Sette libri (+ uno) da leggere nel 2018

Iniziamo l’anno con un po’ di leggerezza e di buoni propositi riguardo alle letture che possono accompagnarvi in questo 2018. L’anno scorso avevamo parlato dei libri da regalare e regalarsi, invece questa volta ti suggerisco alcuni titoli che ho trovato interessanti e che possono ispirarti durante i prossimi mesi.

Progetto di sangue di Graeme Macrae Burnet.  Ambientato in una minuscola comunità rurale scozzese nella metà del XIX secolo, il libro raccoglie le memorie di un giovane pastore in attesa di processo per triplice omicidio. La storia è davvero appassionante e coinvolgente, a partire dall’originalità del soggetto.

La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi. Nel panorama letterario italiano, Carrisi è uno scrittore che riesce sempre a cogliere delle sfumature particolari nei suoi personaggi. Di questo libro avevo già parlato in occasione di un articolo sullo Stoytelling. La cosa più interessante del romanzo è il legame tra le indagini dell’Ispettore Vogel e i media che seguono la vicenda criminosa. Sicuramente qualcosa su cui riflettere anche nella realtà.

Diciannove minuti di Jodi Picoult. Ho conosciuto questo libro dopo aver visto un TED dedicato alla triste vicenda della Columbine, in cui la madre di uno dei ragazzi che avevano commesso la strage si interrogava pubblicamente sulle sue eventuali mancanze. Il libro racconta come il mondo può cambiare in diciannove minuti. Prende spunto da questa vicenda per raccontare un punto di vista diverso, e cioè il “dietro le quinte” di una famiglia toccata da una tragedia come questa.

Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Mi sono trovata a consigliarlo più di una volta in questo ultimo periodo e ho pensato che andasse bene anche in questa lista. E’ un evergreen, che fa venire voglia di scrivere qualsiasi cosa: da una tesi di laurea al romanzo della vita, da un blog a una sceneggiatura.

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo. Un libro che racconta cento storie di donne straordinarie che hanno sfidato delle regole per seguire la propria natura e i propri sogni. Dalle più famose come Frida Kahlo e Coco Chanel fino ad eroine meno note, ma altrettanto eccezionali. Un libro bello anche per la grafica, l’impaginazione e per la dedica iniziale.

Atlante dei luoghi insoliti e curiosi di Travis Elborough e Alan Horsfield. Un po’ di storie e posti strani sul mondo che abitiamo: città fantasma, architetture insolite o isole disabitate. Luoghi che non vedremo mai o per i quali programmeremo un viaggio, spinti dalla curiosità. Chissà! L’importante è sapere che esistono.

Norwegian Wood di Murakami. Considerato Il Giovane Holden in versione nipponica, il libro racconta la vita universitaria di Toru, tormentato tra solitudine, paura di crescere e tribolazioni d’amore. Uno sguardo sulla cultura giapponese e su quell’età in cui non si è più adolescenti, ma non si hanno ancora ali troppo forti per volare.

Mentre scrivo questo articolo, ho tra le mani L’enigma del lago rosso di Frank Westerman, un libro reportage su una strada vicenda avvenuta in Camerun una notte degli anni Ottanta, e alla quale ancora la scienza sembra non aver dato una vera risposta. Ben scritto, ben argomentato, appassionante. Non l’ho ancora finito, quindi non posso ancora consigliarvelo. Però, finora, vale davvero la pena!

Storytelling: raccontarti attraverso i particolari

In queste ultime settimane abbiamo sempre parlato di Storytelling, e qui facciamo un riassunto dei suggerimenti utili per impostare la tua strategia.

