tua storia

Senza il cattivo la storia non c’è: è una cronaca di avvenimenti. Perché lui è l’elemento che rompe l’equilibrio. Che crea un prima e un dopo. E diventa il fatto intorno a cui la storia si sviluppa per essere raccontata e condividisa.

In parole semplici: c’è stato  un momento della tua vita in cui un “cattivo” ti ha messo i bastoni tra le ruote davanti alla realizzazione di un obiettivo? Come  hai  superato l’ostacolo e raggiunto il tuo intento?

Bene, ecco la tua storia.

Piccola o grande che sia, può permettere al pubblico di partecipare alla costruzione della strategia che hai scelto per orientare la situazione negativa a tuo vantaggio. E che sui social e nei blog, diventa confronto di esperienze. E anche un aiuto per  risolvere più velocemente il problema, qualora capitasse anche a loro.

Insomma, il cattivo non è detto che sia così cattivo come sembra. E’ vero, quando arriva scombina i piani. Ma, a volte, riesce a smuovere la situazione in modo da aiutarti a tirare fuori il meglio di te. E a offrirti una storia da condividere con il tuo pubblico.

 

Se sei appassionato di Storytelling e vuoi saperne di più, leggi anche: Storytelling – Se non lo comunichi non è successo.

 

Storytelling: come trovare la storia da raccontare

Si parla tantissimo di Storytelling in comunicazione. Questa sembra proprio l’epoca del racconto: dietro le pubblicità, i social e anche i programmi TV ci sono delle storie. In realtà lo Storytelling è un richiamo ancestrale. Le persone amano le storie, da sempre. Tutto ciò che ci circonda può raccontare una storia: un quadro, un libro, una canzone, un film. L’arte stessa è racconto, narrazione. 

E oggi possiamo dire che la comunicazione digitale attraverso i blog e i Social Media è diventata essenzialmente questo: narrazione, attraverso varie forme di comunicazione – testi, foto, video, podcast – di ciò che succede intorno a noi.

 

Cosa puoi fare per iniziare a raccontare la tua storia?

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati allo Storytelling.

Prima di iniziare a raccontare, però, bisogna trovare la storia. Perché quando ce l’hai, viene da sé il modo migliore di raccontarla, con un testo o un video. Ma anche con una foto. Diceva Isabella Allende che “una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo”.

Molte persone dicono che non hanno storie da raccontare. Che vorrebbero farlo, ma non saprebbero cosa scrivere o comunicare. E invece, ognuno di noi ne ha sempre almeno una, e anche di più. Tutto ciò che vivi è una storia, una verità.

A volte non è neanche la particolarità dell’avventura a rendere avvincente la narrazione. Ma il fatto di aver prestato attenzione ad un’emozione, un’esperienza, una percezione, un piccolo cambiamento. E’ invitare gli altri a guardare con occhio attento qualcosa di ordinario. Per scoprirci dentro qualcosa di diverso. E identificarsi in un pensiero, un’azione o un modo di fare.

 

Prova ad ascoltare

Per affinare la ricerca di belle storie, prova ad ascoltare il programma radiofonico Pascal.

Pascal è una meravigliosa trasmissione di Radio 2 che va in onda la sera. E che è interamente basata sullo Storytelling: “Pascal vuole raccontare storie di vita e condividerle con gli ascoltatori.” 

Ogni giorno la redazione riceve delle storie realmente accadute, proposte dagli stessi protagonisti, che vengono poi scelte e raccontate in trasmissione. Perché “raccontare storie è il modo migliore di conoscere il mondo“.

E, ascoltando Pascal, capisci che storie da narrare sono nascoste in ogni piega della nostra vita: nel lavoro, a scuola, nell’ordinario o in un momento speciale. Basta saperle cercare. Ecco perché, prima di dare il via alle tecniche di narrazione, ti consiglio di ascoltare almeno una puntata di Pascal. A me è piaciuta questa che, per vari motivi, mi ha emozionato particolarmente. Ma se ti va di metterti a cercare, ce ne sono così tante che potresti passare giorni interi ad ascoltare.

Se pensi che della tua vita non ci sia nulla da raccontare, in realtà stai solo guardando il quadro da lontano. Prova ad avvicinarti e a scoprire da vicino ogni dettaglio.

Dottor Social: lavorare meglio con le community di Facebook

Quando vedete un medico chino sul suo smartphone, non pensate subito che stia facendo passare il tempo. Magari è in pausa ed è proprio su Facebook. Ma, invece di perdere tempo, è lì per studiare qualche caso clinico. O sta condividendo un’esperienza formativa con i suoi colleghi.

