Storytelling: se non lo comunichi non è successo

Durante quest’anno ho avuto l’occasione di poter essere in classe con corsi e seminari in contesti del tutto nuovi. E’ stato un periodo di lavoro molto intenso ed appagante. E, se da un punto di vista ero contenta, dall’altro ero dubbiosa: cosa avrei dovuto fare sui social media? Parlarne o no? E parlarne in che modo?

Se non lo dici, gli altri non lo sanno

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per indovinare cosa fanno, o pensano, gli altri.

E se ti succede qualcosa (ma non la comunichi), per gli altri quella cosa non è successa. Perché non lo sanno.  

Naturalmente, c’è differenza tra parlare per pavoneggiarti o per condividere un’esperienza.

Se ti succede qualcosa di bello, che fai, non lo racconti ai tuoi amici? 

Quando pensi ai Social Media o al tuo Blog, al modo in cui li utilizzi, dovresti sempre pensare in un’ottica di “reale” e non di “virtuale“. Le relazioni umane funzionano, in linea di massima allo stesso modo, sia dentro che fuori dal web.

Il modo in cui racconti le cose può fare la differenza nella narrazione, e quindi distinguere un post promozionale da uno Storytelling. 

Quando scrivi un post, prova a porti davvero come se fosse una confidenza verso un caro amico. Mettendo a nudo l’entusiasmo, la gioia, la soddisfazione, le paure. Ciò che davvero provi o  ti passa per la testa in quel momento e rispetto a quel progetto.

E’ il modo in cui comunichi che può fare la differenza tra “guarda che figo che sono” e “desidero raccontarti questa cosa che mi ha reso felice”.

Perché comunicare ciò che ti succede? 

Nell’ottica di uno Storytelling personale 0 professionale, pubblicare un post in cui racconti gli obiettivi che raggiungi e le emozioni che provi, è un bel modo per creare una relazione con il tuo pubblico. E quindi, è un mezzo per cercare un contatto umano, fatto di condivisione e di confronto.

E’ utile per dire chi sei, cosa fai, cosa provi quando vivi delle esperienze nuove. E quanta strada c’è in ogni passo. Serve a raccontarti in una veste umana, anche in ambito professionale. 

Racconta, così come faresti con un amico, ciò che ti sta a cuore.

Se cerchi un’altra strategia di Storytelling, nello scorso articolo abbiamo parlato di come sviluppare una storia intorno a un imprevisto. E trovi tutto qui: è il cattivo che fa la storia.

Storytelling: quando la storia la fa il cattivo

Qualche settimana fa ho perso il mio quaderno delle idee. Dentro c’erano tutti i miei appunti per i prossimi post del blog. Per parecchi giorni sono rimasta bloccata in un limbo. Non riuscivo a scrivere nulla. Tutte le volte che ci provavo, mi sembrava che la nuova idea non reggesse il confronto con quella che avevo scritto sul quaderno.

E’ vero, a volte mi capita di saltare il piano editoriale, magari mi prende la frenesia di un argomento e voglio parlarne subito. Ma, chissà perché, il fatto di non poter consultare gli appunti mi rendeva insicura.

Una sera ero a letto. Stavo leggendo “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi. E’ apparsa questa frase “E’ il cattivo che fa la storia”. E lì, tra nuvole e lenzuola, ho preso di corsa lo smartphone e ho registrato degli appunti per una serie di articoli sullo Storytelling. E questa nuova idea mi ha reso molto felice perché, in un angolino della mente, ho sempre pensato di volerlo fare. Ma non ho mai affrontato l’argomento seriamente per la mole di informazioni: parlare di Storytelling è come aprire il Vaso di Pandora. Sai quando inizi, ma non sai quando (e dove) finisci!

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a parlare di come trovare la storia: molto spesso non sappiamo neanche di averla. Eppure c’è sempre, pronta per essere raccontata.

“E’ il cattivo che fa la storia”

Una delle tecniche di Storytelling più utilizzate per trovare e  costruire una storia, sia in letteratura, che nel cinema e nella comunicazione,  è racchiusa proprio nell’affermazione: “E’ il cattivo che fa la storia”

Per cattivo, non dobbiamo necessariamente intendere il pazzo omicida che inizia a spargere sangue nel mite paesino del Maine.