1. Trovare la Storia

Trovare la storia da raccontare sembra sempre molto difficile. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Eppure, ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze, storie, eventi ed episodi che possono essere narrati ogni giorno attraverso i Social Media e il Blog. Hai mai pensato che il backstage del tuo lavoro possa essere una vera e propria fonte di idee per lo Storytelling? Quello che accade “dietro le quinte” ha un fascino particolare. Tutti sanno cosa va in scena, ma non conoscono le varie fasi che costituiscono la creazione di un servizio, di un evento o di un prodotto. Quindi, perché non raccontarli?

Per trovare una storia bisogna saper guardare dentro i particolari.

 

2. Creare la Storia

Raccontare una storia in grado di coinvolgere ed emozionare è una vera e propria arte. Ma, nel tuo piccolo, puoi “rubare” alcune strategie. E metterle in atto per creare una narrazione che concentri l’attenzione su di te e sui tuoi contenuti.

Lo sai qual è il fattore che crea la storia? Ne abbiamo parlato qui.

E’ il cattivo, ovvero l’elemento di disturbo. Una vera narrazione prevede che ci sia un momento in cui le carte in tavola vengono sparigliate da qualcuno o da qualcosa. Hai presente il matrimonio di Renzo e Lucia e l’arrivo di Don Rodrigo?

Senza andare a scomodare Manzoni, sicuramente, anche nella vita o nel lavoro ti sei trovato ad affrontare e superare un imprevisto.

 

3. Racconta la Storia

Quello che succede nella tua vita o nel tuo lavoro potrebbe sembrarti poco interessante. Il classico: ma cosa vuoi che importi agli altri? Eppure, quello che non racconti, rimane nel tuo privato. Se non lo racconti, non è successo. Ne avevamo parlato qui.

Non raccontare significa non mettere al corrente gli altri di un tuo successo, di un tuo momento di gioia o di particolare emozione. Eppure, queste cose a un amico non le diresti?

Per fare Storytelling bisogna essere pronti a mettersi in gioco e prendersi anche la responsabilità di comunicare cose che possono non essere interessanti per tutti. Ma certamente per qualcuno lo sono.

 

4. Raccontarti attraverso i particolari

Tra le figure retoriche presenti in letteratura, c’è la sineddoche: quando si utilizza una parola per indicare il tutto. Ad esempio, “vela per barca”

Quando, cioè, il racconto (prevalentemente per immagini) è come un puzzle, in cui sono i particolari sono i tasselli che compongono uno Storytelling più ampio. Ad esempio, l’immagine di una fioritura per raccontare la vita di un agriturismo.

 

5. Utilizza tutti i mezzi che hai a disposizione

Oggi abbiamo moltissimi mezzi a nostra disposizione per raccontare, e possiamo farlo in mille modi diversi. Anche attraverso una narrazione “a puntate”. E mischiando vari stili e mezzi. Con foto, video, disegni o scrivendo.  E perché no? Anche attraverso il racconto orale. Tra l’altro, si dice che i podcast saranno sempre più richiesti: perché non cominciare a provare?

 

Ti piacerebbe approfondire le tecniche di Storytelling? Tieni d’occhio i nostri corsi!

Storytelling: se non lo comunichi non è successo

Durante quest’anno ho avuto l’occasione di poter essere in classe con corsi e seminari in contesti del tutto nuovi. E’ stato un periodo di lavoro molto intenso ed appagante. E, se da un punto di vista ero contenta, dall’altro ero dubbiosa: cosa avrei dovuto fare sui social media? Parlarne o no? E parlarne in che modo?

Se non lo dici, gli altri non lo sanno

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per indovinare cosa fanno, o pensano, gli altri.

E se ti succede qualcosa (ma non la comunichi), per gli altri quella cosa non è successa. Perché non lo sanno.  

Naturalmente, c’è differenza tra parlare per pavoneggiarti o per condividere un’esperienza.

Se ti succede qualcosa di bello, che fai, non lo racconti ai tuoi amici? 

Quando pensi ai Social Media o al tuo Blog, al modo in cui li utilizzi, dovresti sempre pensare in un’ottica di “reale” e non di “virtuale“. Le relazioni umane funzionano, in linea di massima allo stesso modo, sia dentro che fuori dal web.