I medici stanno iniziando a capire il valore dei social come mezzo di comunicazione e diffusione di informazioniChi c’è affronta con animo le proprie crociate oppure chi tenta di sviluppare un approccio comunicativo moderato all’interno del triangolo medico-paziente-google. Ne avevamo già parlato qui

 

I gruppi Facebook sono un’esperienza di formazione

Nonostante tutto ciò che di bene e di male si dica sui social, in ambito sanitario hanno anche contribuito al miglioramento professionale. Come? Attraverso i gruppi Facebook. Sono tantissimi i gruppi chiusi dedicati alle diverse categorie professionali e specializzazioni. Ma è proprio all’interno dei gruppi professionali che i medici riescono a trovare un’esperienza di formazione e aggiornamento diretta, quotidiana e reale. 

Perché nei gruppi chiusi ci si sente liberi di confrontarsi e di instaurare un vero e proprio dialogo con i colleghi. Fatto di solidarietà, generosità e condivisione di competenze, e che diventa un vero e proprio allenamento della mente.  

Del valore umano e professionale dei gruppi Facebook dedicati al mondo sanitario ne avevo già parlato con alcuni medici in occasione di un seminario sulla reputazione digitale all’Ordine dei Medici di Latina. Poi, ho avuto modo di sbirciare in uno di questi gruppi per capire come si sviluppano le dinamiche che li animano. E lì, ogni giorno, quasi cinquemila medici provenienti da ogni posto d’Italia, si confrontano su casi clinici, esperienze e interessi comuni. Si sostengono e si assistono come un vero e proprio team. All’interno del gruppo ogni giorno vengono postati quesiti, domande, ricerche, post e commenti che riguardano principalmente le esperienze personali e quotidiane in corsia e in sala. Permettendo, così, un aggiornamento e una riflessione sulle esperienze e sulle competenze acquisite. All’interno delle community si lavora e si migliora insieme.

 

Fare squadra, anche a distanza

Ciò che si evince da questa esperienza è, prima di tutto, la capacità di condividere conoscenze ed esperienze con generosità. Dove la “vecchia scuola” e i più giovani possono confrontarsi liberamente, svicolati da legami gerarchici. E poi, il fatto che il gruppo sia utilizzato come una risorsa di training mentale continuo. I casi clinici che i medici vivono in corsia o in sala, a fine giornata vengono condivisi con i membri del gruppo perché ci si confronti, come un vero team.

E questo aiuta loro, ma aiuta anche tutti i pazienti.

Insomma, Facebook tra un po’ potrà anche pensare di istituire dei crediti formativi!

Mini guida per utilizzare gli hashtag su Instagram

Instagram è davvero un social interessante, perché permette di entrare in “bolle” capaci di regalare qualche minuto di relax o di pura bellezza. Su Instagram puoi scegliere di viaggiare con la mente, tra paesaggi bellissimi, esperienze di lusso o storie di vita. Puoi scorrere le immagini dei tuoi contatti, guardare le storie, oppure fare una ricerca personalizzata in base a ciò che vorresti vedere in quel momento.

Per questo e altri motivi, Instagram sta raccogliendo sempre più fan. Ed è il social media più adatto a chi ha prodotti o servizi che ben si prestano ad essere raccontati con immagini. In settori come turismo, cibo e ristorazione, handmade e moda è diventato davvero indispensabile.

Instagram permette di inserire hashtag nei post di accompagnamento alle immagini e ai video. Utilizzare quelli giusti, significa migliorare le occasioni di visibilità di un account.

Prima di tutto: sai cosa sono e come si usano gli hashtag?

 

Osa di più nella scelta degli hashtag

Instagram permette di inserire molti hashtag su ogni contenuto che pubblichi. Bene, sfrutta questa potenzialità inserendo le parole più appropriate a descrivere la tua foto o il contesto. 

 

Non utilizzare hashtag che non c’entrano niente col contenuto che pubblichi

Inserire hashtag che non sono conformi al tema del contenuto non ti porterà una maggiore visibilità. Proprio perché la foto o il video potrebbe risultare “fuori contesto”.

 

Cambia hashtag a seconda del contenuto che pubblichi

Non utilizzare sempre lo stesso tipo di hashtag, solo perché ti sembrano più adatti a te e al tuo stile. A seconda della fotografia che pubblichi, del contesto in cui è stata scattata e del testo di accompagnamento, sperimenta nuovi aggregatori di ricerca insieme ad altri già consolidati.

