Oltre al Curriculum c’è di più!

Uno dei post più letti del blog è quello che riguarda i Curriculum, in cui c’è qualche consiglio su come scrivere un CV che abbia personalità.

Il Curriculum, però, non è il solo modo per farsi notare. Un giovane professionista, o uno studente che ha ben chiaro il percorso lavorativo che intende intraprendere, dovrebbe iniziare a tracciare da subito la propria storia on line. Infatti la reputazione on line non si costruisce velocemente: c’è bisogno di tempo. Però, mettendo ogni giorno un mattone, è possibile fin da subito iniziare a farsi un “nome” su un determinato argomento.

Inizia a pensare “in grande”

Visto che hai deciso “cosa vuoi fare da grande”, anche se non hai ancora iniziato a fare colloqui o a cercare i primi clienti, puoi investire il tempo nel mettere in linea i primi “mattoni” della tua reputazione on line.  Non è mai troppo presto per iniziare ad associare il tuo nome a dei contenuti che dimostrano interesse, coinvolgimento e personalità verso la tua materia o il tuo settore.

Ecco due modi per iniziare a creare la tua reputazione on line (anche se stai ancora studiando).

 

Frequenta i Social adatti a te

Da LinkedIn, prima o poi, dobbiamo passarci tutti. Quindi, meglio togliersi il pensiero!

E’ il social serio, quello dedicato ai professionisti e al mondo del lavoro, in cui puoi aggiornare e far confermare le tue competenzeLinkedIn è utile per capire come comunica il tuo settore, chi sono i “leader”, quali sono gli argomenti che tirano di più.

Cerca anche altri social adatti alla tua professione, anche quelli meno popolari. Ormai, ce ne sono tantissimi dove puoi iniziare a “farti un nome” ed esprimerti con maggiore libertà. Se vuoi lavorare nel campo della creatività puoi trovarti a tuo agio su Pinterest, per esempio. Dove puoi postare contenuti in cui proponi il tuo punto di vista e confrontarti con chi lavora già nel tuo campo.

E poi, non sottovalutare l’importanza dei gruppi professionali. Ce ne sono su molti social, da LinkedIn a Facebook, e sono importanti per iniziare a capire quali sono le discussioni più calde del tuo campo. Frequentandoli, puoi cominciare a capire come ragiona un professionista del tuo settore e quali problematiche ti troverai ad affrontare una volta che entrerai nel mondo del lavoro.

E poi, nei gruppi puoi “rubare” qualche trucco o strategia a chi ha già esperienza. E che ti torneranno utili quando inizierai a fare sul serio!

 

Crea contenuti che riguardano il tuo campo

Se vuoi cominciare a fare sul serio, puoi legare il tuo nome a contenuti che riguardano il tuo settore.

Inizia scrivendo degli articoli. Questi articoli saranno collegati al tuo nome quando lo cercherai su Google e sugli altri motori di ricerca.

Per farlo, puoi intraprendere due strade.

Puoi aprire un blog tutto tuo, in cui parlare della tua esperienza e formazione professionale.

Nel tuo blog sei il padrone di casa, quindi puoi scegliere tu di cosa parlare e offrire il tuo punto di vista su ciò che ami e in cui intendi specializzarti.

Forse tra qualche anno, rileggendo i tuoi articoli, potrai scoprire che su qualche aspetto hai cambiato idea o che ti eri lasciato andare a qualche ingenuità. Ma non importa, perché cambiare idea – soprattutto quando si è ancora in formazione – è possibile. E a volte anche auspicabile! 😉

Se un blog tutto tuo è un impegno troppo gravoso, quello che puoi fare è contattare blog e siti di settore, offrendo degli articoli firmati di tuo pugno.

In questo modo non sarai obbligato a gestire uno spazio che necessita di un piano editoriale e delle scadenze. E potrai dedicarti a questa attività solo quando hai tempo per fare ricerche approfondite e desiderio di prendere in esame un argomento nuovo.

In ogni caso, inizia prima che puoi a darti da fare per lasciare on line delle tracce della passione per quello che sarà il tuo lavoro. Anche se sei ancora in fase di formazione. Queste orme, al momento giusto, diventeranno la traccia da seguire per sapere chi sei, qual è la tua formazione e le tue competenze.