Il modo in cui racconti le cose può fare la differenza nella narrazione, e quindi distinguere un post promozionale da uno Storytelling. 

Quando scrivi un post, prova a porti davvero come se fosse una confidenza verso un caro amico. Mettendo a nudo l’entusiasmo, la gioia, la soddisfazione, le paure. Ciò che davvero provi o  ti passa per la testa in quel momento e rispetto a quel progetto.

E’ il modo in cui comunichi che può fare la differenza tra “guarda che figo che sono” e “desidero raccontarti questa cosa che mi ha reso felice”.

Perché comunicare ciò che ti succede? 

Nell’ottica di uno Storytelling personale 0 professionale, pubblicare un post in cui racconti gli obiettivi che raggiungi e le emozioni che provi, è un bel modo per creare una relazione con il tuo pubblico. E quindi, è un mezzo per cercare un contatto umano, fatto di condivisione e di confronto.

E’ utile per dire chi sei, cosa fai, cosa provi quando vivi delle esperienze nuove. E quanta strada c’è in ogni passo. Serve a raccontarti in una veste umana, anche in ambito professionale. 

Racconta, così come faresti con un amico, ciò che ti sta a cuore.

Se cerchi un’altra strategia di Storytelling, nello scorso articolo abbiamo parlato di come sviluppare una storia intorno a un imprevisto. E trovi tutto qui: è il cattivo che fa la storia.

Storytelling: quando la storia la fa il cattivo

Qualche settimana fa ho perso il mio quaderno delle idee. Dentro c’erano tutti i miei appunti per i prossimi post del blog. Per parecchi giorni sono rimasta bloccata in un limbo. Non riuscivo a scrivere nulla. Tutte le volte che ci provavo, mi sembrava che la nuova idea non reggesse il confronto con quella che avevo scritto sul quaderno.

E’ vero, a volte mi capita di saltare il piano editoriale, magari mi prende la frenesia di un argomento e voglio parlarne subito. Ma, chissà perché, il fatto di non poter consultare gli appunti mi rendeva insicura.

Una sera ero a letto. Stavo leggendo “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi. E’ apparsa questa frase “E’ il cattivo che fa la storia”. E lì, tra nuvole e lenzuola, ho preso di corsa lo smartphone e ho registrato degli appunti per una serie di articoli sullo Storytelling. E questa nuova idea mi ha reso molto felice perché, in un angolino della mente, ho sempre pensato di volerlo fare. Ma non ho mai affrontato l’argomento seriamente per la mole di informazioni: parlare di Storytelling è come aprire il Vaso di Pandora. Sai quando inizi, ma non sai quando (e dove) finisci!

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a parlare di come trovare la storia: molto spesso non sappiamo neanche di averla. Eppure c’è sempre, pronta per essere raccontata.

“E’ il cattivo che fa la storia”

Una delle tecniche di Storytelling più utilizzate per trovare e  costruire una storia, sia in letteratura, che nel cinema e nella comunicazione,  è racchiusa proprio nell’affermazione: “E’ il cattivo che fa la storia”

Per cattivo, non dobbiamo necessariamente intendere il pazzo omicida che inizia a spargere sangue nel mite paesino del Maine.

Il cattivo può essere un nemico qualunque.

Anche un impedimento o un ostacolo nella realizzazione del  tuo programma.  Il cattivo può essere una notte di pioggia per un fotografo che insegue uno scatto della Via Lattea. La mancanza di ispirazione per un creativo. O il sabotatore interno, quel grillo parlante che ti frena tutte le volte che stai per compiere un grande salto.

Il cattivo è l’elemento di disturbo che, davanti a un progetto o ad un momento di particolare aspettativa, può creare stress o difficoltà. E che ti permette di mettere in campo delle strategie nuove per affrontarlo e superarlo. Che ti fa cercare e poi utilizzare la “spada laser”.