 

Segui le mode, ma mettici qualcosa di tuo

Hashtag famosi e popolari come #followme o #photooftheday sono utilizzati, continuamente, da migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo. Quindi, diciamo che da quelle parti c’è un sacco di traffico! Va bene seguire le mode, ma senza eccedere. Se vuoi farti notare, sii originale!

Se “da grande” vuoi fare il Social Media Manager

Una delle nuove professioni legate al web è il Social Media Manager. Il Social Media Manager è un esperto di comunicazione che si occupa della gestione dei canali social di un’impresa. Può essere interno all’azienda, o anche un professionista esterno.

E’ un lavoro che richiede un costante aggiornamento: la comunicazione attraverso i Social Media è una specialità recente e in continua evoluzione. Quindi, richiede continuamente approfondimenti, sperimentazioni e nuove idee.

Se vuoi diventare un Social Media Manager, sai già che avrai bisogno di una grande capacità comunicativa. Che può nascere come un talento naturale, ma che – come tutti i talenti – va incanalata, migliorata e potenziata. Insieme all’empatia, che è la bussola che può condurti a intuire gli interessi del pubblico in quel dato momento.

Anche la creatività è un aspetto importante per chi desidera diventare Social Media Manager: è la capacità di riuscire a colorare “fuori dai bordi” quel tanto che serve. E che aiuta a creare contenuti frequenti, sempre nuovi e interessanti, così da riuscire a stupire il pubblico con o senza effetti speciali.

E poi, la velocità di cogliere al volo gli argomenti caldi della rete, e costruirci una storia, è una qualità che può fare la differenza. Così come l’ironia, che non è una dote essenziale, ma che può offrire belle soddisfazioni a chi riesce a sfruttarla con arguzia e intelligenza!

Tra le parole che iniziano con auto-, puoi includere l’autocontrollo: dote necessaria quando ti trovi a rispondere alle repliche e ai commenti meno piacevoli.  E puoi lasciare serenamente da parte ogni forma di autocelebrazione o autoreferenzialità, che il pubblico dei Social solitamente schiva come l’influenza. E puoi rinunciare anche all’autopromozione, se intendi farla sfruttando proprio i canali dei tuoi clienti (che non fa granché figo!) 😉

Se vuoi diventare un Social Media Manager e vuoi gestire meglio i Social Media della tua azienda, puoi seguire un corso per scoprire i segreti, i trucchi e le strategie per affinare le tue prestazioni e le tue conoscenze. Se ti interessa, clicca qui.

 

Promuovi i prodotti come persone

Puoi utilizzare i social per promuovere un progetto, un’impresa o la tua professione. L’importante, è che tu abbia sempre ben chiara un’idea: le persone, sui social, vogliono interfacciarsi con le persone. Ciò che il pubblico ama dei social è proprio la possibilità di relazionarsi con un prodotto, un’azienda o un personaggio pubblico come farebbe con un amico.

Si sa, non c’è nulla di più difficile che parlare di se stessi. O si esagera, o si è riduttivi. Non è facile essere obiettivi, guardarsi dall’esterno come farebbe una persona qualunque e raccontarsi superando i condizionamenti caratteriali. Però, concediti un po’ di tempo e prova a personalizzare il tuo messaggio.

Prendi carta e penna, e scrivi.

  • Immagina che la tua azienda sia come una persona. Che agisce, comunica. Che ha una storia e degli obiettivi. Che ha una propria personalità

  • Promuovi i prodotti come persone. Identifica gli aggettivi che caratterizzano la personalità del tuo progetto. Lavora di fantasia, creargli un’identità. Prova a definire valori e gli interessi che gli appartengono

  • Definisci in brevi paragrafi la storia della tua impresa: come è nata, quali sono stati i momenti più significativi, quali sono le persone che hanno dato – direttamente o indirettamente – il loro contributo per la realizzazione di questo progetto.

  • Indica quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine da raggiungere.

  • Analizza se ci sono (e ci sono sicuramente!) delle parole chiave che racchiudono l’essenza del tuo progetto e il modo di comunicare del tuo pubblico.  Non è detto che debbano essere sempre presenti nei tuoi contenuti, però possono ispirare i contenuti o emergere nella tua comunicazione sotto forma di foto, video, emozione o sensazione. Sono il filo che lega il tuo pubblico a te, che ti identifica.

  • Pensa in modo diverso al tuo progetto. Con un approccio comunicativo in cui il pubblico non è un insieme di potenziali acquirenti, ma un gruppo di persone che ama il tuo prodotto.