Il cattivo può essere un nemico qualunque.

Anche un impedimento o un ostacolo nella realizzazione del  tuo programma.  Il cattivo può essere una notte di pioggia per un fotografo che insegue uno scatto della Via Lattea. La mancanza di ispirazione per un creativo. O il sabotatore interno, quel grillo parlante che ti frena tutte le volte che stai per compiere un grande salto.

Il cattivo è l’elemento di disturbo che, davanti a un progetto o ad un momento di particolare aspettativa, può creare stress o difficoltà. E che ti permette di mettere in campo delle strategie nuove per affrontarlo e superarlo. Che ti fa cercare e poi utilizzare la “spada laser”.

Come raccontare la tua storia

Senza il cattivo la storia non c’è: è una cronaca di avvenimenti. Perché lui è l’elemento che rompe l’equilibrio. Che crea un prima e un dopo. E diventa il fatto intorno a cui la storia si sviluppa per essere raccontata e condividisa.

In parole semplici: c’è stato  un momento della tua vita in cui un “cattivo” ti ha messo i bastoni tra le ruote davanti alla realizzazione di un obiettivo? Come  hai  superato l’ostacolo e raggiunto il tuo intento?

Bene, ecco la tua storia.

Piccola o grande che sia, può permettere al pubblico di partecipare alla costruzione della strategia che hai scelto per orientare la situazione negativa a tuo vantaggio. E che sui social e nei blog, diventa confronto di esperienze. E anche un aiuto per  risolvere più velocemente il problema, qualora capitasse anche a loro.

Insomma, il cattivo non è detto che sia così cattivo come sembra. E’ vero, quando arriva scombina i piani. Ma, a volte, riesce a smuovere la situazione in modo da aiutarti a tirare fuori il meglio di te. E a offrirti una storia da condividere con il tuo pubblico.

 

Se sei appassionato di Storytelling e vuoi saperne di più, leggi anche: Storytelling – Se non lo comunichi non è successo.

 

Storytelling: come trovare la storia da raccontare

Si parla tantissimo di Storytelling in comunicazione. Questa sembra proprio l’epoca del racconto: dietro le pubblicità, i social e anche i programmi TV ci sono delle storie. In realtà lo Storytelling è un richiamo ancestrale. Le persone amano le storie, da sempre. Tutto ciò che ci circonda può raccontare una storia: un quadro, un libro, una canzone, un film. L’arte stessa è racconto, narrazione. 

E oggi possiamo dire che la comunicazione digitale attraverso i blog e i Social Media è diventata essenzialmente questo: narrazione, attraverso varie forme di comunicazione – testi, foto, video, podcast – di ciò che succede intorno a noi.

 

Cosa puoi fare per iniziare a raccontare la tua storia?

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati allo Storytelling.

Prima di iniziare a raccontare, però, bisogna trovare la storia. Perché quando ce l’hai, viene da sé il modo migliore di raccontarla, con un testo o un video. Ma anche con una foto. Diceva Isabella Allende che “una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo”.

Molte persone dicono che non hanno storie da raccontare. Che vorrebbero farlo, ma non saprebbero cosa scrivere o comunicare. E invece, ognuno di noi ne ha sempre almeno una, e anche di più. Tutto ciò che vivi è una storia, una verità.

A volte non è neanche la particolarità dell’avventura a rendere avvincente la narrazione. Ma il fatto di aver prestato attenzione ad un’emozione, un’esperienza, una percezione, un piccolo cambiamento. E’ invitare gli altri a guardare con occhio attento qualcosa di ordinario. Per scoprirci dentro qualcosa di diverso. E identificarsi in un pensiero, un’azione o un modo di fare.

 

Prova ad ascoltare

Per affinare la ricerca di belle storie, prova ad ascoltare il programma radiofonico Pascal.