Come raccontare la tua storia

Senza il cattivo la storia non c’è: è una cronaca di avvenimenti. Perché lui è l’elemento che rompe l’equilibrio. Che crea un prima e un dopo. E diventa il fatto intorno a cui la storia si sviluppa per essere raccontata e condividisa.

In parole semplici: c’è stato  un momento della tua vita in cui un “cattivo” ti ha messo i bastoni tra le ruote davanti alla realizzazione di un obiettivo? Come  hai  superato l’ostacolo e raggiunto il tuo intento?

Bene, ecco la tua storia.

Piccola o grande che sia, può permettere al pubblico di partecipare alla costruzione della strategia che hai scelto per orientare la situazione negativa a tuo vantaggio. E che sui social e nei blog, diventa confronto di esperienze. E anche un aiuto per  risolvere più velocemente il problema, qualora capitasse anche a loro.

Insomma, il cattivo non è detto che sia così cattivo come sembra. E’ vero, quando arriva scombina i piani. Ma, a volte, riesce a smuovere la situazione in modo da aiutarti a tirare fuori il meglio di te. E a offrirti una storia da condividere con il tuo pubblico.

 

Se sei appassionato di Storytelling e vuoi saperne di più, leggi anche: Storytelling – Se non lo comunichi non è successo.

 

Storytelling: come trovare la storia da raccontare

Si parla tantissimo di Storytelling in comunicazione. Questa sembra proprio l’epoca del racconto: dietro le pubblicità, i social e anche i programmi TV ci sono delle storie. In realtà lo Storytelling è un richiamo ancestrale. Le persone amano le storie, da sempre. Tutto ciò che ci circonda può raccontare una storia: un quadro, un libro, una canzone, un film. L’arte stessa è racconto, narrazione. 

E oggi possiamo dire che la comunicazione digitale attraverso i blog e i Social Media è diventata essenzialmente questo: narrazione, attraverso varie forme di comunicazione – testi, foto, video, podcast – di ciò che succede intorno a noi.

 

Cosa puoi fare per iniziare a raccontare la tua storia?

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati allo Storytelling.

Prima di iniziare a raccontare, però, bisogna trovare la storia. Perché quando ce l’hai, viene da sé il modo migliore di raccontarla, con un testo o un video. Ma anche con una foto. Diceva Isabella Allende che “una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo”.

Molte persone dicono che non hanno storie da raccontare. Che vorrebbero farlo, ma non saprebbero cosa scrivere o comunicare. E invece, ognuno di noi ne ha sempre almeno una, e anche di più. Tutto ciò che vivi è una storia, una verità.

A volte non è neanche la particolarità dell’avventura a rendere avvincente la narrazione. Ma il fatto di aver prestato attenzione ad un’emozione, un’esperienza, una percezione, un piccolo cambiamento. E’ invitare gli altri a guardare con occhio attento qualcosa di ordinario. Per scoprirci dentro qualcosa di diverso. E identificarsi in un pensiero, un’azione o un modo di fare.

 

Prova ad ascoltare

Per affinare la ricerca di belle storie, prova ad ascoltare il programma radiofonico Pascal.

Pascal è una meravigliosa trasmissione di Radio 2 che va in onda la sera. E che è interamente basata sullo Storytelling: “Pascal vuole raccontare storie di vita e condividerle con gli ascoltatori.” 

Ogni giorno la redazione riceve delle storie realmente accadute, proposte dagli stessi protagonisti, che vengono poi scelte e raccontate in trasmissione. Perché “raccontare storie è il modo migliore di conoscere il mondo“.