Come comunica il Network Marketing

Hai presente la pubblicità in televisione di quei coltelli giapponesi che tagliano tutto? Ecco, io la trovo ipnotica. Quando la becco, non riesco a cambiare canale. Che siano coltelli o altro, quando mi capitano sotto tiro queste pubblicità io rimango a fissare lo schermo per alcuni minuti.

Un’altra cosa che mi ipnotizza, sui social, sono i post dedicati al network marketing. Anche qui, che si tratti di un regime dimagrante o di cosmetici, cambia poco. I post, a seconda del sistema di riferimento, sono tutti molto simili.

Dal momento che il network marketing si è spostato dalle case ai social media per la creazione della rete di contatti, credo sia interessante analizzare come funziona la strategia di comunicazione di molti di loro sui social.

 

I networker sono considerati microinfluencer

Gli utenti del Network Marketing si pongono come microinfluencer del prodotto stesso o del sistema. Sono loro stessi a presentarlo e a raccontarne le caratteristiche attraverso immagini della loro vita lavorativa come networker.

I clienti del networker possono essere invitati, a loro volta, a fotografarsi e a parlare del prodotto che stanno utilizzando e a condividere i risultati.

Alcuni network si avvalgono della collaborazione di Influencer (personaggi famosi della TV o del web) per promuovere i prodotti su social come Instagram e Facebook. Gli Influencer si ritraggono come fruitori del prodotto o lo posizionano “casualmente in bella vista” in immagini che raccontano di altre esperienze.

 

Lo Storytelling come strategia di comunicazione

Attraverso i profili, i networker raccontano la loro relazione con il prodotto, l’azienda e con le proprie ambizioni. I contenuti pubblicati sui social sono in genere di tre tipologie:

  • Il momento in cui il networker lavora o utilizza il prodotto. In genere si tratta di momenti in cui la gente normale non lavora (in palestra o in salotto davanti alla TV), a sottolineare la facilità con cui si può guadagnare attraverso il network.
  • I momenti di aggregazione aziendale, i meeting e le trasferte, l’incontro con gli Influencer o microinfluencer di riferimento.
  • I propri sogni, raggiungibili attraverso il raggiungimento di livelli superiori.

Più raramente il prodotto viene proposto in modo più classico, descrivendone caratteristiche e prezzo.

 

Il messaggio viene ripetuto come un mantra

La pubblicità dei coltelli giapponesi e i post del network marketing hanno una cosa in comune: la ripetizione del messaggio.

Facci caso. La comunicazione sui social media dei networker hanno un tono di voce entusiastico e ricco di emoji. La ripetizione del messaggio viene veicolata attraverso gli utenti che fanno parte del network. Pubblicano lo stesso genere di immagini e didascalie, con un’alta frequenza.

 

E quindi?!

Questo articolo non vuole né assolvere e né promuovere il network marketing. Esistono realtà come Avon, che si fondano da tempo immemorabile sul marketing di livello. E altre realtà che ne sono una brutta copia.

Questo articolo vuole essere un’analisi di una strategia di comunicazione che ha delle basi interessanti e che, con i dovuti accorgimenti, si adatta al racconto di diverse tipologie di attività.

Quello su cui, personalmente, prenderei le distanze è l’ultimo punto. Un messaggio ripetuto all’infinito può avere diversi effetti: o perde completamente di significato e diventa piatto, oppure diventa ipnotico. O, ancora, diventa fastidioso, come una zanzara. 😉

E, prima di fare la fine della zanzara, ci penserei un po’…

Internet e Adolescenti: a scuola di Cyberbullismo ed Educazione Digitale

Sono già due anni che, in occasione del Safer Internet Day, vado in un istituto superiore della mia città per parlare con ragazzi di Internet, Social Media ed Educazione Digitale. Gli incontri si svolgono in presenza di psicoterapeuti che, attraverso dei giochi di ruolo, mettono in scena e stimolano discussioni sulle problematiche della vita virtuale e social.

Sono delle occasioni preziose (purtroppo ancora rare, per via di una mancata presa di coscienza del problema), perché è fondamentale che gli adolescenti siano consapevoli dei mezzi che utilizzano costantemente durante la loro giornata. Rispetto all’esperienza dello scorso anno, ho notato con piacere che i quindicenni sono un po’ più informati rispetto alle insidie e alle potenzialità del mondo virtuale. Certi aspetti del mondo Social rimangono ancora un mistero, ma solo perché non si pongono delle domande su determinati meccanismi.