Pascal è una meravigliosa trasmissione di Radio 2 che va in onda la sera. E che è interamente basata sullo Storytelling: “Pascal vuole raccontare storie di vita e condividerle con gli ascoltatori.” 

Ogni giorno la redazione riceve delle storie realmente accadute, proposte dagli stessi protagonisti, che vengono poi scelte e raccontate in trasmissione. Perché “raccontare storie è il modo migliore di conoscere il mondo“.

E, ascoltando Pascal, capisci che storie da narrare sono nascoste in ogni piega della nostra vita: nel lavoro, a scuola, nell’ordinario o in un momento speciale. Basta saperle cercare. Ecco perché, prima di dare il via alle tecniche di narrazione, ti consiglio di ascoltare almeno una puntata di Pascal. A me è piaciuta questa che, per vari motivi, mi ha emozionato particolarmente. Ma se ti va di metterti a cercare, ce ne sono così tante che potresti passare giorni interi ad ascoltare.

Se pensi che della tua vita non ci sia nulla da raccontare, in realtà stai solo guardando il quadro da lontano. Prova ad avvicinarti e a scoprire da vicino ogni dettaglio.

Dottor Social: lavorare meglio con le community di Facebook

Quando vedete un medico chino sul suo smartphone, non pensate subito che stia facendo passare il tempo. Magari è in pausa ed è proprio su Facebook. Ma, invece di perdere tempo, è lì per studiare qualche caso clinico. O sta condividendo un’esperienza formativa con i suoi colleghi.

I medici stanno iniziando a capire il valore dei social come mezzo di comunicazione e diffusione di informazioniChi c’è affronta con animo le proprie crociate oppure chi tenta di sviluppare un approccio comunicativo moderato all’interno del triangolo medico-paziente-google. Ne avevamo già parlato qui

 

I gruppi Facebook sono un’esperienza di formazione

Nonostante tutto ciò che di bene e di male si dica sui social, in ambito sanitario hanno anche contribuito al miglioramento professionale. Come? Attraverso i gruppi Facebook. Sono tantissimi i gruppi chiusi dedicati alle diverse categorie professionali e specializzazioni. Ma è proprio all’interno dei gruppi professionali che i medici riescono a trovare un’esperienza di formazione e aggiornamento diretta, quotidiana e reale. 

Perché nei gruppi chiusi ci si sente liberi di confrontarsi e di instaurare un vero e proprio dialogo con i colleghi. Fatto di solidarietà, generosità e condivisione di competenze, e che diventa un vero e proprio allenamento della mente.  

Del valore umano e professionale dei gruppi Facebook dedicati al mondo sanitario ne avevo già parlato con alcuni medici in occasione di un seminario sulla reputazione digitale all’Ordine dei Medici di Latina. Poi, ho avuto modo di sbirciare in uno di questi gruppi per capire come si sviluppano le dinamiche che li animano. E lì, ogni giorno, quasi cinquemila medici provenienti da ogni posto d’Italia, si confrontano su casi clinici, esperienze e interessi comuni. Si sostengono e si assistono come un vero e proprio team. All’interno del gruppo ogni giorno vengono postati quesiti, domande, ricerche, post e commenti che riguardano principalmente le esperienze personali e quotidiane in corsia e in sala. Permettendo, così, un aggiornamento e una riflessione sulle esperienze e sulle competenze acquisite. All’interno delle community si lavora e si migliora insieme.

 

Fare squadra, anche a distanza

Ciò che si evince da questa esperienza è, prima di tutto, la capacità di condividere conoscenze ed esperienze con generosità. Dove la “vecchia scuola” e i più giovani possono confrontarsi liberamente, svicolati da legami gerarchici. E poi, il fatto che il gruppo sia utilizzato come una risorsa di training mentale continuo. I casi clinici che i medici vivono in corsia o in sala, a fine giornata vengono condivisi con i membri del gruppo perché ci si confronti, come un vero team.

E questo aiuta loro, ma aiuta anche tutti i pazienti.

Insomma, Facebook tra un po’ potrà anche pensare di istituire dei crediti formativi!