E, ascoltando Pascal, capisci che storie da narrare sono nascoste in ogni piega della nostra vita: nel lavoro, a scuola, nell’ordinario o in un momento speciale. Basta saperle cercare. Ecco perché, prima di dare il via alle tecniche di narrazione, ti consiglio di ascoltare almeno una puntata di Pascal. A me è piaciuta questa che, per vari motivi, mi ha emozionato particolarmente. Ma se ti va di metterti a cercare, ce ne sono così tante che potresti passare giorni interi ad ascoltare.

Se pensi che della tua vita non ci sia nulla da raccontare, in realtà stai solo guardando il quadro da lontano. Prova ad avvicinarti e a scoprire da vicino ogni dettaglio.

Quattro idee per utilizzare le Storie di Instagram nella tua strategia

Le Storie sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana su Instagram. E, diciamolo, non possiamo più farne a meno: l’icona circolare con la foto del nostro amico – o del brand che amiamo – ci spinge inevitabilmente a cliccare per sapere cosa nasconde. E’ come una busta chiusa che racchiude un segreto, un pacco regalo in cui sbirciare per scoprirne la sorpresa.

Anche perché sappiamo che le Storie saranno lì solo per poche ore, passate le quali non potremo più vederle.

Le Storie ricordano un buco della serratura dentro il quale è concesso sbirciare. Fanno uscire fuori la nostra indole monella, quindi, e anche una sorta di trepidazione inconscia, perché o lo fai adesso o mai più”. Senza andare a scomodare la FOMO (Fear of Missing Out), le Storie attraggono i followers perché stimolano il senso di appartenenza, incuriosiscono e divertono.

 

Una strategia fatta di Storie

Le Storie sono un modo diverso di comunicare. E si possono utilizzare in una strategia di Social Media in vari modi. Ecco quattro idee che puoi utilizzare subito:

1. Lanciare campagne pubblicitarie a tempo.

Ad esempio, puoi pubblicare una Storia con un’offerta speciale, che terminerà quando non sarà più visibile on line.


2. Creare sondaggi di opinione. 

Giocando con il pubblico, puoi capire il vero interesse per il tuo prodotto. Su Instagram puoi pubblicare una Storia in cui chiedi il parere degli utenti attraverso un sondaggio. E così scoprire, ad esempio, che preferiscono un determinato colore per un prodotto che stai per lanciare.


3. Realizzare uno Storytelling aziendale.

E se, ogni giorno, raccontassi con una foto o un breve video cosa succede nel tuo negozio o nella tua impresa? I “dietro le quinte” offrono un punto di vista diverso dal solito, raccontano l’aspetto più umano ed emotivo del lavoro e incuriosiscono i followers.


4. Fare delle dirette.

La diretta ha delle potenzialità molto interessanti. Prima di tutto, permette di creare un’atmosfera intima e familiare con i tuoi followers. Di mettere veramente il luce ciò che sai fare, senza montaggi o trucchi di scena. E poi, offre maggiore visibilità rispetto alle Storie classiche. Questo perché i tuoi followers ricevono una notifica quando stai trasmettendo in diretta, e sono incoraggiati ad entrare in Instagram per vederla.

 

Sei pronto per iniziare la tua nuova strategia su Instagram?

Se queste idee ti hanno incuriosito, ma vuoi saperne ancora di più, puoi seguire uno dei nostri corsi di Social Media. Trovi tutte le informazioni qui.

Riscoprire il mondo dei blog con occhi diversi

Eleonora è una studentessa del corso di Comunicazione e Marketing dell’istituto di formazione Iris Campus. Ci siamo conosciute in aula, dove ho tenuto delle lezioni di comunicazione digitale. Negli ultimi due mesi, Eleonora ha voluto approfondire il mondo della comunicazione digitale entrando dalla porta del Social Blog. Ne è nato un bel confronto su piani editoriali, ricerche e “compiti” sulle strategie di comunicazione. 

Da questa esperienza, per lei, è venuto fuori un nuovo modo di vedere i blog. Queste considerazioni le ha scritte una sera, di getto, dopo una giornata passata su internet. E le ho proposto di pubblicarlo, perché offrono un punto di vista  interessante per tutti quelli che “vorrei, ma non posto”. 