Negli incontri cerchiamo di stimolare i ragazzi a porsi alcune domande chiave. Le riporto qui, così, se ti va, puoi provare a parlarne con tuo figlio a tavola o in un momento di relax. E confrontarti con lui quello che è il suo mondo, e anche il tuo.

 

Perché Facebook, WhatsApp e Instagram sono gratuiti? 

Capire il meccanismo commerciale che si trova alla base dei Social e delle chat permette di essere consapevoli del fatto che, ogni volta che interagiamo nella rete, lasciamo una scia di dati sensibili. E’ quindi importante proteggere – nei limiti del possibile – la nostra privacy.

E’ interessante confrontarsi sulle clausole di accettazione che sottoscriviamo quando ci iscriviamo ai Social Media (che nessuno legge mai). Queste regole le accettiamo pacificamente senza darci troppo peso, salvo poi saltare sulla sedia quando scopriamo quali sono! 😉

 

I Social rendono felici o depressi?

Lo scorso anno, in classe, questa domanda aveva scatenato un coro di “depresso“. Stavolta i ragazzi stanno dimostrando una maggiore capacità critica, inserendo nella discussione le loro problematiche adolescenziali.

Quando riceviamo un like o un messaggio, nel nostro organismo si mette in circolo la dopamina, che ci fa sentire bene, apprezzati e popolari. Allo stesso tempo, se non riceviamo like ad una foto, oppure se qualcuno che stiamo cercando su WhatsApp non visualizza un messaggio (o peggio, visualizza e non risponde!) subiamo uno stress.

“E’ sbagliato stare ad aspettare un messaggio?” ha chiesto uno degli studenti.

No, purché non diventi una dipendenza. Sicuramente, in un periodo come l’adolescenza non è facile tenere le due cose distaccate.

Siamo stati tutti accanto al telefono per ore, ad aspettare “quella telefonata“. Controllando, di tanto in tanto, se la linea era libera o c’era campo. Oggi, la stessa trepidazione si è spostata su WhatsApp, Messenger e tanti altri canali di comunicazione.

Ogni cosa va valutata con il giusto peso, senza confondere le pene d’amore con la dipendenza da smartphone. Ma senza abbassare la guardia!

 

Hai mai inviato a qualcuno immagini private?

La pratica di inviare foto private ad amici o fidanzati è qualcosa su cui soffermarsi a parlare. Perché la foto, una volta inviata o postata, “si perde” nella rete e non è più possibile rientrarne in possesso.

Una foto che ritrae una persona in un momento privato o in una situazione imbarazzante potrebbe essere inviata ad altri dal destinatario, oppure potrebbe essere messa in rete. In ogni caso, la foto potrebbe saltare fuori al momento sbagliato. Magari anni e anni dopo, creando qualche problema sul lavoro o nella vita privata.

Ecco, su questo bisogna stare attenti. Una foto è per sempre, l’amore no.

Quello che oggi è il tuo amico o il tuo ragazzo, potrebbe non esserlo più tra qualche giorno, mese o anno. Però quella persona ha in mano delle foto o dei video che riguardano la tua sfera privata e che potrebbe utilizzare contro di te.

 

Hai mai inviato ad altri foto o video di un amico senza questo ne fosse consapevole?

Il cyberbullismo è una piaga molto sottile. Ci sono episodi  violenti e intenzionali, che si esasperano con i social media e le chat. Che rendono impossibile la vita del ragazzo e che comprendono diffamazione, minacce, violenza psicologica ed esclusione.

E poi, ci sono episodi di cyberbullismo che non nascono in modo non intenzionale, ma per superficialità o goliardia. Come uno scherzo filmato e messo su un gruppo, che in breve fa il giro degli smartphone del paese. E la cui diffusione può dare fastidio o problemi all’interessato.

Per questo, è importante capire che puoi diventare “cyberbullo” anche se a quella persona vuoi bene ed è un tuo amico.