Quattro idee per utilizzare le Storie di Instagram nella tua strategia

Le Storie sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana su Instagram. E, diciamolo, non possiamo più farne a meno: l’icona circolare con la foto del nostro amico – o del brand che amiamo – ci spinge inevitabilmente a cliccare per sapere cosa nasconde. E’ come una busta chiusa che racchiude un segreto, un pacco regalo in cui sbirciare per scoprirne la sorpresa.

Anche perché sappiamo che le Storie saranno lì solo per poche ore, passate le quali non potremo più vederle.

Le Storie ricordano un buco della serratura dentro il quale è concesso sbirciare. Fanno uscire fuori la nostra indole monella, quindi, e anche una sorta di trepidazione inconscia, perché o lo fai adesso o mai più”. Senza andare a scomodare la FOMO (Fear of Missing Out), le Storie attraggono i followers perché stimolano il senso di appartenenza, incuriosiscono e divertono.

 

Una strategia fatta di Storie

Le Storie sono un modo diverso di comunicare. E si possono utilizzare in una strategia di Social Media in vari modi. Ecco quattro idee che puoi utilizzare subito:

1. Lanciare campagne pubblicitarie a tempo.

Ad esempio, puoi pubblicare una Storia con un’offerta speciale, che terminerà quando non sarà più visibile on line.


2. Creare sondaggi di opinione. 

Giocando con il pubblico, puoi capire il vero interesse per il tuo prodotto. Su Instagram puoi pubblicare una Storia in cui chiedi il parere degli utenti attraverso un sondaggio. E così scoprire, ad esempio, che preferiscono un determinato colore per un prodotto che stai per lanciare.


3. Realizzare uno Storytelling aziendale.

E se, ogni giorno, raccontassi con una foto o un breve video cosa succede nel tuo negozio o nella tua impresa? I “dietro le quinte” offrono un punto di vista diverso dal solito, raccontano l’aspetto più umano ed emotivo del lavoro e incuriosiscono i followers.


4. Fare delle dirette.

La diretta ha delle potenzialità molto interessanti. Prima di tutto, permette di creare un’atmosfera intima e familiare con i tuoi followers. Di mettere veramente il luce ciò che sai fare, senza montaggi o trucchi di scena. E poi, offre maggiore visibilità rispetto alle Storie classiche. Questo perché i tuoi followers ricevono una notifica quando stai trasmettendo in diretta, e sono incoraggiati ad entrare in Instagram per vederla.

 

Sei pronto per iniziare la tua nuova strategia su Instagram?

Se queste idee ti hanno incuriosito, ma vuoi saperne ancora di più, puoi seguire uno dei nostri corsi di Social Media. Trovi tutte le informazioni qui.

Quando la bicicletta è social

La bicicletta è prima di tutto una filosofia di vita. E questo sui social media, si sa, è una cosa che piace.

Esistono numerose community ed app dedicate alle due ruote e a chi ha questa passione. C’è chi sale in sella solo la domenica, chi ci si allena e chi la usa come mezzo di trasporto quotidiano. C’è chi la preferisce con la pedalata assistita, e chi invece la personalizza con colori e gadget. In ogni caso, la bici è prima di tutto un modo diverso di vivere la vita, e così l’ecologia, la città, i pensieri e il tempo.

E questo l’ha capito bene Cristina, che è nata e cresciuta in mezzo alle biciclette. Anche se giovanissima, ha vissuto in modo diretto la crescita del fenomeno delle due ruote questi anni, da gioco per ragazzi a stile di vita.

L’azienda della famiglia di Cristina, Caneschi Shop, è un punto di riferimento per le due ruote, dalla vendita al bike sharing. Da un paio di anni, Cristina ha deciso di creare anche degli itinerari esperienziali guidati, rigorosamente in bicicletta, alla scoperta della gastronomia e delle bellezze locali. Ha anche scelto di dare una svolta social all’attività, promuovendo i prodotti, i servizi e le idee su Facebook e Instagram. E facendo sì che i clienti condividessero, a loro volta, le loro belle esperienze turistiche e ciclistiche.

Abbiamo conosciuto Cristina durante il nostro corso di Social Media, e, a distanza di qualche mese, l’abbiamo intervistata per sapere come sta andando la sua comunicazione.