Dopo anni di dubbi e ripensamenti è arrivato il mio momento.
È arrivato in modo inaspettato, facendo i compiti. Sì, i compiti!
A 28 anni sono di nuovo tra i banchi di scuola.
E quando sei vicina alla soglia dei 30 non puoi non fare i compiti, che figura ci faresti con la tua docente?

La mia, Annalisa, mi ha chiesto di leggere alcuni blog, analizzandone i punti di forza, le aree di miglioramento e segnalando articoli da cui, secondo me, si potesse trarre ispirazione.

Devo dire che l’ispirazione è arrivata, eccome!

Tutti i blog che ho visitato hanno in comune un articolo nel quale si parla di una verità così semplice, così ovvia, ma sulla quale non mi ero mai veramente soffermata a riflettere: se desideri aprire un blog dovresti smetterla di pensare che tu non sia degno di farlo, solo perché non stai per rivelare i segreti di Fatima.

Chi legge i blog non si aspetta di scoprire il senso della vita.
Oggi finalmente l’ho capito, una volta per tutte.

Effettivamente i blogger hanno ragione:

  • Viviamo in un’epoca in cui possiamo dire che esiste già tutto. E che si è parlato e si parla già di tutto.
  • E’ difficile essere i primi a parlare di qualcosa.
  • E’ praticamente impossibile essere gli unici a parlare di qualcosa.
  • Viviamo nell’era della rielaborazione, prima ancora che in quella dell’innovazione.
  • Altra sacrosanta verità è che dovresti scrivere di ciò che ami e conosci.
    Anche se ti sembra di essere la persona più banale del mondo, perché invece di parlare di astrofisica nucleare ti interessi di viaggi, sport o cucina, quello che conta davvero è che tu sia consapevole di quello che scrivi nel tuo blog e, soprattutto, che tu sia il primo ad esserne veramente appassionato!
  • Non tutti cercano il Sacro Graal. Anche il semplice leggere, può essere un modo per conoscere un punto di vista differente. E una grande fonte di arricchimento per il lettore.

E di sicuro l’arricchimento c’è per te che scrivi. Perchè scrivere è terapeutico. È fare ordine sulla scrivania della mente.
E diciamo che, oggi, ho iniziato, finalmente, a mettere in ordine la mia.

(Eleonora Liuzzi)

 

Se sei specializzato in qualcosa, dillo!

Se, qualche mese fa, mi avessi chiesto dov’è “Santa Valburga”, avrei detto “E che è?”. Facendo forse storcere il naso agli appassionati di montagna. Invece, oggi ti risponderei con grande entusiasmo. E non perché sono diventata improvvisamente esperta di vette, ma grazie ad internet e alla buona comunicazione di un sito.

Scegliere le parole giuste per comunicare il proprio prodotto o servizio su internet è la base per riuscire a farsi scegliere. E questo vale ancora di più se il prodotto che proponi è dedicato, unico o quasi. 

Offrire un prodotto particolare significa rivolgersi a un target di nicchia. Che non significa che sono pochi e che quindi non ci campi. E’ un mercato diverso, più dinamico, fatto di persone che cercano un valore aggiunto e hanno aspettative precise.

Questa è la storia di un family hotel e di un’esperienza che ho avuto dall’altra parte, cioè come cliente. Ma è un esempio di come specializzarsi su un target di nicchia e dirlo in chiaramente può essere un modo per arrivare direttamente al tuo potenziale cliente, rispetto ad una scelta “asso piglia tutto”.

In primavera, cercando on line informazioni su dove trascorrere le vacanze estive, mi sono imbattuta nel sito di un una struttura ricettiva. Che mi ha colpito perché sembrava che stesse parlando proprio a me. Pubblicizzava in modo chiaro la tipologia di servizi che offriva. E questo perché si rivolgeva a un target molto ben definito, promettendo un’esperienza precisa.