E cioè, quando passi il limite e, anche se per leggerezza, diffondi un contenuto che espone quella persona ad una presa in giro o ad una situazione spiacevole. E quando ricevi un contenuto derisorio o privato e decidi di farlo girare. Anche in questi casi stai contribuendo ad un atto di cyberbullismo.

Secondo la maggior parte dei ragazzi che erano all’incontro, il cyberbullismo non è un reato, ma un danno morale. Invece il cyberbullismo è proprio un reato punibile per danno morale, biologico ed esistenziale. La responsabilità del danno, inoltre, può ricadere anche sui genitori o sull’istituzione scolastica.

 

Internet è bello: usalo con leggerezza, non con superficialità!

Naturalmente queste domande sono solo la punta di un iceberg che portano a un confronto più profondo, come l’adescamento, il gioco on line e così via. Questo genere di incontri andrebbe organizzato con maggiore frequenza, a partire dai ragazzi, per finire con gli adulti.  Sia come genitori che come utenti. Perché il mondo virtuale è nel mondo reale. E, come si può capire, la linea di confine è facile da valicare.

Capirne i meccanismi e le reazioni è un modo per imparare a vivere meglio e limitare i rischi, prendendosi il bello che la rete può dare.

Una lettera che tutti dovremmo scrivere

Sul gruppo del Social Blog, in questi giorni mi sono divertita a lanciare un #BlogChallenge dedicato al prossimo Corso di Blogging che terremo a febbraio. L’idea, fondamentalmente, è stata questa: “C’è un articolo che hai nel cassetto (o nella testa)? Invialo a noi!”.

L’articolo che stai per leggere è stato scritto da Eleonora Giancane, aspirante Blogger, ed è molto particolare perché parla di una lettera con uno speciale destinatario.

Buona lettura! 😉

 

Tre ragioni per scriverCi una lettera

Oggi nella cassetta delle lettere c’era una busta. Ho pensato che fosse la solita bolletta: del resto, chi riceve più lettere personali di questi tempi? Prendo la busta e, con rassegnazione, controllo chi sarà a decimare il mio esiguo gruzzoletto. Con un misto tra stupore e nostalgia, tra le mani stringo una vera lettera.

E, per di più, non è una lettera normale.

E’ indirizzata a me, il mittente sono io e la lettera è scritta da me.

Ok, so cosa state pensando, per scrivere un articolo inventerebbero qualsiasi cosa. Ma giuro che è la pura verità. Ed ora vi racconto la storia della mia lettera e del perché, ognuno di noi, un giorno dovrebbe “auto-dedicarsene” una.

 

Scrivere è una passione, direi una delle tante che coltivo, sicuramente la più longeva. Scrivo da sempre. Ho bisogno delle parole, mi aiutano ad esprimere i pensieri, quelli confusi ed agitati che affollano la mente.

Qualche anno fa mi sentivo persa, non mi aiutavano più nemmeno le parole e così ho cercato aiuto. E l’aiuto è arrivato parlando.

Ero in pausa dal lavoro, facevo l’animatrice per bambini, e una mamma mi racconta di un libro sulla coscienza del sé. Mi racconta di un periodo in cui si sentiva insoddisfatta, inquieta, un momento in cui nulla sembrava andare bene ed era triste, infelice e demotivata. E io penso:”Sta parlando di me, non della sua vita”. E mi racconta di un percorso che l’aveva aiutata a capire e risolvere molte questioni.

Con gli occhi lucidi la ringrazio e mi faccio dare il nome dell’associazione a cui si era rivolta. La mattina seguente prenoto un colloquio e, a dicembre dello stesso anno, parto per la mia settimana “Hoffman”.

Il percorso, che tratta l’amore negativo, comprende sessioni di visualizzazione, esercizi (anche un po’ strani a primo impatto) e tanta scrittura: un diario giornaliero e lettere a persone a cui non abbiamo mai osato dire alcune cose.

E, come conclusione, una lettera a noi stessi.

Finita la settimana, il percorso si conclude e consegno la lettera al mio tutor. Me ne dimentico, fino ad oggi, che sono passati quattordici mesi. Apro la lettera ricordando quella settimana, le emozioni provate e le cose che effettivamente sono cambiate da allora.