Cristina, da quanto tempo utilizzate i social media per lavoro?

Utilizziamo i social da circa due anni assiduamente. In precedenza avevamo creato la pagina Facebook e l’account Instagram, ma non gli avevamo dato la giusta importanza. Riteniamo siano una copertina funzionale per un’attività, qualunque essa sia. Anche un “semplice” negozio di biciclette come il nostro. L’obiettivo fondamentale dei social, per noi, è sfruttare le loro potenzialità nel far conoscere i nostri servizi e il nostro nome in tutta Italia.

Qual è il punto di forza della vostra comunicazione, secondo te? 

Crediamo che la nostra comunicazione possa contribuire al turismo e al benessere della nostra città. Creiamo post che stabiliscono subito un rapporto confidenziale con il cliente, “coccolandolo” il più possibile, e sinceramente.

In che modo i corsi del Social Blog hanno influito sulla vostra comunicazione sui Social Media?

Abbiamo scelto di partecipare ai corsi per comprendere a fondo le strategie che si nascondono dietro i social. Stiamo cercando di metterle in atto. Il corso ha soddisfatto i nostri dubbi e risposto alle nostre domande. Gli argomenti che più hanno interessato alla nostra attività sono stati la pubblicità a pagamento della pagina Facebook e la scoperta di programmi che migliorano la grafica della nostra pagina. Auguro un buon corso a tutti!

E noi facciamo i migliori auguri a voi, per la vostra bella attività!

Riscoprire il mondo dei blog con occhi diversi

Eleonora è una studentessa del corso di Comunicazione e Marketing dell’istituto di formazione Iris Campus. Ci siamo conosciute in aula, dove ho tenuto delle lezioni di comunicazione digitale. Negli ultimi due mesi, Eleonora ha voluto approfondire il mondo della comunicazione digitale entrando dalla porta del Social Blog. Ne è nato un bel confronto su piani editoriali, ricerche e “compiti” sulle strategie di comunicazione. 

Da questa esperienza, per lei, è venuto fuori un nuovo modo di vedere i blog. Queste considerazioni le ha scritte una sera, di getto, dopo una giornata passata su internet. E le ho proposto di pubblicarlo, perché offrono un punto di vista  interessante per tutti quelli che “vorrei, ma non posto”. 


Dopo anni di dubbi e ripensamenti è arrivato il mio momento.
È arrivato in modo inaspettato, facendo i compiti. Sì, i compiti!
A 28 anni sono di nuovo tra i banchi di scuola.
E quando sei vicina alla soglia dei 30 non puoi non fare i compiti, che figura ci faresti con la tua docente?

La mia, Annalisa, mi ha chiesto di leggere alcuni blog, analizzandone i punti di forza, le aree di miglioramento e segnalando articoli da cui, secondo me, si potesse trarre ispirazione.

Devo dire che l’ispirazione è arrivata, eccome!

Tutti i blog che ho visitato hanno in comune un articolo nel quale si parla di una verità così semplice, così ovvia, ma sulla quale non mi ero mai veramente soffermata a riflettere: se desideri aprire un blog dovresti smetterla di pensare che tu non sia degno di farlo, solo perché non stai per rivelare i segreti di Fatima.

Chi legge i blog non si aspetta di scoprire il senso della vita.
Oggi finalmente l’ho capito, una volta per tutte.

Effettivamente i blogger hanno ragione:

  • Viviamo in un’epoca in cui possiamo dire che esiste già tutto. E che si è parlato e si parla già di tutto.
  • E’ difficile essere i primi a parlare di qualcosa.
  • E’ praticamente impossibile essere gli unici a parlare di qualcosa.
  • Viviamo nell’era della rielaborazione, prima ancora che in quella dell’innovazione.
  • Altra sacrosanta verità è che dovresti scrivere di ciò che ami e conosci.
    Anche se ti sembra di essere la persona più banale del mondo, perché invece di parlare di astrofisica nucleare ti interessi di viaggi, sport o cucina, quello che conta davvero è che tu sia consapevole di quello che scrivi nel tuo blog e, soprattutto, che tu sia il primo ad esserne veramente appassionato!
  • Non tutti cercano il Sacro Graal. Anche il semplice leggere, può essere un modo per conoscere un punto di vista differente. E una grande fonte di arricchimento per il lettore.