Ecco, quello che leggevo erano proprio le cose che cercavo e le sensazioni che volevo provare. Senza neanche consultare TripAdvisor o i social, ho prenotato. Di quanto sia importante mettersi nei panni del cliente ne avevamo parlato anche qui.

Andando nel dettaglio, l’hotel ha scelto un indirizzo di comunicazione sul sito rivolta ad un target definito, promettendo un’esperienza precisa e qualificata. Non si rivolge alla massa, alle coppie, ai pensionati, a chi arriva arriva. Si è specializzato nell’accoglienza di famiglie con bambini piccoli, con grande attenzione verso i particolari. Non è che si siano inventati cose strane, ma lo comunicano in modo da non lasciare dubbi. Senza giri di parole o frasi evocative. Raccontano quello che offrono e, indirettamente, perché si differenziano.

E, se apparentemente restringere la cerchia di interesse potrebbe sembrare limitativo, in realtà posizionarsi in una nicchia di mercato apre nuove prospettive. E il motivo è chiaro: sei specializzato in un settore, per cui la tipologia di clienti che hai scelto (e che ti sceglie) saprà che avrà maggiore attenzione alle sue esigenze, competenza, servizi personalizzati. Il senso è: se sei specializzato in un settore, hai tutte le carte in regola per fare meglio di chi propone un’offerta generica!

La differenza è qui: se ti posizioni in una nicchia, e sai anche comunicarlo bene, prometti esperienze, competenze e standard diversi. Offri un valore aggiunto. Un vestito su misura. E se riesci a mantenere le aspettative – come in questo caso – hai colpito nel segno!

Raccontare un evento con un comunicato stampa

L’estate è il periodo in cui si concentrano moltissimi eventi, sia pubblici che privati. Il bel tempo, le ferie e la maggiore disponibilità delle persone a muoversi sono tutti fattori che fanno venir voglia di organizzare delle manifestazioni.

Una volta che è tutto pronto, bisogna comunicare e pubblicizzare l’evento. I social, in questo senso, aiutano moltissimo. E ne avevamo già parlato qui.

Ma anche il buon vecchio comunicato stampa può venire incontro alle tue esigenze.

Prima di cominciare a scrivere il comunicato, però, devi capire se e come l’evento è “notiziabile“. E fare una ricerca per individuare dei media interessati a quel genere di informazioni. Bisogna creare, quindi, una mailing list: un elenco di indirizzi e-mail di giornali, testate on lineblog potenzialmente interessati al tuo evento.

Il comunicato stampa va scritto con cura, mettendo immediatamente in primo piano le notizie più importanti: che tipo di evento è, chi lo organizza, quando e dove si terrà. Nei paragrafi successivi puoi lasciarti andare ai dettagli. Puoi descrivere il progetto, il programma, gli eventuali ospiti o le attività che si faranno. Insomma, devi darti da fare affinché al lettore venga voglia di partecipare. Nell’ultimo paragrafo non dimenticare di inserire eventuali partner, patrocini o main-sponsor che stanno collaborando alla buona riuscita della manifestazione. E tutti i contatti e le informazioni utili per il pubblico, come un sito, un indirizzo o un numero a cui rivolgersi per saperne di più. 

Prima di inviare il comunicato stampa, scrivi una lettera di accompagnamento. Descrivi l’evento in modo molto sintetico. Poni l’accento sui particolari che, secondo te, possono destare interesse nel destinatario.

Naturalmente, la tua è solo una gentile richiesta. Sarà poi l’editore ad avere l’ultima parola e decidere se pubblicare la tua notizia.

Fatto tutto questo, non ti resta che inviare il comunicato stampa e attendere. Se avrai scelto con cura i destinatari e descritto bene l’evento, vedrai che la notizia si diffonderà molto velocemente!