Per piacere al tuo pubblico, non esistono formule magiche. Ma sicuramente una bella personalità definita aiuta la comunicazione e arricchisce le relazioni

L’importanza della reputazione on line se sei un professionista sanitario

Essere un operatore sanitario, un medico o uno specialista del benessere, è sempre più difficile da quando c’è il Dottor Google. Sono milioni gli italiani che cercano informazioni su Internet riguardo alla propria salute o al proprio benessere. La facilità con cui si può accedere ad informazioni altamente specialistiche, però, non significa essere in grado di sintetizzarle e di comprenderle veramente. Perché on line è possibile trovare tutto e il contrario di tutto. “L’ho letto su internet” è la classica frase che segue l’autodiagnosi su Google.

Per questo motivo, chi opera in un contesto sanitario, spesso e volentieri si trova coinvolto – suo malgrado – in un triangolo: da una parte c’è il paziente, dall’altra il medico, e al vertice c’è “Internet“.

 

Cosa cerca un utente?

Sono molte le informazioni che vengono ricercate quotidianamente su internet in ambito sanitario: risposte a sintomi, notizie e consigli. Oppure commenti ed impressioni di altri utenti su esperienze in studi medici, cliniche e pratiche mediche.

La domanda che il medico deve porsi, in prima battuta è: cosa cercano le persone da me? Sicuramente professionalità, competenza e sensibilità. E questo può tradursi con contenuti informativi interessanti, risposte a dubbi e consigli.

Il medico, o l’operatore sanitario, ha bisogno di costruire la propria personalità e professionalità on line, sfruttando i Social Media e gli altri strumenti del web.

Quindi, se sei un medico, un osteopata, un nutrizionista o comunque operi in campo sanitario, dovrai tenere presente che entrare nel mondo virtuale necessita di

Tempo, delicatezza e attenzione

Perché trovare la comunicazione giusta, in questo caso, è necessario fin dal primo momento.

Quando qualcuno ha problemi in ambito sanitario, in genere è spaventato o ansioso. Cerca un professionista in grado di guidarlo verso una soluzione. Che sia competente, ma anche capace di ascolto e di comprensione.

Il professionista può così ritornare ad essere il punto di riferimento del paziente. E può farlo diffondendo e divulgando informazioni, garantendo la correttezza delle notizie e lavorando sulla sua reputazione.

 

E’ importante instaurare un rapporto di fiducia fin dal primo contatto on line.

E questo può succedere solo se il professionista si rende disponibile, offrendo contenuti specialistici di facile comprensione. Allo stesso modo, può consigliare e mettere la propria professionalità a disposizione degli utenti. E instaurare una relazione umana, basata sulla fiducia e sulla disponibilità.

Cominciare a comunicare on line da subito, significa avere il vantaggio di creare autonomamente la propria reputazione on line. E poter quindi diventare una voce autorevole nella comunicazione sanitaria attraverso internet.

Foto a prova di like: comunicare ed emozionare

Le foto sono parte della nostra vita reale e social. Ne scattiamo in continuazione, ne postiamo tante: per mostrare aspetti della nostra vita, per parlare di un prodotto, perché sono l’essenza del social marketing.
I post con immagine e testo raccolgono l’interesse di più persone, e sono maggiormente apprezzati.

L’immagine è un mezzo per comunicare ed emozionare.

Allo stesso tempo, la grande quantità di foto con cui veniamo in contatto continuamente, in qualche modo ci “anestetizza”. E’ quindi difficile riuscire a risvegliare l’attenzione, emozionare o far sì che l’immagine venga guardata per più di tre secondi.

Ora, a meno che non si abbia la fortuna di volare ad un’altitudine di trentasettemila piedi durante una tempesta sul Pacifico, come in questo caso, cosa si può fare per catturare l’attenzione di un utente in soli tre secondi?

Se sei un fotografo amatoriale che vuole divertirsi a postare immagini sui social, parti da qui:

  • Metti a fuoco l’immagine. Sicuramente, le prime due cose importanti sono la messa a fuoco e una buona luce. Purtroppo, non è così scontato: se ne vedono davvero tante di foto sui social che sono mosse, o talmente buie da non riuscire a distinguere i soggetti!

  • Utilizzi sfondi coordinati o a contrasto? Lo sfondo aiuta a far risaltare i colori e i dettagli dei soggetti ritratti. Uno sfondo a contrasto, magari sfruttando i colori complementari, può aiutare ad offrire un’immagine molto vivida e creativa. Se, invece, hai bisogno di mettere in risalto i colori del soggetto, utilizza uno sfondo neutro.