Nella lettera ritrovo una me stessa diversa, provata da un lungo periodo di confusione e incomprensioni, che si raccomanda di essere più indulgente, empatica, sorridente e meno orgogliosa. Di non dubitare mai di se stessa. Quando ho terminato di leggerla, la commozione di partenza era diventata lacrime e profonda felicità.

 

Dopo questa esperienza sento di consigliarvi tre  motivi per cui, almeno una volta nella vita, dovreste sedervi davanti ad un foglio e scrivere una lettera a voi stessi:

  1. Valutare i cambiamenti. Che siano positivi o meno, la lettera offre una visione temporale diversa di quello che è successo nella vita. Permette di gioire dei miglioramenti e fare i conti con i risvolti negativi.
  1. Auto-incoraggiamento. Spesso cerchiamo all’esterno un incoraggiamento, e non è sbagliato. Però, basare l’autostima sul giudizio ed il riconoscimento esterno, potrebbe portare estreme delusioni. Incoraggiare se stessi infonde molto più ottimismo, soprattutto per chi è estremamente critico verso se stesso.
  1. SORPRESA!!! Le giornate scorrono frenetiche tra lavoro, famiglia e impegni quotidiani. La lettera è invece una sorpresa, in genere positiva, in grado di emozionare. E le emozioni positive fanno sempre bene all’anima.

Perciò, se vi va, seguite questi passi:

  • Scrivete una lettera in cui vi dite cosa vorreste migliorare di voi e nella vostra vita, da lì ad un anno.
  • Siate concreti e sinceri. La lettera è un impegno verso voi stessi. Dovete poter raggiungere quegli obiettivi. Scrivere “andare sulla luna” (a meno che non siate già un astronauta) non è fattibile.
  • Imbustate la lettera, indirizzatela a voi stessi e consegnatela a qualcuno di cui vi fidate, e a cui chiederete di spedirla passato almeno un anno.
  • Aspettate e dimenticate.

Buona scrittura!

(Eleonora Giancane)

Qualcosa da sapere se hai una Pagina Facebook

Tutto è iniziato qualche mese fa, quando i post pubblicati sulle Pagine professionali e aziendali hanno subito un drastico calo delle visualizzazioni organiche. E poi è arrivata la notizia, pochi giorni fa. Zuckemberg ha annunciato un cambiamento completo nella fruizione dei contenuti. E’ difficile riuscire a fare previsioni sul futuro di Facebook avendo a disposizione solo una dichiarazione. L’idea è quella di tornare alle origini di Facebook, in seguito alle accuse di cui avevamo parlato qui. Quindi, il social torna ad essere il luogo dove le persone rimangono in contatto. E saranno gli amici più vicini e i familiari ad essere “al centro dell’esperienza”.

Finché non avremo ben chiare le dinamiche che questi cambiamenti comporteranno sulle nostre Pagine (che, a quanto si dice in giro, subiranno un ulteriore calo delle visualizzazioni organiche) non è possibile stabilire una vera e propria strategia. Però, qualcosa si può fare nel prossimo periodo, per non rimanere fermi ad aspettare.

 

Stabilire un budget annuale da investire sulla tua Pagina Facebook

Dal momento che un contenuto prettamente pubblicitario potrebbe essere penalizzato dal nuovo algoritmo, conviene stabilire un budget annuale da destinare in Facebook Ads. In questo modo, almeno i post che ritieni fondamentali per il tuo piano di comunicazione verranno visti dal pubblico che ti interessa.

Se in passato era una prassi consigliata, adesso avere un budget di spesa sul social diventa fondamentale. Se il prezzo delle inserzioni aumenterà in proporzione alla scarsità di post pubblicitari a disposizione e al relativo aumento della domanda, ad oggi non è dato saperlo.

 

Creare contenuti interessanti per gli utenti

Se Facebook ha detto che prediligerà i contenuti che generano interazioni tra gli amici, bisognerà impegnarsi a creare post che possano essere condivisi dai profili. E quindi maggiormente coinvolgenti, basati su intrattenimento, informazione ed emozioni.

 

Differenziare la comunicazione con più canali social e con diverse strategie

Innanzitutto, affidarti ad un solo social può essere una strategia inadeguata. E poi, diversificare la comunicazione su uno o più canali (e anche lo stesso Facebook con diverse modalità) può aiutarti ad ampliare la base di utenti.