E di sicuro l’arricchimento c’è per te che scrivi. Perchè scrivere è terapeutico. È fare ordine sulla scrivania della mente.
E diciamo che, oggi, ho iniziato, finalmente, a mettere in ordine la mia.

(Eleonora Liuzzi)

 

Dare un valore al tuo lavoro

Quando lavori in proprio, come freelance, la parte più difficile è stabilire il valore economico del tuo lavoro. Devi riuscire a quantificare il tempo che impieghi per un progetto, la capacità di compierlo, gli eventuali errori, gli strumenti di cui disponi, le spese fisse e, in più, il rapporto con la concorrenza.

Insomma, bisogna riuscire a tirare giù una cifra reale, in un contesto di fattori astratti, oggettivi e soggettivi.

Perché ci sono tantissime componenti in gioco, e non ci sono ricette magiche per quantificare il valore del tuo tempo e delle tue capacità. Il problema è che, soprattutto nel caso di attività creative, ci sono delle variabili che non possono essere standardizzate.

A partire dalle spese fisse da sostenere, come tasse, affitti, mezzi pubblici, macchinari, software, corsi di aggiornamento. Alcune sono variabili, altre no. Ad esempio, se tra le spese fisse hai l’affitto di un ufficio, potresti dire che, in uno spazio coworking, ridurresti le spese? Sicuramente una strategia per riuscire ad abbattere costi come questi, è la possibilità di creare un ufficio in casa. Ne abbiamo parlato qui. Ma non tutti sono adatti a farlo. Metti che devi ricevere spesso dei clienti e non hai uno spazio completamente autonomo. Oppure, che a lungo andare non ti togli più il pigiama!

 

Quanto vale l’esperienza?

Se lavori nel settore da tempo, e sei riuscito a costruire una reputazione, hai la possibilità di dare maggiore valore alle tue prestazioni. Ma qui si entra in un campo minato.

Perché c’è differenza tra essere competenti ed essere bravi. 

Bisogna essere obiettivi con se stessi. Si può essere capaci e volenterosi, esperti e competenti. E va benissimo. Oppure si possiede quel pizzico di “genio” che fa brillare qualsiasi idea. E questo è sicuramente qualcosa di cui tenere conto.

 

Quanto tempo ci metti? 

Qui non è questione di bravura. Metti che per scrivere un testo o per preparare una grafica impieghi un’ora, chi ti dice che sia proprio quella la durata equa da quantificare? Che non sei troppo lento o troppo veloce? E qui non c’entra l’esperienza o la competenza professionale. 

 

Scommettere su te stesso: quanto vuoi rischiare? 

Puoi scegliere di alzare il prezzo per poter lavorare meglio, con pochi clienti selezionati. Il rischio, però, è quello di creare aspettative molto alte. E di non riuscire sempre a soddisfarle. Oppure, puoi scegliere di abbassare il prezzo, per poter avere più possibilità. E qui il rischio è, invece, quello di trovarti sobbarcato dal lavoro. Per guadagnare meno di quanto credi.

 

E adesso tira le somme

Insomma,anche quelli che sembrano dati oggettivi, in realtà non lo sono del tutto. Questo perché il lavoro creativo è unico. 

Però, se sei onesto con te stesso e sei consapevole delle tue abilità e dei tuoi limiti, puoi riuscire a tirare giù un costo orario sotto il quale non puoi andare. E poi, se al cliente non sta bene la cifra che hai stabilito, non ti preoccupare: sicuramente, alla fine, se ne occuperà suo cugino! 😉

Mini guida per utilizzare gli hashtag su Instagram

Instagram è davvero un social interessante, perché permette di entrare in “bolle” capaci di regalare qualche minuto di relax o di pura bellezza. Su Instagram puoi scegliere di viaggiare con la mente, tra paesaggi bellissimi, esperienze di lusso o storie di vita. Puoi scorrere le immagini dei tuoi contatti, guardare le storie, oppure fare una ricerca personalizzata in base a ciò che vorresti vedere in quel momento.