  • Il filtro giusto (o no), a seconda dell’immagine. Non utilizzare sempre lo stesso filtro perché ti piace, ma sceglilo di volta in volta a seconda del soggetto ritratto. Se la tua foto ha lo scopo di far risaltare dei colori, come nel caso di un abito, i filtri possono modificare la percezione delle sfumature e delle tinte reali. Quindi, in quel caso, puoi anche non utilizzarli affatto, e pubblicare la foto così com’è. Altre volte, i filtri aiutano a rendere l’immagine più viva e suggestiva, come nel caso di un bel tramonto: scegli quello che riesce a rendere meglio la tua idea del paesaggio, ma senza esagerare.

  • Crea uno stile riconoscibile. Se posti delle immagini che “raccontano” di te o della tua attività, puoi offrire il tuo punto di vista attraverso uno stile personale e facilmente individuabile. Significa che, chi vedrà le foto, ti riconoscerà attraverso un dettaglio o una tecnica ricorrente.

  • Ogni tanto, spettina le foto! E’ vero che una foto curata, dinamica e armonica – oggettivamente perfetta – è un bel biglietto da visita. Ma può apparire anche impersonale. La foto deve sì essere bella, ma senza tradire il senso di spontaneità e immediatezza tipico dei social. Un’immagine un po’ “spettinata” può offrire un senso di intimità, semplicità e coinvolgimento.

Poi, se oltre a scattare, ti piace anche guardare le foto, goditi la vista di paesaggi mozzafiato e imprese estreme sulla Pagina Facebook o il profilo Instagram di Corey Rich, uno dei fotografi di avventura e lifestyle più famosi al mondo.

I viaggi, oggi, iniziano su Instagram: sette profili per trovare ispirazioni

“Il viaggio non solo allarga la mente: le dà forma” diceva Bruce Chatwin. E chi, meglio di lui, conosceva le meraviglie del mondo e la trepidazione del viaggiatore.

Si può viaggiare anche con gli occhi e con la mente. 

E’ per questo che molti profili Instagram raccontano vere e proprie storie di borghi, città e paesaggi italiani. La vita e lo scorrere delle stagioni. Permettono di scoprire luoghi nuovi, le abitudini di chi li abita e narrazioni fatte di sensi. E così, affascinano e coinvolgono il pubblico attivamente.

Il cibo, i profumi, i colori e i cieli del mondo sono tutti diversi. Sono tutti libri da raccontare.

E i viaggi, oggi, iniziano su Instagram.

Ne avevamo già parlato qui.

Ci sono profili Instagram avvincenti nella narrazione del turismo e del viaggio. Si tratta di viaggiatori, che raccolgono nelle loro istantanee le emozioni da donare alla rete. Ma anche Bed & Breakfast e agriturismi, che accolgono e offrono ospitalità fin dal primo contatto digitale.

Ecco sette profili Instagram tutti italiani da seguire (scaturiti da ricerca e curiosità), per ispirarvi sui prossimi passi da percorrere in giro per l’Italia:

  1. This is home beb: è l’account di un bed and breakfast vintage di Padova, dove le giornate iniziano sempre con graziose torte fatte in casa. E dove ogni dettaglio d’arredo ha una precisa identità.

  2. Agriturismo San Francesco: nel cuore della Toscana, un casale accoglie gli ospiti in un rigoglioso giardino circondato da vitigni. Su Instagram raccontano quali sono i luoghi migliori in cui godersi il sole e i colori della natura.

  3. Garda Trentino: cosa fare da quelle parti? Basta dare uno sguardo a questo account Instagram per avere tantissime idee. Con una coinvolgente narrazione del territorio, delle attività, delle tradizioni e dei paesaggi. Tra lago, sport e montagne.

  4. Handmade travel: scoprire il mondo attraverso istantanee “mano a mano”. Da condividere anche dal vivo, con i passanti, lasciando sul luogo le immagini appena scattate grazie ad una fotocamera istantanea. E’ questa la trovata per Instagram di una simpatica coppia con la valigia sempre pronta.

  5. Not my nonni: in giro per i borghi, fotografando nonni italiani nella loro quotidianità. Mentre stendono le lenzuola al sole, camminano mano nella mano o chiacchierano al bar. Un account Instagram che racconta il territorio da una dolce prospettiva.

  6. What Italy is: ecco l’Italia degli scorci suggestivi, degli angoli sconosciuti e dei valori culturali. L’Italian style raccontato attraverso gli occhi degli utenti.

  7. We are in Puglia: la terra del cibo colorato e generoso, delle calette che sembrano disegnate col pennello, delle tradizioni popolari. Un account Instagram che fa venire voglia di essere già lì.