Se non l’hai già fatto, inizia a pensare ad almeno un altro social con cui comunicare con i tuoi utenti: Instagram o Twitter o Pinterest e così via.

Allo stesso tempo, perché non cercare di fidelizzare i tuoi utenti con una Newsletter periodica, oppure attraverso delle campagne di SMS Marketing o con un blog? La strategia giusta va valutata a seconda del tipo di prodotto o servizio di cui ti occupi, dei tuoi obiettivi e del tipo di pubblico che vuoi raggiungere.

 

Al momento, quello che possiamo fare è stare a vedere come le cose evolveranno. E cioè, se Facebook, attraverso questo cambiamento, sarà in grado di tornare alle origini, alla “spontaneità”. Se diventerà più noioso o più interessante. E quindi aspettare di percepire come evolverà la società e la comunicazione social.

Sette libri (+ uno) da leggere nel 2018

Iniziamo l’anno con un po’ di leggerezza e di buoni propositi riguardo alle letture che possono accompagnarvi in questo 2018. L’anno scorso avevamo parlato dei libri da regalare e regalarsi, invece questa volta ti suggerisco alcuni titoli che ho trovato interessanti e che possono ispirarti durante i prossimi mesi.

Progetto di sangue di Graeme Macrae Burnet.  Ambientato in una minuscola comunità rurale scozzese nella metà del XIX secolo, il libro raccoglie le memorie di un giovane pastore in attesa di processo per triplice omicidio. La storia è davvero appassionante e coinvolgente, a partire dall’originalità del soggetto.

La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi. Nel panorama letterario italiano, Carrisi è uno scrittore che riesce sempre a cogliere delle sfumature particolari nei suoi personaggi. Di questo libro avevo già parlato in occasione di un articolo sullo Stoytelling. La cosa più interessante del romanzo è il legame tra le indagini dell’Ispettore Vogel e i media che seguono la vicenda criminosa. Sicuramente qualcosa su cui riflettere anche nella realtà.

Diciannove minuti di Jodi Picoult. Ho conosciuto questo libro dopo aver visto un TED dedicato alla triste vicenda della Columbine, in cui la madre di uno dei ragazzi che avevano commesso la strage si interrogava pubblicamente sulle sue eventuali mancanze. Il libro racconta come il mondo può cambiare in diciannove minuti. Prende spunto da questa vicenda per raccontare un punto di vista diverso, e cioè il “dietro le quinte” di una famiglia toccata da una tragedia come questa.

Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Mi sono trovata a consigliarlo più di una volta in questo ultimo periodo e ho pensato che andasse bene anche in questa lista. E’ un evergreen, che fa venire voglia di scrivere qualsiasi cosa: da una tesi di laurea al romanzo della vita, da un blog a una sceneggiatura.

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo. Un libro che racconta cento storie di donne straordinarie che hanno sfidato delle regole per seguire la propria natura e i propri sogni. Dalle più famose come Frida Kahlo e Coco Chanel fino ad eroine meno note, ma altrettanto eccezionali. Un libro bello anche per la grafica, l’impaginazione e per la dedica iniziale.

Atlante dei luoghi insoliti e curiosi di Travis Elborough e Alan Horsfield. Un po’ di storie e posti strani sul mondo che abitiamo: città fantasma, architetture insolite o isole disabitate. Luoghi che non vedremo mai o per i quali programmeremo un viaggio, spinti dalla curiosità. Chissà! L’importante è sapere che esistono.

Norwegian Wood di Murakami. Considerato Il Giovane Holden in versione nipponica, il libro racconta la vita universitaria di Toru, tormentato tra solitudine, paura di crescere e tribolazioni d’amore. Uno sguardo sulla cultura giapponese e su quell’età in cui non si è più adolescenti, ma non si hanno ancora ali troppo forti per volare.

Mentre scrivo questo articolo, ho tra le mani L’enigma del lago rosso di Frank Westerman, un libro reportage su una strada vicenda avvenuta in Camerun una notte degli anni Ottanta, e alla quale ancora la scienza sembra non aver dato una vera risposta. Ben scritto, ben argomentato, appassionante. Non l’ho ancora finito, quindi non posso ancora consigliarvelo. Però, finora, vale davvero la pena!