Per questo e altri motivi, Instagram sta raccogliendo sempre più fan. Ed è il social media più adatto a chi ha prodotti o servizi che ben si prestano ad essere raccontati con immagini. In settori come turismo, cibo e ristorazione, handmade e moda è diventato davvero indispensabile.

Instagram permette di inserire hashtag nei post di accompagnamento alle immagini e ai video. Utilizzare quelli giusti, significa migliorare le occasioni di visibilità di un account.

Prima di tutto: sai cosa sono e come si usano gli hashtag?

 

Osa di più nella scelta degli hashtag

Instagram permette di inserire molti hashtag su ogni contenuto che pubblichi. Bene, sfrutta questa potenzialità inserendo le parole più appropriate a descrivere la tua foto o il contesto. 

 

Non utilizzare hashtag che non c’entrano niente col contenuto che pubblichi

Inserire hashtag che non sono conformi al tema del contenuto non ti porterà una maggiore visibilità. Proprio perché la foto o il video potrebbe risultare “fuori contesto”.

 

Cambia hashtag a seconda del contenuto che pubblichi

Non utilizzare sempre lo stesso tipo di hashtag, solo perché ti sembrano più adatti a te e al tuo stile. A seconda della fotografia che pubblichi, del contesto in cui è stata scattata e del testo di accompagnamento, sperimenta nuovi aggregatori di ricerca insieme ad altri già consolidati.

 

Segui le mode, ma mettici qualcosa di tuo

Hashtag famosi e popolari come #followme o #photooftheday sono utilizzati, continuamente, da migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo. Quindi, diciamo che da quelle parti c’è un sacco di traffico! Va bene seguire le mode, ma senza eccedere. Se vuoi farti notare, sii originale!

Il ritorno dalle vacanze e la “voglia di lavorare”

Questa settimana, molti sono rientrati a lavoro dopo le ferie. E’ dura riprendere, soprattutto i primi giorni. Quando  le giornate sono ancora belle, ti rimane addosso quell’indolenza vacanziera. I ritmi sono ancora un ibrido: a metà strada tra quelli rilassati delle ferie e quelli più scanditi del lavoro. E diciamocelo. Tornare a lavoro in queste condizioni può essere un po’ così: la fase “voglia di lavorar saltami addosso”.

A maggior ragione, se lavori da casa. E quindi, non puoi avvalerti dell’energia e la dinamicità degli altri colleghi per riprendere quota.

 

L’ordine aiuta a concentrarsi

Prima di cominciare a lavorare, metti tutto in ordine. Sulla scrivania, e intorno a te. Perché un piano di lavoro pieno di fogli e progetti, dove non sai neppure dove poggiare la penna, può far passare la voglia di cominciare. Invece, mettere ordine tra gli appunti che hai lasciato qualche settimana fa, può essere un modo per far tornare l’attenzione e l’ispirazione. E può aiutarti a stilare una to-do list, stabilendo delle priorità, impegni e appuntamenti.

 

Circondati di cose belle

E anche un’altra cosa: circondati di cose belle e colorateAnche cambiare la cancelleria (o stationery, come si dice ora) è un bel sistema per far tornare l’allegria. Ti ricordi quando, i primi giorni di scuola, ci consolavamo acquistando diari e quaderni coloratissimi e gomme profumate?

Matite, penne, pennarelli e post-it colorati e di design possono dare una vera svolta al primo giorno di lavoro, e una sferzata di energia alla scrivania! Ed è facile trovare bellissimi quaderni, blocchi e penne coloratissime praticamente ovunque: da Tiger, Mr Wonderful, Etsy e persino da Ikea. Per rinnovare la scrivania, colorare la bacheca e ritrovare la voglia di scrivere e pianificare.

E infine, programma qualcosa di bello per te: ciò che vorresti fare da tempo, ma hai sempre detto “lo faccio dopo!”